Fortissima ansia legata al lavoro, come posso stare meglio?

  • Ciao a tutti mi chiamo Simona, ho 32 anni e da 6 lavoro in un'azienda farmaceutica, in ruolo coerente con il mio percorso di studi. Sono anni che faccio psicoterapia perché da prima ancora di iniziare questo lavoro, soffro di una fortissima ansia legata al lavoro, sindrome dell'impostore, terrore di sbagliare e di non essere all'altezza. A periodi alterni questa problematica va un po' meglio o peggio, ora da un paio di mesi è tornata forte. Mi sento molto sconfortata perché ho paura di stare impazzendo, questo weekend non ho chiuso occhio perché ho pensato di continuo ad un possibile errore che potrei aver fatto a lavoro: quando succede così, ho ansia che mi paralizza, faccio fatica ad uscire, dormo poche ore, ho tachicardia tutto il giorno e somatizzo anche allo stomaco, oltre al fatto che non riesco a pensare ad altro. Sono stanca e demoralizzata, sono anni che faccio psicoterapia e questo ha aumentato la mia consapevolezza ma il problema rimane, e stare così mi porta via davvero una quantità enorme di energie. Gli psicofarmaci anche non hanno risolto. Sento che non sto apprezzando la mia vita e anzi che la sto sprecando, spesso penso di lasciare il lavoro e trovarne un altro che mi impegni meno ore, ma poi temo che cambiando non risolverei. Volevo sapere se c'è qualcuno di voi che ha mai provato queste sensazioni o che conosce qualcuno con questo problema, iscrivermi a questo forum è un altro tentativo che sto facendo per cercare di stare meglio, grazie in anticipo!

  • Qubit

    Approved the thread.
  • Sì, ne ho sofferto anche io, ma lavoravo in un ambiente ostile che aumentava esponenzialmente la mia ansia, i farmaci però mi avevano aiutato. Forse non ti è stata prescritta la terapia giusta, o forse non stai facendo la giusta psicoterapia (che non dovrebbe protrarsi per tanti anni).


    Cosa fai quando non sei a lavoro?

  • Ciao! Anche io ho una situazione simile in questo periodo, purtroppo per la terapia ci vuole tempo. È una terapia cognitivo comportamentale? A me in particolare, lavorando in un'azienda fa abbastanza questo effetto la fine del quadrimestre dove si tirano le somme, ci sono mille scadenze ecc... Se l'ansia è particolarmente legata al lavoro il mio psicologo mi disse di fare dei gesti particolari, ad esempio lasciare le scarpe fuori dalla porta per lasciare fuori le tue preoccupazioni. Adesso lavoro la maggior parte del tempo da casa e quello che faccio è dire ad alta voce frasi tipo "è finita la giornata ", "ho finito" o roba così. Poi a me quando ho l'ansia mi aiuta in particolare scrivere i miei pensieri su un quaderno. Hai già provato a tenere un diario dell'ansia?

  • Ciao, e benvenuta :)

    Non so se potrò esserti di aiuto, ma io sono caduta in una fase simile a un passo dalla laurea (ci sto ancora lottando) e scavando e riflettendo in queste settimane ho ricordato altre fasi in cui ho avuto pensieri e sensazioni di inadeguatezza (i miei studi sono inerenti al lavoro che faccio da dieci anni). Come se qualunque distrazione (vera o presunta), qualunque possibile errore (fino a costruirmene di finti nella mente) potessero causare vere e proprie catastrofi sul posto di lavoro. Tanto da rendermi impossibile la vita al di fuori, con attacchi di panico, incubi, notti insonni e tentazione fortissima di mollare tutto e cambiare totalmente. Sono stata a un passo dal licenziarmi qualche settimana fa, per dire. E non l'ho mai fatto.


    A me la terapia sta aiutando moltissimo (non sono alla prima esperienza, ma ho cambiato approccio e terapeuta), i farmaci idem (presi in emergenza per non far saltare la laurea). Ma la cosa che più di tutte mi ha aiutata e senza cui non sarei sopravvissuta a questo periodo è il riconoscimento e la stima di chi mi conosce e pazientemente sta lì a dimostrarmi e ricordarmi che io in quello che faccio sono brava. Eccezionalmente brava. Il che da un lato aiuta, dall'altro quando vado in crisi fa pure peggio perché mi sento di aver tipo ingannato tutti perché non è possibile, non è possibile che io sia davvero così brava in qualcosa.

    E quindi si, credo di capirti, e non c'è che da lavorare. Tornare a monte il più possibile di quel senso di costante inadeguatezza da un lato, e circondarti di persone che ti avvolgano di amore e stima autentici (non adulazione, né affetto interessato) finché non sarai in grado tu di amarti e stimarti autenticamente.


    Cerca di ricordarti perché hai scelto ciò che hai scelto di fare, cerca di ricordarti i successi, cerca di ridimensionare il peso di un eventuale errore, cerca di ricordarti che il mondo non finisce e la tua vita nemmeno se davvero dovessi sbagliare qualcosa. Io mi ripeto anche questo. Che non significa diventare irresponsabili, ma dare il giusto peso alle cose e distinguere il senso di responsabilità da un senso di colpa che con il tuo lavoro temo abbia davvero poco a che fare.

  • Sì, ne ho sofferto anche io, ma lavoravo in un ambiente ostile che aumentava esponenzialmente la mia ansia, i farmaci però mi avevano aiutato. Forse non ti è stata prescritta la terapia giusta, o forse non stai facendo la giusta psicoterapia (che non dovrebbe protrarsi per tanti anni).


    Cosa fai quando non sei a lavoro?

    Per la psicoterapia, nell'arco degli anni ho cambiato anche psicoterapeuta (3 in totale), è per questo che comincio a convincermi che forse sono io che sbaglio in qualcosa... per i farmaci, quelli no in effetti non li ho mai messi in discussione. Fuori dal lavoro frequento la palestra, o gli amici, o mi rilasso in casa con il mio ragazzo.

    Ciao! Anche io ho una situazione simile in questo periodo, purtroppo per la terapia ci vuole tempo. È una terapia cognitivo comportamentale? A me in particolare, lavorando in un'azienda fa abbastanza questo effetto la fine del quadrimestre dove si tirano le somme, ci sono mille scadenze ecc... Se l'ansia è particolarmente legata al lavoro il mio psicologo mi disse di fare dei gesti particolari, ad esempio lasciare le scarpe fuori dalla porta per lasciare fuori le tue preoccupazioni. Adesso lavoro la maggior parte del tempo da casa e quello che faccio è dire ad alta voce frasi tipo "è finita la giornata ", "ho finito" o roba così. Poi a me quando ho l'ansia mi aiuta in particolare scrivere i miei pensieri su un quaderno. Hai già provato a tenere un diario dell'ansia?

    Sì, è una terapia cognitivo-comportamentale. Il fatto è che sono anni che, con alcune interruzioni, faccio psicoterapia. In particolare, con l'ultimo psicoterapeuta ho iniziato circa un anno, un anno e mezzo fa. Mi trovo molto bene, ma continuo a passare periodi in cui sto meglio e periodi come questo in cui mi sembra di essere tornata ai sintomi iniziali. Non ho mai provato a scrivere, ci ho pensato diverse volte, ma poi mi sono sempre bloccata... A te aiuta farlo? La tua ansia è principalmente nel momento in cui sei a lavoro oppure si manifesta anche nelle ore precedenti? Grazie in anticipo per le risposte.

    Ciao, guarda, sono impressionata da quanto le cose che tu hai descritto descrivano ESATTAMENTE quello che provo anche io (a me l'hanno diagnosticata come Sindrome dell'impostore). Nella mia testa, qualunque errore (anche quelli che ancora non ho commesso) sarebbe catastrofico, mi farebbe fare una figura orribile nei confronti di tutti, mi mortificherebbe e soprattutto scoprirebbe il mio essere un'incapace e il non meritare quello che ho. Situazione identica a te anche riguardo notti insonni e tentazione di licenziarmi e cambiare tutto. Cosa ti aiuta principalmente della terapia che stai facendo? Io cerco sempre di ripetermi che anche se sbagliassi non succederebbe niente, non cadrebbe il mondo, ma nella mia testa continuano a presentarsi immagini di persone e colleghi che, di fronte al mio errore, andrebbero invece a mortificarmi. Grazie in anticipo per l'aiuto.

  • La tua ansia è principalmente nel momento in cui sei a lavoro oppure si manifesta anche nelle ore precedenti?

    Diciamo che tenere un diario dell'ansia non è risolutivo però aiuta a chiarirmi le idee e a trasferire un po' della mia ansia sulla carta. A me l'ansia viene soprattutto prima dell'inizio della settimana lavorativa (quindi la domenica sera), oppure prima di eventi importanti come riunioni nelle quali so che devo parlare o nelle quali so che c'è qualcuno che potrebbe sfidare quello che dico. Come persona non ho la risposta pronta e ho bisogno di riflettere molto prima di prendere delle decisioni e mi terrorizza il fatto di poter dare una risposta sbagliata, il mio psicologo dice che devo sfidare questa paura e cercare situazioni del genere. In effetti con il tempo sono migliorato ma non posso dire che sia facile...

  • Diciamo che tenere un diario dell'ansia non è risolutivo però aiuta a chiarirmi le idee e a trasferire un po' della mia ansia sulla carta. A me l'ansia viene soprattutto prima dell'inizio della settimana lavorativa (quindi la domenica sera), oppure prima di eventi importanti come riunioni nelle quali so che devo parlare o nelle quali so che c'è qualcuno che potrebbe sfidare quello che dico. Come persona non ho la risposta pronta e ho bisogno di riflettere molto prima di prendere delle decisioni e mi terrorizza il fatto di poter dare una risposta sbagliata, il mio psicologo dice che devo sfidare questa paura e cercare situazioni del genere. In effetti con il tempo sono migliorato ma non posso dire che sia facile...

    Perdonami, mi sono persa in questi giorni pur avendo letto subito la tua risposta ed essendomi detta "poi rispondo per bene".

    Vado diretta alla domanda che mi hai rivolto: in terapia io sto lavorando sull'origine di quel senso di colpa e inadeguatezza, all'interno di un approccio psicodinamico. Nel mio caso tutto ha avuto origine nei primi anni di vita e all'interno del contesto familiare, quindi andando a scavare e ricostruire lì dove le cose sono andate storte pian piano sto riuscendo a rivalutare miei atteggiamenti e mie reazioni a cose del presente. In particolare appunto questo senso di costante inadeguatezza e catastrofismo, come se ancora ad ogni mio errore anche solo pensato possa seguire una reazione spropositata, umiliante e abusante che mi riporti allo stato di individuo incapace e da disapprovare a prescindere. Ma è soggettivo, dipende da dov'è la tua radice.

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