Posts by ipposam

    Ciao,
    mi sembra che hai mescolato problemi diversi.
    Intanto vorrei dirti che ti capisco perché anche io ho un cattivo rapporto con mia suocera e quando ho deciso di avere un figlio con mio marito avevo enormi paure relative al ruolo che avrebbe avuto. Poi la figlia l'ho fatta, e posso dirti che un conto è pensare le cose e un altro viverle. Alla fine ho avuto da discutere con mia suocera ma in modo diverso e per motivi diversi da quelli che mi prefiguravo. Ti suggerisco di pensare meno alla suocera e più a tuo marito: lo vuoi un figlio con lui? È questo su cui riflettere. Il resto si affronta. Poi sul tipo della palestra c'è poco da dire, cercavi un'evasione, punto. Ma l'evasione risolve poco, in genere. Meglio affrontare la realtà!

    M

    Ipposam grazie per il tuo intervento, ma ha scritto proprio una marea di cose che sono quelle che ignoro per prime. Perchè non corrispondono alla mia idea di felicità. Anzi, corrispondono all'idea di felicità di ben poche persone.

    Un conto uno fosse un cesso, o bruttino fisicamente, allora è costretto ad accontentarsi (ma non sarà mai pienamente felice neanche lui), ma quando un ragazzo ha un potenziale buono perchè deve accontentarsi? Vuol dire rinunciare definitivamente alla felicità.

    Beate le persone veramente belle o veramente ricche. A loro è concessa - e con relativa facilità - la pienezza della vita e la felicità più intensa.

    Ma di cosa parli?! Io non credo proprio che cercare nelle donne delle qualità umane significhi "accontentarsi". È l'esatto contrario. Significa arricchirsi.
    Cosa significa "potenziale buono"? Per me non ha nulla a che vedere con l'aspetto. Chi valuta le persone dal loro aspetto per me è un "poverino", uno con basse risorse mentali e culturali.
    Da compatire, non da ammirare.
    Credo poi che, superati i problemi "primari", quindi con un reddito tale da poter vivere senza troppe preoccupazioni, tutti possano essere felici. Non c'è bisogno di chissà che ricchezze materiali per essere felici, e nemmeno di alcuna bellezza fisica. Per essere felici bisogna saper apprezzare ciò che si è è ciò che si ha, in tutti i sensi.

    Ciao,
    guarda il tuo problema è che valuti le persone e le donne sulla base di parametri stereotipati e limitanti.
    Per te una "Belen" è necessarialemte "di livello superiore" rispetto alla ragazza della porta accanto con qualche chilo di troppo e un abbigliamento anonimo, ma è questo giudizio a farti vivere a te una vita di serie b. Perché il punto è che una donna è molto di più di come si veste, molto di più di un bel fisico, molto di più di un vestito alla moda, e tu scarti donne che magari potrebbero darti molto solo perché non corrispondono ad un modello che ti viene trasmesso dai media.
    Le persone sono in generale molto di più del loro aspetto, e tu stesso ti confronti con modelli vuoti, e la descrizione che dai di te stesso non dice nulla.
    Impara piuttosto a considerare le persone (donne, e uomini) nella loro interezza, impara a fare lo sforzo di guardare oltre, impara a non scartare donne che non corrispondono a un canone predefinito e a vivere la vita con maggiore coinvolgimento e pienezza, impara a cercare prima di tutto una bella personalità, e vedrai che ne avrai relazioni molto più soddisfacenti. Sono sicura che se mai ti capitasse di uscire con una Belen, dopo qualche selfie non sapresti più cosa farci.
    La vita è altrove.

    Ciao,
    mi sono ritrovata in molte tue parole, io sono un po' più grande ma vivo lo stesso disagio verso mia madre (mio padre non c'è più). Tu hai capito la strada, che è quella dell'accettazione. E' una strada difficile, ma credo sia l'unica percorribile. E' estremamente difficile per noi tutti cambiare, figuriamoci per delle persone anziane con schemi mentali che hanno adottato per tutta la vita e che non hanno alcuna voglia di mettere in discussione.
    La mia scoperta del disamore di mia madre è avvenuta gradualmente, e c'è stato un grosso peggioramento dopo la nascita di mia figlia. Il confronto tra l'amore grandissimo che ho provato per mia figlia e la freddezza che ricordo da sempre in mia madre mi ha ferito come una lama conficcata nella schiena. Mai avevo conosciuto un amore così grande e totale come quello che provo per figlia, e mi sono resa conto con amarezza profondissima di non ricordare di averne mai ricevuto. E' stato un duro colpo.

    Qualunque nostra scelta è dettata dall'egoismo. Io ho una figlia e posso assicurarti che l'ho fatta per puro egoismo. La decisione di fare un figlio è egoistica tanto quanto quella di non farlo, ognuno infatti sceglie in base alla propria preferenza e dietro ogni scelta c'è un compromesso; bisogna vedere quale è il proprio compromesso più accettabile. Io ho una figlia, l'ho fatta perché la volevo, nel momento migliore per me...non la vivo come "sacrificio" ma come ricchezza, ho sempre viaggiato molto e continuo a farlo anche con mia figlia, adoro l'idea di vedere il mondo con lei. Sinceramente trovo che chi fa figli senza valutarne il costo sia uno scellerato, e non credo sia da ammirare ma tutt'altro.

    Ciao,
    andiamo con ordine.
    Quello che ti è capitato con il ragazzo delle foto è un incidente di percorso. Ti sei fidata della persona sbagliata, capita purtroppo. Ti serva di esperienza, per il futuro: non basta che uno dica "ti adoro" perché sia vero. Imparerai col tempo a capire quando fidarti e quando è meglio alzare i tacchi. Ma sappi una cosa: a tutti prima o poi capitano esperienze simili se non di peggio. Non sei sola, sei stata un po' sfortunata e basta. Passa oltre.
    Per il resto, non ho capito quanti anni hai ma credo intorno ai 22-23....beh sappi che è presto, molto, per darsi per vinte. Ne hai di cose da fare ed esperienze, verrà il momento in cui incontrerai qualcuno che ti piace e che si innamorerà di te. Non c'entrano nulla i 3 chili di troppo, l'amore non c'entra col peso e nemmeno troppo con l'aspetto, c'entra col cuore, innanzitutto, e vedrai che lo riconoscerai. Ma se nel frattempo sei sola non prendertela troppo, fa bene a volte anche stare soli!

    Guarda, da quello che scrivi la tua situazione è veramente speculare alla mia. Anche io sono parenti esasperata da mia suocera, anche per me è un incubo immaginarla entrare e uscire da casa mia a piacimento, e subire la sua ingerenza. Nel mio caso come ti ho detto le cose si sono un po' sistemate litigando e litigando e litigando. Alla fine io con lei sono stata diretta, le ho proprio detto che ci sono confini da rispettare, a lei non stava bene per niente anzi credo che da quel momento mi odi. Ma ha dovuto prenderne atto, alla fine la sua presenza si è ridimensionata. Mio marito è rimasto abbastanza neutrale, mi ha sempre detto di capire entrambe...e sai una cosa? Alla fine ho capito anche io lei. Prova a guardare le cose con freddezza, se già suocera prende il sopravvento è perché glielo permettete. Dovete decidere voi due che spazio darle e non oltre. Poi accetta che non puoi cambiare il rapporto di tua moglie con sua madre: puoi solo aiutare tua moglie a prenderne coscienza. Qualche volta dovrai cedere, altre dovrà farlo lei, il matrimonio è un equilibrio precario un po' per tutti, bisogna parlarsi, capirsi, perdonarsi, venirsi incontro continuamente. Io amo mio marito lo considero l'uomo ideale per me, siamo sposati da tanti anni, per tanti anni il nostro matrimonio è stato avvelenato da mia suocera in tanti modi, per noia, gelosia nei miei confronti, solitudine, stupidità. Ho capito che faceva parte del pacchetto e che purtroppo potevo solo sopportarla limitandone i danni. Credo di meglio non si possa fare..

    Esiste chi sta bene solo, sia tra gli uomini, sia tra le donne.
    In genere però sono segmenti di popolazione ben definiti. E il single incallito, adulto ma non vecchio, con soldi da spendere, piacente, con tante donne disposte a dargli ciò che chiede; è la signora in là con gli anni che dopo una vita col coniuge rimane vedova e preferisce chiudere la vita così in solitudine anziché rimpiazzare il compagno. Tutti gli altri vogliono qualcuno accanto con cui condividere buona parte della vita, in un modo o nell'altro.

    Mi spiace, è comprensibile che vivi male questa situazione; io, oggi, intendo l'amicizia in modo più distaccato e in una versione meno idealizzata, meno romantica... insomma la mia. Hai presente 2 linee parallele? (scusa... sono in fissa con la geometria causa ripetizioni esami :-) )... ho in mente 2 persone che non si annullino a vicenda, fianco a fianco nella vita, nelle esperienze ma discrete; il troppo condividere, il troppo fingere, il troppo chiedere e/o pretendere di essere ... fa crollare tutto; come nell'amore, anche nell'amicizia i momenti di "estraneità" (per altri "superficiali") vanno mantenuti altrimenti, sempre a parer mio, si sgretola tutto quel poco di buono che c'è stato.

    Mi piace l'immagine delle 2 rette parallele, si avvicina molto alla mia idea di amicizia. Due rette parallele mantengono però sempre la stessa distanza, e questo anche dal punto di vista emotivo lo trovo un po' idealistico. Ma l'immagine rende bene l'idea. Io non riesco ad ottenere nemmeno questo, cioè dovessi dire attualmente se intorno a me ci sono altre rette parallele ti direi 2 massimo 3 nomi, e questi sono rimasti rette parallele con grande fatica, con impegno, più mio che loro a mio parere. Sono quasi sempre io a chiamare, a interessarmi, a mandare la whatsappata. Quando mi chiamano non è mai per sapere di me, ma per dirmi di loro. Un nuovo amore, un nuovo lavoro, un problema su cui cercano consiglio. Di me non si interessa quasi nessuno.
    Forse un po' dipende dall'età. Fino a tutta l'università avevo diverse amicizie, il mondo e la mia percezione di esso erano completamente diversi. Quando ho iniziato a lavorare ho perso in un colpo tutti o quasi i rapporti amicali precedenti. Intendiamoci, se rivedo qualcuno ci si saluta, ci si chiede come va, che si è fatto, ecc., ma le abitudini sono completamente cambiate, ci si fa i fatti propri. E' che a me non bastano. E sì che ho un grande amore, mio marito...e mia figlia, e la carriera, andata bene finora, e tantissime cose che lascio indietro sistematicamente (ad esempio la casa, di cui proprio non mi occupo, per mancanza di tempo e voglia), ma i rapporti amicali sono un'altra cosa e ne sento la mancanza.
    In realtà ho passato un altro momento difficile il primo anno di università, ormai quasi 20 anni fa. All'epoca soffrivo il distacco dal liceo, persi tutti i contatti e mi ritrovai nell'ambiente universitario a cercarne di nuovi ma trovandomi in difficoltà estrema. In estate mi sentii sola come non mai. Allora mi fidanzai, colmando un vuoto che secondo me non era solo di amore ma anche solo di affetto amicale. E infatti il mio fidanzato di allora divenne un amico importante, più che un fidanzato.
    Beh oggi mi ritrovo sempre a combattere con questa scarsità di affetti, nonostante abbia un marito che amo riamata, una figlia, una mamma e una sorella con cui ho rapporti contrastanti.

    non sei sola e decisamente ti aspetti troppo; se ti senti insoddisfatta/tradita da pseudo amicizie perchè non affacciarsi ad altre possibilità di condivisione "virtuali"? Forse, trovi momenti di dialogo/confronto e l'inizio di un ipotetico legame di amicizia sicuramente più puro, disinteressato e libero da vizi e pregiudizi che trovi nella vita di tutti i giorni.

    Perché mi aspetto troppo?! A me pare che una chiamata ogni tanto, interessarsi della vita dell'altro, aiutare in caso di necessità, gioire insieme dei successi siano il minimo sindacale di un'amicizia. Non capisco più in che senso sarebbero meglio i rapporti virtuali...ci si conosce meno, non può esserci una profonda condivisione. Io sono delusa dalle persone in generale, perché mi pare che di base siano tutti estremamente egoisti ed egocentrici. Lo vedo anche e soprattutto nell'ambiente di lavoro, in cui passo la maggior parte della giornata. Tralascio il discorso degli uomini perché ci provano e basta e io sono sposata e non mi interessano altri. Ma le donne sono terribili. I primi anni mi pareva di aver instaurato diversi rapporti di amicizia, ma col progredire della carriera li ho persi tutti. Posso dire senza timore di sbagliare che 10 anni fa mi cercavano tutte per pranzare insieme o un caffè; a ogni promozione la cerchia delle donne che mi cercano per un caffè si è sfoltita di un buon 30% e oggi a mala pena mi salutano. Eppure come collega sono sempre stata gentile, disponibile. Non sono certo il tipo con la puzza sotto il naso o arrogante e prepotente, anzi, cerco sempre di farmi in quattro per prima sul lavoro, sono apprezzata dai colleghi maschi, ma le donne non mi vogliono come amica o confidente. Ho notato che generalmente tutte le donne manager o dirigenti della mia azienda sono isolate dalle altre, come me. C'è invidia, c'è antipatia verso le donne che fanno carriera. Invece di allearci noi donne siamo nemiche. Io ne soffro, forse perché vivo male la scarsità di relazioni che ho.