Posts by Finnicella

    Diciamo che condivido alcune cose che dici, però le situazioni a cui pensavo quando ho aperto il post sono in parte diverse.

    Come dici tu stessa, tu a casa stai bene, non hai particolare desiderio di uscire. Io pensavo più a situazioni in cui per una fobia, problemi di ansia, un disturbo ossessivo o altro si vorrebbe moltissimo uscire, viaggiare, entrare in un negozio, andare dove più ci aggrada, ma non si riesce più a farlo perché la paura è più forte e ci tiene legati.

    Io che all'esterno ci sia un universo di cose godibilissime ne sono pienamente conscia e quell'universo di cose godibilissime l'ho sempre amato e anche vissuto fino a pochi anni fa. Mi manca tantissimo, perché ho sempre apprezzato i contatti sociali, le cene, i viaggi, i corsi, le escursioni di gruppo in montagna ecc. Quindi quando parlo di "sociofobia" non intendo scarso interesse ad avere contatti sociali, ma al contrario di un forte desiderio di avere contatti sociali che viene frenato dalla paura del "giudizio altrui" (così per rimanere sul generico). Capisco che forse possa sembrare un controsenso...

    Poi hai ragione, certamente in generale più si evita di fare un qualcosa, peggio è. La regola dovrebbe essere "evita di evitare". D'accordissimo sull'utilità delle "esposizioni obbligate" del tipo che dici tu. Io purtroppo di queste occasioni non ne ho, per il tipo di lavoro che mi trovo a fare e per altri motivi di cui ho parlato in altri post ma su cui non voglio tornare qui, per mantenere il discorso più su un piano generale.

    Comunque grazie mille per aver condiviso la tua esperienza e le tue osservazioni! :smiling_face_with_smiling_eyes:

    anni fa facevo il formatore a tempo pieno. quando uscivo venivo spesso attorniato da orde di allievi che mi chiedevano le più disparate informazioni. La compagnia di "amici" che frequentavo all'epoca erano anche loro interessati alle medesime questioni. Quindi.ho incominciato ad avere problemi ad uscire di casa. Facevo le vacanze fuori regione, se mi chiedevano del lavoro inventavo qualcosa ecc. Per uscirne pienamente ho dovuto allontanare tutti, quattro anni di.psicoterapia e cambiare attività. purtroppo non è facile

    Grazie per aver condiviso la tua esperienza ;)

    Io ( quando non devo andare a negozio ) non esco principalmente per pigrizia e perché mi sono scocciata del mio paese, ecco quindi mi annoiano più gli stessi posti che la casa di per sé. Film a casa e non mi scoccio. Avrei voglia di uscire fuori una volta a settimana ma non ho mai compagnia.

    Poi sono anche un po' sociofobica, avantieri son dovuta passare in mezzo a una piccola piazza di paese con tavolini fuori pieni e mi stava venendo un mancamento.

    Ecco su alcune delle cose che dici mi ritrovo. Il mio problema di base è diverso, perché io ho iniziato a smettere di uscire per una paura specifica, però da quando sono qui nel paese dei miei ci sono anche i fattori di cui parli tu. Da un lato qui non c'è un posto in cui desidero fortemente andare, per cui valga la pena cercare di contrastare la mia fobia/ossessione (ci sono più che altro condomini, un supermercato, il mercato un giorno a settimana). Dall'altro lato, il piccolo centro mi mette più a disagio della metropoli. Per dire, quando giravo da sola per Parigi ero tranquillissima. Qui l'idea di incrociare persone mi mette molta più ansia. Che poi il paradosso è proprio che il contatto umano mi manca tantissimo, ma al contempo probabilmente, a parte la mia fobia di base (di cui non voglio parlare adesso), sono diventata sociofobica pure io :D

    C'è qualcun altro che ha problemi ad uscire di casa, soprattutto da solo/a? Ossia, che vorrebbe farlo, ma per motivi vari (ansia, ossessioni, fobie) non lo fa?

    Come affrontate la questione? Non vi annoiate? Non siete stufi?

    Che mi annoio da morire. Vorrei solo avere qualcuno con cui andare a mangiare una pizza e fare due passi. Mio padre ultraottantenne ha una vita più interessante della mia. Mia sorella ormai non si ricorda neanche che esisto. Le mie giornate: lavoro al pc, pulizie, ginnastica, netflix, dormire. Potrei andare a socializzare al circolo per anziani, se qui esistesse un circolo per anziani.

    Credo che sia soggettivo, ma io non ce la farei a vivere così (a prescindere che sia giusto o non giusto il comportamento dei suoi genitori, che non metto in discussione).

    Anni fa avevo un ex che di tanto in tanto parlava di andare a vivere a casa sua, nella sua casa di famiglia. La prospettiva non mi piaceva affatto, in primis perché, come dici tu, io mi vedevo solo in una casa che fosse anche "mia" (in secundis, perché a vivere con noi ci sarebbe stata anche sua madre =O , allora giovane e perfettamente autonoma). Fortunatamente per me, ci siamo lasciati prima.

    Ma in realtà io non rumino molto in questo periodo, cioè non è che sprizzi gioia da tutti i pori ma tutto sommato sono più tranquilla che in passato. Mi sveglio sempre nel bel mezzo di qualche sogno, più volte nella stessa notte. Saranno i pensieri repressi :D

    A pensarci bene in effetti sono sempre sogni un po' deprimenti: ad esempio mia nonna che è mancata lo scorso anno, oppure persone con cui non ho rapporti da 20 anni, o cose legate al mio precedente lavoro. Insomma, di notte, nei sogni, riemerge tutto ciò a cui cerco di non pensare quando sono sveglia. E quando il sogno arriva ad un certo punto... tac: mi sveglio.

    Comunque una persona in privato mi ha gentilmente consigliato un prodotto naturale che non ho mai provato. La composizione mi sembra buona. Tentar non nuoce!

    Che poi, a parte il CSM/CIM esistono tante altre alternative. E le pillole probabilmente sarebbero più efficaci se accompagnate da una psicoterapia fatta con costanza. Senza contare che tu stesso hai detto che non racconti tutto allo psichiatra, quindi come fa a darti una terapia ad hoc?

    Comunque in Italia i trattamenti sanitari non sono obbligatori (il TSO si applica solo in ipotesi estreme e non credo che il tuo caso ricada in queste ipotesi), quindi sei liberissimo di fare ciò che vuoi.

    Lo smartworking avrà senz'altro i suoi vantaggi, soprattutto per chi ha una famiglia (non è il mio caso) ma alla lunga può anche stufare un po'. Poi dipende, se magari si hanno comunque clienti o colleghi che si incontrano dal vivo o se di tanto in tanto si fa qualche giorno di lavoro in presenza è un altro discorso. Io lavoro unicamente da remoto, come libera professionista, da circa 8 anni (non per una vera e propria scelta, ma perché anni fa è stata l'unica alternativa alla disoccupazione) e certe volte ne ho le tasche piene. Rimpiango i tempi in cui lavoravo in università e interagivo con colleghi e studenti, andavo a convegni, facevo pause pranzo in compagnia.

    Adesso lavoro come freelance per un ente che ha sede all'estero. Non ci sono riunioni, né reali né virtuali. Non ci sono telefonate, non ci sono interazioni, se non scambi di email standardizzate. A volte mi capita di avere altri clienti, ma sono sempre all'estero oppure se italiani in altre città, per cui non c'è mai nessunissima interazione, al massimo qualche scambio di email. Le uniche interazioni a livello professionale le ho avute quando mi sono pagata di tasca mia corsi, formazioni professionali, summer university e altre cose del genere all'estero oppure quando ho fatto io qualche docenza saltuaria.

    Un minimo di contatto umano in ambito professionale mi manca tanto. Amavo gli scambi, i confronti, le interazioni. Erano stimoli per continuare a crescere. Mesi fa ho insegnato in un master a distanza e mi è sembrato di rinascere. Poter interagire con gli studenti è stato bellissimo, nonostante le webcam spente, nonostante tutto. Ma anche quella esperienza è finita ed è tornato tutto come prima. Per cui adesso sono di nuovo a confrontarmi con word e lo schermo del pc. Per carità, sono felice di avere un lavoro (finché lo avrò, perché comunque essendo una freelance non si è mai sicuri di niente), ma se potessi tornare indietro (di tanti anni, forse addirittura ai tempi della scelta della facoltà) forse farei scelte diverse.