Posts by Keryan

    Penso alla rabbia, all'odio, un'emozione e un sentimento provocati dalla cattiveria delle persone, che creano danni di lunga durata ad altre.

    Penso alle mie, di cattiverie subite.

    Lasciar andare tutto ciò che provo è una sfida, per me, per quanto la cosa si è attenuata. È spesso lì, però. Presente.

    Sono un ragazzo di 23 anni studente fuoricorso. Non manca moltissimo per laurearmi ma ho da tanti anni problemi di svogliatezza e motivazione. Pensavo che tutto ciò fosse dovuto ad un percorso di studi sbagliato, ma mi sono reso conto che è l'ambiente in cui vivo che mi avvelena.

    Il problema è che non sopporto più la presenza dei miei fratelli maggiori in casa. Sia chiaro non c'è stato nulla di grave a parte comuni litigi ma il solo averli in casa mi infastidisce.

    Hanno raggiunto/superato ormai i 30 anni e vederli ancora qui non realizzati che gironzolano per casa mi stressa. Forse quello che cerco è indipendenza e tranquillità in casa o magari anche i miei spazi senza dover dar conto a nessuno. La mattina vengo sempre svegliato perché si addormentano e si svegliano a qualsiasi ora. Sono andati in vacanza per qualche settimana e sono rimasto solo in casa e sono stato benissimo. Niente più svogliatezza o cali di memoria, niente più pensieri triste e depressivi. Andare a dormire era un piacere. Ora sono ritornati e sta ricominciando tutto. Stavo seriamente pensando di andarmene di casa ma ci sono vari problemi da affrontare. Dovrei trovarmi un lavoro per pagare l'affitto, cucinare, lavare, studiare...

    Vorrei sentire i vostri pareri e le vostre esperienze sia dirette che indirette per quanto riguarda l'andare via di casa.

    Molti penseranno finisci l'Università e poi vai dove vuoi, il problema è che non riesco a studiare bene in queste condizioni.

    Attenzione che questo andarsene via di casa non sia proprio un vostro dilemma, una paura dell'indipendenza, per quanto tu né veda il positivo sulla qualità della tua vita personale. Gli impegni e le spese fanno parte di ciò, ogni cosa ha i suoi contro.

    Se poi intendi che diventi pesante insieme alla vita universitaria è comprensibile, me lo immagino. Ma poi, dove vuoi andare a parare?


    Certo è vero che non siano ancora realizzati, probabilmente sono impossibilitati a causa della mancanza di un impiego fisso con una buona percezione dello stipendio, sufficiente al proprio sostentamento economico. Poi non lo so esattamente.


    Il problema è che oggi bisogna scendere a compromessi, e ottenere ciò che si vuole richiede più tempo del previsto.

    Mezzouomo, credo sia il caso di farti notare una differenza cruciale.


    Che innanzitutto, il titolo del Thread è fuorviante. Quello che è evidente non è un Senso di Inferiorità, ma un Complesso di Inferiorità.


    Attenendomi alla Psicologia Adleriana, ovvero la psicologia dell'individuo, il senso di inferiorità aspira alla miglioramento, al successo, alla superiorità in generale, su una caratteristica o una capacità di cui siamo limitati, talvolta fortemente. Si percepisce la sensazione in modo cosciente e si fa qualcosa per migliorare la propria condizione.


    Il Complesso di Inferiorità invece è costituito da un insieme complesso di emozioni (negative), e di pensieri inconfutabili da parte dell'individuo, la cui condizione risulta molto spesso irreversibile perché l'individuo, tra continui paragoni che lo fanno sentire sminuito fra amici, parenti ed idee della società stessa, ha poca stima e fiducia in se stesso (se non addirittura inesistenti).

    Si soffre di una determinata condizione, quindi si pensa che fare, ottenere delle cose e riuscire in certi ambiti risulta impossibile per via di ciò. Il senso di inferiorità si traduce in Complesso di Inferiorità.



    Ed è quello che sta succedendo, ma potrei anche dire che è incominciato da mesi, se non anni.


    Credi che la tua vita non sia degna di essere vissuta perché sei "insufficientemente alto".


    Credi di non meritarti alla tua ragazza perché la tua statura non ti fa sentire abbastanza uomo.


    Qualunque cosa ti si cerchi di far capire rimani fermo nella tua posizione, perché la ragione è inutile con il complesso.



    L'importanza dell'altezza è un costrutto sociale, ma tu l'hai preso per reale, e credi di non poterti definire uomo solo per questo e ignorando tutte le altre caratteristiche che ti rendono tale. Se ti portassi in America, dove il costrutto è più presente, questo ti distruggerebbe perché purtroppo anche la media è considerata bassa. Ma non è l'altezza di per sé il problema, ma il costrutto sbagliato di una società influenzata dai Media. E per di più il problema è nella tua testa.


    Non valorizzi la cosa, e questo a leggerlo penserai sicuramente ora che ti sembra ovvio, perché pensi che non c'è alcun significato a cui puoi darne valore. Se una persona imponente può sembrare più attraente poiché fisicamente più imponente(ripetendo il discorso del costrutto sociale), dall'altro può incutere timore nel prossimo. D'altro canto, una persona di statura più bassa (ed esile) mette da parte la diffidenza negli altri, e questo se ci pensi vale molto.

    È un esempio che potrebbe funzionare con te, ma come altri che potrebbero esserci.

    Esistono persone come Kevin Hart che, nonostante la loro altezza, vivono la loro vita al meglio (e non solo per la fama, che l'hanno raggiunta grazie al loro modo di pensare, di essere fiduciosi in se stessi), l'unica che ci viene data dalla nascita.



    Come ti ho già espresso in un post precedente, anche se per magia ti dessi l'altezza che tanto desideri, il problema (ovvero il complesso di superiorità) potrebbe anche non svanire. Perché appunto potrebbe non essere l'altezza, ma un fatto mentale.


    Ma più di tutte devi volere accettare la situazione ed andare avanti, perché non è una questione di possibilità ma di volere, e non vuoi perché hai paura e, per ora, ti mancano la forza ed il coraggio necessari.



    Il mio discorso non vuole essere giudicante, se questa è ciò che hai percepito, ma un'osservazione dettagliata della cosa. Per farti almeno capire la differenza fra senso e complesso.



    Ma è tanto vero che cerchi ancora sfogo e attenzioni, mi dispiace dirlo ma è così.


    Questo è l'ultimo post che scrivo in questo thread. Spero per te che un giorno comprenderai davvero il problema e avrai davvero intenzione di uscirne.

    Ciao, beh mi rivedo tantissimo in quasi tutti i commenti. Devo dire però che leonardh ha ragione. Per esperienza personale posso dire che ho passato 4 anni in cui uscivo pochissimo a causa di attacchi di panico e agorafobia.

    Oggi sto meglio, esco tutti i giorni ma mi capitano ugualmente dei periodi no. Anche perchè dovrei cambiare la mia quotidianità, ma quello è un altro discorso.

    Ciò che voglio dire è che, se soffrite di agorafobia dovete esporvi gradualmente. So che fa paura ma dobbiamo sforzarci piano piano. Non fa bene essere sempre accompagnati, in questo modo si crea un circolo difficile da spezzare ma capisco molto bene che dall'altro lato si usi la persona come "se mi sento male almeno c'è lui/lei che mi aiuta". Questi pensieri sembrano aiutarci, al momento, ma in realtà peggiorano questo disturbo.

    Esattamente, le paure purtroppo vanno affrontate per liberarsene. Ho dovuto attuare lo stesso meccanismo quando soffrivo di ansia sociale, questo mi ha permesso di uscire con una comitiva, fidanzarmi e frequentare una piazza, ad uscire quindi. Di fare altrettante cose che mi esponevano all'ansia in generale.

    Può essere stressante, estenuante, ma bisogna incominciare a costruire una base infatti a piccoli passi per rafforzarci e fornirci più coraggio.

    Detta così, comunque, la faccio facile, perché non sempre lo è, dipende dalla condizione in cui ci si ritrova. È comprensibile, ma ahimè non esistono vie alternative. In certi casi, comunque, serve l'aiuto di un esperto.


    Concordo con l'ultimo punto. Uscire con qualcuno può risultare più facile, apparentemente, ma farlo non supera la cosa come farebbe quella più difficile.

    Esco, quando è necessario lo faccio per fare un po' di spesa, quando ho necessità di muovermi e prendere aria fresca.

    Alterno periodi in cui esco pochissimo, credo più per noia dall'ambiente circostante, poco stimolante e alle volte disagiante. Una volta uscivo anche più giù in città, per il centro, da solo, ma senza amici dopo un pezzo ci si stanca. Altre volte è la stagione, troppo freddo o troppo caldo.


    Ho degli amici che escono poco se non per lavoro, uno di questi quando ha tempo è disponibile per un'uscita, ma vorremmo più persone e fare altre attività. Avendo solo loro che conosco da anni, di cui posso fidarmi e sono sempre stato in sintonia, mi trovo meglio.

    Nuove conoscenze, invece, fatico a digerirle rispetto a una volta, causa di eventi passati. C'è bisogno di costruire fiducia, se ci sarà da fidarsi, o quantomeno evitare l'ansia, che è già la causa del mio stress da pensieri ossessivi.

    Una volta invece, qualche anno fa, frequentavo una zona dove facevo skate. Era forte, ma fino a un certo punto, il resto la rendeva piuttosto tossica (pettegolezzi, sfottimenti, alle volte risse, canne etc...).


    È temporanea come situazione, per ora resto così.

    Non credo che una mia qualunque reazione negativa farebbe capire come la sua incomprensione, in merito al discorso, è inutile e superficiale. Non dal giudizio sul tuo modo di essere, da lui esposto:

    "In tutta onestà la tua carica di energia negativa che ti crei da anni è fastidiosa. Prima di tutto perché hai la salute! Sei pure un bel ragazzo e hai anche dei risparmi in banca. Hai 30 anni. Ma come fai a continuare a ragionarla così...sempre a piangerti addosso. Hai tutto! Scusa lo sfogo ma gli amici servono anche per dare due schiaffi a volte."

    Così come la mente umana, anche la vita ha mille e complesse sfaccettature. Queste, prese singolarmente o insieme, in base al vissuto, al modo di essere della persona o alla sua genetica sviluppa l'individuo fino a quello che è oggi. La depressione né diventa una conseguenza, causata dai motivi più disparati a noi ignari, ognuno di essi con un senso o meno, ma degni di essere presi in considerazione e ascoltati.


    Il tuo amico, forse, non le capisce perché è abituato a un'idea semplicistica della cosa, non le vede, non le comprende. Vede ciò di cui si dovrebbe essere grati, da quelle da lui esposte, e ci sta. Ma alle volte, direi spesso e volentieri, avere "tutto" (che è anche relativo) non implica necessariamente la felicità.


    O quantomeno, la tua negatività è solo insopportabile per lui. Schiettamente, è comprensibile da parte sua.

    Eccetto lo sminuire il malessere altrui.


    Quote


    mi ricorda un po' il ritritato discorso "solo i poveri possono essere depressi"

    Un classico. Come i malati terminali, per citarne un altro.

    Se la depressione fosse "plausibile" solo per una certa categoria di persone, vivremmo in un mondo (un po') più felice.

    Immagino la rabbia ma oh, spero che tu non abbia da sempre questa opinione nei suoi confronti, o quantomeno che non glielo faccia notare spesso. Non servirebbe altro pepe da aggiungere.

    Ad ogni modo, la vita in famiglia verte spesso sulle discussioni fra i componenti. Bisogna scendere a compromessi e decisioni in casi del genere.

    È giusto fare del bene ed essere corretti, ma vedila solo come una questione di principio tua personale che, se viene oltraggiata ingiustamente, deve essere messa ad un freno.

    Purtroppo non possiamo aspettarci che gli altri si comportino allo stesso modo, ma questo non implica che dobbiamo accettarlo né tantomeno tollerarlo, che è solo più stressante ed inutile.


    Sei fiera di te stessa perché fai del bene alla tua famiglia e non ti abbassi ai loro livelli, e ci sta.

    Eccezione fatta quando tu rispetti loro, ma loro non rispettano te.


    E questa è una cosa che devi risolvere. Devi farti rispettare.

    Il lavoro occupa gran parte del tempo, e per quanto possa piacere ci prima o poi la voglia fare altro nel tempo libero. Non siamo fatti per la monotonia.

    Che ti piaccia, comunque, è positivo, è un punto cardine. Devi appunto riuscire a risolvere prima i tuoi problemi, ma se per farlo bisogna avvalersi della psichiatria sono spesso scettico, non vedo in giro proprio dei risultati, che faccia effetto.

    Poi è un dato soggettivo. Potrei sbagliarmi.


    Credi che se riuscissi a trovare un Hobby, che dia più vivacità alla tua vita, riusciresti ad affrontare la depressione e l'ansia, ergo a non dover prendere più altri farmaci che ti fanno solo sentire più stanca? Cosa né penserebbe la psicoterapeuta in base a quello che stai affrontando?

    Nel caso fosse possibile, potresti sfruttare un weekend a riguardo.