Ipocondria: quando l'empatia diventa negativa

  • Ciao a tutti!

    Vorrei introdurre un nuovo argomento che sto affrontando in questo periodo di crescita personale.

    Mi capita spesso, credo sia una costante di molti ipocondriaci, di avere delle crisi dopo aver ascoltato e confortato amici o parenti che sono stati male per qualche motivo.

    Oggi, ad esempio, sono stata molto male per circa un'oretta perché mi sentivo molto debole, con capogiri. Vado a misurare pressione e saturazione, tutto ok tranne un parametro: avevo i battiti molto bassi. Non riuscivo a far accelerare il battito che è restato costante sui 50 bpm.

    So che la brachicardia è comunque meno preoccupante della tachicardia. Di solito ho infatti i battiti accelerati. Inoltre, faccio sport quasi tutti i giorni e seguo una dieta da qualche mese, per cui potrebbe anche trattarsi di una risposta fisiologica al cambiamento fisico.

    Mi sono poi ricordata, però, del fatto che una mia amica, due giorni fa, mi avesse chiesto aiuto e consiglio, lamentando gli stessi sintomi.

    Considerato che, purtroppo, mi capita spesso di essere vittima di tale meccanismo empatico, mi piacerebbe confrontarmi con qualcuno che abbia vissuto esperienze similari. Grazie a chi risponderà

  • Ciao, Vixen!

    Innanzitutto, adesso come ti senti?

    Mi auguro meglio!

    A me capita molto di frequente: un tempo, ascoltavo per ore tutti i problemi degli altri (anche di salute) senza assorbire più di tanto la "negatività".

    Invece ora non posso più nemmeno sentire magari un amico che racconta di un lontano parente, giovane o meno che sia, che ha problemi di salute senza impanicarmi tantissimo.

    Lì per lì inizio proprio a sudare freddo. Dopo un po', comincio ad avvertire esattamente gli stessi sintomi che potrebbe lamentare, in teoria, il parente di cui sopra.

    Autosuggestione? Eccessiva empatia? Ipocondria ormai incontenibile?

    Forse tutti e tre gli aspetti.

    Non è per niente facile riuscire ad osservare i mali degli altri in modo distaccato, vero?

  • Ciao.

    Da ipocondriaca normalmente empatica...siccome mi accadrebbe esattamente quel che hai detto...ho trovato un solo sistema per evitarmi queste dinamiche.

    Consiste nel dire IMMEDIATAMENTE la verità, e cioè "scusa ma... tanto non sono medico e non potrei aiutarti in nessun modo serio, e siccome sono anche ipocondriaca matta...ti dispiace se parliamo d'altro?" .


    E siccome è vero che lo faccio, ti posso anche dire che le persone educate e sensibili SI SCUSANO per aver solo aperto l'argomento.

    Mentre con qualche altra (non educata, non sensibile, manipolatrice di dignità psichiatrica) sono arrivata a dover ripetere circa otto volte in sequenza "vabbè, non mi interessa, la finisci?" ...e ricominciava daccapo . Ma ricominciavo anch'io. Alla nona la finì.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Ciao Lady!

    Adesso va un po' meglio. Più che altro sono un po' scoraggiata perché da un paio di settimane avevo notato un sensibile miglioramento e quindi anche ieri ero molto felice dei miei progressi. Comunque, un giorno negativo non deve cancellare il positivo costruito fino a oggi.

    Purtroppo anche io sono passata dall'essere la persona che ascoltava e aiutava tutti, a trasformarmi in quella che poi si portava a casa, e nel profondo, i problemi degli altri.

    Sicuramente a me capita solo con persone che conosco, con cui ho un legame affettivo. La storia è in realtà un po' più complicata di così, come credo sia per te e per chiunque viva questa situazione.

    I miei problemi si sono sviluppati in concomitanza di gravi malattie familiari. A un certo punto si sono creati dei meccanismi per cui mi facevano sentire in colpa nel caso io godessi di buona salute, mentre gli altri stavano sempre più male, per cui forse incosciamente ho iniziato questo folle percorso ipocondriaco.

    In un certo senso, è come se mi sentissi colpevole di stare bene quando gli altri soffrono, per cui mi suggestiono al punto da sentirmi poco bene anche io. Non sono alla ricerca di attenzioni, forse dietro c'è un forte senso di moralità e responsabilità.

    Comunque, come dici tu, non è affatto facile guardare alle cose, ai mali del mondo, in maniera distaccata. Su questo devo sicuramente lavorare.

    Grazie della tua risposta


    Gloria,

    sai che hai ragione? Certo, è già una grandissima presa di posizione. Io nella maggiorparte dei casi mi vergogno nell'ammettere di avere questi disturbi, li sotterro fino a quando poi ovviamente non esplodono. Non so se all'oggi avrei il coraggio di spiegare questa cosa. Però magari posso provare almeno con gli amici più stretti e vedere come reagiscono.

    Grazie del consiglio

    Edited 2 times, last by Vixen: Incorporato un post creato da Vixen in questo post. ().

  • Io nella maggiorparte dei casi mi vergogno nell'ammettere di avere questi disturbi, li sotterro fino a quando poi ovviamente non esplodono.

    Vergognarsi, Vixen :?:

    E di cosa?

    Ma gli altri , quegli altri, si vergognano di parteciparti le loro malattie e quelle di tutto il clan familiare e amicale?

    E di cosa dovremmo "vergognarci" se, al momento, la nostra malattia più grave si chiama ipocondria ?

    In chi è tendenzialmente empatico ha risonanze PAZZESCHE.

    E sappiamo benissimo che la "cura" (ameno quella sintomatica) è non farsi travolgere da questo oceano di negatività.

    Io non mi vergogno proprio.

    Poi, come sempre, il mio tipo di lavoro aiuta molto a mettere insieme i "grandi numeri"....e francamente ero STREMATA dal riportarmi a casa le storie clinico-drammatiche anche dello zio del cugino di terzo grado (toccanti, molto toccanti) di chi doveva svariare a volte per solitudine e altre volte per "non pagare il dazio".

    E basta!

    Tizio di cui mi parli c'ha sta malattia tragica?

    Embè...siccome saperlo IO non risolve la sua malattia ma aggrava la mia...ti dico che ho questa malattia e mi devi rispettare. PUNTO. ;)

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Grazie Gloria,

    Mi dà molta forza il tuo post. Alla fine non devo vergognarmi di niente, è un disturbo come un altro. Anzi, più cerco di nasconderlo e peggio sto

  • Lascio agli esperti la parola, non soffro di questa problematica.

    Vorrei solo correggerti, perché penso sia importante, l'uso che fai della parola "empatia".

    L'empatia è una condizione di compassione, figlie ambedue dell'amore.

    L'amore come la compassione e l'empatia non causano problematiche, non ci fanno male.

    Anzi, ce ne vorrebbero di più a questo mondo.

    L'empatia è mettersi nei panni dell'altro, non interpretare ciò che prova attraverso la mia esperienza, ma ascoltare con presenza l'altra persona con tutti i sensi attivi.

    Di modo che se anche io non ho vissuto ciò che ha vissuto l'altra persona, sono comunque in grado di comprendere, accogliere ed accettare il suo dolore. In una parola: amare.

    Chiaramente l'egocentrismo non attecchisce in una condizione d'amore, non sono chiuso dentro me.

    Quello che vivi è un meccanismo sicuramente, ma non ha a che vedere con l'empatia.

    Un grande abbraccio

    Ti auguro di risolvere

    Buona serata

  • Grazie per la risposta.

    Sicuramente essere empatici significa portare avanti un messaggio d'amore e compassionevole. Per lavoro ho necessità di utilizzare molto l'empatia nel senso positivo. Sicuramente non era il termine giusto, forse sarebbe più corretto definirlo un meccanismo di imitazione psicogena? Grazie

  • Grazie per la risposta.

    Sicuramente essere empatici significa portare avanti un messaggio d'amore e compassionevole. Per lavoro ho necessità di utilizzare molto l'empatia nel senso positivo. Sicuramente non era il termine giusto, forse sarebbe più corretto definirlo un meccanismo di imitazione psicogena? Grazie

    Preferisco non etichettare le cose, soprattutto dare un nome ai disturbi fisici non lo trovo utile.

    Comunque non ho le competenze per risponderti, penso qui ci siano persone più adatte a risponderti.

    L'unica cosa che so è che il 90% delle patologie sono psicosomatiche, quindi c'è speranza di vivere meglio e più sani.

    Un abbraccio e grazie a te per la condivisione

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