Posts by Pivaldo

    Per carità, in teoria ogni ragionamento incentrato sulla gravità del tradimento può concludersi con il semplice principio che il traditore pentito debba scontare in eterno la sua colpa a meno che non si sottoponga ad un processo tipo quello della Sacra Inquisizione (cattolica) e, dopo essere stato adeguatamente torturato ed afflitto per dichiararsi pentito, sia graziosamente perdonato. Quel tipo di perdono, però, assomiglia all'annichilimento della personalità. Quindi, è considerabile come una sorta di vendetta consumata da parte del tradito.


    Per esperienza, credo di conoscere abbastanza bene il tradimento di coppia, al punto in cui sono arrivato nella vita. L'ho subito e scoperto, ed ho perdonato. L'ho fatto e sono stato scoperto, e sono stato perdonato. L'ho fatto e non sono stato scoperto.

    Ho poi avuto ventura di studiare parecchi casi di tradimento, reali e supposti. Già, perché esistono pure tradimenti ritenuti tali ma mai verificatisi nella realtà.

    Pure gli esiti dei tradimenti sono estremamente vari.


    L'essere traditi è una sensazione bruttissima. Lo so benissimo, l'ho provato sulla mia pelle.

    Ti stritola il complesso di certezze sul quale avevi fatto conto. E dunque crea un danno non recuperabile psicologicamente se non si fa ricorso a quello che chiamasi l'oblio, la capacità di superare momenti di crisi.


    L'unico modo, a mio sommesso avviso, per superare la crisi e ricostituire il rapporto è non dimenticare che l'essere umano è debole, può cadere in tentazione, ma che esistono delle corresponsabilità nel creare le premesse per il tradimento (come lasciare che il rapporto non cresca ma sia lasciato a se stesso) e che, ancora più importante, ci può essere nel traditore la possibilità di rendersi conto del male fatto e di voler costruire un nuovo rapporto con il tradito, lasciando alle spalle quello che è stato vulnerato dal tradimento, su basi nuove, dandosi fiducia a colui che ha tradito ma si è pentito interiormente. Dare fiducia a chi ha sbagliato significa anche riconoscergli dignità.


    In quel senso, può avvenire una catarsi, nella quale i due partners ricominciano da capo un nuovo percorso. Certo, il passato peserà in ogni caso e qualche volta travolge la nuova esperienza con il riaffiorare di rancori ed ostilità.

    Ma se si pensa di continuare l'esperienza precedente, semplicemente crocefiggendo il reo traditore, quasi mai si riesce a salvare qualcosa.


    Paradossalmente, se si vuole conservare il vecchio rapporto, è meglio ignorare il tradimento subito, accertarsi discretamente che si sia esaurito, ed andare avanti, quasi come se nulla fosse.


    Mi rendo conto che siamo andando OT, esplorando i confini della teoria del tradimento sentimentale, problema esistenziale complicatissimo nella storia umana. E mi fermo qui.


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    Ho qualche problema con la definizione che riporti, Bruce, e che ho trovato ripetuta su molti siti di psicologia e sessualità, perché, sotto molti aspetti, potrei identificarmi come soggetto iper-sessuale.

    Riconosco di avere avuto sempre fantasie sessuali ricorrenti e, ovviamente forti impulsi a fare sesso, ma non mi sembra proprio di avere avuto episodi maniacali o comportamenti "promiscui". A maggior ragione vanno escluse "sostanze" e "condizioni mediche".


    Semplicemente, mi sono trovato ad essere un soggetto sessualmente "caldo", ma non mi ha impedito di impegnarmi molto nel lavoro e di avere una vita abbastanza normale.

    Mio padre mi aveva avvisato - unico accenno di educazione sessuale esplicita - che, in famiglia, per i maschi c'era una fisica tendenza a non essere soddisfatti solo con una donna, ma che non era certo un impedimento a vivere normalmente.


    Ho avuto partners femminili "calde" e "tiepide", dal punto di vista sessuale ma le mie scelte sullo stabilimento di rapporti di lungo termine non sono stati condizionati da quel connotato. Non c'è stata una scelta di partners "tiepide" perché ritenute più affidabili, ma una valutazione molto più ampia.


    Poi, sul tuo "spoiler" sono pienamente d'accordo.


    Comunque, tanto per cambiare sono perplessa su alcune cose. Innanzitutto, per capire meglio, occorre definire meglio cosa s'intende per iper-sessuale, termine usato da te molto spesso. E' sufficiente avere forti pulsioni sessuali per essere iper-sessuali?

    Oppure in base a cosa si misura? In base al numero di partner? Se faccio sesso tutti i giorni con mio marito non sono ipersessuale, e se la do ogni due mesi a un tizio diverso invece sì? Insomma non è chiarissimo, perchè il numero di partner e rapporti può variare parecchio in base a fattori esterni e circostanze della vita. In base al tuo modo di vedere, io sono certamente iper-sessuale, ma fino a 40 anni suonati ho avuto rapporti sessuali solo con un fidanzato prima e un marito poi.

    In questo caso, mi sento più d'accordo con Desperate.


    La qualificazione di iper-sessuale come proposta mi sembra una generalizzazione che non possa dirsi esaustiva dal punto di vista comportamentale. Pulsioni e fantasie sessuali ricorrenti, se parte del proprio carattere, non sono un fatto negativo.


    Così, non concordo sul fatto che sia l'iper-sessualità il male dell'epoca moderna.

    A me sembra che il vero fenomeno attuale tra i giovani o i quarantenni sia la banalizzazione della sessualità, non vista come necessità di soddisfare proprie pulsioni (che rientrano nel campo naturale) ma come una specie di sport, per la pratica del quale non esitano a doparsi, prendendo esempi dalla pornografia (che è finzione cinematografica e non attendibile) e non esitando a fare uso di stimolanti e droghe pur di ottenere prestazioni da raccontare e vantarsi (vedi casi di cronaca ricorrenti) pur non avendone necessità dal punto di vista patologico.

    E' chiaro che così facendo si perde pure il piacere di fare sesso.


    Invece, se hai robusti appetiti sessuali del tutto naturali, quel piacere non si perde ...



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    Il matrimonio andava male ma dopo 33 anni insieme andava male come i matrimoni in cui non si investe sulla coppia. Rimediabile. Io ho capito i miei errori e nn li rifarei . Sto lavorando su me stessa sulle mie ferite emotive con la meditazione. Posso dire che questa cosa mi ha costretto a guardare a me stessa e ritrovarmi.


    (...)


    Lui adesso dice che è finita con l’altra è che vorrebbe riprovare a vedere se tra noi si può ancora salvare qualcosa. Io nn so come dargli fiducia anche se gli consentì ancora di parlarmi . La storia con incontri sporadici è durata fino a questa estate e così mi spiego la sua reticenza a voler fare qualcosa di concreto per ricostruire un rapporto. Sono combattuta perché da un lato quello che voglio da quando è iniziato tutto è un’altra possibilità adesso che sembra darmela non sono sicura di volerla . 😂

    - Lui non intende chiedere scusa. Significa che non pensa di aver sbagliato o che ancora sta sbagliando (come intuisci tu).

    non vedo come si possa restare con qualcuno che non ha rispetto...come si può dormirci insieme, baciarlo...è assolutamente impossibile. Magari ci si può continuare a sentire, a vedere, ma come si può baciare una persona che non ci rispetta?


    Dalla lettura del dibattito seguito all’intervento iniziale mi viene di fare alcune considerazioni su due aspetti della vicenda che, secondo il mio modesto avviso, contraddicono la volontà dell’opener di “salvare” il rapporto.


    Asserita necessità del traditore di scusarsi del tradimento.


    Va bene, non ci sono scusanti al fatto di avere tradito: è un dato di fatto. E' chiaro che c'è stata una mancanza di rispetto (altrimenti non ci sarebbe stato il tradimento). Per questo occorre il perdono ...


    Ma se il rapporto clandestino è veramente finito credo che per provare a ricostruire la relazione di coppia, sia opportuno considerare che non siano necessarie delle scuse esplicite. Specie se, come la opener ha dichiarato, era un rapporto di coppia di lungo “corso” (33 anni, vedi sopra) e logorato dal fatto che nessuno dei due aveva investito su di esso ma l’aveva semplicemente fatto andare avanti.


    Le scuse esplicite, secondo me, non possono essere una condizione per tentare un recupero della coppia.


    Tanto, quando avviene una riappacificazione, succede sempre che il tradito, pur avendo perdonato non si esima dal rinfacciare l’accaduto (in un periodo di una decina di anni, almeno) alla minima crisi, per far valere la propria generosità nell’aver perdonato. Direi che ciò pareggia la mancanza di scuse esplicite.


    Richiesta del tradito di avere spiegazioni su come sia avvenuto il tradimento


    Questa storia del voler “sapere” l’ho sentita mille volte e credo proprio che non aiuti.


    Per me è una curiosità morbosa, foriera di creare grossi problemi psicologici ostativi alla riappacificazione. Il tradimento è avvenuto e la relazione clandestina è finita, questo dovrebbe bastare per riprendere il cammino della coppia con maggiore attenzione (facendo investimenti su di essa, cioè impegnandosi). Se c’è stato il tradimento, ci saranno stati episodi di sesso, di intimità, ecc.

    Mi sembra scontato e non vedo perché dover dare particolari.


    A me sembra, in conclusione, che vi siano due problemi considerevoli che impediscono qualsiasi riappacificazione, almeno nell'immediato.


    Il primo è la mancanza di fiducia nel partner già traditore nell'impegnarsi nella ripresa del rapporto (che significa che il partner tradito non ha elaborato lo shock del tradimento).


    Il secondo, per essere chiari, è che non vi sia intesa sessuale e, mi sembra di capire, questo sia dovuto alla ritrosia del partner tradito (e su questo dovrebbe intervenire uno specialista di crisi di coppia). In una situazione così delicata, ogni rifiuto (di partecipazione) tende a spegnere ogni iniziativa del marito in quel campo.


    Forse è necessario un periodo di "purificazione" sufficientemente lungo per vedere se i due problemi anzidetti siano superabili. Ma al momento non vedo possibilità concrete.


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    Ho trovato interessante questo thread, che indica un fenomeno molto diffuso nella nostra moderna società.


    Tanto per dirne una, una settimana fa ero ad un appuntamento di lavoro in presenza con un vecchio amico (siamo coetanei), dopo che per un anno e mezzo ci siamo sentiti solo in video-chiamate. Al momento del commiato, abbiamo finito col parlare dei rispettivi figli, nessuno sposato anche se impegnati in coppia.

    Il mio amico mi raccontava come ormai si fosse fatto una ragione del fatto che il figlio (di 27 anni) avesse una relazione stabile con una ragazza (ormai donna) da dieci anni e, nonostante abbia un lavoro stabile e nessuna preoccupazione economica, non si senta di sposarsi e, se non ho capito male, nemmeno di stabilire una convivenza (che oggi è il surrogato del matrimonio). Infatti, vive in casa con i genitori e una nonna. Trascorre fuori casa molti week-end e le vacanze.


    E imputava questo atteggiamento del figlio alla generale incertezza dei rapporti di coppia degli ultimi venti anni. Riteneva che, nonostante la fidanzata fosse una persona ottima (serietà, posizione economica, ecc.) non fosse scattata la voglia di mettere su famiglia, e ciò perché, in fondo, questo giovane uomo non si “fida” di creare una coppia/famiglia. Il mio amico (due matrimoni ed almeno una convivenza alle sue spalle) imputa tutto a questo timore (per non chiamarla paura) del figlio di trovarsi tradito e di vedere la coppia sfasciata.


    Mi ero domandato, prima di leggere il dibattito ingenerato da questo thread se fosse una questione di immaturità, spiegazione logica ma che potrebbe essere semplicistica (vista la numerosità dei casi), o semplicemente di egoismo “difensivo”, dovuto ad una incapacità di comprendere ed accettare la nuova conformazione dei rapporti di coppia, molto più “insicuri”, almeno in superficie, rispetto ai rapporti osservati nell’ambito familiare (che rimane una sorta di comfort zone rispetto al caos esterno).


    Ovviamente, un conto è avere 27 anni ed un altro è averne 43, ma sono portato a credere che il maschio moderno ancora non abbia digerito la parità femminile e la libertà sessuale imperante. L’accetta dal punto di vista sessuale, anche perché gli rende la vita più semplice nella soddisfazione delle proprie pulsioni sessuali, ma non riesce ad accettare il rischio di prendersi una compagna per formare una coppia stabile, fare figli, ecc. Si potrebbe semplificare per dire che, fatti i rispettivi comodi, ognuno a casa sua (addirittura dai genitori).


    Poi, il caso esposto dalla opener è reso più complesso per il fatto che il suo amico voglia mantenere la relazione con lei "nascosta" all'esterno. Ma quello, secondo me, si spiega con il fatto che abbia voluto caratterizzare il rapporto come non impegnativo ed escluso il coinvolgimento. E voglia tenere il punto per una forma di coerenza.

    A meno che, come indicava Gloria (da smaliziata osservatrice quale è) non avesse rapporti con altre donne nella comitiva e li voglia parimenti preservare: un modo malinteso di sentirsi maschio alpha.


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    Ho amici stranieri (compresi inglesi) che mi invidiano perché l'Italia ha affrontato in modo deciso e stringente la questione della vaccinazione. Quelli che sono venuti in vacanza in Italia hanno detto di sentirsi più sicuri qui che in patria.


    Sono perfettamente d'accordo con il Governo, anche se può essere impopolare. I vaccini sono pagati dal Sistema Sanitario Nazionale ed hanno funzionato: abbiamo statistiche a livello europeo e mondiali che indicano come l'incidenza dell'infezione da COVID-19 sia diminuita grazie ai vaccini eseguiti su una grande percentuale della popolazione (basta vedere le statistiche dello stesso mese del 2010).


    Per quello che mi riguarda, sono immuno-depresso a causa di patologia e la cura che mi appresto a fare aumenterà il mio rischio. Non faccio venire a casa gente che non sia vaccinata. Non li frequento più. Non sono arrivato a desiderare di perseguitarli, se non quando mi ripetono le loro argomentazioni alquanto sconclusionate (come quella che il Governo dovrebbe imporre l'obbligo vaccinale o che la pandemia è una invenzione di Big Pharma e che l'infezione è curabilissima).


    Credo che si sia data troppa visibilità ai no-vax e che vi sia in loro una gran voglia di passare per perseguitati e vittime.

    Invece, mi devo io, vaccinato e fragile, guardare da loro, visto che hanno molte più probabilità di prendersi l'infezione rispetto ai vaccinati e stanno occupando letti di ospedale e terapie intensive.


    Se non ti fai la vaccinazione contro il COVID-19 devi accettare di subire limitazioni alla sfera di attività che puoi svolgere. Non esiste libertà senza limiti imposti dalla comunità.


    Il Green Pass sta facendo vaccinare le persone indecise, anche questo è un dato di fatto. Saranno pure ricattati ... come mi dicono alcuni amici no-vax. E' quello che provo quando sono quando sono costretto a pagare le imposte in misura che reputo eccessiva.

    Piacciano o no, le regole vanno rispettate, si possono impugnare davanti alla Magistratura e, finora, l'operato del Governo è conforme alla Costituzione ed alle altre leggi.


    Altrimenti, si può andare in altri paesi con regole meno stringenti e ... buona fortuna.


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    Pasta con melanzane, carote e provolone


    Ingredienti per 2 persone:

    • 200gr di pasta(spaghetti, linguine, bucatini; rigatoni, pennette o sedani)
    • 250gr di melanzane
    • Mezza carota tagliata sottile (una julienne sottile)
    • 100gr di pomodorini ciliegino in scatola o freschi
    • 80 gr di provolone piccante o dolce
    • 1 spicchio d’aglio
    • Un cucchiaio di olio extra vergine di oliva
    • olio di girasole per il soffritto iniziale
    • sale q.b.


    Procedimento:


    ·       Tagliate le melanzane a tocchetti, cospargetele di sale e lasciatele riposare in una ciotola per 10 minuti, sciacquatele ed asciugatele bene

    ·       In una padella o tegame antiaderente rosolate l’aglio con l’olio di girasole, aggiungete la julienne di carote, le melanzane a tocchetti e il sale e lasciate il composto a fuoco moderato per altri 5 minuti con coperchio chiuso, mescolando con mestolo un paio di volte.

    ·       Nel frattempo mettete sul fuoco la pentola con lacqua per la pasta.

    ·       Aggiungete i pomodorini, schiacciandoli con un mestolo di legno, e fatele cuocere da entrambi i lati rigirandole spesso per altri 7-8 minuti. Se si asciuga troppo, aggiungere acqua di cottura della pasta.

    ·       Fare cuocere la pasta nellacqua bollente salata, per il tempo di cottura indicato, meno un minuto.

    ·       Verificate che le melanzane siano ben cotte e si sia formato un leggero sughetto di pomodorini e lasciatele insaporire per qualche minuto a fuoco spento ma coperchio chiuso.

    ·       Estraete la pasta dallacqua bollente salata, scolatela e fatela mantecare nel composto di melanzane, carote e sughetto di pomodorini per un minuto.

    ·       Aggiungete un cucchiaio di olio di oliva e, poi, grattate il provolone sopra la pasta condita, finché non si scioglie.

    ·       Servite la pasta ben calda.



    Su tale pietanza suggerisco di abbinare un calice di vino rosso non troppo corposo, come uno Shiraz, un Merlot o un Corvo.


    Buon appetito.


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    Credo che il problema dell'atteggiamento umano nei confronti della sessualità (tutta una gamma dalla iper-sessualità fino alla demi-sessualità per terminare nella asessualità) sia poco cambiato nel tempo.

    Ci sono sempre state persone (maschi e femmine) poco interessate alla sessualità (anche per educazione ricevuta), quindi diciamo "tiepide", ed altre molto interessate, diciamo "calde".


    Oggi il problema tradizionale della coppia formata da un iper (caldo) ed un demi (tiepido) è meno frequente, perché, potendo fare sesso con grande libertà, è meno facile che ci si incontri, si faccia sesso per un certo periodo di tempo (conoscendosi) e, poi, si scopra questa incompatibilità e se ne soffra (è solo apparente l'eccezione del caso di Ansiowoman discusso in altro thread, perché c'era consapevolezza di ciò prima del matrimonio).


    Di questi tempi, una donna "calda" ben difficilmente sceglie un partner "tiepido" per fare coppia stabile, a meno di una valutazione ponderata del vantaggio di tale disparità conclamata, come affidabilità, grande affetto reciproco, vantaggio economico, ecc.


    In questo senso, chi si trova ad essere "tiepido" non dovrebbe cercare un partner "caldo" a meno di accettare tutte le possibili conseguenze.


    Può sembrare paradossale, ma rispetto ad una volta (diciamo tra trenta anni all'indietro) ci dovrebbe essere maggiore consapevolezza della propria tipologia sessuale e meno ampiezza di scelta.


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    A questo punto il mio pensiero si avvicina a quello del filosofo Diego Fusaro:

    L'invidualismo è il prodotto di una società sempre più ferocemente consumistica e precaria che vede nel consumo la realizzazione del materiale e dell'immateriale. In assenza di un'etica e in un mondo che abbatte ogni argine pur di fare "profitto" al fine del profitto stesso, questi sono i risultati: I valori si disgregano e le persone diventano forma merce.

    Diego FUSARO è un neo-marxista anticonvenzionale.

    Si descrive così sul suo sito:

    Intellettuale dissidente e non allineato, sono al di là di destra e sinistra. Se, infatti, la sinistra smette di interessarsi a Marx e a Gramsci, occorre smettere di interessarsi alla sinistra: e continuare nella lotta politica e culturale che fu di Marx e di Gramsci, in nome dell’emancipazione umana e dei diritti sociali.
    Ho una passione durevole per la filosofia e un amore sfrenato per il mare, immagine mobile della libertà.
    Credo nelle idee che sostengo e non le baratterei per nulla al mondo. Odio gli indifferenti e gli opportunisti.
    Non voglio avere nulla a che fare con i servi e con il pensiero unico.
    Resto convinto che in filosofia la via regia consista nel pensare con la propria testa, senza curarsi dell’opinione pubblica e del coro virtuoso del politicamente corretto.

    Ci sarebbe da discutere se sia stato il capitalismo a distruggere i valori sociali per aver imposto il consumismo.

    Da altra parte si sostiene che non sia stato il consumismo quanto l'edonismo alla base del materialismo marxista che voleva forgiare l'uomo nuovo, orientato verso lo scetticismo metafisico e la negazione del trascendente.

    Questo avrebbe creato la totale riduzione del bene etico al piacere, che è quello che si può vedere nell'individualismo.


    Ma siamo OT e mi scuso per l'intrusione.


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    Vista la velocità con la quale i costumi cambiano ed i rapporti sessuali tendono semplicemente a diventare "protocolli" per raggiungere il massimo piacere, non escluderei che, a meno di arrivare al baratro della estinzione, ci possa essere tra qualche tempo una inversione di moda e di tendenza.


    Se si crede ai "corsi e ricorsi storici" della storia umana (vedi G. Vico) è possibile che si ritorni, seppure con modalità e forme diverse dal passato, su una minore importanza del piacere sessuale in sé rispetto a quella che riveste attualmente.


    Da un punto di vista totalmente disincantato, di questi tempi fare sesso significa utilizzare gli apparati genitali (programmati da Madre Natura per la riproduzione) per provare il piacere (mentale o orgasmico) prodotto dalla consumazione dell'atto sessuale.

    Se impiegassimo la terminologia del marketing, a voler essere pignoli, il piacere sessuale era il premio (prodotto promozionale, si direbbe oggi) per insistere nel tentare di realizzare la procreazione (che era il vero target, si direbbe oggi).


    Infatti, Madre Natura ha originariamente predisposto la sessualità per ottenere la riproduzione e la conservazione della specie, visto che gli umani morivano in gran quantità a causa di malattie, nella convivenza con altre specie animali aggressive o a causa di incidenti (dovuti all'ambiente o scarsa attenzione) ovvero per effetto di lotte all'interno della propria specie (guerre, ecc.).


    Una volta limitata la ricerca del target, per l'attenuazione del rischio di prematura fine della vita, ecc., tutta (o quasi) l'attenzione della razza umana si è incentrata sul prodotto promozionale. E' rimasta la religione tradizionale a combattere la battaglia di retroguardia incentrata sulla ricerca del target.


    Semplificando molto, se prima la femmina cercava di essere attraente (ed ottenere una dote economica dalla famiglia di origine) per creare un rapporto stabile con un maschio affidabile per fare figli, oggi, raggiunta una propria autonomia economica, cerca prevalentemente un maschio che la sappia divertire e farle raggiungere il piacere.

    La libertà sessuale (garantita e protetta dalla contraccezione) consente ormai alla femmina di selezionare il maschio più abile per soddisfarla.


    La volubilità femminile moderna credo che abbia delle ragioni molto diverse dalla volubilità maschile tradizionale, ma andremmo OT.


    Mi sento di concordare con chi sostiene che il maschio abbia reagito a tale complicazione esistenziale assumendo talune connotazioni tipiche della tradizionale femminilità, puntando sull'aspetto fisico e sulla promozione della propria abilità nel fare sesso (compresa l'esaltazione del proprio organo sessuale). Da qui tutta una serie di ansietà maschili connesse all'aspetto fisico che prima erano, se non inesistenti, piuttosto rare.


    L'unico consiglio da poter esprimere per Kylo è, se non vuole farsi trascinare nel mainstream, di cercare quelle poche femmine che rimangono ancorate ad una visione meno evoluta del ruolo femminile, che credano nella creazione di una famiglia a costo di investire in essa la propria esistenza, che siano disposte a far "crescere" un rapporto con il maschio, attendendo ed aiutando pazientemente la formazione di un intimità, confidenza ed integrazione esistenziale nello stare insieme con il partner. In qualche modo, esse credono nella coppia come una "bolla" che rimane protetta dall'ambiente sociale imperante e cercano partners che condividano tale impostazione esistenziale. Diciamo che sono femministe molto moderate.


    Certo, quelle femmine oggi sono una minoranza (che tende a ridursi) ma ancora ci sono. E magari non esaltano la loro fisicità e contano più sulla genuinità caratteriale e buona indole. Una volta, si sarebbe detto che sono non appariscenti ma "di sani principi".


    Altrimenti, occorrerà aspettare quando i figli saranno diventati rarissimi, ed oggetto di forte desiderio, e sarà possibile un cambiamento/evoluzione dei costumi nel senso di un loop di ritorno alle origini, come detto in introduzione.


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    Venti anni fa ero rimasto meravigliato dal fatto che un benestante trentacinquenne amico di un mio collaboratore, avesse chiesto ad una donna italiana, già madre di un bambino, nato da una relazione con un ex convivente, di fare un figlio con lui, impegnandosi a mantenerlo. Lui viveva nel Lazio, questa donna a Parigi, con altro uomo diverso dal padre del proprio figlio.

    La cosa andò in porto e, poi, a distanza di tempo, ho saputo che nacque una bimba.


    All'epoca, rimasi piuttosto scandalizzato e pensai che il trentacinquenne avesse qualche rotella fuori posto nel cervello. Fare un figlio e accontentarsi di vederlo poco e farlo crescere con contatti saltuari mentre la madre viveva con un altro uomo, avendo pure avuto un figlio da una precedente relazione mi sembrava uno comportamento atipico e disfunzionale rispetto ai "normali" principi di comportamento.


    Invece, precorreva i tempi attuali o, comunque, aveva (già) avuto la percezione della separazione tra esaudimento del desiderio di paternità e formazione di una coppia stabile. E aveva scelto di soddisfare il suo individualismo.


    Così, almeno, interpreto alla luce delle considerazioni sopra svolte


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