Come migliorare le abilità sociali

  • E' una domanda che mi sto ponendo da qualche giorno, prendendo spunto da diverse discussioni in cui è salato fuori questo argomento. La mia idea è che ciò è molto vicino all'impossibile, poiché la capacità sociale è un qualcosa di innato e per affinarlo ci vogliono addirittura decenni, oltre che ad una forte volontà. Parlando della mia esperienza personale, avrete ormai capito che sono una persona parecchio introversa e che mal tollera la presenza forzata di persone intorno a me, ho bisogno dei miei momenti di solitudine, anche se non disdegno la frequentazione dei miei amici. Circa una decina d'anni fa ero ancora più chiuso, sono consapevole di aver fatto passi da gigante, complice anche l'attività lavorativa che è a forte contatto con il pubblico che mi ha inizialmente fatto soffrire, ma ha aiutato anche moltissimo lo sviluppo delle mie abilità sociali.


    Tuttavia c'è una costante che mi accompagna da sempre e della quale ancora non sono riuscito a migliorarmi, socialmente sono una sorta di bradipo, nel senso che ho bisogno di molto tempo per sentirmi a mio agio in un determinato posto e con determinate persone, inizialmente l'impressione che viene percepita dagli altri è quella di uno che non ha niente da dire, nessuna idea da esprimere, cioè il contrario di quello che sono realmente, almeno credo e spero. Sono una persona che si apprezza alla distanza e questo lo definirei un punto debole, perché non tutti sono disposti a modificare l'impressione iniziale, soprattutto nel rapporto con le donne, che di fatto mi impedisce di creare interesse. Come posso migliorare in questo senso?

  • La mia idea è che ciò è molto vicino all'impossibile, poiché la capacità sociale è un qualcosa di innato e per affinarlo ci vogliono addirittura decenni, oltre che ad una forte volontà.

    Io non sarei così drastica.


    Sicuramente ci sono persone più predisposte di altre alle interazioni sociali, ma ognuno in modo diverso, e forse ognuno in modo un po' "suo", in quanto non credo ci sia un modello preciso di abilità sociale.


    Per fare un esempio, ho un amico (preciso gay perché a mio avviso questo dettaglio è correlato a quanto segue), che è una delle persone più socievoli che conosca a parità di profondità d'animo, fa facilmente amicizia e ha tantissimi amici in Italia e all'estero: infatti la nostra amicizia si basa prevalentemente sul suo lato profondo piuttosto che quello iper-socievole. Personalmente ritengo di avere sufficienti abilità sociali, ma in una configurazione differente rispetto la sua: so immedesimarmi negli altri, mi riesce ascoltare, e parlare degli argomenti più vari. Ma da questo mio amico ho imparato che le amicizie vanno coltivate, e bisogna fare quella chiamata anche solo per farsi sentire, o quell'invito finalizzato a mantenere continuità anche se "non hai voglia", per dirne qualcuna: ecco io in questi aspetti per esempio sono molto carente, perché di carattere evitante/ansioso. Mi è difficile riprendere un'amicizia con cui si è creata distanza, eccetera.


    Tutto questo discorso per dire la soluzione potrebbe non essere nell'apprendere delle abilità sociali con tutta l'esperienza che ne consegue per affinarle: ma tale soluzione potrebbe essere invece più semplice, ossia rendersi consapevoli di quali particolari posture inibiscono i rapporti con gli altri.


    Diversamente il rischio è di crearsi un maschera, forzarsi in comportamenti senza che però si è compreso quale sia la propria difficoltà di partenza. Parto dal presupposto che tutti siamo esseri sociali, solo che manifestiamo diversamente il nostro bisogno di stare con gli altri e le barriere che poniamo fra questi sono legate nella maggior parte dei casi alla paura, che si esprime in varie forme: paura di essere giudicati, o paura che questi invadano il nostro spazio, paura di risultare inadeguati.


    Vedendo queste paure e prendendone coscienza, credo che il risultato sia un maggiore e spontaneo "rilassamento" verso le relazioni sociali. E in questo caso si può restare se stessi, ma senza pensare che sia sbagliato essere come si è.

    Il cammino dell'anima è un cammino di coraggio, abbiatelo.🌺

  • Io non sarei così drastica.


    Sicuramente ci sono persone più predisposte di altre alle interazioni sociali, ma ognuno in modo diverso, e forse ognuno in modo un po' "suo", in quanto non credo ci sia un modello preciso di abilità sociale.


    Per fare un esempio, ho un amico (preciso gay perché a mio avviso questo dettaglio è correlato a quanto segue), che è una delle persone più socievoli che conosca a parità di profondità d'animo, fa facilmente amicizia e ha tantissimi amici in Italia e all'estero: infatti la nostra amicizia si basa prevalentemente sul suo lato profondo piuttosto che quello iper-socievole. Personalmente ritengo di avere sufficienti abilità sociali, ma in una configurazione differente rispetto la sua: so immedesimarmi negli altri, mi riesce ascoltare, e parlare degli argomenti più vari. Ma da questo mio amico ho imparato che le amicizie vanno coltivate, e bisogna fare quella chiamata anche solo per farsi sentire, o quell'invito finalizzato a mantenere continuità anche se "non hai voglia", per dirne qualcuna: ecco io in questi aspetti per esempio sono molto carente, perché di carattere evitante/ansioso. Mi è difficile riprendere un'amicizia con cui si è creata distanza, eccetera.

    Questa è una cosa nella quale sono parecchio carente, non mi faccio sentire mai, se non strettamente necessario. Sono consapevole di ciò, ma comunque non riesco a farlo, proprio mi passa per la mente mandare il messaggino di cortesia. Sarà perché io ho un concetto di amicizia che non si affievolisce col tempo, anche alcuni miei amici sono fatti così, forse per questo andiamo d'accordo. Però, come detto nel precedente post e un po' in giro altrove, il mio grosso problema è quello di essere estremamente carente nel rapporto iniziale, nel cosiddetto approccio, in quel frangente le mie abilità sociali vengono completamente meno, non ho voglia di chiacchierare e non mi viene in mente niente da dire, ne consegue che inizialmente le persone perdono interesse nell'avere interazione con me, a meno che questa frequentazione non sia costretta da motivi esterni, come può essere un luogo di lavoro o ai tempi la scuola, dopo un po' mi sciolgo, mi sento a mio agio e riesco a parlare con tutti, peccato che le prime impressioni facciano fatica ad essere modificate e continuo ad essere considerato quello che non ha niente da dire.

    Tutto questo discorso per dire la soluzione potrebbe non essere nell'apprendere delle abilità sociali con tutta l'esperienza che ne consegue per affinarle: ma tale soluzione potrebbe essere invece più semplice, ossia rendersi consapevoli di quali particolari posture inibiscono i rapporti con gli altri.


    Diversamente il rischio è di crearsi un maschera, forzarsi in comportamenti senza che però si è compreso quale sia la propria difficoltà di partenza. Parto dal presupposto che tutti siamo esseri sociali, solo che manifestiamo diversamente il nostro bisogno di stare con gli altri e le barriere che poniamo fra questi sono legate nella maggior parte dei casi alla paura, che si esprime in varie forme: paura di essere giudicati, o paura che questi invadano il nostro spazio, paura di risultare inadeguati.


    Vedendo queste paure e prendendone coscienza, credo che il risultato sia un maggiore e spontaneo "rilassamento" verso le relazioni sociali. E in questo caso si può restare se stessi, ma senza pensare che sia sbagliato essere come si è.

    Questo è il rischio che in realtà sono disposto anche a correre, quello di snaturarmi. Diciamo che la percezione è quella di un miglioramento piuttosto che un andare contro le proprie predisposizioni. Oppure potrebbe esistere tranquillamente la famosa via intermedia fra le due cose che permette di essere una persona leggermente diversa, ma senza forzare se stessi, propenso all'introversione ma non orso. Un equilibrio, perché se non mi sta bene essere socialmente incapace, questa condizione mi farà sempre soffrire e la sentirei più come una mia mancanza che come un modo di essere. Diciamo che non vorrei soffrire così tanto il rapporto con gli altri, delle volte diventa estremamente faticoso e spesso mi è capitato di uscire quando non ne avevo voglia per compagnia, passando la serata in attesa che si concludesse.

  • Questo è il rischio che in realtà sono disposto anche a correre, quello di snaturarmi. Diciamo che la percezione è quella di un miglioramento piuttosto che un andare contro le proprie predisposizioni. Oppure potrebbe esistere tranquillamente la famosa via intermedia fra le due cose che permette di essere una persona leggermente diversa, ma senza forzare se stessi, propenso all'introversione ma non orso. Un equilibrio, perché se non mi sta bene essere socialmente incapace, questa condizione mi farà sempre soffrire e la sentirei più come una mia mancanza che come un modo di essere.

    Ciao Hawake. Io mi ci rivedo, un po' al passato per fortuna, in questi ragionamenti.

    Secondo me cambiare si può, ma serve, come hai detto tu, tempo e volontà. Io non sono diventato il re dei socievoli, ma rispetto a dieci anni fa non ho dubbi su i passi avanti. E come te, anche per me credo che il lavoro abbia dato un contributo. Io sono un sempliciotto, e le abilità sociali le chiamo semplicemente attitudine. Per me è migliorabile, come non lo so. Non credo esista una formula valida per tutti. C'è stato un momento in cui per me era vitale migliorare la mia attitudine, sì per le donne, ma non solo. Io volevo uscire e tornare a casa pensando 'mi sono piaciuto'. Ognuno avrà il suo ideale di cosa significhi. Per me era essere vitale (almeno un po'), reattivo, simpatico, interessante, figo anche se vogliamo... partendo da un'attitudine ultra beta. Ai margini, riluttante quasi a nuove conoscenze. Incapace di avvicinarmi ad una ragazza. Adesso non è che sia granché, non le lascio ancora incinte con uno sguardo, però se mi capita una conversazione con uno/a sconosciuta mi riesce abbastanza facile.


    Su una cosa, guardando al mio 'percorso', non mi ci ritrovo:

    Oppure potrebbe esistere tranquillamente la famosa via intermedia fra le due cose che permette di essere una persona leggermente diversa, ma senza forzare se stessi

    Per me non è stato esattamente così. Io mi sento abbastanza equilibrato ora, nell'attitudine. Sono calmo ma simpatico, questo è quello che cerco di trasmettere. Però per arrivarci ricordo, soprattutto all'inizio di questi tentativi di migliorare le abilità sociali, ho anche fatto i miei sbagli. Ho dovuto eccedere da una parte e dall'altra prima di trovare 'il mio equilibrio'.


    Esempio: ricordo un aperitivo con amici e amiche, ormai quasi dieci anni fa. Arriva una ragazza al tavolo che io non conoscevo ma conosce qualcuno del tavolo, carina. Io ero proprio in un momento in cui volevo uscire dalla mia grotta, volevo essere contento anch'io. Ero vergine con 0 fidanzate, intorno ai 24-25 anni. Tieni conto che una volta mi rimproveravano perché non sorridevo mai certi giorni. 'Non ho niente di cui sorridere, la vita è una m....', più volte ho risposto così (senza alcun motivo se non il sentirmi incapace di trovarmi/cercarmi una ragazza). Beh, siamo seduti a questo tavolino e io mi metto il sorriso più da ebete che potessi in faccia. Non sorridevo forzatamente, ma quel sorriso partì da una mia forzatura e poi lo lasciai lì. La mia amica F, dopo... boh, 30 secondi, 1 minuto che guardavo questa ragazza con questo sorriso da babbeo, mi diede un colpo, dicendomi che sembravo un imbecille, chiedendomi cosa stessi facendo... io risposi vagamente che mi ero incantato a pensare a qualcosa. La verità è che fu una forzatura maldestra, eccessiva.


    Altro esempio: sempre nello stesso periodo, la mia amica F mi presentò sua cugina. Partiamo dal presupposto che fisicamente mi piace anche, ma caratterialmente no, non è il mio tipo, mi stava antipatica. Comunque ricordo questa presentazione, questo dialogo. Io e lei lasciati da soli qualche minuto ad un aperitivo. Non ricordo quasi niente della conversazione, solo una cosa fastidiosa che disse lei. Ricordo però il disagio che provai, non sapere cosa dire, non saper fare una conversazione. Cioè, di mille cose che puoi tirare fuori, non me ne veniva in mente una. Una pessima conversazione finita lì. Po, per carità, mi stava pure un po' antipatica. Però penso che oggi saprei sostenere meglio la stessa conversazione. Per il semplice fatto che solo pensando a lei, mi viene in mente qualche domanda che oggi le farei sicuro. Credo saprei alimentare meglio la conversazione. Forse son più menefreghista, non mi interessa molto il risultato, accetto la sconfitta, soprattutto se penso di aver giocato bene. E sono più ironico, in generale.


    Tutto questo per dire che io, ogni cosa abbia imparato nella vita, anche se solo parzialmente, l'ho imparata sbagliando sulla mia pelle. Con errori, con eccessi, con tentativi. E tutto ciò richiede comunque la volontà. E non si finisce mai di imparare dai propri errori. Io credo che tutto si riassuma nel 'cercare di essere quello che si vuole essere'. Io mi piaccio quando riesco ad essere quello che voglio essere in quel momento. E non vuol dire vincere, vuol dire essere un ottimo perdente. Piccole conferme servono, e tante sconfitte. Io mi arrabbio con me stesso tantissimo a volte, quando non riesco. Anche questi sono eccessi.


    Guarda, in conclusione sparo pure il proverbio del giorno. "Un mare calmo non ha mai fatto un buon marinaio".

    se non mi sta bene essere socialmente incapace, questa condizione mi farà sempre soffrire e la sentirei più come una mia mancanza che come un modo di essere. Diciamo che non vorrei soffrire così tanto il rapporto con gli altri, delle volte diventa estremamente faticoso e spesso mi è capitato di uscire quando non ne avevo voglia per compagnia, passando la serata in attesa che si concludesse.

    Per me sono due cose 'scollegate'. Capisco la noia della serata con gli amici se non ci sono stimoli, io sono dell'idea che le amicizie vadano sì coltivate, ma con i propri ritmi, ci sono amici che vedo ogni tot perché proverei noia se ci uscissi ogni weekend. Essere socialmente incapace è un'altra cosa per me. E' essere incapace al di fuori della comfort zone, con sconosciuti.

    perché non tutti sono disposti a modificare l'impressione iniziale, soprattutto nel rapporto con le donne, che di fatto mi impedisce di creare interesse.

    Ma perché? Cosa vuol dire? Qual è questa tua impressione iniziale che vuoi dare? Sembra una coperta di Linus per tenere distante chiunque, ma non capisco cosa trasmetti, se disinteresse, timidezza assoluta, rabbia verso l'esterno, altro.

    "Io, al massimo, te posso cantà na canzone..."

  • Tuttavia c'è una costante che mi accompagna da sempre e della quale ancora non sono riuscito a migliorarmi, socialmente sono una sorta di bradipo, nel senso che ho bisogno di molto tempo per sentirmi a mio agio in un determinato posto e con determinate persone, inizialmente l'impressione che viene percepita dagli altri è quella di uno che non ha niente da dire, nessuna idea da esprimere, cioè il contrario di quello che sono realmente, almeno credo e spero. Sono una persona che si apprezza alla distanza e questo lo definirei un punto debole, perché non tutti sono disposti a modificare l'impressione iniziale, soprattutto nel rapporto con le donne, che di fatto mi impedisce di creare interesse. Come posso migliorare in questo senso?

    Se ti devi far conoscere col tempo ti serve una “costrizione” spazio-temporale... niente di fantascientifico :D Come hai fatto amicizia alla scuola dell’obbligo? Partendo da una frequentazione obbligatoria...

    E quali sono le scuole dell’obbligo degli adulti? Palestre, corsi, volontariato. I locali hanno i loro habitué ma da solo devi sforzarti di sederti al bancone e fare chiacchere con cameriere e altri clienti al banco.

    Non permettere a nessuno di entrarti nella testa... A cosa stai pensando?

  • Io volevo uscire e tornare a casa pensando 'mi sono piaciuto'.

    Ecco vedi io questa sensazione non la provo quasi mai, tutte le volte che esco "non mi sono piaciuto", troppo impacciato, troppo distante, mi vengono cose in mente da dire sul momento che non dico, mi arrabbio per non averle dette, maledico me stesso e così via. Ovviamente non sto parlando di incontri solo con ragazze.

    Per me sono due cose 'scollegate'. Capisco la noia della serata con gli amici se non ci sono stimoli, io sono dell'idea che le amicizie vadano sì coltivate, ma con i propri ritmi, ci sono amici che vedo ogni tot perché proverei noia se ci uscissi ogni weekend. Essere socialmente incapace è un'altra cosa per me. E' essere incapace al di fuori della comfort zone, con sconosciuti.

    Non si tratta di noia, sono i miei migliori amici e ci uscirei sempre, a me semplicemente non piace uscire solo per andare a fare il famoso aperitivo, vorrei fare dell'altro, guardare un film, una partita, giocare a qualcosa. Soffro lo stare seduto ad un tavolo a sorseggiare un cocktail, magari ad un tavolo dove non conosco nemmeno tutti. Mi sento poco stimolato e se la discussione non mi attrae guardo l'orologio in attesa che si faccia una certa.

    Ma perché? Cosa vuol dire? Qual è questa tua impressione iniziale che vuoi dare? Sembra una coperta di Linus per tenere distante chiunque, ma non capisco cosa trasmetti, se disinteresse, timidezza assoluta, rabbia verso l'esterno, altro.

    Questo non lo so, dovremmo chiedere alle persone che conosco. Evidentemente percepiscono la mia noia e il mio malessere nel parlare e tagliano corto, giustamente.

    Se ti devi far conoscere col tempo ti serve una “costrizione” spazio-temporale... niente di fantascientifico :D Come hai fatto amicizia alla scuola dell’obbligo? Partendo da una frequentazione obbligatoria...

    E quali sono le scuole dell’obbligo degli adulti? Palestre, corsi, volontariato. I locali hanno i loro habitué ma da solo devi sforzarti di sederti al bancone e fare chiacchere con cameriere e altri clienti al banco.

    In verità non ho fatto quasi mai amicizia alla scuola, era un esempio per dire un luogo nel quale eri obbligato a stare, ma dalle medie fino alle superiori sono stato solo in due classi dove non sopportavo nessuno. Per quanto riguarda le palestre, ti dirò che li trovo i luoghi più asociali in assoluto, oltre che un posto che detesto con tutto me stesso. Resta da capire quali altri siano i luoghi di obbligata frequenza, ma non credo ce ne siano molti a parte il lavoro.

  • Ecco vedi io questa sensazione non la provo quasi mai, tutte le volte che esco "non mi sono piaciuto", troppo impacciato, troppo distante, mi vengono cose in mente da dire sul momento che non dico, mi arrabbio per non averle dette, maledico me stesso e così via. Ovviamente non sto parlando di incontri solo con ragazze.

    Riprovaci la prossima volta, tentativi...

    vorrei fare dell'altro, guardare un film, una partita, giocare a qualcosa

    Su questo mi ci rivedo molto. Ho bisogno dello stimolo esterno, ad un certo punto. Hai vari amici, nessuno che condivide queste passioni? Cinema? Giocare a qualcosa, cioè? Sport, giochi da tavolo, videogiochi? Adesso che si avvicina l'estate, concerti e concertini, festival etc? Insomma, alternative all'aperitivo ce ne sono.

    Evidentemente percepiscono la mia noia e il mio malessere nel parlare e tagliano corto, giustamente.

    Come biglietto da visita non è proprio il massimo. Ti sentiresti pazzo a mostrarti diverso? Troppo snaturato? Io nei miei eccessi ovviamente temevo l'opinione degli amici, di chi mi conosceva da tempo. E' mostrarsi diversi da quello che sei di solito... una volta mi hanno chiesto se avessi sbloccato un chakra. Beh, più o meno è questo, buttarsi fregandosene degli altri, l'unica cosa importante è piacersi (nell'accezione che hai dato anche tu, non tornare a casa pensando son stato troppo chiuso, troppo timido, etc).

    "Io, al massimo, te posso cantà na canzone..."

  • Come posso migliorare in questo senso?

    Io non credo tu debba migliorare te stesso, credo che devi migliorare chi frequenti, perchè non vedo come un difetto l'essere introversi, al contrario per me è spesso un pregio. Io riesco a riconoscere molto bene chi non parla perchè è vuoto da chi non parla molto ma ha un mondo dentro, e sono sempre stata attratta dai tipi così. Mio marito è così e io adoro anche i suoi silenzi, ma il suo mondo interiore è una ricchezza da scoprire per me, lo è ancora oggi dopo 20 anni insieme. Nella nostra società è necessario quel minimo di competenza sociale per sopravvivere lavorare ecc, ma nelle relazioni personali bisogna solo cercare chi ci apprezza per come siamo. Ti direi quindi di provare a indossare una maschera nelle occasioni in cui è necessario, e per il resto cercare qualcuno che veda il tuo modo di essere come un valore.

  • Ora dirò una sciocchezza ma per far interagire le persone bisogna farle incontrare dal vivo: un grosso club, una festa in una grande villa, un conviviale, un posto con tanta gente insomma. Magicamente chi è nascosto in un cantuccio, in un'angolo, verrà attratto dal suo opposto o complementare che è al centro della sala.


    Ecco cosa organizzerei più di tutto, feste con tanta gente. Il mio cruccio da sempre è che mancano posti dove incontrarsi di persona e discutere liberamente, senza essere per forza ubriachi.

  • Riprovaci la prossima volta, tentativi...

    Su questo mi ci rivedo molto. Ho bisogno dello stimolo esterno, ad un certo punto. Hai vari amici, nessuno che condivide queste passioni? Cinema? Giocare a qualcosa, cioè? Sport, giochi da tavolo, videogiochi? Adesso che si avvicina l'estate, concerti e concertini, festival etc? Insomma, alternative all'aperitivo ce ne sono.

    Come biglietto da visita non è proprio il massimo. Ti sentiresti pazzo a mostrarti diverso? Troppo snaturato? Io nei miei eccessi ovviamente temevo l'opinione degli amici, di chi mi conosceva da tempo. E' mostrarsi diversi da quello che sei di solito... una volta mi hanno chiesto se avessi sbloccato un chakra. Beh, più o meno è questo, buttarsi fregandosene degli altri, l'unica cosa importante è piacersi (nell'accezione che hai dato anche tu, non tornare a casa pensando son stato troppo chiuso, troppo timido, etc).

    Ho molti amici che condividono queste passioni, a parte i concerti che detesto come non mai, c'è troppa gente tutta ravvicinata. Nonostante questo spesso mi capita di dover pagare la tassa aperitivo, così come quella del giro locali per andare a bere qualcosa, a 30 anni ancora questo mi tocca fare. Ma più che altro non mi sentirei pazzo, il fatto è che soffro perché non riesco ad esprimermi, un classico problema di introversione. La comunicazione non è il mio forte, so anche cosa dire molte volte ma non lo faccio, preferisco tacere se non sono a mio agio oppure perché non voglio ferire l'altro, mi faccio mille problemi anche per una semplice frase.

    Io non credo tu debba migliorare te stesso, credo che devi migliorare chi frequenti, perchè non vedo come un difetto l'essere introversi, al contrario per me è spesso un pregio. Io riesco a riconoscere molto bene chi non parla perchè è vuoto da chi non parla molto ma ha un mondo dentro, e sono sempre stata attratta dai tipi così. Mio marito è così e io adoro anche i suoi silenzi, ma il suo mondo interiore è una ricchezza da scoprire per me, lo è ancora oggi dopo 20 anni insieme. Nella nostra società è necessario quel minimo di competenza sociale per sopravvivere lavorare ecc, ma nelle relazioni personali bisogna solo cercare chi ci apprezza per come siamo. Ti direi quindi di provare a indossare una maschera nelle occasioni in cui è necessario, e per il resto cercare qualcuno che veda il tuo modo di essere come un valore.

    Sai che spesso il vuoto di cui parlo lo vedo nelle persone molto socievoli, come se parlassero ma in sostanza di nulla, mentre il più delle volte chi non parla ha molto da dire. Sono d'accordo sul discorso generale, magari incontrassi gente più affine a me, ma non l'ho mai trovato se non una o due, per la maggior parte delle volte sono rimasto deluso dalle persone accanto a me. Forse più delle abilità sociali dovrei cercare di essere più tollerante delle persone in generale, soffro nello stare in compagnia probabilmente.

    Ora dirò una sciocchezza ma per far interagire le persone bisogna farle incontrare dal vivo: un grosso club, una festa in una grande villa, un conviviale, un posto con tanta gente insomma. Magicamente chi è nascosto in un cantuccio, in un'angolo, verrà attratto dal suo opposto o complementare che è al centro della sala.


    Ecco cosa organizzerei più di tutto, feste con tanta gente. Il mio cruccio da sempre è che mancano posti dove incontrarsi di persona e discutere liberamente, senza essere per forza ubriachi.

    Questo è molto vero, la concezione del dover per forza bere per rendere un'uscita degna di essere fatta andrebbe soppressa. Il problema per come la vedo io è nella ricerca ossessiva del presunto divertimento che per me in quelle serate non c'è mai stato e mai ci sarà, di sicuro non adesso che ho passato i 30.

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