Le persone più istruite sono più allenate all'autorità

  • Secondo alcune teorie la scuola insegna la subordinazione, io non so se è vero però effettivamente ho visto che quelli più studiati si adeguano di più ai dettami del sistema: "io seguo la scienza", "seguo solo le cose ufficiali", "se la maggioranza dice...io seguo" ecc.

    Qui poi si potrebbe aprire un'altra questione e cioè se quelli con maggiori titoli di studio siano davvero più intelligenti di quelli meno titolati!

    Certo per laurearti e simili ci vuole testa...e se non ci riesci la testa adatta allo studio non ce l'hai, ergo sei meno capace...

    Ma la grande capacità di studio, apprendimento...financo le grandi capacità mnemoniche e logico-matematiche necessarie per prendere una laurea in una facoltà STEM davvero rende un soggetto che ha queste attitudini più intelligente di uno meno adatto allo studio?

    Non so...io vedo un do ut des.

    Sembra che quelli molto bravi nello studio siano sì performanti nello studio appunto ma fuori da quello è come se non sapessero andare oltre la punta del loro naso...un po' tipo un cyborg, non a caso quelli molto capaci hanno tendenze Asperger.

    Viceversa quelli che non sanno stare sopra i libri saranno probabilmente più carenti in capacità di apprendimento, in capacità logico-matematiche, forse concentrazione, memoria ecc, però sembra che abbiano più cognizione del mondo in cui vivono...detta terra terra sembra che siano più sgamati.

    Aggiungo un altro particolare...ho notato che quelli che hanno la terza media tendono di più a lavorare come autonomi, al contrario dei laureati tendenzialmente più dipendenti.

    Questo sembrerebbe un altro dettaglio a conferma della tesi sopra esposta.

    Comunque è un discorso a livello generale perché sappiamo tutti che i singoli casi sono diversi ed infiniti, non è una regola...però la tendenza sembrerebbe confermare tali teorie.

  • Secondo me il titolo di studio non fa necessariamente l'intelligenza di una persona ma è indubbio che la facoltà di studiare, informarsi, interessarsi, porsi domande è legata ad un certo tipo di intelligenza, meno si è intelligenti più si "ignora" come si suol dire; il problema per me è un altro, ossia le conoscenze troppo circoscritte e settoriali, ossia essere esperti di una singola materia massimo due, quella per cui si è laureati per esempio, quello che rende a mio giudizio il soggetto manipolabile a fronte di una diciamo intelligenza dimostrata dal titolo di studio. Non è detto che questa circoscrizione di conoscenze sia una caratteristica dello spettro autistico, alcuni asperger sono selettivi negli interessi altri no, è l'assorbimento ad essere atipicamente profondo, tanto che si chiudono nel loro mondo per informarsi, o tendono a ripetere le stesse cose, però al contempo possono essere persone aperte e incuriosite dall'esterno (se sono proprio autistiche il discorso invece cambia), ma qui mi fermo perché c'è una discussione nutrita... Però per dire che si può essere neurotipici, con laurea ma disinteressati a ciò che mi circonda ... Le persone suscettibili al sistema le trovo molto "materiali" di indole, al di là del titolo di studio, non hanno molti ideali, "basta che sto bene io e i miei figli", questo è un po' il loro modo di pensare a mio avviso.

  • Di base non c'è una correlazione tra intelligenza e titolo di studio, cioè l'intelligenza è una dote che si possiede in potenza, a prescindere dagli studi che si effettueranno, tuttavia gli studi "allenano" l'intelligenza di una persona e come conseguenza portano spesso a performance più elevate, soprattutto nei campi a cui ci si è dedicati, ma non solo.

    Il cervello è un po' come il resto del fisico; puoi nascere con un fisico ben predisposto per lo sport, ma poi se fai una vita sedentaria, un tale meno predisposto in partenza che però andrà in palestra per anni avrà un fisico migliore del tuo. Così è la mente; più si usa più migliora e cresce.

    Quindi per me indubbiamente lo studio favorisce le performance mentali e le migliora, qualunque roba si studi.

    Sul fatto che chi ha studiato sia più predisposto ad accettare le regole è vero per tanti motivi, sia perchè si impara a stare in ambienti "normati", sia perchè si riconosce il valore della regola e la sua utilità in termini di utilità sociale; io ho notato spessissimo che chi è poco istruito ha anche un ridotto senso civico, cioè molte volte non comprende perchè deve sottostare a regole che "non gli convengono in quel momento", le vede in modo punitivo, e non è in grado di capire che il bene della collettività vale più del proprio tornaconto immediato.

    Quando mi rendo conto che c'è un limite culturale di questo tipo evito proprio la discussione.

    Poi c'è un tema sicuramente vero, ho letto molto a riguardo: già la scuola primaria enfatizza alcune competenze a discapito di altre, e questo è innegabile, ma anche questo risponde a una logica di utilità imprescindibile, tradotto: una scelta va fatta, anche se penalizza altre cose, quindi va bene così.

    Sul fatto che chi è laureato preferisca un lavoro dipendente credo dipenda da ragioni di opportunità; è più "facile" arrivarci.

    Infine voglio spezzare una lancia per chi è meno istruito; a volte una mente meno formata sui dogmi offre punti di vista interessanti, più naif magari, ma servono anche quelli a mio parere, anche se a mio avviso è bene rimangano voci fuori dal coro perchè nel complesso queste persone sono meno affidabili nelle loro decisioni e quindi sono ottimi consiglieri, per arricchire il dibattito, ma non darei loro alcuna responsabilità decisionale.

  • Ciao, non so se questa differenza sia data dal titolo di studio, ma sicuramente c'è una differenza tra persone che hanno mantenuto una sana capacità critica e quelle che questa l'hanno messa in natfalina.


    Credo che la differenza tra i 2 "gruppi" sia figlia degli effetti di una certa propaganda, ovvero quella che etichetta qualunque pensiero controcorrente o non allineato o che semplicemente propone un lecito dubbio come "complottista".


    Quando questo tipo di propaganda addirittura viene esercitato nelle università stesse...


    Gli studenti di filosofia dell'università statale di Milano hanno in questi giorni inaugurato una mostra contro il complottismo e le fake news, naturalmente accolta in pompa magna dalle istituzioni accademiche. Sarebbe interessante discutere filosoficamente con loro su cosa intendano per complottismo e per fake news. Ma probabilmente rigetterebbero con l'accusa di complottismo e di fake news anche una richiesta critica di dialogo su quel tema. Sarebbe bello provare a farli ragionare sul fatto che il silenziamento apriorico di certe opinioni con l'etichetta di fake news e di complottismo rappresenta l'antitesi dello spirito socratico, che invece si determina nella discussione con tutti senza preclusioni: non certo per accettare relativisticamente ogni opinione, bensì per far trionfare la verità contro le idee false. Sarebbe altresì bello dialogare con loro per farli ragionare sul fatto che complottismo e lotta alle fake news sono le due categorie fondamentali con cui l'ordine discorsivo neoliberale prova a silenziare ogni prospettiva dissenziente, subito accostandola alle fandonie di chi dice che la Terra è piatta o che due più due fa cinque (tesi evidentemente deliranti ma che devono essere combattute e vinte con le idee non certo con la mordacchia). Ancora, sarebbe bello dialogare con gli studenti di filosofia dell'università di Milano e discutere con loro del fatto che il contrario di falsità è verità e non censura. E che lotta al complottismo e alle fake news diventa con estrema facilità sinonimo di persecuzione di ogni pensiero diverso da quello che qualcuno ha deciso essere il solo possibile. Ancora, sarebbe bello discutere con loro del fatto che la categoria di fake news presuppone una sorta di scientificità assoluta del mondo dello spirito che in realtà non esiste. Mi spiego. Se è evidentemente una fake news dire che Re Luigi non morì nel 1793 (e anche in questo caso, perché non confutare la menzogna anziché silenziarla preventivamente?), come fare a classificare una fake news in relazione alla interpretazione degli eventi storici? Su che base silenziare come fake news la tesi di chi dice che Re Luigi fu giustiziato da degli eroi o, viceversa, quella di chi dice che fu assassinato da dei barbari? Sarebbe dunque bello discutere con gli studenti di filosofia di Milano e farli ragionare sul fatto che introdurre la lotta alle fake news in filosofia significa uccidere l'ermeneutica. E forse anche la democrazia, se la intendiamo spinozinamente come spazio della libertas phlosophandi (che è anche libertà di errore). Ma soprattutto, più di ogni cosa, sarebbe bello ragionare pacatamente insieme a loro sul fatto che quello che oggi si mira a sconfessare e a squalificare come complottismo non è altro che lo spirito critico, dunque l'essenza stessa della filosofia come problematizzazione del reale. Mica gli studenti di filosofia sono tanto ingenui da pensare che la lotta contro il complottismo sia la lotta contro i capita insanabilia della terra piatta o del due più due fa cinque? Mica sono tanto ingenui da non sapere che la posta in palio è un'altra e coincide con la liquidazione della possibilità di pensare criticamente la realtà sociale, politica ed economica nella quale siamo immersi e che già da tempo, non per caso, viene programmaticamente dichiarata senza alternative (there is no alternative). Insomma, sarebbe bello leggere amichevolmente insieme a loro l'allegoria platonica della caverna, ove si mostra che lo schiavo ideale è quello che si batte alacremente in difesa delle proprie catene.


    Diego Fusaro (laureato :) )

  • Sono scettica sulla correlazione intelligenza e titolo di studio. L'intelligenza è varia, molto articolata e diversificata. Lo studio è più che altro impegno e approfondimento di una materia che interessa. per esempio lavorando quasi esclusivamente con laureati, vedo preparazione (più o meno buona), ma non vedo tutta questa intelligenza.


    Sulle regole forse questa correlazione potrebbe esserci ma credo che una generalizzazione a tutte le regole (della legge, all'educazione, agli usi etc) sia eccessiva.


    Per esempio è un dato statistico che le persone più formate fanno maggiore prevenzione contro certe malattie ma non per cieca obbedienza, anzi, per accesso alle informazioni e essersi preventivamente informati.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Argomento molto interessante. Mi allineo a quelli che hanno detto che intelligenza e titolo di studio non siano cose che corrispondono, anche perchè in molti ambienti il titolo di studio correla con il benessere della persona/famiglia, il classico "mio figlio andrà a studiare in un liceo" per intenderci.

    Per quanto riguarda la subordinazione andiamo con calma: la scuola non dovrebbe insegnare questo, dovrebbe insegnare a pensare in maniera critica; la realtà però, spesso porta insegnanti frustrati che ti fanno apprendere nozioni e conoscenze dogmatiche senza troppe discussioni (qua ci si può agganciare al discorso intelligenza titolo di studio) e si arriva alla sottomissione del pensiero. Detto questo, se uno è uno scienziato o lavora in quel ambito ovviamente il suo pensiero sarà subordinato alla scienza e penso anche sia una cosa sana un po' per tutti [per scienza intendo "cosa frutto del metodo scientifico" non conoscenza casuale scritta su un libro con su scritto scienza!].

    Viceversa quelli che non sanno stare sopra i libri saranno probabilmente più carenti in capacità di apprendimento, in capacità logico-matematiche, forse concentrazione, memoria ecc, però sembra che abbiano più cognizione del mondo in cui vivono...detta terra terra sembra che siano più sgamati.

    Dobbiamo tenere anche conto che esistono molti tipi diversi di intelligenza e altrettanti modi con cui le persone preferiscono manifestarla e direi proprio che il termine intelligente e "con alto quoziente intellettivo" sono due cose diverse ma non sono un gran esperto di questo.


    Infine, ti ricordo che (nel nostro paese) essere autonomi significa molto spesso avere una micro/piccola impresa e mediamente questi sono sistemi inefficienti e deboli. Temo che questo abbia fortemente a che vedere con l'effetto dunning-kruger: se uno è inesperto sovrastima le proprie capacità e sottostima gli altri quindi "vado da solo che so fare tutto io". Mentre chi ha alti livelli di competenze e vuole sfruttarle tende ad andare sotto l'ombrello di chi più può dargli strumenti complessi.

    Ovviamente questi sono discorsi che valgono solo o soprattutto per alcune discipline/ambiti e assolutissimamente mi auguro che chiunque legga e si sia messo in proprio spacchi il mondo!

  • Mi sembra una grossa generalizzazione: è ovvio che ci sono persone più o meno intelligenti sia tra i laureati sia tra i non laureati (anche se un'intelligenza nella media è necessaria per portare a termine gli studi universitari, quindi ci saranno pochi laureati con un qi significativamente più basso della media).

    Anche il discorso che i laureati sarebbero più "plasmabili" dall'autorità non mi trova d'accordo. Forse, però, i laureati tendono di più a riconoscere l'autorità perché si rendono conto che ci vuole impegno e dedizione a laurearsi, per cui magari danno più credito a chi ha il titolo di studio che lo rende esperto di una certa materia rispetto a chi il titolo di studio non ce l'ha.

  • Secondo me il titolo di studio non fa necessariamente l'intelligenza di una persona

    Di base non c'è una correlazione tra intelligenza e titolo di studio, cioè l'intelligenza è una dote che si possiede in potenza

    Sono scettica sulla correlazione intelligenza e titolo di studio.

    Mi allineo a quelli che hanno detto che intelligenza e titolo di studio non siano cose che corrispondono

    è ovvio che ci sono persone più o meno intelligenti sia tra i laureati sia tra i non laureati

    Si infatti anch'io non sono un credente del fatto che il titolo di studio sia direttamente proporzionale al qi o viceversa.


    Ma quello che emerge dalle vostre risposte conferma un po' la teoria:

    Sul fatto che chi ha studiato sia più predisposto ad accettare le regole è vero per tanti motivi, sia perchè si impara a stare in ambienti "normati", sia perchè si riconosce il valore della regola e la sua utilità in termini di utilità sociale

    Sulle regole forse questa correlazione potrebbe esserci

    Detto questo, se uno è uno scienziato o lavora in quel ambito ovviamente il suo pensiero sarà subordinato alla scienza

    Forse, però, i laureati tendono di più a riconoscere l'autorità perché si rendono conto che ci vuole impegno e dedizione a laurearsi, per cui magari danno più credito a chi ha il titolo di studio che lo rende esperto di una certa materia rispetto a chi il titolo di studio non ce l'ha.

    Le ultime due risposte sono sovrapponibili.


    Comunque si può dire che la scuola "gregarizza" passatemi il termine.

    Infine voglio spezzare una lancia per chi è meno istruito; a volte una mente meno formata sui dogmi offre punti di vista interessanti, più naif magari, ma servono anche quelli a mio parere

    Almeno lo si riconosce. :thumbup:


    Anche se non sono d'accordo che poi debbano rimanere solo voci fuori dal coro.

    Sul fatto che chi è laureato preferisca un lavoro dipendente credo dipenda da ragioni di opportunità; è più "facile" arrivarci.

    Mentre chi ha alti livelli di competenze e vuole sfruttarle tende ad andare sotto l'ombrello di chi più può dargli strumenti complessi.

    Questo è vero, è un fattore predominante nella questione e quindi corrompe non poco il giudizio.

    Infine, ti ricordo che (nel nostro paese) essere autonomi significa molto spesso avere una micro/piccola impresa e mediamente questi sono sistemi inefficienti e deboli. Temo che questo abbia fortemente a che vedere con l'effetto dunning-kruger: se uno è inesperto sovrastima le proprie capacità e sottostima gli altri quindi "vado da solo che so fare tutto io"

    Ahimè in molti casi è vero pure questo.

    Le persone suscettibili al sistema le trovo molto "materiali" di indole, al di là del titolo di studio, non hanno molti ideali, "basta che sto bene io e i miei figli", questo è un po' il loro modo di pensare a mio avviso.

    Qui esuliamo un po' ma hai ragione anche tu sul fatto che molti che seguono il sistema istruiti o non istruiti sono di indole molto spiccia, pratica, essenziale..."fare quello che si deve fare punto e basta".


    Io non sono così.


    Poi scusatemi se ho quotato alla cavolo ma ho dovuto per scremare le risposte sui diversi livelli dell'argomento. :)

  • a volte una mente meno formata sui dogmi offre punti di vista interessanti, più naif magari

    Questo è un punto importante.

    Una persona intelligente non ha dogmi, se c'è una regola capisce il perchè di quella regola (e spesso per arrivare a capire fa o si fa domande in merito), non si limita a recepire la regola con approccio tipo "perchè l'ha detto lui" (il famose IPSE DIXIT).


    Una persona intelligente ha fiducia nel metodo (che sia scientifico, che sia di ragionamento argomentativo) e non nelle persone o autorità (non che non si debba fidare, ma si sente legittimato ad avanzare dubbi quando queste persone o autorità operano non seguendo questo metodo, o operano a volte con un metodo a volte con un altro mostrando una certa contradditorietà di cui o si sa spiegare il perchè, oppure ci si rifugia in un "avranno fatto le loro valutazioni" o motivazioni del genere che vogliono dire tutto e niente, se non appunto avere un atteggiamento dogmatico).


    Se questo atteggiamento dogmatico a cui si fa riferimento nel thread sia prevalente nelle persone che hanno studiato di più (o che hanno studiato alcune discipline in particolare) non lo so, se è così lo sto scoprendo ora.

  • Se questo atteggiamento dogmatico a cui si fa riferimento nel thread sia prevalente nelle persone che hanno studiato di più (o che hanno studiato alcune discipline in particolare) non lo so, se è così lo sto scoprendo ora.

    Ma io non credo che l'atteggiamento dogmatico derivi dallo studio, quando ne deriva è una stortura, un side effect. Credo però che a volte una mente meno istruita possa comunque avere intuizioni interessanti e punti di vista originali degni di essere considerati. Certo poi io non credo assolutamente che senza studio e formazione si possa farne qualcosa; non credo assolutamente che "1 vale 1", lo studio vale, sempre, e la differenza è abissale soprattutto nel lungo periodo, solo che ahimè chi non ha istruzione adeguata non ha nemmeno i mezzi per rendersene conto.

    Anche una buona idea va sempre poi ricondotta a studi infattibili da chi è impreparato, per valutarne conseguenze e derive che una mente naif non vede, suo malgrado. Quindi ecco io credo che si possa nascere con ottime potenzialità intellettive ma senza studio non si và da nessuna parte.

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