Non tollero più mio marito ed il matrimonio a distanza

  • Ci sarebbe l'alternativa nel continuare a vivere un matrimonio a distanza, come stiamo facendo e ovviamente questa cosa ci sta logorando perché per entrambi è inaccettabile vivere un matrimonio uno da una parte e uno dall'altra. Niente, io sono qui per capire se e dove sto sbagliando. Per trovare delle conferme su quello che penso per il futuro.

    Ma non esistono conferme, la vita è tua e anche la famiglia.

    Se questa alternativa è percorribile e ci tieni al tuo matrimonio allora vai o almeno fai un tentativo.

    Se proprio è impossibile per te puoi tornare a Roma, tanto è sempre lì, non si sposta.

    Due figli... abbiamo due figli, il grande ormai di 14 anni e il piccolo di 5 anni.

    ...e lui in tutto questo gioca a fare l'imprenditore e non riesce neanche a prendere un mutuo per sistemare casa... a la Calabria!

    Ma non facciamola una questione territoriale "a la Calabria", se tuo marito non fa soldi mica è sempre colpa del sud.

    A Roma da studente stavo a 1200 euro in una stanza, al sud con quella cifra affitti una villa a due piani.

    Ripeto se ci tieni al matrimonio allora puoi fare un tentativo, dopo un po' tiri le somme.

  • Non ne faccio una questione territoriale, riferita alla Calabria in sé, quanto alla sua scelta "discutibile" di mettere a repentaglio una famiglia, dei figli, per seguire un sogno che di razionale ha ben poco... a lui piace a giocare a fare l'imprenditore, ma vi dico che ad oggi sono più debiti che altro, quindi mi chiedo... dove sta quest'isola felice? Perché fare impresa è già difficile in una città, figuriamoci in un paesino del Sud (e su questo non puoi obiettare). Allora, il motivo vero è che a lui piace stare giù, il lavoro, l'azienda è solo un' alibi per giustificare questa sua scelta. Sono la moglie, lavoro in banca e qualcosa di economia forse ne mastico...


    E allora ti dico che io ho sbagliato nel fargli una promessa non mantenendola, ma io tiro avanti la baracca e lui è tornato a fare il ragazzo in casa dei genitori per il suo "sogno". Se permetti, quando ti sposi e diventi genitore, hai dei doveri, delle responsabilità, e i tuoi sogni, desideri, passano in secondo piano, mi dispiace... io mi sono annullata, e l'ho fatto per il sacrificio di tenere unita una famiglia. A questo punto sono arrivata alla frutta, perché se sono solo io a cercare sempre di mettere pezze per andare avanti, e tu continui a giocare a fare il ragazzo... io ti mando in quel posto e penso di averne tutte le ragioni, con e senza promesse!

  • Mi ritrovo in quello che scrivi e sinceramente mi hai fatto riflettere su un paio di cose su cui, probabilmente, inconsapevolmente non ci ero arrivata.

    Era quello che speravo.


    Non ritengo che il mio sia un atteggiamento vittimistico.

    Lo è, ma non è colpa tua.

    Il tuo ragionamento (specie nei primi post) seguiva alla lettera la tendenza dominante attuale (sessista) di vedere un unico colpevole nell'uomo e un unica vittima nella donna. Un po' tutti pensiamo così di primo acchito. Ormai è diventato un bias-cognitivo. La cultura dominante è pregna di concetti che polarizzano il pensiero in questo modo.


    Nelle coppie però non c'è (quasi) mai una sola responsabilità di tutti i mali e questa non è mai da una sola parte. C'è sempre complicità, anche nel "male".


    Questo discorso non serve a far diventare lui un santo e tu "la cattiva". Serve a riequilibrare il pensiero per avere una visione più razionale; la quale è l'unica che può fare chiarezza. Poi se vorrai agire per sentimento sarai sempre libera di farlo, ma è bene (per te e per i tuoi figli) che tu sia consapevole di come stanno le cose. Le narrative vittimistiche lasciale al mainstream. Per risolvere la tua situazione devi guardare in te e nei tuoi eventi, non nella tendenza generale.


    Non mi ritengo una vittima, però è evidente quello che ho vissuto e subito, e non posso non tenerne conto pensando alla sorte del nostro futuro. Cosa penso di buono? I figli, la famiglia unita, i momenti che abbiamo condiviso insieme... ma per il resto, se guardo al futuro, vedo solo incertezza, instabilità, solitudine e incomprensione, sacrificio... un sacrificio che continuerei anche a fare, sia chiaro, ma con una persona che lo capisca e mi comprenda e con la prospettiva di un ricongiungimento.

    Quello che sta succedendo è che i cambiamenti della vita (e probabilmente delle tue priorità e dei tuoi sentimenti personali) hanno cambiato l'asse "costi/benefici" della relazione. Non trovi più abbastanza motivi per restare, ma pensi "sia brutto" andarsene solo per questo. E' comprensibile, ma sappi che è legittimo lasciare una relazione anche solo perché "non ti va più".


    Il fatto che lui ti capisca più o meno di prima è relativo. E' possibile che ti capisca come prima, ma che in virtù del suo spostamento tu abbia bisogno di più comprensione. Se lui è impegnato in varie attività: lo spazio per questa comprensione potrebbe non averlo.


    Due figli... abbiamo due figli, il grande ormai di 14 anni e il piccolo di 5 anni.

    ...e lui in tutto questo gioca a fare l'imprenditore e non riesce neanche a prendere un mutuo per sistemare casa... a la Calabria!

    Questo mi fa pensare che "i risultati" delle azioni di questo uomo non ti soddisfano più e che non vuoi farti trascinare nella sua condizione rischiando di perdere lo status che hai acquisito autonomamente nel tuo lavoro e nelle tue conoscenze.


    Sappi che nessuno può obbligarti a trasferirti al sud o a lasciare il lavoro: nemmeno tuo marito.


    E' difficile, ma è possibile tenere in piedi un matrimonio a distanza, sfruttando i viaggi di incontro tra i due come piccole "vacanze" in cui lui talvolta sale e tu talvolta scendi. Prova a valutare questa ipotesi e se ti sembra possibile vedi come reagisce lui.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

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