La mia vita cancellata dall'isolamento e dalla cefalea cronica

  • Buongiorno a tutti, volevo poter condividere la mia storia su questo gruppo, una storia che è purtroppo sfociata in pesanti problematiche croniche di natura fisica che hanno di fatto disintegrato la mia vita, e che purtroppo non è più stato possibile chiamare vita.


    Volevo solo avere una qualche opinione, un qualche parere da altre persone.


    L’infanzia è stata particolarmente felice: figlio unico, mia mamma e mio papà mi hanno sempre voluto bene e anche gli zii zie dalla parte di mia mamma mi hanno sempre voluto bene.


    Non ho praticamente avuto parenti dalla parte di mio papà, nel senso che c’erano solo fisicamente, se si esclude la mia nonna paterna, che morì quando io ero un bambino.


    Con l’inizio della scuola iniziano però i primi problemi.


    Direi che in primo luogo c'erano grossi problemi di socializzazione e capacità di stare insieme agli altri: credo che il non essere andato all'asilo e l'essere cresciuto sempre da solo abbia in parte influito.


    Giocavo sempre da solo e se c'era da stare con altri bambini ero a disagio.


    L'inizio delle scuole elementari poi, complice la presenza di una maestra non particolarmente flessibile, mi fa passare da un mondo bellissimo a un mondo bruttissimo, tutto di un colpo.


    Non ho bei ricordi degli anni delle elementari e delle medie, dove studiavo molto ma non per un reale interesse, ma solo per tenere buona la maestra e poi i professori.


    Le esperienze all'oratorio di quegli anni sono pessime, per il solito discorso che sto molto meglio da solo.


    Quando muore la mia nonna paterna, il fratello di mio papà, con cui condividevamo il cortile dove abitavo, stabilisce in parole povere che non vuole più la condivisione del cortile e che dobbiamo dunque cambiare casa, mettendo così in grande difficoltà la mia famiglia: sono peraltro grato a questo mio zio, che è stata la prima persona che mi ha insegnato come gira il mondo, ovvero che fondamentalmente ognuno guarda solo ed esclusivamente i propri interessi e che alla fine è tutta una questione di soldi.


    Gli anni delle superiori andranno leggermente meglio sul piano dei rapporti con gli altri, anche se ci sarà un cambio di scuola che probabilmente non era necessario fare.


    Peraltro, quando magari in una gita capita di trovarsi tutti insieme, emergono le solite difficoltà di relazione.


    Per un buon periodo durante gli anni delle superiori emerge uno strano particolare: scrivo in maniera lentissima perchè la scrittura deve risultare perfetta, come squadrata.



    Iniziano ad emergere tendenze esasperate a ricontrollare le cose e a tenerle in ordine.


    Poi muore in un incidente in bicicletta un mio compagno delle medie, che curiosamente era scappato anche lui dall'oratorio come me, e la cosa lascerà degli strascichi, come era già successo con la morte di Senna: si può morire anche da giovani.


    Inizia l'università e la decisione del percorso da seguire è presa in modo del tutto casuale: opto per scienze bancarie, poichè anche mio papà lavora in banca, ma la realtà è che avrei tranquillamente potuto scegliere ingegneria o geologia o altro, un percorso valeva l'altro.


    Sullo sfondo ci sono sempre pochissime uscite, esperienze disastrose in mezzo agli altri e rapporti di qualunque natura totalmente inesistenti con l'altro sesso.


    Da una parte mi trovo in mezzo a ragazzi che nelle loro uscite tornano alle quattro o alle cinque del mattino, dall'altra capisco che a casa mia, pur consapevoli del fatto che fatico a socializzare, è meglio starsene a casa.


    Durante gli anni dell’università avviene poi quello che è l’evento inspiegabilmente più importante della storia, un evento apparentemente insignificante.


    Il 14 gennaio 2002 registro un esame all'università, ho quindi la data impressa, la sera mentre navigo su internet, e ricordo perfettamente che non stavo visitando siti pornografici (all'epoca non sapevo nemmeno cosa fosse la masturbazione), prendo un virus sul computer di natura pornografica.


    In sostanza sul mio PC si aggiungono alcune scritte che rimandano ad un sito pornografico e che io non riesco in alcun modo a cancellare.


    Facendo una ricerca su internet, il virus è stato preso anche da altri utenti.


    Non so perchè, mi spavento e mi preoccupo.


    Chiamo il ragazzo che all'epoca mi aiutava con il computer, viene a casa mia una decina di giorni dopo l'accaduto e risolve il problema, lo risolve sul computer ma non nella mia mente.


    La vita sembra proseguire normalmente, col percorso di studi che va avanti, ma con problematiche sempre più opprimenti a livello di socializzazione.


    Intorno ad aprile, maggio del 2005, esplode la bomba: l’episodio del virus, inspiegabilmente, mi ritorna in mente in maniera ossessiva e probabilmente anche per l’esperienza di vita fatta fino ad allora, di totale chiusura verso il mondo e verso gli altri, esplodono i sintomi di natura fisica.


    Inizio ad accusare una cefalea cronica semplicemente devastante, con delle autentiche pulsazioni, dei veri e propri colpi dentro la testa, una specie di blocco, di cerchio intorno alla testa.


    Una cefalea cronica, con ogni probabilità, di natura tensivo ansiosa, una sorta di disturbo psicosomatico.


    Cefalea appunto cronica, 365 giorni l’anno 24 ore al giorno, che non andrà mai più via.


    Inizierò a lavorare qualche mese dopo l’esplosione dei sintomi di natura fisica e sto lavorando tuttora, cosa che non ho ancora capito come sia potuta accadere, considerando che io ho sempre lavorato per anni così: con una cefalea folle.


    Ovviamente la vita va avanti, gli anni passano e non si fermano certamente ad aspettare che io guarisca, anche perché non guarirò mai più.


    Succedono alcune cose che finiranno per peggiorare ulteriormente le cose.


    La prima è che decido, per via delle mie condizioni, di fare il laser per la miopia agli occhi, così almeno da non avere più il problema di occhiali e lenti a contatto: decisone che si rivelerà deleteria perché l’operazione fu tutto tranne che un successo, finendo per creare danni permanenti anche su quel lato.


    La seconda è che commetto un gravissimo errore: conscio ormai del mio stato di salute, consapevole di non avere avuto esperienze di alcun tipo con l'altro sesso (peraltro, dubito che ne avrei comunque avute, anche da sano, in una società come la nostra), vado per una decina di volte con delle prostitute di strada ma in realtà non ci saranno rapporti di alcun tipo, non ci sarà nulla, non avendo poi più alcun tipo di erezione anche a causa dei farmaci che prendevo a vuoto all’epoca, si riveleranno solo delle esperienze molto squallide, delle quali sono amaramente pentito ed il pensiero dell’errore commesso mi disturba tuttora.


    Poi ovviamente, col passare degli anni, iniziano a mancare le persone, in particolare muoiono mia mamma e uno zio dalla parte di mia mamma cui ero particolarmente affezionato.


    A causa della cefalea cronica, inizio rapidamente a perdere tutti i capelli e la cosa aggiunge ulteriore disagio.


    Ovviamente mi rivolgo a degli specialisti, per cercare di arginare questa autentica tempesta che mi è caduta addosso: faccio come prima cosa una risonanza alla testa, che esclude problemi organici.


    Faccio più di un percorso psicologico, che produce però come risultati il nulla assoluto.


    Vado da degli psicologi anche bravi, dove si fanno dei discorsi anche interessanti, c’è però solo un piccolo problema: io entro dallo psicologo con dolori lancinanti alla testa ed esco dallo psicologo con dolori lancinanti alla testa.


    Vado periodicamente per anni da uno psichiatra, che imposta parecchie cure farmacologiche allo scopo di agire principalmente sull’ansia, sui pensieri ossessivi: anche qui ottengo lo zero assoluto.


    Ora sto andando al centro cefalee del San Raffaele, cosa che forse dovevo fare fin da subito, senza peraltro troppa convinzione, perché appare chiaro che ormai io ho danni irreparabili.


    Mi vengono fatte più diagnosi: disturbo di personalità, disturbo ossessivo, depressione, ma probabilmente gli specialisti che mi vedono perdono di vista il mio sintomo principale, che fa pensare che la mia vera diagnosi sia una cefalea cronica di natura ansioso tensiva, diagnosi che hanno fatto al San Raffaele appunto.


    In sostanza, è molto probabile che con una situazione già di per sé gravissima, io abbia anche fatto delle cure sbagliate.


    In sostanza io sono andato avanti anni e anni e anni con questo disturbo folle alla testa, che mi ha fatto completamente perdere il senso e la percezione della realtà, senza più capelli e con due occhi che sono praticamente diventati due palle di fuoco.


    Una situazione che non ha lasciato scampo e che ha annullato tutto: ha compromesso il lavoro, dove mi sono sempre arrampicato sugli specchi, e ha cancellato hobby, interessi, rapporti sociali, vacanze, attività sportiva. Tutto.


    Questa è un po’ la mia storia, divisa direi a metà: una prima parte di isolamento, una seconda parte di cefalea cronica.


    Ci tenevo ad avere una qualche opinione, un qualche parere, sperando di non avervi annoiato troppo.


    Ne approfitto per augurare buon anno a tutti.


    Grazie.

  • Qubit

    Approvato il thread.
  • Ciao.

    Leggendoti sembra di camminare in un labirinto di auto inganni e dolore.

    La tua vita è stata difficile? Sì.

    Ti ha messo davanti a cose che pochi sopporterebbero? Certo.

    Sembra però che tu abbia delegato tutto a eventi, persone, virus, medici, farmaci… e tu cosa hai fatto davvero? Ma te lo chiedo con comprensione ed umanità non per aggredirti, proprio per capire.

    Hai passato decenni a sopravvivere, a esistere senza vivere, a lasciare che il dolore ti modellasse invece di provare a modellare tu la vita.

    La cefalea è reale, la perdita è reale, la frustrazione è reale.

    Ma continuare a raccontarti come vittima ti mantiene prigioniero, e non è il dolore a tenerci prigionieri: è la decisione di non combattere.

    Ecco la mia verità , che non è Vangelo : il mondo non deve aspettarti.

    Non guarirai miracolosamente, non tornerai “normale”. Ma puoi decidere, oggi, di smettere di lasciare che la tua vita scorra come un testimone passivo di dolore. Puoi scegliere azioni concrete, anche minuscole, che siano solo tue e che il dolore non possa toccare completamente.

    Se non lo fai, fra cinque, dieci anni, leggerai lo stesso tuo racconto e ti accorgerai di aver solo prolungato la prigione.

    È dura? Sì.

    Fa paura? Certo.

    Ma continuare così è più pauroso ancora. Tu hai ancora il potere di agire, anche se piccolo, anche se lento.

    E questo va detto con molta onestà intellettuale : se non lo fai, non è colpa della cefalea o della vita.... sei tu che stai rinunciando.

    Hold on

    "Le convinzioni ferme come roccia dovrebbero quasi sempre trovarsi in manicomio." (Friedrich Nietzsche)

  • Ciao! Innanzitutto ti sono molto vicina, il dolore cronico è logorante ed è frustrante non riuscire a vedere una via d'uscita. Se capisco bene hai cominciato da poco un percorso presso il centro specialistico del San Raffaele. So che le esperienze passate ti rendono scettico, ma se si tratta di un centro specializzato nelle cefalee secondo me riusciranno ad aiutarti almeno un po'. Cerca di seguire le loro indicazioni con fiducia e spero davvero che tu possa risolvere. Io non ho esperienza con il dolore cronico, quindi non riesco a darti dei consigli puntuali. Ho avuto però dei problemi con un rumore cronico che, pur non essendo assolutamente paragonabile al dolore continuo, mi stava veramente danneggiando. Ho trovato molto aiuto nella meditazione, nelle pratiche finalizzate al "lasciar andare", a non lottare contro ciò che non posso combattere. Mi piace molto la metafora della doppia freccia. A volte il dolore è come una freccia: veniamo colpiti dalla freccia e, oggettivamente, soffriamo. Ma spesso dopo la prima freccia, noi stessi scagliamo una seconda freccia nello stesso punto della prima. Poi, una terza, una quarta, a volte cento frecce. E questo dolore che ci autoinfliggiamo, rimuginando, amplificando le emozioni negative, facendoci travolgere dalla rabbia, dalla paura e dallo sconforto, è invece evitabile. Non possiamo evitare la prima freccia ma possiamo evitare quelle successive.

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