Posts by ipposam

    Aiden il venerabile : il tempo che passa mi angoscia profondamente. Non temo morte e vecchiaia, se non nella misura in cui possono impedirmi di vivere come voglio e andare incontro alle emozioni che ricerco. Ho davanti a me esempi di vecchiaie luminose e invidiabili, i miei avi sono stati tutti molto longevi e straordinariamente attivi fino alla fine o quasi. Tuttavia il futuro è sempre un'incognita per definizione. C'è un fatto in particolare che mi ha segnato, una malattia che mi ha costretta all'immobilità per un anno, quando ero molto giovane...quell'esperienza mi ha fatto toccare con mano la precarietà della vita, e mi ha messo di fronte all'incontrollabilitá degli eventi. Sicuramente dopo quell'esperienza ho avuto per anni una fortissima voglia di fare e recuperare il tempo perso, ed ho visto molte cose sotto una luce diversa, anche in termini di prioritá. Dopo mi sono sentita 'illuminata', mi è stato chiaro su cosa avrei dovuto investire tempo ed energie e su cosa no. Considero un dono quella malattia, perché mi ha dato molte risposte. Sono grata alla vita per quanto mi ha dato finora? Certamente, ma in me il desiderio di altro e altro ancora supera la gratitudine per il passato. Quanto all'angoscia, certamente mi angoscia la prospettiva di non poter più fare le esperienze che amo per tutte le variabili della vita: morte, malattia, perdite economiche. Tutte cose ahimè poco controllabili, o comunque non quanto vorrei.

    Per quel poco che conosco della teoria delle costellazioni familiari non credo vi sia un legame con le sette; su queste si, ciò che fa da collante è il bisogno di appartenenza che fa delle persone più fragili adepti designati. Ma nel caso delle costellazioni non vedo questo aspetto aggregante, credo sia un lavoro che si fa sulla persona, sbaglio?

    Guarda per me stai sbagliando completamente approccio alla coppia.

    Tu metti davanti la tua idea di futuro e ci infili dentro questo ragazzo, questo non è amare e non è affatto una buona premessa per costruire qualcosa insieme.

    Amare comincia da lui, e sì, è qualcosa di incondizionato e tale deve essere per poter essere premessa di un futuro insieme.

    Inoltre ho letto qualcosa che mi fa davvero un brutto effetto, quel "se avremo figli i miei pagheranno la baby sitter" fa davvero impressione e a me avrebbe fatto saltare sulla sedia. I vostri progetti devono essere portati avanti da voi stessi, è davvero piuttosto assurdo che già nei sogni del futuro ci sia questa triangolazione coi suoceri; poi può capitare di avere problemi e alzare bandiera bianca, ma alzarla prima di partire e combattere è un pessimo segno. Fai uscire i suoceri e il loro denaro dai tuoi progetti e facci entrare lui, è così che deve funzionare, altrimenti ti ritroverai a costruire una relazione basata sul nulla, una relazione già perdente in partenza, e come minimo passerete la vita a tradirvi a vicenda.

    Si, capisco il caso della tua amica, non è il mio. Ho avuto in passato un fidanzato che come il marito della tua amica si adattava ai miei bisogni e alle mie voglie, per anni mi ha seguito sforzandosi e snaturandosi, e giustamente non ha funzionato. Mio marito invece mi ama per come sono e mi apprezza ed è felice della mia voglia di fare, e io trovo in lui guida e conforto e ho piacere di fare con lui tutte le cose che faccio, anzi proprio lui me ne stimola altre. Però no, non riesco a non annoiarmi se ad esempio per un mese non parto...addirittura anni fa, certo prima della pandemia, avevo delle valigie sempre pronte, piazzate (orribilmente) all'ingresso di casa: una per i tropici, una per il mare nostrano, una per week end in città d'arte. Chiunque entrasse chiedeva "siete in partenza?"...ed anche se la risposta era "no", io ero felice al solo guardarle. Poi non per forza devo andare ai tropici per sentirmi appagata, ma quello che cerco è lo sconosciuto, il nuovo, l'inusuale, per tamponare va bene anche se è il parco a 20 km da casa che non ho mai visitato, o un corso di disegno che mi apra a nuove possibilità e nuovi mondi inaspettati.

    Ma non potrebbe essere solo un effetto transitorio della neo-maternità?

    (Parto dal principio che l'accudimento di un neonato certamente comporta dei limiti, e che comunque si viene tutti da un anno e mezzo di limiti).

    No, perché è una costante della mia vita. Parlando di limiti, a causa della pandemia ho ridotto alcune attività (i viaggi, in primis), ho dovuto rinunciare ad alcune (il nuoto), la mia reazione è stata aumentarne altre, nel complesso faccio più cose ora di prima, maternità o non maternità, covid o non covid. A volte mi guardo attorno e nel constatare l'estrema differenza tra me e qualche amica che si gode anche giorni di nulla mi chiedo come mai io debba stare sempre in azione e con l'adrenalina a mille per stare bene. Il punto poi è che mi andrebbe pure bene così, ma a volte alcune cose non sono oggettivamente fattibili o devono essere procrastinate, ecco per me è questo che diventa un problema, perché non lo accetto facilmente, comincio a pensarci e ripensarci e vivo male finché non ho esaudito il mio desiderio che diventa sempre più impellente, non me ne dimentico. Sono due anni che penso di andare a Bali, ma con la pandemia e oltre tutto un certo rischio di attentati mio marito frena e ora col neonato ancora di più. E so che ha ragione. Ma io ci penso e ripenso, studio le guide, faccio itinerari di viaggio, programmo il budget, immagino gli occhi di mia figlia che esplorano mondi diversi e affascinanti, controllo gli alert sul sito della Farnesina, la mia mente è già lì e non mi passerà mai finché non ci vado. Io ci vivo così, e se fosse possibile andare mi focalizzerei su questo obiettivo, sarei serena e in uno stato di grazia fino alla partenza, e poi durante il viaggio mi sentirei in una magia, e al rientro avrei un grosso down dell'umore, mi butterei su altre attività per resistere fino alla prossima cosa avventurosa ed emozionante da programmare. Non tollero la staticità del quotidiano, smanio, mi trattengo, rismanio. Anche per questo se penso all'idea di futuro in cui voleva stringermi mia suocera (interminabili pranzi familiari, messe della domenica, pomeriggi a guardare la TV) penso che avrei retto a fatica una settimana, non oltre, per me sarebbe stato come una condanna all'ergastolo, una non vita, una istigazione alla fuga o al suicidio, senza esagerazione. Modo di essere o problema? O entrambi?

    Aggiungo che so che c'è gente malata di adrenalina che per stare bene fa sport estremi, come buttarsi col paracadute e simili. Io però ho anche un profondo attaccamento alla vita e non farei mai attività così rischiose, io ricerco il piacere non il pericolo, e anche se a volte mi sfinisco di sport sono sempre attività fatte in sicurezza le mie.

    Infatti ho io dubbio che sia così, cioè ogni tanto mi chiedo se dietro il mio comportamento non ci sia un disagio, però poi l'urgenza di fare predomina e ricomincio, non riesco a stare "quieta", e mi dico che sono fatta così punto. Mi sembra sempre di stare fuori tempo, di dover vivere a pieno mille cose per essere soddisfatta.

    Più vado avanti poi mi rendo conto che nell'approccio alla vita siamo tutti diversi.

    Io mi rendo conto di avere una profonda urgenza di vivere la vita a piene mani, cioè per me è fondamentale fare esperienze e vivere emozioni, ancora adesso a 43 anni; non riesco a fare una vita di lavoro e impegno e famiglia e basta, a me piace vedere il mondo, immergermi nello spettacolo della natura, assaporare cibi diversi, nuotare, correre, sfidare i miei limiti, fare il bagno in un punto in cui non l'ho mai fatto, immergermi con una balena, nuotare tra mante e tartarughe, suonare nuovi pezzi, o imparare una musica da fare con mia figlia a 4 mani e commuoverci insieme. Ho un mondo di idee da realizzare, idee che a volte sono intralciate (o intralciano) la mia vita da adulta con delle responsabilità. Mi chiedo se sono sbagliata, poi mi giudico con benevolenza, non c'è nulla di sbagliato, infondo ognuno deve vivere come sente, d'altra parte mi chiedo come fanno le mie amiche di infanzia che stanno bene senza fare nulla di tutto questo, come fanno quelli che lavorano e crescono figli e sono felici senza tanti sbattimenti, e come mai io non riesco a essere così, calma, appagata da cose semplici, senza andare a cercare sempre altro e altro ancora. Un bel pezzo di vita l'ho vissuto, e so che in pochi hanno le mie smanie, i miei desideri fortissimi e impellenti (per fare un esempio, due giorni dopo il mio ultimo parto sono andata a seguire un corso che non volevo perdermi, portandomi il mio neonatino...l'istruttore c'è rimasto...). Mio marito mi asseconda da sempre, ma è da me che partono tutte le idee...lui mi sta a guardare, a volte mi frena quando vede dei problemi o dei rischi, per lo più poi cede ed è felice di condividere con me certe esperienze, eppure mi rendo conto che starebbe bene lo stesso anche trascorrendo una domenica seduto sul divano (cosa che a me fa venire angoscia solo a pensarci, al punto che sul divano di casa nostra mi sarò seduta 5 volte in 15 anni). Vorrei capire perché sono così e come mitigare l'angoscia quando non posso fare ciò che voglio, visto che reagisco come un bambino, con una bella dose di tristezza e scoramento. Chi come me, a oltre 40 anni?

    Solo tu puoi sapere che importanza dare a queste discussioni, quanto guastano l'armonia tra voi. Non vorrei entrare troppo nel merito delle discussioni, ma insomma se non sparecchi tu può farlo lui, non vedo perché aspettarsi che te ne occupi tu; le prossime volte fatela al bar la colazione così non deve lavorare nessuno.

    Ad ogni modo sono sciocchezze, che forse però nascondono una infelicità alla base, solo tu puoi saperlo, che ne pensi?

    Ma non è affatto così, cioè questo vaccino non ha nulla di migliore o peggiore di altri nel passato che la gente ha fatto senza farsi domande. In passato non è che ci fosse chissà che sperimentazione! Sono usciti vaccini testati solo su animali, ci rendiamo conto? Oggi di certo ci sono più mezzi per sperimentare e perciò tutta questa entropia non ha alcun senso. Il vero problema è chi non avendo adeguata formazione vuole interpretare i dati che comunque si trovano in giro, e ne esce qualunque cosa. È più che ovvio che un farmaco possa dare reazioni avverse, ma nessuno si mette a cercare su internet cosa può provocare l'aspirina altrimenti ci sarebbero piazze piene di gente che si ribella all'acido acetilsalicilico. Per me i peggiori sono quelli che farneticano che oggi si pensa solo al covid e non ad altre malattie, non si rendono conto della basilare differenza: il covid è contagioso, i tumori no.

    Quindi invece di interrogarsi su questioni che sono di pertinenza medica, si andassero tutti a vaccinare per tornare tutti il prima possibile alla normalitá.

    Purtroppo su questi vaccini sono stati commessi enormi errori di comunicazione, è chiaro che se uno non è ipocondriaco ci diventa a sentire notizie che dicono tutto e il contrario di tutto. Peraltro oggi è possibile trovare online la dimostrazione di qualunque cosa, anche che la terra è piatta, e l'accesso indiscriminato a informazioni parziali o dati grezzi ha determinato il diffondersi delle teorie più disparate. Con questo scenario mi pare del tutto normale avere paura di un vaccino. Ad ogni modo l'unico modo per fare scelte consapevoli è non cercare di informarsi per conto proprio ma chiedere consiglio al proprio medico e basta, senza approfondimenti che di fatto non si è assolutamente in grado di fare.