Basilicata?
No, un po' più giù. Sicilia ![]()
Basilicata?
No, un po' più giù. Sicilia ![]()
Dopo essermi alzato e aver iniziato normalmente la giornata, mi capita di tornare a letto e di ricercare quasi volontariamente quello stato onirico e rilassante, rimanendoci finché qualcosa dall’esterno non lo interrompe e mi riporti del tutto alla realtà quotidiana.
E riesci poi a ritornare volontariamente in quella dimensione onirica che avevi lasciato?
Succede anche a me di riprovarci nel corso della giornata, ma per quanto mi sforzi, non riesco mai a riprovare le stesse sensazioni, forse troppi stimoli esterni che mi riportano alla realtà (che sia il citofono, rumori da parte dei vicini, clacson o anche solo il ronzio di una mosca, basta davvero molto poco).
A me capita spesso.
Ricordarsi dei sogni mattutini e non di quelli notturni credo sia piuttosto normale: durante la notte il corpo si riposa, le funzionalità cerebrali sono in un certo senso ridotte; mentre al mattino, quando il corpo si é sufficientemente rigenerato e sta per svegliarsi, il cervello ha ripreso a pieno regime la sua attività.
Personalmente, ritengo che cercare di rimanere in quella dimensione onirica sia un modo per scappare dalla realtà (nel mio caso, almeno).
Trovo decisamente più interessante e piacevole rimanere in quello stato di dormi-veglia di cui parli piuttosto che fare i conti con la quotidianità.
Oggi è una di quelle giornate in cui non ho voglia di fare nulla. Vorrei solo starmene al buio, sotto le coperte, chiudere gli occhi e sognare.
Ciao Sveva, sono d'accordo con chi ti ha consigliato di provare a fare tu il primo passo. Prova ad invitarlo a bere un caffè, qualcosa di molto easy, giusto per rompere il ghiaccio.
Fermati a pensare: che potrebbe mai succedere?
Nella peggiore delle ipotesi potrebbe rifiutare l'invito e da lì capiresti che l'interesse non é ricambiato e quindi in un certo senso ti metteresti l'anima in pace, nella migliore delle ipotesi potreste conoscervi meglio e magari potrebbe nascere qualcosa, che sia amore o amicizia, ci guadagneresti comunque.
Hai 20 anni, segui i tuoi sentimenti, ascolta il tuo cuore e non coltivare rimpianti.
Buona fortuna ! ![]()
Ciao, è tutto così vero quello che dici. Io non saprei darti una risposta, mi chiedo anche, nel caso opposto: "Quanto coraggio serve per non chiedere aiuto?" E non ho nessuna risposta.
Però quello che ti posso dire è che se tu ti accorgi dentro di te che non stai più facendo per tre, ma neanche per un terzo di te, allora, in qualche modo, prova a trovare un aiuto in qualsiasi cosa. Non so in cosa: in un amico, un familiare, un esperto, uno sconosciuto, in un animale, nella musica o nell'aria, o da qualsiasi parte.
Grazie into_theAbyss999 !
Per rispondere alla tua domanda: per me poco, molto poco. É più facile farsi trascinare alla deriva piuttosto che chiedere aiuto e quindi lottare.
Lottare presuppone uno sforzo, arrendersi invece è proprio l'opposto.
Poi a volte lottare può rivelarsi persino inutile...Come quando sei nelle sabbie mobili e lotti per uscirne, in quel caso vieni solo trascinato giù ancora di più.
Grazie per le tue parole SpazioPerMe e per aver raccontato la tua esperienza, il tuo vissuto ti ha reso sicuramente una persona forte e lo dimostra la consapevolezza di te stessa che hai raggiunto col tempo.
Nella vita pratica questo si traduce così: ho un’azienda strutturata, ruoli, team leader, responsabili che pago fior di quattrini… e che delego. O almeno, delego per finta. Poi la sera controllo tutto io. Se non tutte le sere, almeno un paio di volte a settimana. È il mio modo di sentirmi al sicuro, di non perdere il controllo.
Capisco perfettamente cosa significhi... Anche quando lascio che qualcuno si occupi di qualcosa al posto mio, e parlo di banalità quotidiane o che riguardano la cura di mio figlio, poi controllo sempre che sia stato fatto bene. Non lo faccio per mancanza di fiducia, ma credo sia un modo per me per sentirmi più sicura.
L'aiuto non richiesto mi si é presentato più e più volte, prontamente respinto (anche in malo modo a volte, lo ammetto) perché credevo di farcela da sola.
A volte per orgoglio... volevo dimostrare di essere forte, perché spesso e volentieri venivo sottovalutata, magari per l'età molto giovane per determinate situazioni.
In alcuni casi ho respinto l'aiuto perché mi sentivo in colpa... Ad esempio quando mio figlio aveva appena 2 mesi e sono iniziati i problemi di salute. Le visite mediche, i ricoveri, le ipotesi, le diagnosi errate, si provava di tutto, si andava avanti per tentativi.
Mio marito mi supportava, per carità non posso dire che non ci sia stato, ma non mi lasciavo aiutare abbastanza.
Dovevo assolutamente fare tutto da sola, ero inarrestabile! In quell'occasione ho pensato che fosse colpa mia, che non ero in grado come madre e in qualche modo sentivo di dover trovare una soluzione da sola, per espiare a delle colpe che in realtà non esistevano. È andata avanti così per anni.
Sicuramente in occasioni come quella, un aiuto avrei dovuto chiederlo, o forse per come sono fatta, l'avrei accettato solo se mi fosse stato imposto. Ma non è mai successo e non posso colpevolizzare nessuno, perché in fondo hanno sempre e solo rispettato il mio rifiuto.
Forse non devi trovare tutta la forza in una volta sola.
Forse oggi basta una cosa piccola: non isolarti completamente, lascia uno spiraglio aperto, anche minimo. Un messaggio, una parola sincera, un non sto bene detto senza spiegazioni.
Ho provato a non isolarmi, ma poi mi sentivo stupida, inadeguata. Come se non avessi più niente di buono da offrire o condividere con gli altri.
Ho paura di non essere capita, di essere giudicata, ho paura di "disturbare" in qualche modo le vite degli altri.
Ciao, vi leggo da qualche giorno e vi ammiro per la forza che traspare dai vostri interventi.
Ma vorrei chiedervi: quanto coraggio serve per chiedere aiuto? E dove avete trovato la forza necessaria per farlo?
A me sembra estremamente difficile.
Personalmente, ritengo che sia molto più facile aiutare che lasciarsi aiutare.
-Chi fa da sé, fa per tre- potrebbe essere il leitmotiv della mia esistenza... In un modo o nell'altro ho sempre voluto fare da sola. Me ne sono pentita? Si, praticamente quasi sempre all'inizio, ma poi, quando il peggio passava, ero contenta di avercela fatta solo con le mie forze.
Adesso però è diverso, sento che sto perdendo il controllo della mia vita e non riesco a fare nulla.
Ogni giorno va sempre peggio, sfrutto ogni occasione (o le creo) per starmene da sola, evito per quanto possibile di relazionarmi con gli altri, perché faccio fatica a sopportarli e a fingere che vada tutto bene. Finisco per trattare male le persone a me più vicine come mia madre o mio marito, gli urlo contro, li allontano. Faccio tutto controvoglia, passo in modalità - pilota automatico - perché non posso sottrarmi alle responsabilità e perché se lo facessi, dovrei dare delle spiegazioni.
Sono stanca, mentalmente e fisicamente.
Le notti sono diventate un incubo.
Ho già affrontato periodi difficili che mi hanno messa a dura prova, ma sono riuscita a trovare la forza necessaria per rialzarmi. Stavolta è diverso, non riesco a rimettere insieme i pezzi da sola e questo mi spaventa.
Mi sembra di sprofondare sempre di più, sempre più giù...
Che sicurezza mostri se i casini sai risolvere,
ma i problemi tuoi non li affronti proprio mai...
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