Delusioni da vita adulta

  • Sto passando un periodo un po' negativo, mi sento amareggiata, delusa dalla vita.
    Vi racconto un po'. Ho passato un'infanzia e un'adolescenza e fatemi dire una giovinezza molto serene. Una famiglia tranquilla solida e senza particolari problemi, ho studiato molto e molte cose, ho fatto sport, mi sono interessata di arte e fotografia, ho studiato pianoforte e frequentato lezioni di balletto classico per molti anni. Mi sono diplomata al liceo classico con il massimo dei voti, e poi mi sono laureata in ingegneria. Ho letto moltissimo, passato interi pomeriggi per biblioteche, ho divorato i grandi classici della letteratura italiana e straniera, ho approfondito moltissimi periodi storici. Gli studi tecnici mi hanno appassionato quasi altrettanto, ero bravissima in matematica e fisica. Poi ho viaggiato molto, spesso mentre stavo viaggiando verso un nuovo paese, in aereo, leggevo la guida del viaggio che avrei fatto successivamente. Ho visitato tutta l'Europa, l'Australia, parte dell'America, e sono stata in molti paesi ai tropici, che ho amato dal primo istante.Intorno ai 30 mi sono sposata con l'uomo che ho fortemente voluto, ho atteso diversi anni prima di fare figli per scelta, volendomi dedicare alla carriera e godermi mio marito, e ho fatto una figlia solo un anno fa.
    Sono soddisfatta di tutto, tuttavia non mi piace la vita che conduco. Il tempo che posso dedicare ai viaggi e ai miei interessi è veramente esiguo. La mia giornata tipo si svolge così: sveglia alle 8, alle 9.30 devo essere in ufficio, dove mi occupo di appalti e altre noiosissime questioni. In genere riesco a tornare a casa per le 20, di corsa preparo la cena per mia figlia e per mio marito - a volte ci pensa lui - e poi la giornata è finita.
    Niente letture interessantissime, niente pomeriggi a studiare un nuovo pezzo al pianoforte, niente corse in bicicletta per boschi. Solo lavoro, lavoro, lavoro. Un lavoro noioso, ben pagato ma senza nulla di creativo, senza alcuna possibilità di spendere la mia cultura e il mio talento.
    Sento che la vita mi scivola via in un lungo tubo grigio, da cui esco solo occasionalmente ormai per un viaggio che nemmeno riesco a godermi fino in fondo.
    Mi chiedo perché ho studiato tanto, perché ho dovuto leggere tanto per arrivare a questo. Mi chiedo il senso di tutto questo, il senso di passare tutta la giovinezza a prepararsi per una vita adulta che poi consiste nello stare chiusi in un grigio ufficio, lontano dai libri, dall'arte, dai viaggi. Mi guardo attorno e non vedo alternative, e non posso che pensare che la vita da adulti sia triste. Opinioni?

  • Il tuo è un problema che accomuna la maggior parte della gente che lavora (escludo chi è disoccupato: ha ben altre questioni da risolvere).
    Da giovani sogniamo un futuro - appunto - da sogno e non consideriamo che le cose possano prendere una piega diversa da quanto immaginato. Anche quando riusciamo a realizzare la vita che abbiamo sempre desiderato, la realtà è distante dalle aspettative.
    Da ciò che leggo, mi sembra che tu abbia bisogno di un "modo per esprimerti", perciò ti domando: visto che - come dici tu - "alle venti la giornata è finita" non puoi sfruttare un paio d'ore al giorno la sera per dedicarti a "qualcosa che ti piace fare?"

  • Alle 20 rientro a casa, e ho giusto il tempo di preparare la cena. Mi dedico a mia figlia che è ancora piccina e a volte mi addormento perfino prima di lei per quanto sono stanca.
    Durante il giorno riesco a fare sport a volte, in pausa pranzo.
    Mi mancano il tempo e la libertà della vita giovanile.
    So bene che essere disoccupati sarebbe molto peggio, e so bene che è da stupidi disprezzare un "buon" lavoro. Ma come dici tu non è questo che mi aspettavo dalla mia vita adulta. Posso dirlo? Non ho più nemmeno il tempo di sognare.
    Il mio lavoro mi annoia moltissimo, non c'è spazio per un cervello nel mio lavoro, occorrono solo metodo e precisione. A volte mi guardo attorno e mi accorgo che gli altri sembrano soddisfatti, solo io sono così inquieta. Mi sento come un piede troppo grande in una scarpa minuscola. Solo che se guardo avanti mi accorgo che la via d'uscita non c'è, o ne uscirò a 50 anni quando l'azienda non saprà più che farsene di me, o se sarò addirittura fortunata arriverò ai 70 e prenderò una pensione.
    Non è uno spreco vivere così?!

  • Guarda ci siamo un po tutti dentro...anche io che ho una laurea in Lettere mi sento frustrata ora a stare in un negozio a vendere elastici e mutande. Però mi dico che mai e poi mai mi devo lasciar portare via da questo grigiore. Le passioni, anche la sola esigenza di un giorno in tela e in armonia con la natura, hanno lo stesso uguale diritto della necessità economica di lavorare.quindi mai farne a meno anche se avvertiamo un po di stanchezza intorno

  • Non so dire se questa società è costruita male, forse sono sbagliate le aspettative, forse bisogna cercare un equilibrio tra la necessità di avere uno stipendio e la propria realizzazione. Io faccio un lavoro in linea con i miei studi, eppure tutto ciò che ho studiato è troppo per questo lavoro. Non posso realizzarmi facendolo. D'altra parte ammetto che non saprei tradurre in un lavoro le mie passioni; o meglio, credo che pochi eletti possano farlo e io non ho alcuna possibilità di farlo.

  • Certo che è costruita male: vivi per lavorare. Torni a casa alle otto e in più non sei pienamente soddisfatta. Hai poco tempo da dedicare ad altro e tutto ciò blocca la tua creatività..elemento importante nell'essere umano. Questo tipo di vita non è fatta per noi.

  • Il tempo che posso dedicare ai viaggi e ai miei interessi è veramente esiguo.

    ..te lo avevo detto :D

    Premetto che quanto sto per scrivere NON è rivolto a te personalmente, ma in generale. Rispondo volentieri qui perché stai facendo le domande e le osservazioni giuste per l'argomento.

    Mi chiedo perché ho studiato tanto, perché ho dovuto leggere tanto per arrivare a questo. Mi chiedo il senso di tutto questo, il senso di passare tutta la giovinezza a prepararsi per una vita adulta che poi consiste nello stare chiusi in un grigio ufficio, lontano dai libri, dall'arte, dai viaggi. Mi guardo attorno e non vedo alternative, e non posso che pensare che la vita da adulti sia triste. Opinioni?

    Sicuramente è triste se rapportata a quella da studente (mantenuto). E' un po' meno triste se pensi dalla prospettiva di una che non ha lavoro, ha figli, magari viene da qualche Paese in guerra.

    Una cosa che scrivo sempre, a tal punto che mi odiate tutti, è che "stare al mondo è una cosa difficile"; e lo è per la stragrande maggioranza delle persone al mondo. Si combatte quasi per la sopravvivenza.

    Quando si passa molto tempo nel benestare, o comunque nel non pagare il costo (anche in termini di tempo) della propria sopravvivenza (perché è coperto da altri), poi si rischia di cadere in delusione come sta succedendo a te.
    Mettici anche che a parità di tenore di vita oggi ci vuole molto più denaro e produttività.. e la frittata è fatta.

    Mi mancano il tempo e la libertà della vita giovanile.

    Erano tempo e libertà comunque impiegati da qualcun altro al posto tuo. Tipicamente sono i genitori, ma spesso sono i nonni o i dipendenti dell'azienda di famiglia (che lavorano molto in cambio di poco, e con il surplus del loro valore aggiunto i genitori sovvenzionano studi e viaggi dei figli).
    Il "costo" (in termini di tempo, denaro, inquinamento, etc.) di quello che facciamo non cambia più di tanto con l'età o con i periodi storici: cambia solo su chi ricade questo peso.

    Il mio lavoro mi annoia moltissimo, non c'è spazio per un cervello nel mio lavoro, occorrono solo metodo e precisione.

    Se sei una persona creativa e fai un lavoro non-creativo ci sta che la cosa ti pesi.
    Se puoi permettertelo: cerca un lavoro creativo, ma non pensare di portare a casa gli stessi soldi: talvolta sono di più, ma normalmente sono di meno.

    Non è uno spreco vivere così?!

    Si, abbastanza. Ma dipende sempre dalle aspettative e dalle relative scale di valori. Ci sono persone che non hanno mai viaggiato, letto, esplorato, tipicamente perché non potevano permetterselo, però non avendo "assaggiato" la pappa reale si accontentano dello zucchero industriale.

    Certo che è uno spreco vivere così. È questa società che è costruita male

    La società è costruita sicuramente male. Il principale indice di questo male è la mancanza di meritocrazia, tale per cui c'è un enorme concentrazione di denaro e potere nelle mani di pochi. Tutti gli altri stanno a fare il gregge, subiscono, lavorano, pagano tasse impagabili, soffrono, etc.

    Il "compito" del gregge è quello di alimentare le casse del potere corrotto e permettere ai pochi di avere molto. Questo potere non è rappresentato solo dalla parte corrotta dello Stato (non tanto il governo, ma lo zoccolo duro che lo assiste e affini), ma anche da tutte quelle entità che si comportano da "sanguisuga" come le multinazionali che aprono filiali in italia, ma poi assumono tramite cooperativa e pagano le tasse all'estero. Oppure i mega-petrolieri mediorientali che fanno affari con gli stati corrotti, a loro volta li corrompono, e con l'oro nero hanno costruito una mastodontica cattedrale nel deserto (dubai).

    E non azzardiamoci a pensare che il "povero popolo" sia innocente: no.
    In democrazia una parte del potere corrotto è frutto delle lobby costituite dal popolo. Sono tutti complici, a partire dall'idraulico che fa una fattura su 100, passando per un terzo dell'Italia in cui le case si costruiscono abusivamente e poi si condonano, per finire con il notaio che prende metà compenso in nero.
    Potrei continuare per ore a fare esempi di questo tipo.

    A causa di questi flussi di denaro impropri: si spostano le risorse sempre verso "i soliti noti", i privilegiati, che sono pochissimi. Il resto della popolazione, il gregge, si ammazza di lavoro per sopravvivere.


    Tu sei già nella parte alta del gregge, quella parte che ha casa (probabilmente di proprietà), lavoro, figli che si possono curare, cure dentistiche assicurate, riscaldamento d'inverno, etc.

    Poi c'è la parte "media" del gregge, la più ampia in Italia. Sono persone che a stento riescono ad avere quasi tutto quello che hai tu, ma magari di qualità inferiore (casa in affitto, scuola scadente, vestiti di plastica, cibi spazzatura, cure dentistiche solo se indispensabili).

    L'altra parte del gregge lotta per avere l'indispensabile, non può curarsi i denti, a volte rischia di saltare i pasti e quando mangia è sempre spazzatura, vive a stento in condivisione, etc.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Sono d'accordo in parte con quello che scrivi.
    Sul fattore meritocrazia non mi trovo: io non credo affatto che non esista la meritocrazia e anzi la mia esperienza personale dice l'opposto. Io non nasco come "privilegiata" se non nel fatto che ho una famiglia alle spalle con i mezzi economici per mantenermi, come tutti quelli che conosco. Non ho mai avuto raccomandazioni, ho cambiato lavoro più volte tramite normalissimo colloquio dovuto all'invio del mio anonimo cv, dovunque sono stata ho fatto minimi avanzamenti di carriera e dopo tot anni e tanto lavoro sono manager. Non sono l'unica, ho amici che han fatto un percorso simile. Non ritengo non esista la meritocrazia, probabilmente non c'è ovunque e sono d'accordo ma in molti ambiti si. Per mia esperienza il merito prima o poi emerge e paga. Ho sentito spesso dire che non c'è meritocrazia da sottoposti che però meriti a mio avviso non ne avevano, ma si rifiutavano di accettare e capire le regole del gioco e quindi semplicemente non vincevano. Purtroppo la nostra società è inevitabilmente a scale e credo sia normale che sia così; sarebbe auspicabile che tutti avessero la possibilità di migliorare e crescere, ma questo è un altro discorso.
    Inoltre credo anche di rappresentare la maggior parte degli italiani e non una minoranza, sicuramente se mi parli di chi non ha nulla rappresento una minoranza ma non mi risulta proprio che in Italia ci sia un così basso livello di qualità della vita. Non conosco nessuno dei miei coetanei che non abbia una casa di proprietà, conosco persone che viaggiano poco ma nessuno non può permettersi il dentista.
    Sul tema che probabilmente mentee ero mantenuta dai miei genitori qualcun altro lavorava al mio posto è vero. I miei genitori hanno sempre lavorato e molto. Tuttavia entrambi avevano un lavoro meno impegnativo del mio, pur guadagnando più o meno come me. Gli avanzava il tempo per godersi la famiglia e la vita. Oggi gli stipendi sono diversi, il mio lavoro mi dà da vivere bene ma richiede un impegno enorme senza farmi realizzare in alcun modo.

Unisciti a noi!

Non sei ancora iscritto e vorresti partecipare? Registrati subito ed entra a far parte della nostra comunità! Ti aspettiamo.

Thread suggeriti

    1. Topic
    2. Risposte
    3. Ultima Risposta
    1. Io non so più che fare! 47

      • dabiro
    2. Risposte
      47
      Visualizzazioni
      2.7k
      47
    3. uchiha93

    1. Litigio con amico 6

      • superpippo9
    2. Risposte
      6
      Visualizzazioni
      265
      6
    3. Horizon

    1. Mi sento invisibile: nessuno mi cerca, nessuno mi ascolta davvero 5

      • cecilia36778
    2. Risposte
      5
      Visualizzazioni
      319
      5
    3. cecilia36778

    1. Anedonia sociale: in gruppo mi sento vuoto... 1

      • gironachos
    2. Risposte
      1
      Visualizzazioni
      276
      1
    3. shame

    1. Le discussioni fra più persone mi "confondono" 1

      • mpoletti
    2. Risposte
      1
      Visualizzazioni
      148
      1
    3. Andre73

    1. Dite che esistono "modi" per avere degli amici veri? 71

      • Kowalski_93
    2. Risposte
      71
      Visualizzazioni
      3.6k
      71
    3. uchiha93