Dire la verità alle persone

  • Mi considero una persona estremamente sincera, dico sempre la verità senza pensare a quali potrebbero essere le conseguenze. Ovviamente, cerco sempre di esternare il mio pensiero con tatto e rispetto della persona con la quale dialogo. Riconosco che a volte il silenzio sarebbe la cosa più giusta, considerando che molte persone non chiedono consigli o si sfogano con sincerità, ma si aspettano di ascoltare ciò che loro già pensano ergo non vogliono un confronto o uno scambio sincero e onesto.

    Per questo motivo, a volte le mie esternazioni vengono viste come critiche gratuite e non come suggerimenti genuini. Credo di fare la cosa giusta, ma riconosco che un atteggiamento più passivo eviterebbe certi inconvenienti. Sbaglio qualcosa?

    Cosa ne pensate al riguardo? Grazie a tutti e a tutte.

  • La verità è sempre preferibile a una bugia o a una menzogna, che tanto prima o poi vengono sempre smascherate e portano solo dolore. Esistono poi le bugie bianche, dette per tutelare persone fragili o con problemi di salute, sempre per amore e mai per uso strumentale. Personalmente, preferisco una brutta verità a una bella bugia. Se c'è una cosa che proprio disapprovo, è il comportamento del mentitore seriale.


    Con il tempo ho verificato che tutto ciò che è frutto di una bugia o menzogna è destinato a finire male, in qualsiasi tipo di rapporto: affettivo, familiare, lavorativo, amicale o sociale. Gli effetti si ripercuotono non solo su chi subisce la bugia, ma anche su chi la compie. Nel tempo, questi soggetti sono destinati a rimanere soli, spesso depressi, proprio perché privi di quella rete sociale e affettiva che hanno ripetutamente maltrattato con la loro poca sincerità. Sono persone inaffidabili e, alla fine, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Le mille maschere indossate per mantenere le bugie crollano a un certo punto, mostrando il vero volto di una persona che si avvia al tramonto della sua vita in modo tutt'altro che sereno.

  • Dipende dalle situazioni.


    Non sempre la verità è utile a chi comunica qualcosa (parlando/non parlando). Ogni tanto è utile solo a noi che la esponiamo.


    In quel caso preferisco tacere.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Mi prendo licenza di rispondere citando Kahlil Gibran "La verità dell'altro non è in ciò che ti rivela ma in quel che non può rivelarti... Se vuoi capirlo non ascoltare le parole che dice ma quelle che non dice. Tace in noi ciò che è vero, parla ciò che è acquisito. La verità bisogna conoscerla sempre, dirla solo a volte".

  • Sinceramente io spesso ci vivo di quel "evitamento degli inconvenienti", soprattutto avendo a che fare con persone caratterialmente difficili, non faccio del dire la verità un valore. La verità è semplicemente informazione, e l'informazione è potere, dunque dipende dal contesto di come verrà usato quel potere, da chi e per quale scopo. La verità è solo un mezzo, dipende qual è il fine, è quello che a mio avviso va valutato.

  • Mi considero una persona estremamente sincera, dico sempre la verità senza pensare a quali potrebbero essere le conseguenze. Ovviamente, cerco sempre di esternare il mio pensiero con tatto e rispetto della persona con la quale dialogo. Riconosco che a volte il silenzio sarebbe la cosa più giusta, considerando che molte persone non chiedono consigli o si sfogano con sincerità, ma si aspettano di ascoltare ciò che loro già pensano ergo non vogliono un confronto o uno scambio sincero e onesto.

    Per questo motivo, a volte le mie esternazioni vengono viste come critiche gratuite e non come suggerimenti genuini. Credo di fare la cosa giusta, ma riconosco che un atteggiamento più passivo eviterebbe certi inconvenienti. Sbaglio qualcosa?

    Cosa ne pensate al riguardo? Grazie a tutti e a tutte.

    Ho un problema simile anche io, aggravato dalla mia tendenza a comportarmi in modo che tende alla neurodivergenza.


    Intanto va tenuto in conto che ognuno pensa di avere "la sua" verità. Il periodo iper-relativista, il post-modernismo e ancor prima il pensiero new age hanno consolidato la convinzione che "basta volerlo" o "basta crederci" e che ognuno di noi possa costruirsi una sua verità personale.


    Ovviamente sono tutte forzature. "La verità" è spesso opinabile, ovvero quando è questione di opinioni, mentre in altri casi è semplicemente la rilevazione di un fatto. Non è vero quindi che "Non esiste una verità", ma è vero che generalmente non è alla portata di tutti, anche dei singoli che credono di saperla (questa verità).


    La posizione più democristiana è quella di la huesera . Mi piacerebbe condividerla dal punto di vista reale, ma invecchiando sono diventato incapace di mentire. O dico quello che vedo, personale o assoluta che sia: oppure non intervengo proprio.


    La mediazione che richiede l'adattarsi alle altrui verità (o fantasie spacciate per verità) è troppo onerosa per la mia mentalità. Preferisco impiegare le risorse in altro modo. Questo però significa tacere molto più spesso di quanto non si parli.


    Il mio consiglio è quindi il seguente: o impari la diplomazia sociale e accetti di condividere fantasie spacciate per verità, modificando la tua; oppure taci molto più spesso la tua.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Il mio compagno è così, dice sempre ciò che pensa. Con il tempo ha imparato ad usare più tatto quando lo fa. Questo aspetto di lui mi fa sentire sicura. So che se qualcosa lo disturba, me lo dice.

    Io non credo sia un male, certo ci vuole tatto e capire che ci sono vari contesti e varie situazioni.

    Anche se visto dal fondo dell'acqua appare deformato, il cielo è cielo.

    Banana Yoshimoto

  • Dipende dalle situazioni.


    Non sempre la verità è utile a chi comunica qualcosa (parlando/non parlando). Ogni tanto è utile solo a noi che la esponiamo.


    In quel caso preferisco tacere.

    Il mio problema è che vedo sempre un principio alla base di ciò che esprimo.

    Esempio: c'è un mio conoscente al quale qualche anno fa è stato diagnosticato un disturbo dell'umore. Un uomo di quasi 40 anni che trova difficile gettare la spazzatura o farsi un piatto di pasta. Qualche settimana fa, a proposito di una discussione sul futuro, mi ha detto che un suo grande desiderio sarebbe quello di crearsi una famiglia. Io ho contato fino a 10 e ho risposto dicendogli che io non mi ci vedevo con dei figli, ma in realtà pensavo: "Ma come fai a pensare di prenderti cura di un bambino, quando dormi 13 ore al giorno e per te è motivo di ansia e stress anche farsi una doccia?".

    Chiaramente è ciò che penso, ma per evitare "futili" discussioni ho parlato di me. Sono consapevole che questa verità lo avrebbe offeso, così come sono consapevole dei suoi problemi psichiatrici, per questo motivo ho deciso di tacere. In linea di principio, però non c'è nulla di falso in quello che ho espresso qui!

    Secondo te ho fatto bene a tacere perché esprimendo questo pensiero non sarebbe stato "utile"?

  • Il mio compagno è così, dice sempre ciò che pensa. Con il tempo ha imparato ad usare più tatto quando lo fa. Questo aspetto di lui mi fa sentire sicura. So che se qualcosa lo disturba, me lo dice.

    Io non credo sia un male, certo ci vuole tatto e capire che ci sono vari contesti e varie situazioni.

    E persone, soprattutto persone! Perché sono anch'io fatto in questo modo, ma se la persona dall'altra parte è una ragazza che non accetta critiche? Che è permalosa? Ammetto però che io ho un caratteraccio e quando non mi va a genio una cosa sono piuttosto drastico e diretto nell'esporla. Va comunque detto che la complicità e il rapporto che si ha con il proprio partner dovrebbe andare al di sopra di qualsiasi altro rapporto.

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