Relazioni e libertà

  • Pongo un quesito facile facile a tutti coloro che vogliano discuterne: come interpretereste la voglia di intraprendere una relazione ma senza impegnarsi stile matrimonio? Cioè, ho capito quanto sia difficile per me ritrovarmi in circostanze in cui necessariamente si deve condividere tutto e non ci si debba mai staccare neanche per un giorno. Se vuoi fare un'esperienza che ti riguarda intimamente per cui vuoi assentarti qualche giorno (che so, ad esempio, per fare un seminario in un tempio buddista, o fare un viaggio da solo), o non necessariamente condividere quotidianamente lo stesso letto... Voglio dire che non vorrei più ritrovarmi in una situazione simile. Sono diventato ormai geloso della mia vita, delle mie idee, delle mie abitudini, delle cose che non voglio vivere e delle cose che vorrei provare a fare. Ecco, quando penso che poi mi ritroverei a "dover chiedere il permesso", beh, la scelta nella mia testa diventa "resta da solo" e buonanotte.


    Ci tengo a precisare, comunque, che amo l'onestà e la trasparenza. Non sono incline al tradimento, anche perché ho una certa predisposizione a vivere male con le menzogne in testa, e il senso di colpa è sempre lì, acquattato, e pronto a rendermi l'esistenza un martirio costante. E ovviamente apprezzo la medesima cosa dall'altra parte. Senza sorvegliarsi o dubitare, ho sempre pensato che chi tradisce poi dovrà pure nasconderlo, e già questo è abbastanza come castigo, almeno per me lo sarebbe.


    Inoltre, non parlo di confrontare a priori in maniera ossessiva abitudini, tendenze e cose che piacciono o no. Tuttavia, alcune cose che detesto le metterei in chiaro, ad esempio: niente TV sempre accesa almeno in mia presenza, accettare qualche animale domestico e qualche altra cosuccia, insomma, giusto per evitare di non poter condividere serenamente gli spazi.


    Dai, fatevi sentire.

  • Secondo me stai descrivendo una cosa che molti pensano ma che pochi hanno il coraggio di dire senza travestirla da cinismo o da “paura di impegnarsi”.

    A me non sembra fuga dall’amore. Mi sembra rifiuto della fusione.

    C’è una differenza enorme tra “condividere la vita” e “diventare una vita sola”.

    Molte relazioni falliscono proprio perché vengono costruite come una lenta annessione territoriale: stessi orari, stessi amici, stessi spazi, stessi silenzi, stessi weekend, stesso letto, stessa aria. Alla lunga uno dei due sparisce. O tutti e due.

    Tu invece sembri dire:

    “Vorrei qualcuno accanto, non qualcuno sopra.”

    E non è poco.


    Trovo molto più adulta una persona che mette subito sul tavolo il bisogno di autonomia, piuttosto che chi promette eternità romantiche e poi dopo due anni scappa soffocato.

    La tua idea non mi pare “voglio fare il single con i vantaggi della coppia”. Mi pare piuttosto: “voglio una relazione che non mi chieda di amputare pezzi di me per esistere”.


    Il punto delicato è un altro: bisogna accettare che la libertà che chiedi per te esista anche per l’altro.

    Perché è facile amare l’autonomia quando coincide con la propria; più difficile quando la persona che ami ti dice: “questo weekend parto da sola” oppure “stasera voglio dormire a casa mia”.

    Lì si vede se uno crede davvero nella libertà reciproca o se vuole solo margine personale.


    E poi c’è una cosa che socialmente si dice poco: il problema non è il matrimonio. Il problema è quando una relazione smette di essere scelta e diventa gestione.

    Quando invece di incontrarsi, ci si amministra.

    Tu probabilmente non hai paura del legame. Hai paura dell’erosione lenta della tua identità.


    E sinceramente è una paura molto più lucida di tante idealizzazioni da film romantico dove due persone finiscono per respirarsi addosso fino a non sapere più chi sono senza l’altro.

    Una relazione sana, per me, non è “non separarsi mai”.


    È poter sparire tre giorni in un tempio buddista — o in qualsiasi altro posto — senza che questo venga vissuto come l'inizio della fine, come una frattura affettiva.

    "Le convinzioni ferme come roccia dovrebbero quasi sempre trovarsi in manicomio." (Friedrich Nietzsche)

  • Credo che molto dipenda dal vissuto di ogni individuo.

    Ad un certa età, esperienze alle spalle...


    Raggiunto un equilibrio, di pace, tranquillità, abitudini.

    Ma può mancare qualcosa; una persona con la quale semplicemente condividere momenti di piacevole compagnia.

    Incontrarsi compatibilmente con i propri impegni.

    Non voglio definirla libertà, semplicemente comprendere che ognuno ha la sua vita, le sue cose da fare.

    In alcune si può entrare a farne parte in altre no.


    Che poi: si è sempre detto che le relazioni migliori sono quelle dove ognuno vive a casa sua e non si devono dividere le spese.


    Quindi si, ad una certa età, per me è si.



    Ma ora mi sorge un dubbio: tu intendi relazione e libertà, ma sotto lo stesso tetto?

    "Niente limiti, Solo orizzonti..."

  • Ho citato tutto il tuo commento perché, accidenti, lo hai interpretato ancora meglio di come lo vedevo io nella mia testa. Accidenti, sei un portento. Grazie per la spiegazione. E quindi, per rispondere, ti dico che sì: bisogna sempre esserci, soprattutto nei momenti in cui il partner ne ha bisogno. È bello, in questa chiave, anche il concetto del prendersi cura l'uno dell'altro, far sentire la presenza, l'affetto, la stima e la passione. Per il resto, che ognuno viva la propria unicità, il proprio essere singolo e individuo.


    Non mi preoccuperei se la persona che ha scelto di vivere con me volesse assentarsi per un viaggio o altro. Anzi, perché quando tornerà, vorrà dire che è ancora sicura di voler stare con me. E io questo vedrei, nient'altro, e lo apprezzerei.


    Ne ho passate davvero tante, signori miei, in questi ultimi due anni, e vorrei raccontarlo tutto ma non posso (o forse, chissà, in una stanza privata). Ma non importa più, ormai. Ma è stata davvero dura. E sapete cosa? Ho retto. Nonostante mi sia rotto in mille pezzi più volte, alla fine ho retto. E ci sono stati momenti in cui davvero credevo di non farcela. E no, non ero io colui che pativa: io ho solo capito che avrei dovuto mettercela tutta, senza cedere mai, per arrivare a buttare giù quel maledetto muro, far rompere gli argini e finalmente vedere nuovamente la luce.


    E ora, dopo tutto questo, mi sento nuovo, pieno, intangibile e ormai deciso a non cedere più un solo millimetro a chi lo pretende come fosse legge. Io non appartengo a nessuno, nemmeno a me stesso. Io sono il mio pensiero e il mio essere fluido. E dannazione, amo questa Vita!

  • Ma ora mi sorge un dubbio: tu intendi relazione e libertà, ma sotto lo stesso tetto?

    Ma non avrei problemi se lei non avesse una casa e volesse vivere con me, o viceversa. Non sto dicendo che voglio fare vita da single in coppia. Solo che sono un tipo che, a volte, ha bisogno di ritiro. Ho capito che, ciclicamente, devo fare i conti con me stesso, perché così riesco ad andare avanti. Di conseguenza, vorrei sentirmi libero di dormire in un altro letto e in un'altra stanza di tanto in tanto, e di poter seguire i miei corsi di tai chi. E sì, viaggiare insieme, ma se mi va, o se va a lei di sparire per un fine settimana, nessun problema. Insomma, non è che uno o una, perché esce da solo, va in cerca. C'è anche altro nella vita.

  • Credo anch'io che molto dipenda dal vissuto, immagino che Incercadipace abbia dovuto affrontare problemi legati al mantenere una sua sfera individuale senza urtare il partner.

    Credo che quello che chiedi sia assolutamente normale tra persone mature. Banalmente, due persone che si incontrano avevano una vita, interessi, amici, famiglia fino ad un attimo prima di incontrarsi. Mi sembra tossico un contesto in cui uno dei due o entrambi perdono qualsiasi libertà individuale, sostituita da attività sempre di coppia, annullando, quasi ripudiando la libertà e il passato proprio e del partner, anche se so che si può arrivare a comportamenti del genere, specie se non ci si sente abbastanza scelti, abbastanza amati etc.


    A me non sembra tu voglia una relazione leggera senza impegno, una vita da single con un plus. Mi sembra tu voglia una relazione impegnata e una persona che rispetti i tuoi spazi personali. Secondo me chiedi quella che dovrebbe essere la normalità in una relazione, ognuno ha un vissuto e una propria vita. Se sei frenato da ciò, sono tue proiezioni che non è detto che affronterai in una relazione reale.


    Inoltre, non parlo di confrontare a priori in maniera ossessiva abitudini, tendenze e cose che piacciono o no. Tuttavia, alcune cose che detesto le metterei in chiaro, ad esempio: niente TV sempre accesa almeno in mia presenza, accettare qualche animale domestico e qualche altra cosuccia, insomma, giusto per evitare di non poter condividere serenamente gli spazi.

    Tutto sta nella capacità di adattamento di una persona, nel come vengono comunicate queste cose, le variabili sono molte e non è detto per forza che si trovi un equilibrio. E' un attimo passare o ricevere il messaggio "non vai bene come sei, devi essere più così o colà".

    Per tornare all'inizio, ognuno aveva una vita, interessi, abitudini, prima di incontrare il partner, di sicuro servono i famosi compromessi, in una fase iniziale magari si accetta di essere un po' "ospite" in casa del partner, chiaramente più si va verso una convivenza e più diventa importante stabilire delle regole, dei confini, per vivere entrambi sereni condividendo casa.


    Il problema è quando una relazione smette di essere scelta e diventa gestione.

    Quando invece di incontrarsi, ci si amministra.

    Mi piace molto questa frase, posto che non credo a relazioni idilliache in cui la gestione avvenga in maniera sempre fluida, naturale, condivisa, da rientrare tutta nella "scelta". Credo che un minimo di gestione sia necessaria, gestire la relazione è anche gestire l'emotività che causano certi comportamenti. Quando tutto diventa gestione una volta svanita l'illusione allora si è un bel problema.


    Quindi si, ad una certa età, per me è si.

    Ma per me è un concetto che non dovrebbe avere età. In questo caso OP vuole mantenere la libertà di fare le sue uscite per il tai-chi, i corsi etc. Un'altra può avere la passione del cucito e fare corsi in giro su queste cose, un altro può avere la passione della moto e farsi i giri da solo, un altro segue una squadra di calcio, un'altra segue il gruppo di volontariato, di trekking, il coro della chiesa. Insomma, ognuno c'ha delle attività che faceva prima di conoscere il partner e a cui non vuole rinunciare. Anche il semplice uscire da soli con amici o amiche che hai da ben prima del partner. Per me non è questione di età, non è che dopo una certa età si guadagna il diritto a mantenere una sfera individuale, quel diritto lo si ha sempre avuto (in teoria).

    Sono morto nel passato e ancora non me lo scordo. Fine.

  • Ma per me è un concetto che non dovrebbe avere età. In questo caso OP vuole mantenere la libertà di fare le sue uscite per il tai-chi, i corsi etc. Un'altra può avere la passione del cucito e fare corsi in giro su queste cose, un altro può avere la passione della moto e farsi i giri da solo, un altro segue una squadra di calcio, un'altra segue il gruppo di volontariato, di trekking, il coro della chiesa. Insomma, ognuno c'ha delle attività che faceva prima di conoscere il partner e a cui non vuole rinunciare. Anche il semplice uscire da soli con amici o amiche che hai da ben prima del partner. Per me non è questione di età, non è che dopo una certa età si guadagna il diritto a mantenere una sfera individuale, quel diritto lo si ha sempre avuto (in teoria).

    Non intendevo dire questo.

    Intendevo che, da giovani, da ragazzi a 20 anni o poco più, nelle prime esperienze spesso succede che in coppia si cerca (o si arriva) la simbiosi totale, in tutto e per tutto.

    Poi, man mano che si cresce, le esperienze...magari ti trovi solo, con una tua nuova quotidianità, un tuo nuovo equilibrio.

    E allora, avresti voglia di condividere di nuovo la tua vita con qualcuno, ma non vuoi perdere troppo quell'equilibrio raggiunto e magari sudato.


    Per questo dicevo, dopo una certa età, relazione e libertà sicuramente si.


    Incercadipace ha circa la mia età quindi comprendo cosa vuol dire.


    Poi, anche io ho sempre pensato che i propri spazi individuali bisognerebbe sempre mantenerli.

    "Niente limiti, Solo orizzonti..."

  • Grazie per la partecipazione all'argomento. Ci tengo a sottolineare che questa mia visione della relazione è maturata dopo vicissitudini molto potenti. Un dato personale che ho capito di me stesso è che, in circostanze simili, tendo al mutamento. Ovvero, capisco che ciò che eri non lo sei più e puoi solo adattarti al divenire, quindi al cambiamento. Diciamo che questa è la quarta volta che la vita mi mette a dura prova a questi livelli, e ogni volta è avvenuto un cambiamento radicale.


    Quindi, giusto per precisare, ho fatto notare queste mie esigenze alla mia ex, a cui voglio ancora bene, dicendo che si potrebbe continuare, ma in modo diverso: comprendendo le esigenze del singolo, continuando a fidarsi, e mantenendo quindi la coppia ma con uno status diverso. La risposta è stata un no secco.


    Di conseguenza, poiché non sono tipo facile da instaurare relazioni superficiali (tendo sempre all'intesa perché adoro vivere in armonia), per una futura eventuale relazione mi sono imposto l'ordine di non cedere e di mantenere il mio equilibrio. Anche perché solo così riesco a dare il meglio di me. Detesto le costrizioni e mi fido ciecamente del partner, e così vorrei essere ricambiato.

  • Mi piace molto questa frase, posto che non credo a relazioni idilliache in cui la gestione avvenga in maniera sempre fluida, naturale, condivisa, da rientrare tutta nella "scelta". Credo che un minimo di gestione sia necessaria, gestire la relazione è anche gestire l'emotività che causano certi comportamenti. Quando tutto diventa gestione una volta svanita l'illusione allora si è un bel problema.

    Credo dipenda da cosa intendiamo per “gestione”.

    Una relazione senza alcuna regolazione emotiva probabilmente non esiste nemmeno. Ci si ferisce, ci si fraintende, ci si aspetta cose diverse: un minimo di lavoro interiore è inevitabile.


    Io però parlavo di un’altra deriva: quando la relazione smette di essere un incontro vivo e diventa amministrazione reciproca. Quando bisogna continuamente negoziare spazi, permessi, umori, rassicurazioni, come se l’amore fosse un condominio emotivo da gestire.


    La differenza, forse, è che una cosa serve a proteggere il legame; l’altra finisce per sostituirlo.

    "Le convinzioni ferme come roccia dovrebbero quasi sempre trovarsi in manicomio." (Friedrich Nietzsche)

  • Aggiungo un dettaglio, credo molto personale, ma importante a mio avviso: l'idea di avere rapporti intimi mi spaventa, proprio perché ho il timore che dall'altra parte si possano creare false illusioni. E poiché è già stata dura una separazione, non voglio trovarmi nelle medesime circostanze. Non voglio far soffrire più nessuno: il senso di colpa è uno dei miei punti più deboli. Di conseguenza, situazione molto scomoda questa, ma attualmente inevitabile.


    E mi pongo il seguente quesito: "Davvero vuoi aspettare di incontrare una persona che si adatti alle tue esigenze per potervi condividere momenti di intimità? Probabilmente non avverrà mai." Ma in verità non è proprio questo il punto. Non si tratta delle mie esigenze e che qualcuno vi provveda. Probabilmente non voglio più sentirmi obbligato dai sentimenti altrui nei miei confronti. Insomma: se ci si prende le dovute responsabilità, bene; oppure nada, non ci si concede.


    Ma ancora una precisazione: se dico che mi piaci, mi piaci e basta, e domani non può cambiare se ci si rispetta. Può solo migliorare se si resta autonomi. Amare non può essere una condizione, e la vicinanza è un fatto umano: non si deve mettere per iscritto per farlo.

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