Posts by La mente mente

    Forse non dovevo abbassare la guardia, non mi sarei dovuto distrarre, ma credo che nulla avrebbe potuto evitare le lunghe ore passate in preda all'angoscia, la costrizione fisica e la sofferenza psicologica, dalle quali mi sto solo ora riprendendo gradualmente. La sensazione è quella di essere stato travolto da un treno.

    Ciao Chato, benvenuto sul forum! Molti e molte utenti si rivolgono a comunità virtuali come queste per poter stabilire quel contatto empatico, quel dialogo e quella solidarietà che nella vita reale non si riesce a ottenere, spesso a causa di un eccesso di candore e sensibilità, qualità sovente ignorate, se non osteggiate e marginalizzate nella società contemporanea fatua e superficiale. Forse ti sei accorto che sei riuscito a ritrovare te stesso nel silenzio, nella calma e nell'isolamento, che hai scoperto fossero molto più benefici delle interazioni superficiali e banali, prima tollerate, ora alquanto detestate. Più che altro, ora sei alla ricerca di una qualità relazionale più significativa, e dunque non ritieni che valga la pena rinunciare al prezioso dialogo con te stesso (che ti ha chiarito ciò che ti fa stare bene e cosa no) per tornare a una mediocrità poco stimolante. Qui credo verrai confortato con storie simili con persone che hanno una indole simile alla tua (come il sottoscritto): credo che il periodo difficile che abbiamo vissuto ci ha fatto comprendere il valore del silenzio e della riflessione e la nostra esigenza taciuta di legami di qualità, legami che ci arricchiscano. Detto questo, ti auguro un buon proseguimento su questo forum! A presto :)

    La mente mente mi sembri un ragazzo intelligente e pieno di sensibilità. Leggo i tuoi commenti, spesso ti ho trovato in chat. Mi dai proprio l’impressione di essere una bellissima persona. Non lasciarti sconfiggere da te stesso. Non so se stai facendo una cura, nel caso probabilmente è auspicabile valutarla, ma credo che con un aiuto ne usciresti vincitore. Hai sicuramente grandi capacità (si vede da come scrivi) e tu questo lo intendi come “non avere nulla di buono dalla vita”? Significa che con la carica giusta uscirai quanto prima dall’Università e poi aprirai le pagine di un nuovo libro. Il problema che molti di noi qui hanno (o hanno avuto) è di non credere in noi stessi. Per poi ritrovarci, qualche volta nella vita, a capire che invece quando crediamo in noi stessi le cose girano nel verso giusto. Ci saranno ricadute, un po’ perché la vita spesso è una 💩 (anche x quelli che ti sembrano perfetti) e perché un po’ siamo fatti così… ma vedrai che, provata la prima risalita, avrai il coraggio di affrontare meglio tante cose. Forza forza forza. Qui facciamo tutti il tifo per te 👍👍👍

    Grazie di cuore per il tuo messaggio Lily, le bellissime parole che hai scritto su di me mi confortano molto. Il tifo che sento forte e costante da parte di questa splendida comunità è uno dei motivi per cui non ho perso del tutto la speranza nel domani. Rileggerò più volte il tuo incoraggiamento quando mi sentirò giù di morale o affaticato. E' una battaglia lunga ma grazie a voi non ho perso la voglia di combattere <3

    Ciao repcar, bentornato sul forum! Siamo felici di riaccoglierti, sono sicuro che tornerai a confortare e a consigliare gli ansiosi e le ansiose vecchi/e e nuovi/e (tra cui mi sa anche il sottoscritto!). Ti auguro un buon proseguimento sul forum, a presto :)

    Lotto ogni giorno una battaglia silenziosa con me stesso, con il pensiero che nulla cambierà e che il futuro sarà piatto, senza speranze e immobile come adesso. Vedo la vita (altrui) dispiegarsi in tutti i suoi risvolti positivi o meno, ma che si muove e si evolve in qualche modo. Io intanto inizio a confondere mesi e date, dettagli di poco conto sovrapponibili, dato tutto si sussegue uguale, tutto ha perso d'importanza ormai. La stanchezza mi rende spaesato e vulnerabile a tutti i colpi che la realtà mi infligge inesorabile. Sento che i progressi futuri siano un'illusione...d'altronde cosa si sono rivelate che fossero tutte le speranze precedenti, quelle degli ultimi anni, se non, per l'appunto, illusioni? Mi ci vorrebbe ora uno sforzo d'immaginazione per pensare a qualcosa che vada oltre il piattume del presente. Vorrei avere solo qualcosa di concreto a cui aggrapparmi.

    Avendo letto solo distrattamente la discussione che è seguita al quesito iniziale, la mia risposta verterà inevitabilmente sulle argomentazioni di quest’ultimo, pertanto mi scuso anticipatamente se nel mio messaggio io possa dare un parere già fornito in precedenza.


    Normalmente, nell’agone politico delle democrazie occidentali, caratterizzate dal suffragio universale e dall’esercizio esteso all’intera popolazione dell’elettorato attivo e passivo, è naturale che la demografia della classe dirigente parlamentare e assembleare, e quindi dei rappresentanti dell’elettorato, cambiasse e divenisse eterogenea in termini di appartenenza di classe socio-economica: in precedenza l’estrazione dei parlamentari e dei ministri era espressione delle classi aristocratiche, alto borghesi, o comunque abbastanza abbienti da dedicarsi all’attività politica senza perdere redditi (derivanti da grandi rendite). Successivamente, con l’entrata nella democrazia parlamentare dei partiti di massa, sono diventati legislatori appartenenti alla piccola borghesia e (soprattutto nei partiti socialisti) di esponenti della classe operaia. Proprio per l’esigenza di garantire lo svolgimento libero e pieno delle funzioni parlamentari fu introdotto un onorario (tanto vituperato), in modo che a chiunque fosse garantita una tranquillità economica tale da esercitare pienamente il proprio mandato, così da tutelare conformemente gli interessi degli elettori rappresentati.


    Tali nuovi rappresentanti potevano supplire l’assenza di titolo di studio, e talvolta anche l’assenza di formale scolarità, tramite la frequentazione assidua delle sezioni e delle scuole di partito (i socialisti prima e i comunisti poi hanno sempre posto l’accento sulla educazione alla coscienza di classe della classe operaia) e le battaglie comuni per i diritti dei lavoratori incentrate nella lotta sindacale. Un altro fattore accomuna la selezione delle future classi dirigenti nelle compagini partitiche: la gavetta ai vari livelli amministrativi e di governo, dagli enti locali a quelli nazionali, passando per l'associazionismo. È grazie a tale cursus honorum che, indipendentemente dalla formazione accademica di ciascuno, si sono ottenute per diverso tempo quelle agognate competenze e capacità di decisione relativi ai temi più delicati per la comunità rappresentata.


    La capacità di direzione politica, perlomeno nel contesto italiano, si affiancava a un establishment burocratico (gli inglesi direbbero di civil servants) che rendeva fattibili e possibili le politiche, nel quadro di una netta divisione (di categorie politologiche) tra policies (cioè le politiche di dettaglio, concrete) e politics (la politica di ideali, il quadro assiologico nel quale le riforme e provvedimenti di cui sopra dovevano inserirsi). Processi storici tumultuosi che hanno colpito il nostro paese, come la fine dei partiti, la democrazia verticistica prima, liquida poi, e il dilagare dei populismi hanno fatto sì che tale cerniera, tale legame, venisse scardinato. Contemporaneamente al declino morale e economico si è assistito al prosciugamento dell’agorà pubblico, con un parlamento da un lato esautorato del suo primario compito di espressione massima della sovranità popolare ex Costituzione (il governo è in carica solo quando, una volta nominato dal Presidente della Repubblica, riceve la fiducia di Camera e Senato), sacrificato sull’altare del verticismo (a destra) e del correntismo (a sinistra), dall’altro la difficoltà di reclutare nuove generazioni di legislatori e amministratori, che venivano dunque cooptati dalla cosiddetta società civile, tra i professionisti di rinomata fama, ma privi di una capacità gestionale che si impara facendo politica sul campo. L’erosione sostanziale del tessuto democratico e la perdita di potere effettivo delle istituzioni hanno fatto sì che emergesse una dissonanza tra l’interesse elettorale e quello nazionale, con quest’ultimo che prevedeva la presa in carico di alcune importanti riforme strutturali che avrebbero reso, a fronte di ristrettezze e difficoltà di breve periodo, una maggiore competitività e un rilancio nel consesso europeo. Lo scontento popolare ha poi fatto il resto: si è additata una classe politica magari poco capace, poco potente ma istituzionalmente “alfabetizzata”, sostituendoli con i dilettanti allo sbaraglio delle formazioni populiste, presentati come somari onesti, rivelatisi incompetenti, incapaci e pronti a prostrarsi di fronte al potente di turno pur di non perdere le prebende che avevano combattuto ferocemente nella loro vita precedente (ma rimanendo somari). Per un professionista competente, non vale più la pena immischiarsi nel tritacarne della politica attuale, meglio non rovinarsi la reputazione o la loro rispettabilità (ecco perché è al giorno d'oggi quasi impossibile reclutare candidati sindaci, ad esempio, perché li si lascerebbe soli in mille responsabilità, con il rischio di essere travolti dalla gogna in caso di passo falso, o essere attaccati gratuitamente dalla politica politicante). Ma la musica è cambiata quando ci si è resi conto del valore di una classe dirigente qualificata solo una volta che il paese si è ritrovato nella sua ora più buia (negli ultimi due anni).



    Per quanto riguarda la fenomenologia dei tecnici al potere, è presto detto: quando i mercati e i partner europei hanno ritenuto inaffidabile il paese anche a fronte del livello di una classe dirigente più interessata ai risvolti elettorali delle loro politiche piuttosto che al futuro del paese, si è dovuto rendere necessario l’intervento di questi cosiddetti tecnici, che altro non sono che quel nugolo di civil servants e di personalità di spicco in grado di colmare le mancanze dei governanti precedenti. Credo che, se le formazioni politiche, anche alla luce (e all’ombra…) dei risultati delle elezioni amministrative e delle grandi riforme che si prospettano, si renderanno conto del vento che cambia nell’opinione pubblica, nella richiesta a gran voce di stabilità e competenza, di abbandonare gli slogan e la litigiosità da stadio, allora credo che si tornerà a una res publica incentrata sulla dialettica democratica sui temi concreti, con un personale dirigente preparato e al contempo con una comprovata esperienza amministrativa. Altrimenti, non vedo futuro.