Le persone più istruite sono più allenate all'autorità

  • Ciao. Ho tre lauree, 140 di QI. Soffro molto l'autorità. Mi sento costantemente con un peso sulle spalle e spesso avverto senso di oppressione quando sono - come tutti - messa di fronte agli obblighi sociali.

    La "cultura" acquisita mi fa vivere male, perché spesso vado troppo a fondo nelle cose e mi viene l'ansia. L'abitudine allo studio ha peggiorato la tendenza al rimurginio mentale.


    Non credo che lo studio mi abbia in qualche modo resa serva del sistema, sicuramente mi ha permesso di analizzarlo, ma non è detto che questo processo poi mi abbia fatto del bene.


    Non credo neanche che chi si sottomette alle autorità sia meno intelligente degli altri.

    Un certo tipo di intelligenza spinge l'essere unano a raggiungere la massima resa col minimo sforzo. Potrebbero chiamarlo anche spirito di sopravvivenza, altri invece lo considererebbero come un atteggiamento superficiale.


    Molte persone ritengono utile aderire ai dettami del sistema per senso di giustizia, di appartenenza a un determinato contesto, perché si sentono più leggere se qualcuno veglia su di loro. E ancora, per principio, perché sono d'accordo con le idee promosse dalle autorità. Altre invece sono state semplicemente educate così e si sentono bene nel curare il proprio orticello. Possono essere tanti i motivi, secondo me.

  • Il motivo per cui le persone piu' istruite sembrano piu' tolleranti nei confronti dell'autorita' e' dovuto alla loro posizione nella societa'. Chi studia di piu' ottiene incarichi con maggiore responsabilita' e deve rispettare tutta una serie di regole e gerarchie

    chi studia di piu' puo' ambire ad un reddito piu' alto, e chi ha un reddito alto normalmente cerca essere "amico" dell'autorita', per mantenere lo status quo. L'impressione e' appunto che la rabbia verso l'autorita' venga soprattutto dagli strati piu' bassi della popolazione, mentre i benestanti cercano sempre di essergli "amici"

    Grandi... grandissime verità. :thumbup:

    L'opener sembra propenso a pensare che tale "impostazione" sia più diffusa nelle persone che hanno studiato di più (ma se anche fosse, non è ancora emerso chiaramente o convincentemente il perchè).

    Ma qui entriamo in un campo molto nebuloso...

    Io in realtà l'ho pure accennato nel primo post...dove parlo del do ut des...in pratica madre natura ti da una cosa e te ne toglie un'altra.

    Ma ripeto è difficile dimostrarlo, si rimane nel campo delle ipotesi.

    E ciò si potrebbe allargare anche a livello di popoli, etnie, geopolitica, ma si entrerebbe in un campo ultra scomodo, quindi preferirei evitare.

    sei "studiato"? È un mondo che conosci personalmente?

    Semplice diplomato ma conosco persone superlaureate (stem o filosofia) che sulla carta dovrebbero essere più aperti di mente, più curiosi, più razionali...insomma più svegli eppure ragionano e si muovono a compartimenti stagni.


    Ma il punto sai qual è? Non è nemmeno che i laureati possono apparirmi più babbei degli analfabeti! Il punto è che alla fin fine si equivalgono se vogliamo parlare a grandi numeri ed è proprio questo che mi fa strano...nel senso che il ragionamento a compartimenti stagni te lo aspetti da chi non ha mai aperto un libro in vita sua e si abbevera solo dal tiggì, ma lo stesso da chi ha studiato, è pregno di cultura appresa, ha conoscenze, deve per forza far funzionare la logica (logica complessa) ecc non me lo aspetto, tutto qui.

    Poi in fondo come ho detto su ci deve essere una sorta di compensazione sennò davvero chi ha studiato dominerebbe incontrastato su chi non lo ha fatto.

    Do ut des...

    Ho tre lauree, 140 di QI

    Ecco tu sei la classica persona con un supercervello e me ne ero già accorto che eri una sorta di genio. ;) :thumbup:

    E non lo dico per broccolarti _parlo in generale_ ma ammetto che ragazze così dotate un po' mi attraggono.

    Soffro molto l'autorità. Mi sento costantemente con un peso sulle spalle e spesso avverto senso di oppressione quando sono - come tutti - messa di fronte agli obblighi sociali.

    In realtà non è così strano quello che dici, ricordo di aver letto su una vecchia enciclopedia medica di mio padre che i soggetti più superdotati a livello di Qi erano più insofferenti alle regole, alle convenzioni e simili...essendo un'enciclopedia degli anni 70' si riferiva ai soggetti hippy sessantottini che facevano scelte di vita strane cioè pur essendo geniali a scuola, e quindi avrebbero potuto avere carriere luminose, ad un certo punto abbandonavano tutto per ribellarsi alle famiglie e darsi alla vita sregolata, all'abuso di droghe, all'abbandono ecc.

    Il tutto causato dal ribellismo sfrenato che era insito in loro.

    Non lo so eh! Però quel che tu dici ti te mi torna.

    La "cultura" acquisita mi fa vivere male, perché spesso vado troppo a fondo nelle cose e mi viene l'ansia. L'abitudine allo studio ha peggiorato la tendenza al rimurginio mentale.

    Anche questo è possibile purtroppo.

    Non credo neanche che chi si sottomette alle autorità sia meno intelligente degli altri.

    No questo non lo credo nemmeno io, anzi tendo a credere il contrario per questo ci ho aperto il thread.

    Molte persone ritengono utile aderire ai dettami del sistema per senso di giustizia, di appartenenza a un determinato contesto, perché si sentono più leggere se qualcuno veglia su di loro. E ancora, per principio, perché sono d'accordo con le idee promosse dalle autorità. Altre invece sono state semplicemente educate così e si sentono bene nel curare il proprio orticello. Possono essere tanti i motivi, secondo me.

    Certamente.

  • In realtà non è così strano quello che dici, ricordo di aver letto su una vecchia enciclopedia medica di mio padre che i soggetti più superdotati a livello di Qi erano più insofferenti alle regole, alle convenzioni e simili...essendo un enciclopedia degli anni 70' si riferiva ai soggetti hippy sessantottini che facevano scelte di vita strane cioè pur essendo geniali a scuola, e quindi avrebbero potuto avere carriere luminose, ad un certo punto abbandonavano tutto per ribellarsi alle famiglie e darsi alla vita sregolata, all'abuso di droghe, all'abbandono ecc.

    Il tutto causato dal ribellismo sfrenato

    In effetti potrei definirmi abbastanza hippy, anche se negli anni '70 la mia nascita non era neanche in programma.

    Sicuramente non sono più "ribelle" come quando avevo vent'anni. Però mi rendo conto che alcune regole, anche sul posto di lavoro, mi stanno tanto strette. D'altro canto non ho più l'età per vivere di sogni, bisogna guadagnarsi il pane. Ragion per cui mi trovo spesso in ansia da prestazione.

  • Semplice diplomato ma conosco persone superlaureate (stem o filosofia) che sulla carta dovrebbero essere più aperti di mente, più curiosi, più razionali...insomma più svegli eppure ragionano e si muovono a compartimenti stagni.

    Eh ma dai, guarda che c'è di tutto! Di tutto e di più.

    Chaque putain de chose qu'on fait dans cette vie, on doit la payer (Édith Piaf)

  • Io penso che la persona che ha studiato sia sopravvalutata.

    Una persona che studia all'università fa ciò che fa un bambino delle elementari: siede davanti ad un libro e si applica per impararlo.

    Che si tratti di chi immagazzina tutto a memoria, sia di chi tenta di capire, ciò che la sua mente fa è solo assorbire quanto riportato sui testi.

    Non c'è nulla di suo.

    Chi studia, soprattutto oggigiorno, legge quanto scritto nei libri e i libri sono scritti da persone istruite che a loro volta hanno imparato su altri libri.

    Soprattutto riguardo i testi scolastici ci sono anche diverse correnti: un autore di un libro di storia può dare la propria impronta al testo e presentare gli eventi in modo leggermente diverso da un altro.

    A tal proposito al Ministero dell'Istruzione c'è casino da anni perché non si vogliono modificare i testi adottati per la scuola con altri che includano le più recenti scoperte e questo anche se molti docenti lo stanno chiedendo da anni.


    Quindi la domanda è: cosa cavolo si studia in realtà? Oggi l'obiettivo è l'accumulo di nozioni e non la formazione di un sapere personale. Ecco perché chi ha più studiato è più "conformista" verso l'autorità.

  • Diciamo che lo studio dovrebbe essere la conseguenza di una naturale propensione alla curiosità e non un'attività sterile e automatica.

    Nel primo caso, le nozioni ritrovate nei libri diventano uno spunto per approfondire la conoscenza. Quello che si spiega a scuola non può provenire interamente da un libro, che molto spesso contiene informazioni superficiali e talvolta completamente sbagliate. È l'esperienza, sommata alla ricerca del sapere, a fornire concretamente uno strumento formativo a chi studia. Ma si può imparare molto anche senza andare all'università. Tutti possiamo istruirci, conoscere, fare esperienza. È chiaro che ci si iscriva a una determinata facoltà principalmente per ottenere un titolo professionale che garantisca un futuro lavorativo. Ma anche questo aspetto sta perdendo di credibilità. Sono sempre meno le persone laureate a trovare un'occupazione dignitosa coerente con quanto studiato all'università.

  • Chi studia, soprattutto oggigiorno, legge quanto scritto nei libri e i libri sono scritti da persone istruite che a loro volta hanno imparato su altri libri.

    Basti pensare che il cervello è un muscolo, tutto quello che hai scritto è smontato immediatamente: addirittura anche solo cambiare strada è considerato un allenamento per la mente. Pensa cosa può fare leggere un libro; pensa cosa può fare un percorso di studi strutturato. C'è un abisso tra chi ha passato anni sui libri e chi no, un abisso di cui è raro avere consapevolezza; oggi va di moda dire che siamo tutti uguali, non si può dire a voce alta che una persona "non ci arriva", è offensivo dire a qualcuno che è ignorante, quasi discriminatorio, come non si può dire che un corpo fuori forma è brutto. Il salumiere con la terza media un tempo sapeva che il maestro delle elementari era "sopra di lui", perché aveva studiato, provate a chiedere oggi a un salumiere...nessuno si sente da meno rispetto a un altro perché quello ha studiato, al più ci si sente da meno rispetto a un altro perchè si percepisce che ha un altro livello reddituale. Il libro ha perso totalmente importanza, oggi esiste solo il denaro come spartiacque. Lo trovo molto triste, un segno di questa tendenza è che solo il 5% dei ragazzi si iscrive al liceo classico, un tempo la scuola più prestigiosa; oggi interessa solo ciò che porterà a produrre reddito, la cultura non monetizza, quindi non vale, e la società è sempre più satura di persone "meno" colte, meno intelligenti, e quindi più facilmente "governabili", perché sono persone che non usano il cervello per ragionare, ma la pancia. Ed è un trend, quindi peggiorerà secondo me.

  • Ma non allena il senso critico, né il senso civico né l'educazione.

    E poi se oggi per diplomarsi basta una tesina di tre pagine mentre una volta doveva essere almeno di venti e l'allievo doveva aver prodotto una ricerca fatta autonomamente.

    Oggi sottolineano le cose importanti, imparano quelle e vai!

    Questo succede soprattutto nei professionali, nei licei è diverso ma puoi chiedere a qualsiasi persona "attempata" e ti dirà che i diplomati e laureati di oggi sono formati sulla teoria ma non sulla pratica delle cose reali da fare nel lavoro.

    E questo non lo dico io ma le molte persone più anziane che ho incontrato nel mondo del lavoro e che mi spiegavano dove stessero i problemi.

  • Dipende da che cosa si parla, perché la cultura è tutt'altra cosa dal lavoro, ma quando si deve dirigere il lavoro altrui o comunque creare qualcosa di importante, se la teoria non può essere calata efficacemente nella pratica si genereranno problemi.


    E riguardo al tema iniziale ossia se le persone più istruite siano più conformiste verso la autorità o meno, in alcuni ambiti è così. Non in tutti e ciò non vale per tutte le persone però spesso sì e secondo me anche perché chi è più acculturato frequenta certi ambienti che in certi casi possono promuovere una sorta di "pensiero comune".

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