Posts by _LucyInTheSky_

    Nel rapporto lavorativo DEVE esserci distacco, tanto più si rischia coinvolgimento con il soggetto in questione: è corretto! Non si tratta di maltrattamento.

    Perdonami ma non capisco perché ti stai focalizzando su questo aspetto che io non ho mai messo in discussione. Anzi, ho specificato nei post precedenti che a me stava più che bene. Chiaro che se il distacco professionale impedisce al collaboratore di crescere perché lo esclude in qualche modo dalla vita aziendale, questo poi si stufa e se ne va. Nel senso: ok il saluto senza null'altro aggiungere, sarebbe invece opportuno coinvolgerlo nelle "decisioni" aziendali. Ma sono scelte di leadership.


    Tralascio quel "lo dicono tutte" perché mi sento sufficientemente sballottata dalle mie paturnie e non ho assolutamente voglia né bisogno di disquisire su presunte malevole intenzioni, anche qui. Poi pensa ciò che vuoi, ci mancherebbe.


    Ho solo chiesto come procedere a livello lavorativo. Punto. Mi pare che qui si stia andando fuori tema: non ho chiesto se il distacco professionale è giusto o meno.

    Se avessi la possibilità di ottenere una posizione lavorativa analoga, forse proverei ad andarmene

    È questo il punto.

    Avevo annunciato verbalmente le mie dimissioni durante il viaggio in macchina, oltre che per l'accaduto, anche per ragioni logiche e razionali e di opportunità: proprio nei giorni a seguire, ho ricevuto un'offerta di lavoro che per caratteristiche contrattuali e benefit assicurativi è più unica che rara in tutta Italia; il ruolo mi calza a pennello e con un po' di formazione potrei fare bene; il settore però non ha nulla a che vedere col mio background.

    Ma visto ciò che è successo, mi sono detta che avrei ricominciato da capo. Tutto.

    Per evitare tensioni lavorative e anche fraintendimenti di varia natura. Non solo col diretto interessato, ma in generale con tutta la comunità che gravita attorno all'azienda.


    Quando ho detto di volermi dimettere, non ho affatto accennato a questa offerta ricevuta. Lo specifico. Ho semplicemente detto "dal quadro generale deve sparire qualcuno e quel qualcuno ovviamente sono io". Solo ieri mi ha proposto proprio quel ruolo, nel settore che amo, in un'azienda di cui condivido la filosofia.


    Un ruolo analogo lo potrei cercare, ma vorrebbe dire pensare a un trasferimento, perché nella mia regione, nel mio settore di riferimento, non ci sono realtà tali da necessitare di una figura come quella che andrei a ricoprire.


    E l'avrei accettata quell'offerta di cui sopra, salvo poi sentirmi anche fisicamente devastata all'idea di rinunciare a una carriera in questo settore.

    manterrei ancora di più le distanze e un rapporto strettamente professionale

    In effetti è così che ci stiamo misurando.

    Rimane sempre il tuo diretto responsabile? Lo vedresti di più o di meno?

    Sì, rimane il mio diretto responsabile e probabilmente lo vedrei di più, anche se per la formazione specifica ha già arruolato un consulente esterno, il che riduce le possibilità di vedersi. Che comunque sarebbero superiori alla normalità pre-approccio, questo sì.


    Da considerare inoltre che questo ruolo che andrei a occupare sarebbe uno sviluppo di ramo d'azienda. Rimpiazzarmi sarebbe un investimento che l'azienda non può permettersi in questo momento.

    Non vorrei che lui si aspettasse, anche in futuro, un qualche tipo di riconoscenza per questa promozione

    Diciamo che da quello che ci siamo detti durante il viaggio di ritorno mi sento di escludere che ci sia un vincolo di crescita professionale in questo senso. In fin dei conti anche lui è sollevato del fatto che non siamo arrivati fino in fondo. Sposato, due figlie.


    Sembrerebbe che le distanze siderali abbiano creato i presupposti per questa situazione: mi teneva a distanza per evitare coinvolgimenti, di fatto, inducendomi di conseguenza a una rigidità che non gli lasciava il minimo spazio.


    Durante questo viaggio di lavoro non so dire cosa sia cambiato, ma sin dal momento in cui siamo saliti in auto e durante tutto il viaggio, era molto più socievole, aperto al dialogo, alla condivisione delle strategie aziendali. Ma ecco, la mia maggiore o minore rigidità era sempre collegata al suo modo di porsi nei miei confronti. Diciamo che aprivo o chiudevo il rubinetto a seconda della pressione dell'acqua.


    E stamattina, sua mamma (coinvolta nell'attività aziendale) è stata di una gentilezza, quasi tenerezza, mai usata prima: mentre se ne andava mi ha salutata con una carezza.


    E io in questo momento mi sento veramente poco lucida per riuscire a capire che sta succedendo e cosa dovrei fare io.

    Lui come ha reagito al rifiuto? Se ha ben incassato e il clima non si è fatto pesante, io non cambierei. Se invece, in qualche modo, te la sta "facendo pagare", bisogna riflettere con attenzione.

    Lui la mattina seguente mi ha chiesto scusa ed era sincero. Ho apprezzato senza ombra di dubbio. Sentendomi anche in colpa a dire il vero: l'ho fermato perché dovevo. Senza tutti i "se" e i "ma" della vita personale di ciascuno dei due, probabilmente mi sarei lasciata andare.


    Al suo "ti devo chiedere scusa" ho risposto dicendo che ne avremmo parlato senza fretta durante il viaggio di ritorno dalla consueta trasferta lavorativa annuale. E lo abbiamo fatto. La premessa che ho fatto io è che in nessun modo avrei approfittato di questa situazione, in nessun senso, soprattutto non avrei creato caos nella sua vita.


    È venuto fuori molto del non detto di tutti questi anni di lavoro, sia dal punto di vista della mia crescente insoddisfazione professionale dovuta a una sorta di trattamento speciale di siderale distanza rispetto agli altri colleghi (che di fatto voleva dire escludermi dalla vita aziendale e un impedimento nell'avanzamento di carriera), sia dal punto di vista di tutte quelle vicende personali che incidono inevitabilmente sui rapporti anche professionali.


    Alla fine ho espresso la volontà di dimettermi: in una posizione di responsabilità come la sua, la spada di Damocle di un collaborare con cui si è andati oltre inevitabilmente si ripercuote sulle relazioni professionali. E devo ammettere che il pensiero di lasciare questo settore (il caso ha voluto che ricevessi un'offerta di lavoro in tutt'altro settore per la posizione che vorrei ricoprire proprio in questi giorni qui) così come l'azienda, mi ha fatto crollare in un pianto disperato e inconsolabile proprio il giorno successivo al rientro dal viaggio. Io non piango mai.


    Mi ha chiesto in modo molto sentito di ripensarci, di trovare una soluzione differente e che, anzi se mi fossi licenziata, non essendoci più il vincolo lavorativo, avrebbe provato a mantenere un contatto che a quel punto sarebbe stato solo personale. Ha condiviso quello che è il suo apprezzamento professionale sul mio lavoro per la prima volta.


    Ieri ha proposto un miglioramento contrattuale e, soprattutto, una ricollocazione di ruolo. Di fatto assegnandomi il ruolo che ho sempre desiderato ricoprire.


    Se da un lato mi sento al settimo cielo, dall'altro mi vergogno perché non l'ho ottenuto per merito.


    Da quando è successa questa cosa ho degli attacchi d'ansia importanti: tachicardia, fiato corto, tremori, nausea (che il giorno successivo alla vicenda è sfociato in vomito).


    Quindi, sintetizzando: il clima è molto più disteso di prima, non sembra essersela presa per il rifiuto, al contrario sembra aver apprezzato.


    Io, d'altro canto, mi sento in una centrifuga.

    È passato un anno da quando ho aperto questo thread e qualche mese dall'ultima volta che ho scritto in questo forum.

    Se l'anno scorso avevo delle incertezze sull'interpretazione del comportamento del mio collega/responsabile, ora non più.

    C'è stato un esplicito approccio da parte sua. Che ho fermato.

    A suo dire si tratteneva da 4 anni.

    Ora sono davanti a una scelta difficile. Mollo il lavoro che adoro?

    dopo un periodo iniziale di entusiasmo, lei ha iniziato a cambiare atteggiamento. È diventata distante, poco presente, ha mostrato difficoltà a vederci e ha persino rifiutato gli abbracci che prima definiva benefici.

    Probabilmente c'è interesse reciproco.

    Il fatto che siete sposati è il freno che entrambi mettete alla relazione, che al momento è poco più che platonica. E questo è assolutamente un bene.


    I cambiamenti "umorali" in una situazione del genere non mi stupiscono: vorrebbe, ma non può.

    Ed è una fortuna anche per te: puoi immaginare da solo le conseguenze di una relazione al di fuori del vincolo legale del matrimonio, con tutte le conseguenze che un eventuale scoperta da parte dei vostri reciproci coniugi può portare, anche sotto il punto di vista merente materiale. Ovviamente senza considerare gli aspetti emotivi.

    So che lo sai benissimo, il fatto che abbiate mantenuto una certa distanza ne è la dimostrazione, ma vale la pena ricordarlo.

    ero sotto una grande tensione emotiva a causa dell'operazione di mio padre per un tumore e di un sospetto tumore che fortunatamente è stato scongiurato. La sua reazione alla notizia positiva mi ha sorpreso: ha semplicemente commentato con un "bene.

    Questo invece lo considererei più sotto il profilo della sua componente caratteriale: nonostante gli screzi, di fronte alla grave malattia di una persona cara (si parla di tumore, non di appendicite) una scarsa empatia è emblematica. Lo terrei a mente per eventuali progettazioni future.


    Di conseguenza:

    c'è stato un certo riavvicinamento, con alti e bassi, fino a questa estate, quando sembrava che le cose stessero andando per il verso giusto e si cominciava a considerare un futuro insieme

    Secondo me, al netto della naturalità del cambiamento d'umore di cui sopra, è questa intermittenza a essere indicativa di una certa incostanza, che è caratteriale.

    Da una settimana non la sento e non ho nemmeno intenzione di cercarla, perché sono stanco di fare sempre il primo passo per riavvicinarci.

    Al tuo posto eviterei di dare seguito a suoi eventuali contatti futuri per le ragioni di cui sopra: rischieresti tutto per una relazione a intermittenza.

    Credo che i tuoi siano stati veri e propri sintomi disturbo da stress post traumatico.

    Tu dici?

    Di stress in quel periodo sicuramente a volontà. Aggravato dal corpo docenti che non ha mai fatto nulla di concreto per tamponare quella situazione. Soprattutto alle medie, dove avrebbe potuto essere decisivo.


    Ma a parte l'episodio raccontato, che risale al secondo anno di superiori, non c'è mai stato un evento di per sé classificabile come traumatico.

    non mando mai messaggi vocali su WhatsApp perché trovo che la mia voce sia imbarazzante

    Nessuno mi ha mai preso in giro per la voce, ma succede anche a me, anzi è piuttosto normale provare fastidio e vergogna quando riascoltiamo la nostra voce. Credimi, succede alla maggior parte delle persone. Qui spiega perché: https://www.supereva.it/ecco-p…istrata-ti-vergogni-40606

    Probabilmente chi ti prendeva in giro non si è mai riascoltato: l'avrebbe trovata molto più orrenda della tua!

    Non penso che tu abbia tutte quelle intenzioni premeditate. Averle tutte assieme sarebbe troppo diabolico persino per me che certe cose le riconosco proprio perché sarei capace di farle.

    Non premedito nulla senza completezza di un progetto.

    Non sono tipo da infliggere vendetta o sofferenza premeditata fine a se stessa.

    Se premedito, con intenzione finalizzata all'azione, di abbandonare il mio partner dopo aver figliato, lo faccio per poter trarne un vantaggio concreto, tangibile e materiale.

    Non a caso i partner successivi dovranno avere un portafogli più ampio del mio: servirà a farmi odiare dal futuro figlio quel tanto che basta da rovinare la sua vita e le sue relazioni, ma non abbastanza da indurlo ad abbandonarmi in ospizio.