Mi viene voglia di farla finita

  • È parecchio fastidioso stare in attenzione divisa mentre magari si è arrabbiati, ma i risultati pagano. Almeno a me hanno dato frutto. Non so con l'ansia; come ho detto, non rientra più di tanto tra le mie problematiche.

    Puoi spiegare meglio? Perche' e' fastidioso? E quali risultati hai ottenuto?

  • Mi scuso con Zaraki se non fosse interessato, mi "rubo" un post per dare risposta a diverso, mi dilungo un po' a spiegare.


    Allora: come ho detto, io ho sperimentato la tecnica principalmente sull'ira, infatti la consigliavo a Zaraki più che altro per staccarsi emotivamente dagli attriti con i suoi, scopo per cui in definitiva l'ho utilizzata io stessa.


    Pensa che io sono venuta in contatto con questa tecnica, che ovviamente non è mia, non tramite la psicologia, bensì tramite l'esoterismo, in quanto la tecnica sottointende la presenza di un Sé come nucleo di esistenza, a prescindere dalla presenza o meno di una personalità: quella che viene chiamata monade.


    Essenzialmente il concetto è: Tu sei vivo e percepisci di esistere? Ne hai coscienza? Bene: quello è il Sé, semplicemente; e tutto il resto è personalità.


    Il Sé si identifica poi nella personalità. Cosa significa identificarsi? Significa prendere identità, assumere una forma identitaria, ovvero indossare la personalità come se fosse un guanto; in quanto preso a se stante il Sé è amorfo, è solo un nucleo di proprietà di esistenza autocosciente, e privo di forma e caratteristiche.


    Il Sé si immedesima nelle lenti emotive, ad esempio si immedesima nella rabbia, e ne assume la forma identificandosi.


    Come ho detto il Sé è amorfo, dunque può essere visualizzato come un fluido, mentre le lenti emotive o la personalità in generale, possono essere definite come una forma, non a caso la "forma" della personalità di ognuno è diversa da quella degli altri. La "gorgonia".


    Il Sé è un fluido, e la personalità, o ego, o programma biologico, costituisce una forma. Un limite alla potenzialità, in quanto un fluido può potenzialmente assumere qualsiasi forma, ma nel momento in cui ne assume una, viene definito dalla forma stessa e dunque diviene finito e non più potenziale inespresso. Diventa espresso: il Sé si esprime nella personalità.


    In quanto fluido, il Sé può "versarsi" all'interno della personalità come il succo d'arancia può essere versato all'interno di una caraffa, assumendo la forma della caraffa stessa. Assumere una forma, è chiamata identificazione del Sé.


    Se la rabbia fosse un cubo di vetro, il Sé identificato nella rabbia assumerebbe la forma di un cubo. Ma si può davvero dire che un fluido sia cubico, solo perché viene versato all'interno di un contenitore assumendone la forma?. Direi di no. Infatti il Sé può essere estratto dal contenitore, e questo è ciò che viene definito disidentificazione.


    Nella disidentificazione il Sé perde i limiti della forma in cui era identificato e che lo definiva. Esso non è infatti finito, viene definito dal contenitore, ma può ritornare indefinito e potenziale.


    Perché disidentificare il Sé? Perché alcune forme che può assumere, possono risultare dannose: ansia, ira, tristezza, chi non vorrebbe sbarazzarsi di certe forme?


    Come si fa ad estrarre il Sé da una forma, da una lente emotiva, o da una carica emotiva?. Attraverso l'attenzione divisa.


    Come ho scritto, va creato un osservatore neutrale, non emotivo, ne giudicante, quale è lo scopo? Lo scopo è fare sì che una piccola parte del Sé rimanga sempre libera dall'identificazione, quella parte riuscirà poi ad estrarre anche il resto del Sé dal fenomeno dell'identificazione stessa.


    Cosa significa osservatore neutrale: come ho già scritto, una parte di te, da un angolino della tua mente deve ricordarsi di osservare tutto ciò che fai con neutralità, ovvero deve osservarti mentre sei identificato.


    È fastidioso perché quando stai vivendo una lente emotiva, come ad esempio l'ira, il tuo "animale" interiore vorrebbe solo potersi vivere a pieno l'identificazione. Vorrebbe sfogarsi, ma tu parzialmente glielo impedisci, perché una parte della tua attenzione deve rimanere focalizzata ad auto osservarti in piena neutralità, il tuo Sé non deve identificarsi totalmente.


    In pratica il "leone" interiore vorrebbe solo scrollarsi di dosso la "mosca" dell'osservatore per poter tornare a concentrarsi pienamente nelle sue pulsioni: ovvero provare ira. Ma tu metti il tuo animale interiore in "libertà vigilata". Sottrai una parte di attenzione alle sue pulsioni.


    Da una sensazione un po' strana, come di estraneazione.


    Se riesci a ricordarti di auto osservarti mentre stai vivendo una lente emotiva; come ho detto, tendenzialmente avviene un distacco tra il Sé e la lente stessa, se insisti, il distacco può anche essere permanente.


    Ricordarsi di auto osservarsi, viene definito ricordo di Sé.


    Io stessa non utilizzo quasi mai questa tecnica, perché la trovo anche troppo efficace, se riesci a ricordarti di stare ad auto osservarti in attenzione divisa durante una tua manifestazione emotiva, e dunque a non dimenticarti di te, a non dimenticarti del Sé, poi capisci cosa intendo.


    Ad esempio mi chiedevi quali sono stati i miei risultati: io mi scontravo spesso con un mio parente, come si suol dire "due galletti non possono stare nello stesso pollaio". A livello di ira ero completamente identificata, ma la cosa era poco sostenibile. Ho provato a stare in attenzione divisa durante due o tre episodi di scontro, ad auto osservarmi mentre davo manifestazione dell'ira stessa: posso affermare di essere stata davvero estratta dalla carica emotiva, adesso non sono più così presa, anche se vengo provocata da quella persona, la cosa mi scivola addosso senza toccarmi, se non del tutto almeno in buona parte, di certo non mi tocca più sul vivo quanto faceva all'epoca.

  • Da una sensazione un po' strana, come di estraneazione.

    Nel momento in cui tu ti estranei e ti osservi, vedrai probabilmente un imbecille schiavo delle emozioni e di meccanismi assurdi. Pero' se tu non giudichi, non puoi nemmeno cambiare nulla. Come avviene il cambiamento? Per qualsiasi tipo di cambiamento, serve fare delle scelte, agire in base a qualche logica. Ma se l'osservatore non giudica, come puo' cambiare le cose? Non so se hai capito la domanda, mi chiedo come venga innescato il cambiamento a partire dalla semplice osservazione neutra.

  • Nel momento in cui tu ti estranei e ti osservi, vedrai probabilmente un imbecille schiavo delle emozioni e di meccanismi assurdi.

    Concettualmente sì, in realtà però poi solo in parte, perchè comunque è "quantitativamente" di più la parte del Sè identificata.


    Ti dirò che è già un miracolo ricordarsi di mantenere in piccola parte l'osservatore neutrale, infatti viene chiamato ricordo di Sè, proprio perchè è difficile mantenerlo: bisogna ricordarsene.


    Se provi, vedrai quanto è facile scordarsene quando inizi a provare emozioni; è fatica oltre che fastidioso mantenerlo mentre si provano emozioni, soprattutto se forti, e a volte proprio non vuoi farlo, perchè è disumanizzante in un certo senso, oltre ad avere l'animale interiore infastidito che scalpita per sbarazzarsene.


    Al livello di distacco totalizzante in cui lo intendi tu mi è capitato solo una volta spontaneamente per qualche minuto, tra l'altro prima di conoscere questa tecnica, stavo guardando la TV.

    Pero' se tu non giudichi, non puoi nemmeno cambiare nulla. Come avviene il cambiamento? Per qualsiasi tipo di cambiamento, serve fare delle scelte, agire in base a qualche logica. Ma se l'osservatore non giudica, come puo' cambiare le cose? Non so se hai capito la domanda, mi chiedo come venga innescato il cambiamento a partire dalla semplice osservazione neutra.

    L'osservatore non fa nulla e non giudica, perché come ho scritto il Sè è potenziale inespresso; se l'osservatore facesse qualcosa (e nel fare è compreso anche l'atto del giudizio), diverrebbe espresso, ovvero già non sarebbe più Sè, ma personalità, cioè proprio quella da cui invece vuoi disidentificarti.


    Il trick sta proprio nel mantenerlo neutrale, ovvero disidentificato, dunque non deve fare nulla, né pensare nulla: solo guardare; altrimenti si identifica.


    Come avviene il cambiamento? Avviene spontaneamente, perché si tratta di un passaggio di stato. Spontaneamente per modo di dire, perché come ho detto è difficile mantenere l'osservatore.


    Ti renderai conto se provi che l'identificazione, in un certo senso, è simile ad essere immedesimati in un sogno emotivo denso ad occhi aperti. La disidentificazione invece avviene per risveglio da quel sogno; in pratica, mantenendo forzatamente una piccola parte sveglia, distaccata, finisce che poi ti svegli del tutto.


    Non so dirti il perché avvenga; potrei ipotizzare un cambio frequenza delle onde cerebrali, oppure che la "corrente" esca dai "canali" precostituiti, ma capisci bene che la sto sparando: in effetti non lo so.

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