Posts by Juniz

    Alcune considerazioni generali: 28 anni più grande di te con madre 90 enne e immaginando quale potrebbe essere l'età di lui, a questo punto della vita con annessi e connessi, se non si è creato un nucleo famigliare proprio gli affetti più stabili si circoscrivono nella famiglia di origine in fratelli, sorelle e se ci sono spesso anche i nipoti che in certi casi, anche se il tuo non sembra questo, diventano quasi come dei figli adottivi per lo zio/zia "single".


    E nel bisogno reciproco, o nel bisogno più per parte di uno dei due (quello solo) si creano anche legami di dipendenza che poi portano a competizioni, gelosie e giochi di potere fra le parti.


    Per un uomo non più giovanissimo, facciamo anche over 40 c'è ancora margine per farsi una sua famiglia, ma un uomo che immagino sia over 50 se non addirittura prossimo ai 60 l'investire in una relazione e "cambiare gli equilibri" che conosce e che per quanto malsani gli danno quella minima base di stabilità e affetto è come chiedere di eliminare quella che è una prospettiva "sicura", per la serie: un domani la sorella ci sarà, mentre la fidanzata di 28 anni più giovane?


    Ciò detto, fossi in te ci penserei bene prima di infilarmi a piene mani in una dinamica di competizione con la sorella con relativo spreco di energie a prescindere da torti o ragioni. Lo conosci da sei mesi e quindi sei ancora in tempo per restare osservatrice distaccata da queste dinamiche e conoscere quest'uomo per come è, poiché questo dopotutto è il frutto del tuo scritto, aver conosciuto la realtà di questa persona e relativi limiti, e magari appurare che non è la persona giusta per te. Soprattutto per un discorso di prospettive che sarei curiosa di sapere come le vedi con un uomo che potrebbe essere tuo padre.

    Vorrei metterti in guardia su alcuni punti.


    Se sei stata due anni in questa situazione vuol dire che oltre l'idealizzazione c'è dell'altro a coinvolgerti in questa dinamica malsana: forse pensavi di salvarlo e di essere l'unica che può aiutarlo, ad esempio. Ora hai accumulato rabbia e sei prossima all'esplosione quindi vuoi manifestargli la tua delusione (dicendo di lasciarti in pace) e bloccarlo per chiudere definitivamente i giochi.


    Considera che il blocco contatti è solo un modo per impedire che lui ti cerchi. Chiudere a livello emotivo con lui è un altro discorso.


    Non so che grado di "dipendenza" hai sviluppato da questa persona, spero non molta ma se sei arrivata fin qui lui è capace di influenzarti parecchio. C'è una parte di te che tende a cedere a lui. E immagino che il blocco serva perché continuerebbe a cercarti e tu temi di ricaderci o sbaglio?


    Altro aspetto da considerare: Attenzione a non cercare in maniera inconscia di dargli una punizione bloccandolo.


    Ti metto in guardia su questi aspetti perché sono quelli per cui in genere si va a bloccare convinti che sia definitivo, ma in realtà il blocco è uno strumento che a livello inconscio è ancora pieno di coinvolgimento e aspattative nascoste verso la situazione.


    Secondo me dovresti motivare a lui il perché vuoi chiudere questa "relazione" così come hai fatto qui con noi. Scrivi un messaggio oppure meglio una telefonata in cui affronti tutti i limiti della vostra relazione. Se la mette sul piano dei temponi, dei contagi, non discutere di questo, è una manipolazione, prendi dentro di te atto che non è in grado. Tanto se vuoi comunque bloccarlo è la stessa cosa.


    Credo possa essere terapeutico per te parlare con lui, anche se non capirà le tue parole, perché se siete arrivati fin qui vuol dire che in una relazione fai fatica ad esprimere i tuoi bisogni e tendi ad accontentare l'altro nella speranza che si allinei a te ... e su questo è responsabilità tua lavorarci.

    ...e che sta rovinando la nostra "storia"..

    Saresti disposta a considerare l'eventualità che la vostra storia non sia mai cominciata?


    Dell'inizio di tale storia ne parli come una fase promettente e affermi che vi siete visti tranquillamente. Ma se dobbiamo stare ai numeri che riporti sugli incontri complessivi per ben due anni, questo periodo cosidetto "normale" - "tranquillo" sarà durato quanto? Un paio di incontri? Insomma non è ragionevole pensare che sia stata una fase consoliditata e rodata ma piuttosto l'onda dell'entusiasmo di due che si piacciono e passano qualche piacevole ora assieme: Che può voler dire nulla, e potrebbe essere questo il caso.


    Penso che in quel momento si è creato lo spazio per idealizzare questa relazione e forse anche lui. In questi due anni avrai avuto tantissimi fatti a provare che non sussiste un "fidanzamento" degno di questo nome fra voi, né sussistono le condizioni per cui è possibile conoscersi in maniera sana e adulta.


    Non ti sei solo adattata alla sua fobia ma ti sei proprio adattata a un modo di evadere la realtà, dove presumo il virtuale si confonde con il reale.


    Ti sei descritta come una ragazza che esce, vede amiche e lavora. Dall'altro lato c'è questo ragazzo (che non vedi mai) ma è tuttavia capace di influenzarti a tal punto da portarti a litigare con lui sui tamponi ...


    Cara Penny, qui non c'è da litigare sul tampone o sulla possibilità di contagiarsi, così come non c'è nemmeno da ricercare un compromesso fra voi: qui c'è da riconoscere che lui non c'è, non c'è mai stato, non fa parte della tua vita, non ha titoli per definirsi fidanzato e anche tu dovresti distaccarti dall'idea di essere la sua fidanzata.


    Temo che questa dovrebbe essere la base. Poi da questa base si può essere liberi di frequentare una persona che si vede sporadicamente e che ha una fobia invalidante, ma puoi farlo nella consapevolezza e nella responsabilità sapendo segnare quali sono i confini.


    Avete messo la cornice su un quadro ancora da creare. Il quadro è la vostra potenziale relazione vissuta e da vivere.


    Ti chiederai perché faccio questo discorso: perché se ti incaponisci esclusivamente sulla sua fobia continui a dare "realtà" a qualcosa che non ce l'ha in origine e continui a nutrire il meccanismo poco sano di questa relazione, nonché il tuo attaccamento a lui. Prima dovresti ridimensionare questa "storia", è un processo molto doloroso ma è necessario a separare la realtà fattuale da quella che è invece "aria fritta".


    Certamente lui ha questa fobia, ma la relazione manipolativa che avete consolidato non è conseguenza solo della sua fobia.

    Comunque sì, ci siamo visti neanche dieci volte.

    Ma abitate nella stessa città o siete molto lontani? Quando vi siete visti, dopo che ti sei sottoposta ai vari tamponi, siete stati assieme almeno per diversi giorni oppure solo per un giorno? Vorrei capire in due anni come si sono spalmati questi dieci incontri, perdona la mia curiosità ma capirai sono veramente poche volte.


    Al di là delle sua fobia non potete conoscervi adeguatamente e sviluppare una relazione sana in questa modalità. Inoltre non capisco come mai lui sia così controllante nei tuoi confronti se comunque non vi vedete mai.


    Mi spiace dirtelo e un po' lo affermo per "esperienza diretta" ma quando si incontra in maniera inusualmente rarefatta quello che dovrebbe essere il proprio fidanzato, si perde di vista la realtà e devi stare attenta a non perderla anche tu in questo specifico senso legato alla quasi assenza di incontri reali perché se ci sei stata c'è qualcosa che ti aggancia, fosse anche la sperenza di una realtà differente da raggiungere "un giorno". Ci si assume il peso gravoso di un legame con annessi e connessi quali rinunce, fedeltà, che di fatto non è mai esistito se non virtualmente. Quindi attenzione.

    Non condividiamo nulla, non abbiamo mai fatto neanche un weekend fuori perché quando ci siamo conosciuti c'era già la pandemia. Lui non vuole cambiare nulla, per lui è così e sono io che non lo aiuto.

    Hai detto che le volte in cui vi siete visti si contano sulle dita di una mano: Volevo chiederti se era un eufemismo, oppure davvero vi siete visti un numero immagino inferiore a dieci volte nell'arco di due anni.


    Inoltre affermi di averlo conosciuto a pandemia in corso: aveva già queste paure quindi?


    Chiedo perché si potrebbe anche spostare lo sguardo da lui a te: Forse pensavi che lui potesse cambiare e in realtà non è pronto per farlo e in questi due anni c'è solo da prenderne atto. Tu puoi aiutarlo nella misura in cui lui accetta la presenza di un problema, altrimenti hai semplicemente prova che adesso non vuole fare qualcosa per questo problema o addirittura nemmeno lo vede.

    Lui soffre di una evidente fobia e le persone con fobie che non ricevono trattamenti adeguati (lo dico da fobica) non hanno strumenti se non l'evitamento totale e applicare tutti i rituali ossessivi e irrazionali della loro fobia.


    Ciò detto, assolutamente tu non devi accettare questo ruolo che lui ti chiede e non è questione di essere buoni o cattivi, amore o non amore, tu come nessuna persona che gli voglia bene dovete farlo. Nel caso lui decidesse di cercare aiuto per questa sua paura ormai fuori controllo tu puoi solo sostenerlo e rispettare la gradualità che i percorsi di questo tipo prevedono, sapendo che ci vorrà del tempo e forza di volontà da parte di entrambi.

    Qui sorge spontanea la domanda: Ma lui attualmente come vive? Sei l'unica che rileva il problema?

    Siete giovani, sopratutto lei e quando si è innamorati i primi tempi c'è voglia di esplorarsi ed è tipico avere molta assiduità nella frequentazione così come la gelosia puo' fare piacere ma attenzione perché da una modalità del tutto innocente al meccanismo diabolico il passo è breve. Dopo un anno e mezzo i tempi sono maturi per dare un equilibrio diverso alla relazione.


    Prima di trovare un punto di incontro c'è da dire che non devi accettare e prestare il fianco ad atteggiamenti di rabbia/collera perché è una modalità immatura e distruttiva di comunicare. A 22 anni si puo' ancora comprendere che sia così però deve essere chiaro anzitutto a te stesso che "andare su tutte le furie" ogni qual volta c'è un'incomprensione non è un'opzione ...

    Inconsciamente mi illudo che possa cambiare, che possa ricambiare i miei sentimenti, ecc...razionalmente so che non devo aspettarmi nulla, ma se proprio lo desidero posso vivermi qualche occasione di sesso senza troppi grilli per la testa.

    Penso che siamo ancora nel territorio della "proiezione", ovvero, parli di ricambiare sentimenti ma non l'hai vissuto a sufficienza per poter sapere effettivamente cosa provi per lui oltre questa forte attrazione.


    Quando c'è in mezzo l'attrazione fisica e il desiderio è sicuro che si è di fronte una trappola. Il motivo per cui non ti ho detto "scappa" è perché se avessi visto in tempo la trappola lui non ti interesserebbe nemmeno così tanto, ma ci sei già dentro quindi tanto vale fare scattare il meccanismo in modo che tu possa fare esperienza diretta (che non è teoria come la si fa qui) di cosa accade dopo, certo è un rischio, ma quando si tratta di desideri, ha sempre un prezzo esaudirli, è il solo modo per non rimanerne affascinati a vita: E' possibile che tu possa stare bene con lui se questa passione verrà finalmente consumata ma è sicuro che avrai dei down e non è per la dipendenza o per qualche "tuo problema", è proprio la natura di questo genere di situazioni.


    Sul distacco penso che finché lui sarà una tentazione e tu hai le energie a disposizione è difficile metterci del reale distacco, infatti mi sembra che nonostante tutto il tuo interesse non faccia che aumentare ... anche il conflitto lo alimenta paradossalmente. Così ti ritrovi in conflitto con te stessa e continui comunque a pensare a lui.


    La lotta fra mente-istinto è una battaglia persa ... Nessuno dei due è in grado di vincere la partita in modo soddisfacente, perché la partita non si gioca in quello che la mente pensa sia giusto né nell'afferare il desiderio che l'istinto insegue ... La partita è che tu possa fare un'esperienza che a prescindere da quello che deciderai ti renderà più consapevole di te stessa ... Inoltre le esperienze cambiano le percezioni, la dipendenza non dipende dalla situazione ma da come la vivi ... qui torno al tuo ex ... Alla fine dopo tanti ragionamenti, sedute dalla psico e conflitti è bastato perserverare in un distacco quando ormai era inevitabile per te affrontarlo per farti "cambiare percezione" e chiudere la partita e tu stessa ha "toccato con mano" e con chiarezza concetti che ti anticipavamo da mesi. Ora questa è una situazione diversa ma le percezioni non le cambierai solo con il ragionamento e con i "dovrei". Sono certa che lascerai anche fare "alla vita", per cui, se si produce l'occasione e lui ti cercherà magari accadrà qualcos'altro fra voi ... oppure non ti cercherà e questo non accadrà ... I pensieri vengono sovrascritti anche dagli avvenimenti, quindi, stai in ascolto. Tanto hai già in tasca le risorse principali: Sai che lo stai idealizzando e sai che sono sensazioni intense quanto aleatorie, e così via. Sono certa che al momento opportuno riuscirai a tirarle fuori e viverle come qualcosa di pratico.

    I classici Disney sono la versione addolcita e fruibile a un pubblico ampio di famose fiabe (Andersen, Grimm, etc) o racconti popolari, in certi casi trasmessi oralmente e in altri come letteratura e tradizione antichissima, tipo le mille e una notte (da cui è tratto Aladin).


    Gli "originali" non hanno niente a che vedere con le trasportazioni Disney con cui io stessa sono cresciuta perché sono racconti pieni di simbolismo, allegoria e dal significato per nulla scontato ... Pensare che possono essere considerate in certi casi come vere e proprie opere filosofiche.


    Questo non è per svilire la Sirenetta (Che in Andersen ha altro finale e morale) oppure Aladin (di cui l'innamoramento è un processo iniziatico e non romantico) ma per dire che queste produzioni sono state (anche) lo specchio della cultura 80-90 e precedente al 2000 che aveva i suoi lati di buonismo e puritanesimo un po' artificioso.


    A mio avviso rimangono genuini da vedere. Se poi dobbiamo parlare di animazione di una certa qualità e sensibilità morale non penso proprio alla Disney o a qualunque altra produzione simile ma alle produzioni di Miyazaki e lo studio Ghibli o produzioni ancor più di nicchia. Se avessi dei figli li invoglierei a esplorare questo genere di opere.


    Tutto questo per dire che se il "male" un tempo quel pizzico di buonismo, oggi abbiamo proprio perso la bussola. Se un tempo c'era un grado di "superficialità" e "leggerezza" quasi fisiologica adesso stiamo assistendo al delirio, al non-sense assoluto. Il NULLA che dilaga del romanzo di Ende (altra opera monumentale che per fortuna non si sono ancora permessi di dissacrare ulteriomente) ...


    Il mito, le fiabe e i racconti nascono perché il lettore (o lo spettatore) possa attraverso di esse fare un processo iniziatico e comprendere valori rappresentati dagli eroi quali valori di coraggio, di amicizia, di "inclusione" che sono già insiti nelle storie e non necessitano di personaggi con caretteristiche esterne a forzare (e traviare) su questo intento ...


    In questo modo si insegna alle nuove generazioni che la "crisi" non è un'occasione di riflessione ma un "problema" da rimuovere immediatamente. Nessuno deve entrare in crisi sentendosi diverso perché non bisogna pensare o riflettere e di conseguenza andare alla ricerca di se stessi e dei propri talenti. E' la realtà "esterna" che si modella attorno a te.

    Nessun eroe, di nessuna fiaba o racconto è tale perché la realtà esterna si è modellata attorno a lui ma è SEMPRE il contrario.