Bilancio dopo 10 anni e un figlio: insomma

  • Ciao,

    Sono in coppia da quasi 10 anni e abbiamo un figlio di un anno (noi siamo sulla quarantina).

    Da quando sono diventata mamma le cose hanno iniziato a non andare benissimo con mio marito. So che è piuttosto diffusa come situazione, ma nel mio caso le discussioni, sommandosi alla riscoperta di me stessa dopo la maternità, hanno generato una sorta di bilancio nella mia testa sulla nostra relazione e sono emerse un sacco di cose che non vanno.

    Naturalmente c’erano anche prima, ma in qualche modo me le facevo andar bene. Ora che siamo a tutti gli effetti una famiglia e non più due individui che stanno insieme, fatico di più ad accettare certe cose. Provo a enumerarle:

    - non si è mai davvero integrato nella mia famiglia di origine. Avevo già aperto un thread a riguardo anni fa, mi avevate in sostanza detto di cercare di “fare famiglia” con lui ascoltando le sue esigenze perché i miei a modo loro, pur interessanti e propositivi, erano un po’ invadenti. Ho e abbiamo corretto il tiro in quella direzione, però la cosa è sfuggita un po’ di mano perché adesso lui fa ancora meno sforzi comunicativi e relazionali con loro rispetto a prima, avendo credo smesso di cercare di farsi accettare da loro, cosa che di per sé non è sbagliata, ma proprio partecipa poco alle conversazioni, sta al cellulare, non fa gruppo. Non è mai stato molto partecipe ma adesso secondo me si è ritirato di più. Da quando c’è nostro figlio frequentiamo di più le nostre famiglie di origine e questo fa sì che a maggior ragione questo suo comportamento mi pesi.

    - lui invece con i suoi, dal canto suo, è ancora molto figlio. Con sua mamma in particolare ha un rapporto al limite del morboso: si telefonano due volte al giorno, si preoccupa sempre di compiacerla, farla ridere… qui invece, al contrario che con i miei, c’è proprio l’ansia continua della validazione. Lei è la regina dei consigli non richiesti e gli sta addosso per delle cose che una normale persona adulta si gestirebbe da sé (ad esempio i soldi, che tra l’altro sono i suoi soldi, perché io ho i miei, ma dato che siamo una famiglia sono un po’ anche i nostri soldi; ma lui ne discute con loro invece che con me). Anche con loro i rapporti si sono intensificati con la nascita di nostro figlio e quindi tutto questo mi pesa di più. Mi sembra che faccia molta fatica a “scegliere” la famiglia che si è creato e si senta ancora molto parte della sua famiglia di origine. Sono capitati alcuni piccoli episodi da parte dei suoi che mi hanno fatta rimanere male e lui mi ha sempre e solo detto “mi dispiace”, ma non ha mai preso provvedimenti nei loro confronti, né ha mai rivendicato che certe decisioni dovremmo prenderle io e lui e loro dovrebbero starne fuori.

    - nessuno dei miei amici è diventato anche suo amico. In coppia frequentiamo solo amici che provengono dal suo “lato”, i miei amici me li vedo per i fatti miei. È una situazione che si è venuta a creare nel tempo perché mi scocciava che lui partecipasse alle situazioni sociali malvolentieri o comunque “a rimorchio” (un po’ lo stesso atteggiamento poco partecipe che ha con la mia famiglia) e allora andavo da sola, trovando anche lati positivi: vedere solo le mie amiche senza anche i mariti generava le condizioni per conversazioni meno “sul meteo” e più di senso. Adesso con un bimbo piccolo si cerca di crearsi un “villaggio” intorno fatto anche di altre coppie con figli e mi pesa che in sostanza nessuno dei miei amici possa dire di conoscerlo davvero, è tutto un po’ da fare da zero.

    - viviamo nella nostra città dove vivono anche i nostri genitori, abbiamo negli anni cambiato diverse case e qualche tempo fa ne abbiamo comprata una a metà strada tra i nostri genitori: sono 15 minuti di strada da qui a casa di ciascuno di loro, ma bisogna prendere la macchina. Ai tempi mi sembrò un buon compromesso. Ora, col bimbo piccolo, mi manca molto abitare vicino ai miei in modo da poterci andare a piedi. Stiamo anche cercando una casa più grande (a medio termine) quindi l’ipotesi di un trasloco c’è all’orizzonte, ma lui non vuole trasferirsi vicino ai miei, perché dice che il quartiere non gli piace.

    - durante il puerperio e in generale dopo la nascita del bambino è stato molto presente come papà, pochissimo a livello emotivo come compagno. Non ha dimostrato supporto o empatia da quel punto di vista. Da qui appunto le discussioni e le tensioni che, seppur più rarefatte, continuano anche ora. Nell’ultima, giusto ieri, mi ha accusata di averlo voluto intenzionalmente ferire nel pronunciare una frase relativa a una questione politica sulla quale la pensiamo diversamente. Spesso appesantisce invece che alleggerire. Lui mi rimprovera la stessa cosa, ma io onestamente sento di avere più “diritto” di esser stata scombussolata e magari non al top.


    In buona sostanza, le domande che mi faccio sono due:

    1) io, in questa relazione, dove sono finita?

    2) lui cosa salva di me? La mia famiglia no, i miei amici no, il quartiere da dove vengo no, le mie idee politiche no (al punto di prenderla sul personale), i miei bisogni emotivi (post parto e screzi con i suoi) no…


    Cioè, perché sta con me? E io perché sto con lui?

    Ha senso farsi queste domande con un bambino di un anno?

    Vorrei una vita che mi somiglia di più, maggiore armonia tra le due parti.

  • Ciao.

    Queste non sono paranoie post-parto: stai vedendo una cosa reale. Per anni hai compensato tu, adattandoti a una relazione dove molte parti di te restavano fuori. Con un figlio questo equilibrio salta, perché una famiglia non può funzionare se uno resta figlio e l’altra si riduce.


    Il punto non è se lui sbaglia, ma se tu ti senti scelta: come donna, come origine, come visione del mondo. E da quello che scrivi, no.

    Farti queste domande ora ha senso eccome: non per distruggere la famiglia, ma per evitare di crescerci dentro senza riconoscerti più.


    Se lui è disposto a spostarsi davvero verso “noi”, c’è spazio. Se no, la tua sensazione di vivere una vita che non ti somiglia è un dato, non un capriccio.


    Deve uscire dalla sua famiglia non per allontanarsene, ma per scegliere la vostra.

    "Le convinzioni ferme come roccia dovrebbero quasi sempre trovarsi in manicomio." (Friedrich Nietzsche)

  • Ma quando ci si crea la propria famiglia la famiglia d'origine dovrebbe avere un ruolo secondario e invece qui emerge in primo piano la famiglia d'origine. Pur di stare vicino ci si è fatta casa a 15 minuti da loro. Per questo non riuscite a stare bene insieme perché siete ancora figli e non siete diventati genitori. Avete un bimbo di un anno che ha bisogno di voi, ha bisogno di due genitori. Se lui non ce la fa, cerca almeno tu di esserlo. Un abbraccio.

  • Scusate se sembrerò cattivo ma a me solo leggendo questo post mi è venuto naturale sentirmi solidale con lui.


    Solo a leggere tutte le richieste di quanto dovrebbe essere perfetto, disponibile, fare amicizia con i tuoi amici, avere un rapporto con i tuoi genitori come se fossero i suoi, subito disponibile anche economicamente ci mancherebbe altro, pure comprare casa accanto ai tuoi perché sia mai che si fanno 15 minuti di auto... ansia... veramente mi fai venire l'ansia a me che nemmeno ti conosco.


    Ma chi l'ha detto che gli amici di una compagna debbano per forza andare a genio? Ci sono amici della mia compagna con cui ho un rapporto altri che io non sopporto loro e loro me ma va bene così... non è che io e la mia compagna siamo diventati una cosa sola una volta che siamo diventati una coppia e che dobbiamo per forza frequentare le stesse persone. Ovvio che io non le vieto di frequentare i suoi amici e viceversa ma certo lei non pretende che debbano piacermi per forza.


    Allo stesso modo i "suoceri" sono suoceri. Non ho deciso di fidanzarmi con loro e oltre un rapporto di cortesia non gli devo niente. Ci manca solo che adesso i genitori di lei debbano per forza piacermi come se fossero i miei e sia ben inteso lo stesso vale per lei che non deve farsi piacere i miei. Educazione certo ma fine lì. Il più delle volte la conversazione con i suoceri è buongiorno/buonasera e il meteo.


    Quanto alle domande:


    1) Nella stessa posizione di sempre... per lui non ti sei spostata almeno da quello che racconti semmai sei te che ti vedi in un'altra posizione più che lui ad avertici messa.


    2) Lui salva te... perché fin dall'inizio ha scelto te. Non ha scelto i tuoi, i tuoi amici, le tue idee politiche, il quartiere ecc... semmai mi sembra che sei te a non aver scelto lui ma tutta una serie di cose che orbitavano intorno a voi che invece non dovrebbero entrarci niente con la coppia.


    Cioè, perché sta con me?

    Perché per lui sei la stessa del primo giorno.


    E io perché sto con lui?

    Sinceramente me lo chiedo anche io... ma soprattutto mi chiedo come lui ancora sopporta che te vedi tutto amici, suoceri, quartiere... tutte cose materiali tranne che lui come essere umano e compagno.


    Ha senso farsi queste domande con un bambino di un anno?

    Ovviamente sì, il bambino è la parte debole che subisce qualsiasi decisione e non potrà farsi valere in nessun modo quindi ha assolutamente senso. Magari bisognava anche pensarci bene prima perché se una parte dei problemi sono emersi dopo la maternità e posso capirlo c'è tutt'altra parte che erano anche precedenti (amici, suoceri, politica ecc...) e trovo che se uno ha un conflitto del genere forse era meglio attendere prima di mettere al mondo una creatura che non ha colpe.


    Vorrei una vita che mi somiglia di più, maggiore armonia tra le due parti.

    Sinceramente non la chiamerei armonia... le cose che hai elencato renderebbero lui praticamente una forma di vita che vive in funzione dei tuoi gusti, delle tue esigenze, che deve amare i tuoi genitori e i tuoi amici. Addirittura le tue idee politiche, essere disponibile economicamente ed emotivamente.

    Questa non la chiamerei "maggiore armonia" ma una sorta di rapporto unilaterale.


    Mi rendo conto che quello che scrivo può suonare brusco ma penso che a volte è bene strappare il cerotto e farti vedere realmente quanto, non metto in discussione in buona fede, ma si possa avere una visione di parte di cui magari non ci si rende conto.

    Non devi prenderla sul personale o pensare che voglia darti contro per partito preso ma vorrei che riflettessi come nei suoi panni ti sentiresti. Se per esempio lui pretendesse che ti piacesse il calcio e che iniziassi a tifare per la sua squadra mentre tu hai sempre avuto un'altra preferenza, se pretendesse che tu improvvisamente provassi simpatia per i suoi amici quando invece non ti piacciono per niente e così via... come ti sentiresti? Veramente pensi che riusciresti a forzarti a lungo termine senza che la cosa ti logori dentro?

  • In buona sostanza, le domande che mi faccio sono due:

    1) io, in questa relazione, dove sono finita?

    2) lui cosa salva di me? La mia famiglia no, i miei amici no, il quartiere da dove vengo no, le mie idee politiche no (al punto di prenderla sul personale), i miei bisogni emotivi (post parto e screzi con i suoi) no…

    Una domanda al netto di tutto il tuo racconto e le tue domande: quanto tempo riuscite a prendervi e vi prendete a) come coppia e b) come famiglia.


    La nascita di un figlio cambia gli equilibri e le energie ma soprattutto tende ad indurre le persone a pensare che tutto succeda automaticamente, a dare per scontato cose che scontate non sono.


    Anche se il figlio ora è al centro dell'attenzione, esaurisce le vostre energie, la base della famiglia siete voi due e quella base va ritrovata, casomai riformulata.


    (nota personalissima) e lasciatele fuori dalle porte le famiglie di origine....ma basta con questi genitori sempre fra i piedi.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Dal modo in cui descrivi la vostra relazione, sembrerebbe che lui sia il fulcro della coppia e che tu sia colei che gravita attorno a questo centro. Ti suggerisco di tornare ad essere anche tu un punto centrale. Se non partecipa con i tuoi genitori, potresti andare da sola. Questo ti eviterebbe il dispiacere di vederlo spesso al telefono. Se non ti difende dai suoi genitori, potresti difenderti autonomamente. Se non esce con i tuoi amici, tu sei libera di uscire con chi desideri. Se una sera non desideri uscire con gli amici comuni, puoi scegliere di non farlo.


    Essere in coppia non implica fare tutto insieme o sacrificare ogni cosa per l'altro, e sembra che lui abbia compreso questo, agendo di conseguenza.

    Non puoi cambiarlo ma puoi cambiare te e incominciare anche tu a fare ciò che vuoi realmente fare.

    "Everybody has a plan until they get punched in the face"

  • Ciao! grazie per le risposte.

    Il punto non è se lui sbaglia, ma se tu ti senti scelta: come donna, come origine, come visione del mondo. E da quello che scrivi, no.

    Se lui è disposto a spostarsi davvero verso “noi”, c’è spazio.

    Grazie, Shame. Hai capito esattamente come mi sento.


    Per questo non riuscite a stare bene insieme perché siete ancora figli e non siete diventati genitori.

    Mi prendo anche io le mie responsabilità nell'essere ancora molto figlia. Lo sono sempre stata più che altro emotivamente, in termini di ricerca di affetto e approvazione, ma adesso la maternità mi ha fatto venire una "mammite acuta" che in 40 anni non avevo mai avuto (vero che vivo a 15 minuti di macchina dai miei, ma ho vissuto per molti anni all'estero, sono sempre stata molto autonoma e indipendente anche economicamente sin dalla giovane età). Non capisco se sia nato prima l'uovo o la gallina: se adesso ho fatto una virata verso i miei genitori, per cercare supporto e provare a "riconoscermi", perchè non riesco a farlo insieme a lui dal quale non mi sento "scelta", o se invece i problemi con lui derivino dal mio essermi troppo spostata verso la famiglia di origine.


    Non devi prenderla sul personale o pensare che voglia darti contro per partito preso

    Ma assolutamente non lo penso, anzi ti ringrazio per il tuo punto di vista che effettivamente in parte mi fa vedere le cose da un'altra prospettiva (vedi anche solo la risposta a Leila qui sopra).


    Ma chi l'ha detto che gli amici di una compagna debbano per forza andare a genio? Ci sono amici della mia compagna con cui ho un rapporto altri che io non sopporto loro e loro me ma va bene così... non è che io e la mia compagna siamo diventati una cosa sola una volta che siamo diventati una coppia e che dobbiamo per forza frequentare le stesse persone. Ovvio che io non le vieto di frequentare i suoi amici e viceversa ma certo lei non pretende che debbano piacermi per forza.

    Su questo in realtà sfondi una porta aperta: noi abbiamo sempre impostato la coppia in modo abbastanza "individualista", non nel senso deteriore del termine, anzi! Abbiamo sempre fatto in modo che ciascuno preservasse il suo spazio come individuo e potesse viversi anche i suoi rapporti di amicizia indipendentemente dall'altro. Questo equilibrio, raggiunto negli anni, ha sempre funzionato bene, ma lui secondo me ha "tirato un po' troppo la corda" perchè io per quieto vivere gliel'ho lasciato fare: ok che non devono andarti a genio tutti i miei amici... ma neanche uno? Ok che io vada spesso e volentieri sola ai ritrovi con i suddetti amici e me la goda anche, per carità... ma deve proprio non venire mai, o quando glielo chiedo venire trascinando i piedi? A conti fatti e con una socialità che si modifica per forza con l'arrivo di un figlio, sono sola a gestire la totalità dei rapporti della mia sfera affettiva.


    Allo stesso modo i "suoceri" sono suoceri. Non ho deciso di fidanzarmi con loro e oltre un rapporto di cortesia non gli devo niente. Ci manca solo che adesso i genitori di lei debbano per forza piacermi come se fossero i miei e sia ben inteso lo stesso vale per lei che non deve farsi piacere i miei. Educazione certo ma fine lì. Il più delle volte la conversazione con i suoceri è buongiorno/buonasera e il meteo.

    Qui vale un po' la stessa cosa di sopra con gli amici: certamente non deve fidanzarsi o sposarsi con i miei genitori, ma da qui a stare sempre sul telefono quando si parla o a essere l'unico che non gioca a un gioco da tavolo mentre tutti ci stanno giocando... ne passa un po'. Mi viene da chiedermi cosa gli costi fare un minimo più di sforzo, è solo questione di gentilezza ed educazione, non chiedo certo che smani per passare le giornate o le serate o le vacanze con loro. Lui sembra ragionare con il criterio "mi interessa = lo faccio, non mi interessa = non lo faccio", come se non ci fosse una posta in gioco più alta (investire un po' di più anche in relazioni con la mia famiglia o con qualcuno degli amici miei per il bene mio o di nostro figlio).


    Magari bisognava anche pensarci bene prima perché se una parte dei problemi sono emersi dopo la maternità e posso capirlo c'è tutt'altra parte che erano anche precedenti (amici, suoceri, politica ecc...) e trovo che se uno ha un conflitto del genere forse era meglio attendere prima di mettere al mondo una creatura che non ha colpe.

    Sicuramente alcuni aspetti erano già presenti prima, ma non potevo prevedere che con il cambio di equilibrio familiare mi sarebbero pesati così tanto di più. Poi alcune cose onestamente si sono proprio acuite: intensificazione del rapporto con genitori e suoceri perchè ci aiutano nella gestione del bimbo, idee politiche che si sono un po' estremizzate nel passato recente (esempio situazione israelopalestinese) e che tornano spesso nei discorsi per motivi di attualità.


    essere disponibile economicamente ed emotivamente.

    Sull'economicamente, in realtà ognuno ha i suoi risparmi, ci mancherebbe, sono indipendente da quando avevo 21 anni. Però credo sia anche normale pensare che se si ha un progetto comune come famiglia (come prendere una casa più grande) i soldi su cui si fa conto sono i miei e i suoi, che a fronte di un acquisto insieme diventano i nostri soldi. E quindi vorrei che ne parlasse con me, più che con i suoi.

    Sull'emotivamente, sì, me lo aspettavo onestamente, dato che maternità e genitorialità sono uno sconvolgimento bello tosto.


    Una domanda al netto di tutto il tuo racconto e le tue domande: quanto tempo riuscite a prendervi e vi prendete a) come coppia e b) come famiglia.

    Come coppia, ancora davvero poco: la sera dopo che il piccolo va a nanna, qualche volta (raramente) quando lo lasciamo coi nonni per qualche ora nel weekend. Non ci siamo ancora attrezzati con una babysitter per varie vicissitudini, ma è nei piani. Come famiglia (noi 3): parecchio. Come individui, abbastanza: ci alterniamo nell'uscire la sera, uno tiene il bimbo e l'altro va a fare sport, o un aperitivo, o una cena.


    (nota personalissima) e lasciatele fuori dalle porte le famiglie di origine....ma basta con questi genitori sempre fra o piedi.

    Hai ragione, è difficile quando si entra in una dinamica di bisogno che era stata superata da parecchi anni. Bisogna trovare la giusta misura.


    Essere in coppia non implica fare tutto insieme o sacrificare ogni cosa per l'altro, e sembra che lui abbia compreso questo, agendo di conseguenza.

    Non puoi cambiarlo ma puoi cambiare te e incominciare anche tu a fare ciò che vuoi realmente fare.

    Come già accennavo più sopra, sono d'accordissimo con queste affermazioni, tra noi è sempre stato così. Compatibilmente con i nuovi impegni che la genitorialità comporta, faccio di tutto per non farmi mancare momenti per me, vedere amici, coltivare i miei interessi. E lui pure. Il problema è: noi, però, cosa condividiamo?


    Anche se il figlio ora è al centro dell'attenzione, esaurisce le vostre energie, la base della famiglia siete voi due e quella base va ritrovata, casomai riformulata.

    Esattamente per questo motivo mi faccio la domanda sopra sulla condivisione.

  • "Il problema è: noi, però, cosa condividiamo?". Mi ha colpito questa frase. Quanto è difficile essere una coppia... quando dovrebbe essere semplice. È come se ad un certo punto la coppia sparisse, ingoiata da mille impegni, problemi o semplicemente non si è investito abbastanza in precedenza, non si è resa abbastanza forte da reggere al peso delle mille incombenze quotidiane, mah!

  • Purtroppo non è possibile trovare un clone al maschile come tuo partner. Riguardo ai problemi che citi, a costo di ripetere quello che ha scritto un altro utente:

    a) I suoceri: non sempre è possibile essere in sintonia con i suoceri e trovarsi bene in loro compagnia.

    b) Gli amici: idem. Anch'io ho amici con i quali mia moglie non si trova bene e non la obbligo di certo a frequentarli.

    c) Il quartiere: idem. Pure io in certi quartieri della mia città non andrei ad abitare. Meno male che mia moglie ha i miei stessi gusti.

    d) Marito genitori-dipendente: invece questo lo trovo grave, che un uomo di 40 anni lo sia ancora e che permetta le ingerenze dei suoi genitori nella vostra coppia. Denota immaturità. Ne hai mai parlato seriamente con lui?

    e) Idee politiche differenti: questo purtroppo può essere motivo di discordia e litigi e non vedo grossi rimedi a questo problema, se non una grande tolleranza reciproca, che però tuo marito in certi momenti sembra non avere.

    f) Lontananza emotiva: qui hai ragione, lui dovrebbe sforzarsi un pochino di più e starti più vicino.


    In merito alle tue domande, rispondo con altre domande:

    1) Stai finendo in un vicolo cieco e dovete fare qualcosa entrambi per salvare il vostro matrimonio.

    2) Ti salva perché prova ancora amore per te. Perché stai con lui me lo sto domandando anch'io. Quest'uomo non ha proprio nessun pregio? Tu lo ami ancora?

    3) Farti queste domande ha senso in questo momento e ritengo che voi due dovreste fare una seria analisi della situazione e del vostro rapporto, se volete salvarlo e trovare qualche punto di incontro.

  • (nota personalissima) e lasciatele fuori dalle porte le famiglie di origine....ma basta con questi genitori sempre fra i piedi.

    Quanto sono d'accordo su questa nota e non solo in relazione a questo thread. Io sono genitore e mo pure nonno e quando i miei figli sono in coppia mi fa piacere che si vivano la coppia...anche se c'è più lontananza.

    Questo mondo non mi renderà cattivo.

Unisciti a noi!

Non sei ancora iscritto e vorresti partecipare? Registrati subito ed entra a far parte della nostra comunità! Ti aspettiamo.

Thread suggeriti

    1. Topic
    2. Risposte
    3. Ultima Risposta
    1. Tradimento inaspettato dopo anni di fiducia totale. Cosa fare? 207

      • Francisfelix
    2. Risposte
      207
      Visualizzazioni
      8.4k
      207
    3. Garden

    1. Stavo costruendo una relazione seria, ma i social l'hanno fatta finire. Pareri? 36

      • andrea86
    2. Risposte
      36
      Visualizzazioni
      1.6k
      36
    3. Laonci'

    1. Affrontare il tradimento 32

      • Rosemary
    2. Risposte
      32
      Visualizzazioni
      1.3k
      32
    3. Twister16

    1. Strane idee iniziano a frullarmi per la testa 43

      • tempestaeassalto
    2. Risposte
      43
      Visualizzazioni
      1.7k
      43
    3. Laonci'

    1. Quanto influisce il numero di ex in una nuova relazione? 47

      • isthatenought?
    2. Risposte
      47
      Visualizzazioni
      1.8k
      47
    3. sara84

    1. Vorrei parlargli di me via email: rischio di essere fraintesa? 84

      • Vivip13
    2. Risposte
      84
      Visualizzazioni
      2.6k
      84
    3. Andre73