C'è ancora domani - riflessioni sul film di Paola Cortellesi

  • Ho pensato di aprire questo thread per riflettere e condividere con chi vorrà alcune considerazioni sul nuovo film di Paola Cortellesi - C'è ancora domani, che indaga la cultura patriarcale e la violenza di genere in un'Italia in ginocchio dopo la Seconda Guerra Mondiale.


    Io l'ho visto ieri al cinema e specie alla luce degli ultimi atroci fatti di cronaca mi ha colpito enormemente.


    Scriverò in un commento il mio pensiero. Spero siate in tanti ad averlo visto e a voler condividere le vostre impressioni.

  • Come promesso, eccomi.

    Ho visto il film ieri sera, sala mezza vuota come piace a me. Tra l'altro, me lo sono visto da sola, con tanto di popcorn: cosa che non faccio mai, andare al cinema da sola, per via dei soliti pregiudizi, ma che ho deciso farò più spesso.

    Sentivo che questo film lo dovevo vedere per conto mio.


    **se qualcuno non avesse ancora visto il film, qui trovate SPOILER**


    A me ha emozionato molto. La vicenda mi ha coinvolto, nonostante le reticenze che avevo sul bianco/nero e sul forte accento romano, devo dire che entrambi gli aspetti hanno avuto una potente funzione evocativa, hanno creato trasporto.

    La pesantezza emotiva di certe scene di prevaricazione e violenza domestica è stata controbilanciata dallo stile ironico tipico della Cortellesi, che ha saputo strappare alcune risate e sorrisi all'interno di un clima di tensione.

    Lei espressiva al massimo, quasi all'estremo: mi ha ricordato quei cuccioli abbandonati e maltrattati, che pensano di non meritare una carezza e conoscono solo l'ubbidienza e la sottomissione.

    Il livello di umiliazione che permea il film nelle sue figure femminili è quasi fastidioso a livello fisico, difficile da reggere e a tratti quasi caricaturizzato (ma molto reale e attinente al vero); in alcuni momenti vorresti non crederci e pensare che stiano esagerando, che non è possibile esistano certe situazioni così grottesche tra le mura domestiche.

    L'uomo, che è un nulla senza donna (emblematica la scena in cui il marito si fa letteralmente vestire e spruzzare l'acqua di colonia dalla moglie, quasi fosse disabile), ma al contempo la tratta come mero strumento difettoso e inutile; la donna nel film viene disumanizzata e privata del più elementare concetto di dignità.

    La scena in cui lei è china sul pavimento a raccogliere i cocci del vassoio che ha rotto cadendo, e dice "voi continuate pure a fare festa, fate come se non ci fossi", mi ha spezzata. Nessuno che le abbia chiesto se si fosse fatta male cadendo, e il marito-carceriere che allontana tutti per poter dare libero sfogo alla sua punizione.

    Le vicine di casa che sanno, che sentono e origliano, ma sono impotenti, e come far loro una colpa.

    E non cambia tra famiglie povere e famiglie più abbienti: quello "stai zitta" è un mantra ricorrente in tutti i ceti sociali (vedi la famiglia del fidanzato della figlia, o la famiglia presso la quale Delia si reca a fare le punture).

    Mi ha colpito anche il fatto (già noto, ma sempre sconcertante) che Delia debba fare vari lavoretti per guadagnare, ma che i soldi siano destinati al marito; lei deve "rubare" dalla sua stessa paga e non lo fa per sé, ma per l'abito da sposa della figlia (qui ci ho visto proprio il limite mentale portato dalla prevaricazione: il pensare di non meritare nulla, e il sacrificio per un abito da sposa che, nel contesto, è paragonabile all'acquisto di una bara; quindi volere il "bene" della figlia, ma qual è il vero bene?).

    L'atteggiamento del marito (e del suocero) pone Delia su un livello tale per cui non è meritevole nemmeno della stima e rispetto da parte dei propri figli: se un bambino cresce in un contesto di ruoli così marcati e definiti, in cui la mamma può essere insultata e deve stare in un angolo, servire e stare muta, e lei accetta passivamente perché non ha voce in capitolo, il bambino penserà che quella sia la normalità alla quale adeguarsi. Perché dunque dovrebbe portare rispetto alla madre?

    La figlia infatti, più che compassione, prova dispiacere e rabbia nei confronti della madre: perché non si ribella? Perché prende su di sé tutte le colpe senza fiatare? Perché si fa trattare così? E perché, quindi, dovrebbe essere per lei un modello da seguire? Il non-rispetto da parte dell'uomo innesca questo meccanismo familiare disfunzionale.

    La figlia non ha accesso all'istruzione, mentre i fratelli maschi sì; e non è un caso che sia però la più educata, raffinata, mentre i fratellini maschi si esprimano già come rozzi incivili. La sorella ha un'unica ambizione imposta, cioè fare un buon matrimonio: "buono" per la famiglia, per elevarli a livello sociale. Solo la mamma si chiede se ci sia davvero amore fra i due fidanzati, e viene guardata come un alieno; ma sarà poi lei a salvare la figlia da un destino già scritto, non dissimile dal suo.

    Quando la mamma vede nel fidanzato della figlia gli stessi gesti compiuti a suo tempo dal marito verso di lei, si accende il campanello dell'angoscia, e anche a chi guarda il film vengono i brividi.


    cortellesi.png


    Scelgo questa foto, la mia scena preferita di un film (spero si veda, mi allega solo un link).

    Due donne, due amiche, che come ragazzine fumano di nascosto una sigaretta regalata dagli americani.

    Sono solo pochi minuti, ma in quei minuti sono pienamente felici. Bastano a se stesse. Assaporano la vita.

    Mi è piaciuta molto la figura dell'amica: è giusto mostrare come, oggi come un tempo, sono esistiti, esistono ed esisteranno, matrimoni felici. L'amica è sposata con un uomo buono, sono innamorati, vanno a mangiare il gelato spensierati, si prendono in giro e lavorano insieme.

    Questo "tocco" ha lanciato un messaggio che non dobbiamo dimenticare: esistono uomini buoni, onesti, genuini, innocenti, sensibili. Ne esistono tantissimi.


    Ho apprezzato anche il fatto che la conquista finale non sia stata scappare con l'amore di gioventù (anche se ovviamente, da romantica, ho adorato il meccanico, speravo tornasse con lui, emozionantissimo il loro lungo sguardo, un po' naif la scena del cioccolato, il meccanico mi resterà nel cuore :grinning_squinting_face:), ma andare a votare. Di fatto, per coerenza, se fosse scappata con il meccanico sarebbe passato il messaggio che la sua felicità dovesse per forza dipendere da un uomo; inoltre avrebbe abbandonato i figli, e non sarebbe stato in linea con il suo personaggio. Con il gesto del voto ha segnato un passaggio, un nuovo inizio.

    Non sappiamo com'è andata dopo: probabilmente in modo non troppo diverso rispetto a prima. Ma la potenza simbolica del voto è molto forte: ha comunicato che lei conta, e conta in scelte ben più importanti delle incombenze domestiche; lei può far sentire la propria voce in un modo nuovo, nonostante tutti gli "stai zitta" (il canto muto); lei può guardare in faccia il marito, a testa alta; e come la guarda sua figlia, dopo questo gesto coraggioso! Un gesto di riscatto, di rinascita, che le ritaglia un nuovo ruolo in società e di fronte ai figli, al futuro.


    Cosa non mi ha fatto impazzire:

    1. La forzatura dell'amicizia con il soldato americano, molto bella di per sé, ma che un ufficiale si prenda la briga (e il rischio) di far saltare in aria un locale :grinning_face_with_sweat: solo come favore in cambio di una gentilezza, mi sembra eccessivo e lontano dalla realtà.

    2. Lo stratagemma delle scene di violenza rappresentate come macabri passi di danza, come un funesto balletto: probabilmente è un elemento derivato dal teatro e ce lo si poteva aspettare dalla Cortellesi che di teatro ne fa molto; io magari sono più sul tradizionale e questo tipo di accostamento mi ha spiazzato un po'. Però devo anche dire che avrei retto a fatica scene di pura violenza (schiaffi, calci, urla). Quindi apprezzo questa censura, questo tatto, l'aver reso le scene meno crude (ma non meno drammatiche).



    Avrei altro da scrivere ma mi contengo... Spero che anche altri diranno la loro!

  • **SPOILER** (pure sul finale)


    Sono andata a guardare il film da sola, in un freddo pomeriggio di dicembre.

    È stata la prima volta che andavo al cinema da sola, e ho trovato romanticamente significativo che sia stato proprio per guardare questo film.

    Ho pianto in sala, in maniera silenziosa e composta, perché tanto della mia storia personale ha risuonato in maniera abbastanza continua ed insistente (ragione per cui ho apprezzato infinitamente la delicatezza di cui si parla anche nel commento precedente). Ma al di là degli aspetti più immediati e crudi della vicenda familiare, mi ha commossa il finale (che ho temuto fino all'ultimo fosse qualcosa tipo: e fuggì con l'altro perché solo un altro uomo poteva salvarla). Mi ha commossa la speranza, l'atto dirompente rivolto a se stessa, ma anche e soprattutto alla speranza per il futuro (la figlia). Un futuro sognato, immaginato, riscritto e non vincolato da ciò che ha segnato le sorti della generazione precedente.


    Io ci ho letto molto più di una storia di violenza, ci ho letto una vera e propria rivoluzione personale, intergenerazionale, di genere e assolutamente contemporanea (che sconcerta se si pensa a quanto indietro negli anni sia ambientata). Una meravigliosa storia d'amore e sorellanza che intreccia maternità e appartenenza condivisa a una stessa "categoria debole", che in realtà nella storia emerge come sia il vero motore che tiene in piedi e porta avanti la famiglia (e se vogliamo estendere pure la società) anche materialmente.

  • Mi ha commossa la speranza, l'atto dirompente rivolto a se stessa, ma anche e soprattutto alla speranza per il futuro (la figlia). Un futuro sognato, immaginato, riscritto e non vincolato da ciò che ha segnato le sorti della generazione precedente.

    Vero, è stato estremamente emozionante e significativo anche il riscatto agli occhi della figlia. In quel momento la figlia ha iniziato a rispettare e stimare la madre (alla quale voleva già un immenso bene) e sperare anche per sé un futuro migliore, non necessariamente legato a un uomo.

  • Devo dire che d'istinto, sul finale, mi sono ritrovata a sperare che lei partisse con il vero amore, che ricominciasse da capo, che si desse la possibilità di stare in una relazione alla pari, fatta di amore e rispetto.


    Poi effettivamente, a mente lucida, mi sono detta: aspetta, ma lei ha due figli, di cui uno piccolo, che hanno bisogno della loro madre, davvero penso che sarebbe la cosa giusta scappare via in fretta e furia, di nascosto, e lasciarli in balìa del padre, abbandonati?

    E la mia risposta è stata: no.


    Questo mi ha fatto crescere ulteriormente la stima nei confronti della protagonista, di una dignità immensa, per la quale durante il film provavo una sorta di insofferenza oltre che umana compassione ("ma basta farti trattare così! Reagisci"). Alla fine, almeno dentro di me, ha dato prova di essere una persona fortissima, che con le sue azioni ha contribuito a seminare un piccolo germoglio di cambiamento. Poi non sappiamo cosa l'aspettasse una volta tornata a casa, quasi sicuramente il rapporto col marito sarebbe rimasto invariato, anzi. Ma probabilmente la figlia avrà potuto scegliere per se una vita diversa, forte dell'esempio materno.


    Un altro aspetto che mi ha colpito, è stato questo: la protagonista e la sua voce, la sua autoaffermazione. Dentro casa la sua voce non si faceva sentire, era perennemente sottomessa al marito. Ma fuori invece con grande dignità faceva sempre valere le sue ragioni e si faceva ascoltare (es: con le comari del quartiere, con la famiglia borghese che voleva pagarla meno del pattuito, con il datore di lavoro che dava una paga più alta allo stagista uomo e non a lei che invece era esperta del mestiere; con il soldato americano che cercava di aiutarla).


    Il finale, con la corsa al seggio da parte delle donne, mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca, per quanto comprenda l'importanza storica di quel momento: ma per una questione personale, purtroppo, credo che il voto democratico alla fine sia importante fino a un certo punto, perché ai piani alti troveranno sempre la maniera per agire a favore dei propri interessi... e forse questo è un mio pensiero, sbagliato.

  • Devo dire che d'istinto, sul finale, mi sono ritrovata a sperare che lei partisse con il vero amore, che ricominciasse da capo, che si desse la possibilità di stare in una relazione alla pari, fatta di amore e rispetto.

    Anche io ammetto di aver tentennato. Con che occhi pieni d'amore la guardava quel meccanico? :love:

    Sono romantica, ho una passione per il "come-sarebbe-andata-se...?", il riscatto di quell'amore interrotto e perso in gioventù, la seconda possibilità con maggiore consapevolezza, l'amore quello giusto, alla pari, e con un uomo buono, che avrebbe anche potuto voler significare che gli uomini non sono tutti dei mostri.


    Però poi mi sono detta che così sarebbe passato il messaggio che per ricominciare sarebbe stato indispensabile un altro uomo, e la libertà l'avrebbe potuta guadagnare soltanto con una fuga, di nascosto, e non alla luce del sole.


    E ultima - ma prima - la questione figli. Non sarebbe stato in linea con il suo personaggio abbandonarli, passando così dalla parte del torto e lasciandoli con un padre che, per quanto mostro, non dico che li avrebbe maltrattati perché a modo suo voleva loro bene, ma non avrebbe comunque sostituito la figura della madre, abituata ad accudirli ed educarli. E poi lasciare la figlia in un contesto del genere dopo che l'aveva salvata da una sorte già scritta! Certo lei si meritava un nuovo amore, ma ancora di più meritava di avere voce in capitolo e poter sperare in un domani.

    credo che il voto democratico alla fine sia importante fino a un certo punto, perché ai piani alti troveranno sempre la maniera per agire a favore dei propri interessi... e forse questo è un mio pensiero, sbagliato.

    Probabilmente al tempo ci credevano davvero, avevano lottato tanto per ottenere quella possibilità e pensavano ancora di poter fare la differenza... purtroppo ora lo stesso diritto è percepito più come una formalità che un reale strumento di rivoluzione, ma ogni epoca ha le sue lotte ed è innegabile la portata di quel traguardo.

  • Probabilmente al tempo ci credevano davvero, avevano lottato tanto per ottenere quella possibilità e pensavano ancora di poter fare la differenza... purtroppo ora lo stesso diritto è percepito più come una formalità che un reale strumento di rivoluzione, ma ogni epoca ha le sue lotte ed è innegabile la portata di quel traguardo.

    Sì, infatti credo che la mia sia una riflessione figlia di questi tempi, è innegabile la portata storica che ha avuto quel traguardo, come scrivi giustamente tu. Infatti è stato emozionante vedere sullo schermo la folla di donne accorrere alle urne, emozionate di essere lì a esercitare un diritto che finalmente spettava anche a loro e non solo ai loro padri, fratelli e mariti. Devo dire che quell'entusiasmo mi ha molto commossa, come era diverso rispetto a oggi, non solo perché l'affluenza ora è ai minimi storici, ma perché appunto non condividiamo più quella certezza di poter far parte della storia, di avere una voce (per l'appunto) che può essere ascoltata; non intendo generalizzare, parlo per me: ho sempre votato, ma forse le prime volte provavo quella frenesia di essere parte di qualcosa di più grande. Ultimamente lo faccio per dovere, ma mi sento disincantata, disillusa è un gesto svuotato dal suo reale significato. Perché penso che chi comanda, la maniera per fare le cose, le trova in ogni caso. E penso che questo sentire sia molto comune alla nostra generazione, ed è certamente un peccato.

    Anche io ammetto di aver tentennato. Con che occhi pieni d'amore la guardava quel meccanico?

    Io uguale, ovviamente essendo una inguaribile romantica è stato anche il mio primo pensiero, che loro potessero essere felici insieme, nato così di getto.

    Poi la parte razionale ha avuto la meglio.

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