Posts by Juniz

    Non dico che tu debba lasciarlo, anche se non ho capito se siete lasciati o vi state sentendo.

    Pero' penso che spendere energie per "capirlo", iniziando un braccio di ferro fra i tuoi e i suoi "bisogni", secondo me, paradossalmente, ti avvinghia ancora di più a questa persona.


    Per il resto le ragioni della tua tristezza, che mi pare antecedente a questo incontro, andrebbero indagare a prescindere da lui.

    che non è che quando mi fa comodo a me è che il troppo stroppia e che se entrambi abbiamo le nostre sicurezze personali

    Ok ma perché allora lasci che si rinsinui nella tua vita ? Tu vorresti un rapporto di sicurezza ma poi mi pare di capire che cedi e lo fai entrare nella tua vita perché lui ti da un senso di appoggio ... Se hai le tue sicurezze personali non hai bisogno di lui e di ciò che ti ha dato fino ad adesso, perché sono tutte cose strumentali a legarti a lui in un certo tipo di relazione, che tu non vuoi.

    Tutte le relazioni hanno problemi, nessuna esclusa. Devi scendere a patti con la necessità di fare compromessi. La perfezione non esiste, abbassa l'asticella, accontentati di più, fai sconti agli altri, e gli altri faranno sconti a te. Tu, sei perfetta? No. Anche gli altri devono sforzarsi un po' per stare con te. Se invece di imparare a fare funzionare le relazioni scappi, semplicemente collezionerai breve relazioni non funzionali, una girandola dove la vita ti continuerà a proporre sempre la stessa lezione, perché tu non la vuoi imparare


    Anche per me non era una relazione "tossica".


    Tuttavia non condivido la tua analisi, o per meglio dire, le stesse cose tu dici, io le contestualizzerei in maniera diversa.


    Il fatto di accontentarsi, che anche gli altri devono "sforzarsi", l'abbassamento di asticella, e la mancanza di vie di mezzo fra lo "stare" (con dei compromessi) e il "fuggire" mi fa percedire un'idea di "relazione" simile al gioco delle sedie: Cercare di "accaparrarsene" una ad ogni costo.


    Io partirei dal presupposto per cui una relazione non deve "per forza" funzionare: Alcune relazioni sono funzionali dal punto di vista che non possono né devono diventare delle relazioni sentimentali o di coppia.


    Poi la base credo sia il sentimento/amore/coinvolgimento. Questo è un fattore su cui non abbiamo controllo, o c'è o non c'è. Se si sente coinvolgimento con una persona, allora l'amore può aiutare ad "affinare la tecnica" (ossia, tutto il discorso "rendiamo funzionale questa relazione) ma dalla tecnica (lavoro sulla relazione) non si puo' arrivare all'amore, poiché il processo inverso non esiste.


    Sul commento "karmico" rispetto al fatto che la vita continua a girare la stessa lezione: A questo "livello" di comprensione della vita, si potrebbe anche dire che non esiste la lezione "trovare un partner e starci".


    . A me sembra un po narcisista.

    Figurati, non è narcisista.

    Da tutto quel che ho letto fino ad adesso, mi sembrano abbastanza palesi due fattori: Il primo è che non lo ami. Il secondo è l'unica cosa che sembra "unirti" a lui è il fatto che sia "presente", insomma ti dà sicurezza o come hai scritto tu stessa è un salvagente. Dal tuo punto di vista, il salvagente sarà sempre "utile" quanto pero' "ingombrante" ... Dal suo punto di vista, spera di portarti nella direzione che vuole lui, cioè una relazione dove tu "ricambi" allo stesso modo: Ma ovviamente è impossibile.


    Non penso ci sia un lavoro da poter fare fra voi, proprio perché pare tu dai spazio a lui solo in relazione a un senso di sicurezza. In altre parole la vostra idea di "relazione" è diversa, perché per te sarebbe perfetto se lui ci fosse (non ti offendere, secondo i tuoi comodi) per poi non rompere le scatole e per lui invece c'è un percorso dove pensa che più soldini metti nella macchinetta, in teoria, più merendine escono fuori: Ergo ... vuole cercare di convincerti ad amarlo e reagirà sempre male quando non lo ricambi come lui si aspetta.

    vorrei sapere però da Sara84, quando parli di quel ragazzo che frequentavi che aveva tratti passivo aggressivi e altre cose, a cosa ti riferisci?

    Credo la domanda sia rivolta a me.

    Il ragazzo che ho frequentato non è come il tuo fidanzato. Sì, aveva amiche il maggior numero donne e una migliore "amica", molto stretta. Però anche qualche amico maschio.


    Per passivo-aggressivo intendo che aveva un modo di entrare "in conflitto" simile a quello delle donne. Cioè lanciando frecciatine, dicendo con un sorriso palesemente finto cose finalizzate a ferirti ... In altre parole era "provocatorio" ma rimanendo sempre "politicamente corretto" ... A me questo modo personalmente stressa ... lo trovo logorante per quella che è la mia personalità. Per educazione e anche per il modello di padre che ho avuto sono abituata a "gestire" la rabbia di un altra tipologia di maschio, cioè quello che si arrabbia, borbotta 5 minuti, alza pure la voce, pur avendo torto marcio e poi tutto esplode in una bolla perché in fondo è protettivo con la donna. Questi maschi che hanno invece una modalità molto "sottile" di alimentare il fuoco ... li vedo bene con donne despote, magari dominanti, come probabilmente era la loro madre ...

    Non mi sembra che qualcuno abbia parlato di chiuderla, e comunque non io, e lungi da me.


    Ok, però rispetto la risposta (la #7) che hai riportato nel Quote al mio post io personalmente non ho captato interpretazioni che lasciavano intendere qualche via di mezzo. Non sto dicendo che non ci siano, ma che non le ho viste.


    Penso soltanto che la via più concreta (almeno in questioni così "semplici") sia quella di esprimersi col partner e valutare cosa ne vien fuori, e si ci piace e convince (oppure no) quello che ne vien fuori


    E siamo d'accordo.
    Il problema è con quale "postura" si avvia questo dialogo.
    Alcuni "dialoghi", se formulati da punti di partenza quali "E' carenza di educazione/amorevolezza che tu non abbia già mollato le amiche e di invalicabile diversità fra me e te" ... lasciano poco margine di manovra. E ripeto, a me questo era parso di capire fra il vostro scambio e poi rispetto al Quote al mio post, ma se non è questo che si vuole indicare, ne prendo atto.


    enza doversi fare un complesso per il fatto di trovare sgradevolissimo quel che qualunque innamorato/a troverebbe sgradevolissimo.


    In tal senso io non volevo suggerire di farsi complessi.
    Da un lato ho letto che l'Opener riconosce che sono "solo amiche", dall'altro, mi pare che più la gelosia, sul tavolo ci sia qualcosa come "Ma non potrebbero invitare anche me?" ...


    E in tal senso sarebbe anche interessante chiarirsi SE è gelosia oppure no. Magari la situazione si può risolvere rendendola partecipe, perché lei stessa ha constatato che di queste amiche non c'è da temere. Poi, se per principio, ritiene inaccettabile il frequentare amiche donne è un altro paio di maniche.

    Consisterebbe nella pura e semplice constatazione di essere alle prese con concetti di educazione e rispetto che non collimano con i miei standard. E ai quali non intendo abdicare. Tutto qui.

    Io vedo le relazioni in maniera diversa.

    Ho frequentato (di recente peraltro) un ragazzo che aveva in "maggior numero" amiche donne e sopratutto una "migliore amica" molto affiatata, per dire, a volte abbiamo parlato al telefono per strada mentre andava a casa di lei, perché fra le altre cose, hanno progetti in comune legati a teatro e scrittura.

    Quando questa frequentazione è finita, l'ho chiusa per una serie di motivazioni caratteriali molto profonde su cui mi sono data modo di riflettere e di avere conferma dall'altra parte.

    E probabilmente a seguito di questo, ho capito perché lui aveva molte amiche donne e una migliore amica. Era parte di quel "carattere" con cui io effettivamente non mi trovavo bene, un po' passivo-aggressivo, assieme a tutti gli altri "segnali" che non mi avevano convinto.

    Sarà un limite mio, ma mi sembra strano decidere di "chiudere" una relazione solo sulla base di quanto ho letto fin'ora. Non so, mi aspetterei "qualcosa di più" su questa relazione, sul carattere di questa persona, sulle motivazioni che hanno portato in un primo tempo a mettersi assieme. Io la vedo veramente troppo semplicistica "Hai solo amiche donne, non fai per me, io ho altri principi" ... Ma ognuno effettivamente si sceglie il partner sulla base di cio' che vuole.

    non ho nulla da dire: sono veramente amiche.

    Però, ci resto male se magari una di loro lo invita ad un concerto, ad un evento particolare, e a me no.

    Alla luce di queste due considerazioni, piuttosto che una "gelosia", mi sembra che si tratti di una forma di "competizione" femminile che si mette in atto nel momento in cui, loro, non coinvolgono anche te in quanto sono un gruppo misto, in cui potresti effettivamente entrare anche tu senza problemi. Diverso sarebbe se fossero tutti uomini che magari fanno cose "da maschi" (che so, calcetto, pesca) e in tal caso non ci sarebbe alcun senso di esclusione (cosa che invece avverto nella condizione attuale).


    La situazione per me apre diverse aree di riflessione, e una fra queste mette un attimo da parte lui, e quello che fa, giusto o sbagliato che sia e si rivolge a te:

    Secondo me iniziare una relazione, concentrandosi sul "cosa cambiare" dell'altro per adattarlo a nostri bisogni non è mai un buon punto di partenza. Attenzione, questo non significa "Farsi stare bene tutto", si può anche decidere di lasciare andare questa persona, perché il suo percorso, il suo modo di essere, le sue prospettive non si incrociano con le nostre: Ma è diverso che lasciarla perché "Ha delle amiche e io vorrei che abbia solo amici uomini". E' molto, molto probabile, che rimanendo a questo "livello" a mio avviso un po' troppo spiccio di consapevolezza, il prossimo fidanzato avrà un altro "difetto" di tipo di diverso, ma che va a "toccare" le stesse insicurezze sollevate dai casi precedenti: Forse dedica troppo a un hobby e non mi invita ad uscire, forse le sue amicizie maschili lo portano su una brutta strada, eccetera eccetera.


    Ripeto: Non si tratta di "farsi star bene", ma dipende per quale percorso di consapevolezza si intende arrivare alla "decisione". C'è un pezzo di strada in cui bisogna guardare dentro se stessi e chiedersi "Come mai questa cosa mi mette a disagio?" - "E' un'insicurezza fondata o infondata?" - "Posso esprimere un mio bisogno e vedere se l'altro è disposto ad ascoltarlo?" ...


    Dopo che ci si è fatti un'attenta e profonda autoanalisi, allora lì si può a cuor sereno decidere di lasciare andare, nella consapevolezza che "quei percorsi" non si potevano incontrare: Perché diversi nel profondo.

    Molto differente dal decidere solo sulla base di luoghi comuni, preconcetti, ed eventi esclusivamente ESTERNI.

    Che vuol dire, in concreto, che i componenti della coppia devono "crescere" ? E' un concetto astratto che va riempito di contenuti ...

    In ciò che volevo indicare, crescere significa riconoscere il cambiamento e non negarlo perché il cambiamento ogni tot busserà sempre alle porte della vita o della relazione. O lo neghi facendo muro o cerchi "altrove" false soluzioni (ad esempio tradendo il partner che ami) che ti fanno restare un uomo (o una donna) inconsapevole che vive le relazioni in modo fondamentalemente narcisista e opportunista, pensando che questo opportunismo ti faccia trovare lì fuori "cuori più aperti" quando invece ti vincolerai a una vita dove il ripiego è prendere un po' di sesso con qualcun'altro più deluso di te, di cui di te, come tu di lui, infondo non gliene frega niente se non appunto confermarsi l'ego per un po' ... per poi ritornarsene perplessi e amareggiati nelle relazione ufficiale.


    Significa quindi porsi domande, cercare risposte, e non "fare muro" e perseverare con un approccio che ha funzionato nel passato.

    In poche parole indagare dentro di sè, dentro il rapporto. Tutte occasioni per conoscere meglio se stessi, non sono "favori" che si fanno al partner.


    La coppia dove non cambia mai il paradigma (io ne conosco qualcuna) è la coppia in cui uno dei due è vittima. In altre parole c'è un partner che abbassa la testa e si fa stare bene tutto, perché in queste coppie è insito un gioco di potere: E cioè con uno dei partner non c'è margine di contrattazione, confronto, dialogo, messa in discussione. Quando va bene queste coppie vivono una quotidianità fatta di una sofferenza che è un'abitudine talmente consolidata che ormai è percepita come normalità.

    Sono realmente interessato a scoprire quali siano le soluzioni che vengono proposte, ma in concreto ...

    Tantissime.
    Per esempio, consiglierei a Memole77 di non arrabbiarsi verso suo marito ma di "capire" questo suo bisogno di fare sesso e questa sua difficoltà nel trovare un modo diverso e più profondo di relazionarsi a lei. Prestare "ascolto" a un bisogno, anche se questo è un bisogno infantile e mal posto, è un buon modo per abbassare le barriere e non far sentire l'altro rifiutato. In altre parole significa (nonostante si stia vivendo una situazione difficile si necessità di compresione in primis) mettersi nei panni dell'altro. Dal punto di vista di lui, questa cosa del sesso è "importante" e non va sicuramente sminuita.


    Dialogare evitando critica, accuse, giudizi.

    Non vere paura di parlare a "cuore aperto" dei propri bisogni, a patto che questi non vengano rappresentati come delle "pretese", nel momento in cui non vengono soddisfatte scatta il "ricatto emotivo" (accuse, silenzi punitivi). Lasciare sempre la libertà all'altro di esprimere cio' che sente anche se questa cosa non viene incontro al proprio bisogno o anche se è un atteggiamento privo di sensibilità da parte sua (accusarci, insinuare mala fede nelle nostre intenzioni, etc). Poiché l'altra strada, quella di "forzare" o di "convincere" genera solo più tensione e più distanza. E' meglio accettare una risposta che non piace e lasciare il tempo all'altro di rifletterci da solo, per vedere se di fronte un atteggiamento aperto e disponibile, resta ugualmente convinto di presunte cattive intenzioni nei suoi confronti.


    Considerare che l'altro potrebbe non essere "pronto" al cambiamento, che non è nel suo percorso. Questa è una possibilità purtroppo. Cioè che l'altra persona risponda in modo chiuso a ogni iniziativa costruttiva. In ultima analisi non si può portare nessuno a fare qualcosa che dentro di sè non è pronto o predisposto a fare, compreso capire.


    In tal senso non ci sono vere e proprie soluzioni, la vita rimane una domanda aperta, imboccata una strada cioè intrapresa un'azione o una scelta, ci sarà una ramificazione continua di altre scelte da fare, di cui il "percorso" prende vita strada facendo. Magari si parte volendo sistemare il sesso (Non è il caso di Memo77, faccio un esempio) e magari si arriva alla conclusione che tu e tuo marito non avete più nulla in comune e non te ne eri accorta. L'importante è capire che "il fine" non è "ottenere" quella che appare come a soluzione, cioè "fare funzionare questo sesso così siamo tutti contenti " ... perché ogni "Qualità" (per esempio una buona sessualità) non viene mai raggiunta per via diretta (ci mettiamo di buona lena a discutere su questo sesso finché troviamo un accordo) ma sempre indiretta: La scultura emerge dal blocco di marmo quando si è "ripulito" l'unitile, l'eccesso. Di conseguenza le "soluzioni" affiarano quando però esse stesse non diventano un'ossessione.

    Non mi posso più produrre in risposte che includono un interesse e un legame con il Thread e il caso specifico dell'Opener. Qualche risposta, seppur complessa e lunga, al fine di delucidarsi con l'interlocutore rispetto cio' che si vuol dire la si può accettare ma quando argomenti di tipo generale diventano dominanti allora entriamo nell' OT che ovviamente eviteremo.


    Pivaldo quando sorgerà una risposta, la riporterò in uno dei Thread che tu hai dedicato all'argomento. Se ci sono persone che leggendo gli ultimi post che non riguardano gli argomenti del Thread e desiderano dire la loro, qui indico i Thread di cui parlo.



    Detto questo tornero' al più presto IT.