Posts by Mark Renton

    Bisogna sempre lavorare su sè stessi..qui o altrove. Assolutamente.


    Non ho idea della tua età, se sei giovane un esperienza all'estero di lunga durata, il quale potrebbe essere il classico anno in Australia (ma che sia sfruttato bene in modo costruttivo), male non fa.

    Non sono più giovanissimo, ho superato i 30 da un pezzo, non mi interessa prendermi anni sabbatici o cose del genere.

    E per andare via non intendo necessariamente dall'altra parte del mondo.

    Quanto al lavororare su sé stessi, certamente è qualcosa che si dovrebbe fare in qualsiasi situazione.

    Statti!

    Resta dove sei. Se domani ti trasferisci in Australia , Argentina o Giappone, sarai di sicuro molto più brillante, il primo mese dopo il trasferimento. Dopo due mesi avresti di nuovo gli stessi problemi. Scopriresti che alla fine questi posti sono pure peggio di dove stavi. Avresti gli stessi problemi che hai oggi, solo saresti più solo e più lontano. Puoi partire, se vuoi, ma non deve essere una fuga. Non scappare. Non sei un coniglio. Quanto più forte soffia il vento, più robusto cresce l'albero. Stai lì e lavora al tuo miglioramento.

    D'accordo, ma se uno non prova, come fa a sapere?

    Bisogna poi capire quali compromessi si possono fare con un ambiente che non ci piace più.

    È molto più più complesso di come sembra.

    Ciao Mark, credo di poter comprendere appieno sia lo stato d'animo di smarrimento e frustrazione rispetto all'ambiente che ti circonda sia l'iter formativo che ti ha portato alla consapevolezza sulla tua incompatibilità rispetto al contesto provinciale in cui sei cresciuto, e che ora ritieni ti sia ormai troppo stretto. La componente fondamentale che ti distingue rispetto ai tuoi coetanei un tempo "ribelli" e insofferenti come te che ora sono stati "inquadrati" nella gerarchia dei ruoli che un tempo contestavano può essere identificata con i diversi percorsi di crescita che ha dato una valenza "diversa" all'insofferenza di cui sopra: in te si è evoluta in un distacco sempre più netto e ad una identificazione del tuo futuro e delle tue prospettive di realizzazione altrove, mentre loro hanno continuato in una ribellione pro forma, una antitesi dialettica del sistema, utilizzandolo come metro di paragone al quale contrapporsi e protestare. Un senso di esclusione (vera o presunta) ben diversa dall'alienazione che hai provato, e che ti ha spinto al convincimento di ottenere un appagamento oltre esso. Queste persone si sono uniformate al sistema che hanno contestato fino a poco prima semplicemente perché già facenti parte di quel sistema di ruoli. L'unico fattore di novità è che, per sopraggiunti limiti di età, essi sono passati dall'altra parte della barricata, un fenomeno frequente in un giuoco delle parti vecchio come il mondo, che rappresenta peraltro la migliore formula per perpetuare uno stesso sistema sociale il quale, se da fuori è visto erroneamente come immobile, al suo interno si compone di diverse componenti che dialetticamente si confrontano. La fissità forse deriva dal fatto che il meccanismo rimanga lo stesso.


    A prescindere dalle mie divagazioni, non so quale sia la tua età, ma tale distacco dal destino dei tuoi coetanei penso sia avvenuto, sebbene tacitamente e sottotraccia, abbastanza precocemente, sicché la tua forma mentis si sia di molto differenziata dalla mentalità di paese e già potenzialmente "inquadrata" di chi ti circondava. Non fai accenno tuttavia a progetti concreti che ti possano portare oltre la tua realtà attuale, né alla frequenza dei tuoi spostamenti e dei tuoi soggiorni al di fuori del posto in cui vivi. Nel caso si tratti solamente di sortite occasionali, ti consiglio di valutare attentamente se questo atteggiamento sia basato su una reale volontà di uscire dalla situazione contingente o sia in qualche modo anch'esso un tentativo più sofisticato di ribellione al sistema del paese. Scegliendo infatti qualsiasi posto un po' più centrale purché sia dinamico e poco "provinciale" rischi comunque di trovarti a disagio e a vanificare i tuoi slanci vitali (che devono essere coltivati e assecondati in maniera giusta). La scelta del posto dove vivere, lavorare, frequentare altre persone non può prescindere, per l'appunto, con la scelta del lavoro e delle attività che vorrai svolgere, del tipo di persone che intenderai frequentare. Rifletti dunque sulle tue reali esigenze in termini lavorativi, studenteschi (presumendo che tu sia giovane) e sociali, e stila un programma, un piano, immaginando nei dettagli la tua nuova vita nel posto che più ti si confà alla luce dei fattori di cui sopra. Dopo aver concluso ciò, recati più volte (se possibile) nel posto dove vorrai trasferirti, prima con brevi sopralluoghi, poi con soggiorni più lunghi, in modo da conoscere realmente e dettagliatamente la tua nuova futura realtà, così da evitare spiacevoli sorprese a trasferimento già avviato. Lì ti renderai conto che i benefici dello spostamento valgano la pena rispetto ai sacrifici e ai compromessi (anche solo sul tuo stile di vita e la routine, per intenderci) che dovrai per forza attuare (che per alcuni sono traumatici, almeno per i primi tempi). Dopo aver preso una decisione definitiva, rimarrai nel paesino fintanto che non avrai elaborato la parte pratica del cambiamento (soldi, casa, ecc.). Ma il grosso del lavoro dovrai svolgerlo nel disegno concreto della forma del tuo futuro, e se questo comporta un trasferimento o meno. Ciò a sua volta è determinato dalla riflessioni sulle tue intime esigenze, sugli elementi che ritieni indispensabili per la tua realizzazione personale.

    Anzitutto ti ringrazio per la risposta estremamente esaustiva che ha pienamente centrato il punto.

    Soprattutto nel descrivere il meccanismo degli "ex ribelli della società" che hanno fatto il salto del fosso.

    Per quanto riguarda i dettagli mancanti, ho superato i 30 anni da un pezzo, ed il lavoro che faccio attualmente mi consentirebbe una certa elasticità di movimento, non essendo legato ad un preciso luogo fisico e ad una clientela locale.

    Le trasferte che ho fatto in questo ultimo maledettissimo anno e mezzo sono state davvero poche e molto brevi, per forza di cose.

    Va considerato anche un aspetto che nel post iniziale ho trascurato: quello familiare.

    I genitori non sono più giovanissimi, anche se al momento godono di ottima salute.

    Non vedono di buon occhio che io me ne vada, proprio perché loro per mentalità sono molto "radicati" nel territorio e probabilmente sognavano un figlio simile a loro, e poi ovviamente perché hanno paura di restare soli.

    Stessa situazione che vivo io purtroppo ho capito che dove vivo ci sono un mare di nullità di individui che rendono la vita difficile naturalmente a chi magari è più capace e consapevole. Sono in bilico, non so se voglio lasciare casa e cercare un nuovo lavoro e una nuova vita però comprendo anche che cambiare ed inserirsi in un ambiente nuovo è molto difficile. Trasferirmi da solo sarebbe una scelta dura, farsi una vita da zero è molto complicato, sono in una marea di dubbi scusate il piccolo sfogo perchè non so a chi rivolgermi per andarmene da questo posto 😥

    Pensaci su bene, tutto gira attorno al lavoro. Se riesci a trovarne uno migliore in un posto nuovo, allora ti consiglio di partire.

    @ gloriasinegloria: hai saputo usare le parole migliori per descrivere con esattezza la situazione, e quello che gli altri si aspettano da me.

    Il punto è proprio questo: gli altri non sono cambiati, e crescendo d'età come è fisiologico che sia, si sono integrati in quell'ambiente che magari qualche anno prima contestavano. Ed oggi sono diventati "più realisti del re". Hanno una fierezza che a me manca, proprio io che in realtà non sono mai stato così incendiario come lo erano loro.

    Non so se sono riuscito a spiegarmi.

    Sono come spiazzato.

    Grazie per la tua bella risposta!

    Buonasera a tutti.

    Da diversi anni ormai faccio fatica a muovermi e a dare il meglio di me stesso nell'ambiente in cui ho sempre vissuto, studiato e poi lavorato.

    Prima c'erano gli amici, e ci sarebbero ancora, se non che provo sempre meno entusiasmo ad incontrarmi con loro.

    In un certo periodo ho avuto anche un buon giro di conoscenze femminili, ma ora ho sempre meno spinta a presentarmi a nuove donne.

    Tutto l'ambiente mi ha dato a noia, tant'è che esco molto meno di quanto non facessi un tempo.

    È come se l'ambiente avesse il potere di rendermi noiose le persone e le situazioni.

    Quando mi capita di viaggiare, per lavoro o per svago, e anche solo per pochi giorni, ho una trasformazione.

    Oltre che più brillante, divento più aperto con le persone.

    Mi sembra di recuperare quella energia e quella sana spavalderia che ormai ho smarrito.

    La mia testa è come più nitida, funziona meglio e ha più idee.

    Poi inevitabilmente devo tornare a casa, e siamo daccapo.

    Ora questo post, spero di essere stato chiaro, non è quello di una persona in preda al classico blues post vacanze...Qui c'è molto di più.

    Il fatto è questo: io sono cambiato, anche grazie a un percorso psicoterapeutico che avevo intrapreso per tutt'altri motivi.

    Il mio ambiente è abbastanza provinciale, e non vi sono più in sintonia.


    Conviene di più, secondo voi:


    1) lavorare su sé stessi per farsi piacere di nuovo qualcosa che non piace più, quindi in pratica fare una parziale retromarcia rispetto al percorso psicoterapeutico


    2) assecondare quello che sono diventato ora, e pensare ad un trasferimento in un posto nuovo dove trovare nuova linfa anche dal punto di vista dei rapporti sociali.


    Grazie per le Vs. risposte e scusate se mi sono dilungato un pó.

    Come prima cosa, il momento più buio in assoluto va lasciato decantare. Si soffre come cani, non ci sono alternative. Poi appena mi sono rimesso un pó in forze, mi sono buttato a capofitto sul mio lavoro che è anche la mia più grande passione. È il mio antidoto migliore per anestetizzare il male, perché so che in futuro vedrò i frutti di questa full immersion, e anche soltanto questo basta a farmi sentire meglio.

    Mi ha salvato l'anno scorso durante i mesi orribili di lockdown, e anche in precedenza diverse volte.

    Un altra cosa che su di me ha funzionato è l'attività fisica.

    Ma non sto parlando di passeggiatine.

    Parlo di superare me stesso, distruggermi dal punto di vista fisico fino quasi ad eguagliare il dolore che avevo dentro.

    Juniz bella questa tua risposta, approfondita e che introduce nuovi punti di vista.

    Personalmente credo anch'io che dipenda molto dalla sensibilità di chi partecipa alla tavolata. Se c'è il "maschio alfa" (dico in senso lato: potrebbe essere anche una donna) è quasi inevitabile ascoltare un suo comizio, in 3 ore seduti a tavola. Una cosa molto fastidiosa, ma come hai detto tu ha bisogno di affermare sé stesso attraverso le proprie idee. E vedere chi sta dalla sua parte e chi no. Sono scene che non dovrebbero vedersi davanti a un piatto di tortelli; al massimo quando la cena è finita e chi vuole resta e chi vuole va via.

    Appesantiscono la serata. La rendono stressante.

    Io però sostengo che ci sia un altro tipo meno sospettabile, che è ugualmente "pericoloso".

    È quello che non ha niente altro da dire.

    E per non fare scena muta introduce in modo quasi silenzioso i temi politici.

    Sono persone che hanno pochi argomenti oppure pochi ricordi condivisi con gli altri commensali.

    Poi magari dopo aver innescato il vespaio se ne stanno zitti ad ascoltare gli altri che si accapigliano, ridendo sotto i baffi.

    Comunque non sempre c'è polemica. A volte è un semplice darsi man forte l'uno con l'altro rilanciando la stessa idea, ed è una cosa non meno seccante perché se tu la pensi diversamente da loro ti tocca tacere e mandare giù, altrimenti uno solo contro tre o contro quattro andresti al macello e basta.

    Concordo con te che le amicizie vadano coltivate una per una e non rispondendo "presente" a delle adunate che sono fonte di stress e non di rigenerazione.