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    LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


    Egregio Signor Mattarella, per avventura Vostra e Sventura di tutti noi Presidente della Repubblica,

    Lei, quando afferma che "fare il vaccino è un dovere per tutti" dovrebbe, prima di pronunciare queste incaute, avventate parole, firmare di suo pugno una dichiarazione per cui lo Stato si assume tutte le responsabilità per eventuali morti, disabilità, disagi gravi di ogni tipo derivanti dall'essersi fatti somministrare il Suo vaccino, eventualità che hanno già riguardato tantissime migliaia di decessi in tutto il mondo, così per essere chiari. Assumersi TUTTE LE RESPONSABILITA' significa, tanto per essere chiari, rimborsi alle famiglie per centinaia di migliaia di EURO, seppure, come Lei si renderà conto, la vita umana non abbia prezzo, i danni morali e materiali per dei gravi problemi fisici permanenti non abbiano prezzo. Solo allora potrà aprire bocca per pronunciare parole che altrimenti non hanno senso alcuno se non il senso del disprezzo per la vita umana. Penso che alla fine tutto questo Lei sia in grado di capirlo. Coraggio, ce la può fare. E allora forse potrà mostrarsi degno di essere chiamato "Presidente" dagli italiani.


    (Un cittadino che non L'ha MAI eletta)

    C'è però da dire che un tale modus operandi prescinderebbe dalla firma di un consenso informato quindi (magra consolazione) in caso di reazioni avverse non sarebbe esclusa la possibilità di iniziare una costosissima causa trentennale dall'esito estremamente incerto... wow...

    Le reazioni avverse le attribuirebbero al bicchiere di vino rosso che ti sei bevuto prima del vaccino... ;) Comunque, un panorama inquietante ma per nulla infondato...

    Poi la frase, pronunciata da mio fratello e per cui posto : "io non torno all'eroina perchè so che è una vita impossibile se non sei ricchissimo, ma se fossi ricchissimo vivrei di eroina senza esitazioni!"

    Con troppa fretta, lo ammetto, rispondo che è come dire che si vuole vivere da dissociati psichici o da morti viventi.

    Pronta la sua risposta inneggiante a tutti gli artisti che hanno creato meglio e di più grazie alle droghe, con Lou Reed capofila.

    Diversamente da lui amo l'Arte in tutte le sue forme, e mi viene automatico replicare che il "viaggio" di un Artista non ha nulla in comune col "viaggio" di chi si butta sul divano e quando si desta in astinenza pensa soltanto a come procurarsi un'altra dose.

    Direi anzitutto che tanti idoli del rock ci hanno comunque rimesso le penne con la droga, basti citare Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Ami Winehouse (adoro), Kurt Cobain e via dicendo. Quelli più avveduti (vedi Rolling) a un certo punto sono riusciti a smettere, tanto che riescono a stare sul palco quasi ottantenni.

    Certo, l'artista, il musicista, spesso sono genio e sregolatezza. Io che a volte mi diletto nello scrivere poesie, sono innamorato di Pessoa, tanto che desidero vedere Lisbona prima di morire più che altro per lui. Morì giovane, alcolizzato. Anche lui. Però capisco tuo fratello. Perché mi sono trovato in situazioni assai simili. Non per la droga, ma con i farmaci. Ed è il capitolo della mia storia che finalmente sto per affrontare...

    Trovare un poco di silenzio dentro se stessi...Quel silenzio che possa indicare la via...Il sufismo, Rumi in particolare, sembra incarnare la tendenza più pura dell'Islam. Quella che lo avvicina alla tradizione orientale più antica. Disse Rumi:

    • „Nel momento in cui accettiamo i problemi che ci sono stati assegnati, le porte si aprono.“. ...

    Accettare significa comprendere che tutto ciò che ci accade è solamente NOSTRO, serve per farci apprendere qualcosa, nel cammino della nostra eterna evoluzione. Troppo facile ribellarci a quello che definiamo MALE, senza riuscire a farne legna per il fuoco della comprensione profonda. So soltanto che c'è una strada da percorrere, la mia (ognuno ha la sua) e ogni volta mi sembra di averla appena iniziata...Tanti anni di yoga, meditazione, non so fino a che punto mi siano serviti...

    Visti gli ultimi fatti di cronaca (qui si che esiste l'emergenza) direi che un maggiore controllo dei "malati" violenti sarebbe auspicabile...

    Vabbè, qui andiamo OT e me ne scuso, ma sappiamo tutti come in Italia le leggi che sembrano più giuste poi, applicate nella pratica, diventano delle vere e proprie BARBARIE. Non si sono create strutture adeguate per i malati mentali, le famiglie sono state abbandonate al loro destino con conseguenze spesso tragiche, altrettanto spesso i malati vagano da soli abbandonati per le strade. Basaglia era un altro utopista che non teneva conto della realtà e dell'indifferenza delle strutture statali.

    Vorrei tornare a Zan, ma il momento è talmente tragico per ben altri motivi che non ci riesco...