Non mi voglio liberare dall'ansia?

  • Non so quale sia il guadagno, forse la felicità nel momento in cui apprendiamo di non avere nulla. E' une felicità senza paragoni quella se ci pensate. Oppure sentiamo la nostra vita bloccata e pensiamo di non meritare la felicità.


    Fatto sta che ogni volta penso " questa volta non è ipocondria, sto male davvero"


    Non appena avrò il risultato delle analisi domani vi farò sapere, spero davvero che vada tutto bene.

    Grazie per la tua riflessione, mi ci rivedo.. certo, facci sapere

  • Parlo da ipocondriaca prima e depressa ora (e anche un po' scoglionata, diciamolo, per cui sarò meno diplomatica del solito).

    Dopo circa trent'anni mi sono rotta le scatole di questa teoria dello "stai male perchè sotto sotto lo vuoi" e del tornaconto inconscio, che ovviamente mi sono sentita rinfacciare millemila volte. E io millemila volte mi sono posta la domanda, cercando dentro di me tutti i possibili vantaggi dello stare male per capire quanto potesse essere fondata questa teoria.

    Sì, certo, ce ne sono alcuni, come non mettersi in gioco e cercare di schivare quello che ci pesa o ci fa paura, oppure cercare di suscitare negli altri un atteggiamento più compassionevole.

    In realtà, però, credo fermamente che nessuno, se potesse scegliere, preferisca star male per "godersi" questi tristi tornaconti. Anche perchè questi possono risultare vantaggiosi solo per chi ha già quella mente disfunzionale che non osa mettersi in gioco. In pratica, quel che può sembrare il tornaconto di fatto è anche quello un sintomo dello stesso disagio.

    Esempio spicciolo: la depressione/ansia mi toglie iniziativa e volontà, così ho il fantastico tornaconto di poter rimandare a vita quel che vorrei fare :rolleyes: . Ma se non avessi le stesse insicurezze e paure che appunto sfociano in ansia e depressione, perchè mai il mio inconscio dovrebbe trovare preferibile questa condizione? Più che una relazione di causa-effetto, questa ipotesi è una tautologia, un po' come dire "piove perchè piove".

    Ultimamente, di fronte alla teoria "stai male perchè ti fa comodo", mi verrebbe da dire chi la sostiene se vuol far cambio, così può godere anche lui di tutti questi vantaggi a cui io sarei così attaccata da rovinarmi la vita giorno dopo giorno pur di non perderli.

    Ho seri dubbi anche sul concetto di inconscio, che ormai fa pari con l'anima e altre ipotesi di metafisica, tanto è inconoscibile e imponderabile, misteriosa entità a cui si può attribuire senza uno straccio di prova tutto e il contrario di tutto. Ok, supponiamo pure che la causa di una data reazione sia l'inconscio, abbiamo risolto qualcosa? Non penseremo che, se davvero esiste e ha poteri così forti sul nostro io cosciente, basti supporre che sia "colpa sua" per cambiare queste reazioni, vero?

    Insomma, penso che chi sta male, anche quando analizzandosi un po' capisce quali possono essere i cosiddetti benefici, li butterebbe volentieri nel cesso per poter stare meglio, perchè sul piatto della bilancia sono minimi rispetto alla sofferenza che si prova. Se sto male fisicamente, ho il vantaggio di non dover lavorare, ma penso che la stragrande maggioranza delle persone preferisca comunque essere sana, e lo stesso credo si applichi allo star male psicologicamente.


    Sono invece molto più d'accordo con Mabi. Più che l'ipotetico tornaconto, credo che alla base molto semplicemente e banalmente ci sia la paura di perdere quello che si ha, nel caso dell'ansia, e di non essere quel che si vorrebbe essere, nel caso della depressione. Almeno, questa è la mia esperienza personale. Nel mio caso l'ipocondria è arrivata esattamente quando, in maniera per niente inconscia, vivevo una fase che mi sembrava troppo bella per essere vera. Sedici anni, innamorata e appena fidanzata, tutto ok a casa e a scuola, e l'atroce consapevolezza che tutto questo poteva svanire in un attimo con la diagnosi di un male incurabile.

    Ricordo anche perfettamente il sollievo di scoprire di non averla, tanto da arrivare a pensare che fosse anche quello uno dei fattori che autoalimentano la fobia, molto più degli altri ipotetici benefici. Come una roulette russa per vigliacchi, quando non hai il coraggio (nè la possibilità) di puntarti alla tempia un revolver con un solo colpo nel tamburo, ma provi le stesse sensazioni in un laboratorio di analisi, e si instaura una specie di dipendenza da questa altalena di adrenalina.

    Tutto quello che so, chiunque lo può sapere. Ma il mio cuore appartiene a me solo. J.W.Goethe

    Edited 2 times, last by Desperate ().

  • È ovvio che non si guadagni niente dallo stare male. E sono anche convinta che molte persone ipocondriache vorrebbero alzarsi la mattina e andare a lavorare senza troppi grilli per la testa. O almeno, per me sarebbe già tanto arrivare a questo livello. Il sollievo che si trae dal constatare che le proprie analisi siano buone è momentaneo e spesso poi diventa anche un ulteriore stimolo a deprimersi, perché alle volte non si riesce proprio ad accettare la propria condizione psichica.

  • Non posso che essere sempre più convinto (e questa discussione ne è un buon esempio), che quando si comincia a curiosare un po' sotto la superficie... vengono fuori molti spunti interessanti.

    Perché che tutti vogliamo stare bene e liberi dal male: direi che sono cose più che ovvie. Talmente ovvie che però poi ce ne dimentichiamo, soprattutto quando poi, dopo anni, decenni di esperienza di vita, ci chiediamo come si fa a stare "bene", quando poi si sta praticamente sempre "male". E la faccenda, d'incanto, da ovvia che era, diviene il mistero dei misteri, che ognuno sembra racchiudere inespugnabile in sé, a quanto pare.


    Ecco, per questo penso che valga la pena davvero ritrovare un po' di tempo per conoscersi e ascoltarsi, farlo un pochino ogni giorno; fra le mille "priorità" che abbiamo, inserirci di straforo, ogni tanto, anche noi stessi, non mi pare un delitto. Così come non lo è farsi aiutare, se da soli è difficile farlo.


    Per questo ho trovato il titolo di questa discussione è tutt'altro che assurdo o provocatorio, ma consente di andare più a fondo fondo e lo si vede dalle vostre risposte. C'è molto da andare a fondo - non affondare, ma andare a fondo, scivolarci dentro un po' per volta, a poco a poco, con gentilezza e curiosità. Lì sì che c'è da guadagnarci, a parer mio. Si possono scoprire tante cose interessanti, che non siano le solite onnipresenti: "oggi mi prude la gola = tumore all'esofago" oppure "oggi fatico ad alzarmi dal letto = tanto vale che mi suicido" oppure "soffro di insonnia = morirò come elvis presley".

    Io per me, ad esempio, ho scoperto che nella vita sono riuscito ad infilare una dopo l'altra scelte ben poco vicine alle mie attitudini, le mie passioni, le mie aspirazioni. E questo si è ripercosso ovunque: nel lavoro, nelle relazioni, nel corpo e nella mente. Non voglio qui dire che io sia stato causa di tutti i miei mali, perché colpevolizzarsi è un altro falso passo - in cui siamo passati tutti. Ma di certo non mi sono dato una gran mano. Per decenni, seppur definendomi persona razionale, ho preferito irrazionalmente andare avanti a muso duro in percorsi che non mi appartenevano e tenermi stretta la sofferenza che si sprigionava nelle varie forme che conosciamo.


    Ci ho messo 40 anni a trovare il modo di stare meglio ed è stata dura. Soprattutto è stato duro ammettere di aver fatto tante scelte che non mi riguardavano quasi per nulla. E piuttosto che riconoscerlo nel profondo, ammetterlo dare un cambio di rotta - per quel che è possibile, ho preferito tenermi stretta la mia sofferenza, farle vivere la vita al mio posto, lasciando a me l'ansia, la rabbia, la frustrazione, l'alienazione, l'incomprensione, la separazione, la depressione, etc.. etc.. etc..

  • Condivido il tuo pensiero Rebel, anch'io ho preso mille decisioni che credevo essere giuste ed invece non lo erano. Ero guidata soltanto dal senso del "così deve essere". la prima cosa su cui ho lavorato con la psicologa è stata imparare a saper dire di no a ciò che non mi appartiene, in termini di persone, cose o scelte. Per un periodo però mi sono persa per strada ed ho iniziato a dire si, perchè credevo di essere arrivata ad un'età in cui fosse d'obbligo doversi sposare, fare figli etc...quindi non avendolo ancora fatto, mi sentivo da meno. Ed ecco che l'ipocondria o l'ansia fa capolino...

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