La protesta degli agricoltori

  • In questo video dell'ottimo Di Battista viene intervistata una ragazza che spiega molto bene cosa c'è dietro questo malessere dei nostri agricoltori:



    E' un po' lunghetto ma spiega bene la faccenda...comunque anticipo già che il problema sono i soliti trust finanziari, sempre loro...

  • Da decenni ormai gli agricoltori lavorano in perdita (si potrebbe parlare per ore del perchè, ma anche qui il problema è quello del potere contrattuale del grande capitale) e vivono veramente al limite e da qui la periodica esasperazione come quella attuale.

    I ricordi sono sempre bagnati di lacrime

  • Ma la cosa assurda sapete qual è?

    E' che vogliono lasciare l'agricoltura nostrana in balia del libero mercato...mercato globale, cioè se essa da se (un'azienda) per funzionare ha bisogno di incentivi (sussidi) e senza di quelli non riesce ad andare avanti deve chiudere e lasciar spazio al mercato concorrente estero...praticamente all'agricoltura del terzo mondo.

    Allora che succede?

    Succede che avremo prodotti meno controllati perchè lì gli standard sono quello che sono, quindi altro che abolire i fitofarmaci come voleva VonderCosa... in più chissà con che prodotti irrigheranno, concimeranno, le regole d'igiene ecc, perchè già qui se ne vedono...ora figurarsi da, che so, il Vietnam, il Sudafrica, Brasile, ecc!

    Poi lì le condizioni lavorative come sono? Se qui ci sono casi di bracciantato, lì non è che c'è ancora lo schiavismo vero e proprio?

    Ovvio che poi liggiù siano più competitivi degli agricoltori nostrani, ma alla fin fine di cibo stiamo parlando...non di magliette o componentistica per computer...

    Ma appunto devono replicare la delocalizzazione come han fatto con il secondario con tutti gli annessi e connessi di perdita del lavoro ed abbassamento della qualità del prodotto.

    Ma si sa...la grande speculazione finanziaria qui ha ormai potere di vita e di morte.


    E c'è anche un altro fattore, con la delocalizzazione agricola ci sarà un nuovo ulteriore impatto ambientale: aumento di navi cargo piene di prodotti agricoli (o aerei) con consumo di carburante annesso e tutto il resto, quando invece per ridurre i costi ambientali ci sarebbe voluta la filiera corta di paese.

    E la cosa ancor più paradossale è che proprio la speculazione finanziaria ci viene a fare una testa tanta sul fatto che noi plebei inquiniamo troppo, in pratica stiamo vivendo dentro un film di Fantozzi. ^^


    Ma la cosa ancora più grave è che ci sono plebei come noi tutti che fanno da reggicoda a questi dicendo che gli agricoltori hanno torto su tutto, che approfittano delle sovvenzioni, fanno sommerso, inquinano, ecc.


    Boh...io questi elementi non li capirò mai.

  • Ma la cosa ancora più grave è che ci sono plebei come noi tutti che fanno da reggicoda a questi dicendo che gli agricoltori hanno torto su tutto, che approfittano delle sovvenzioni, fanno sommerso, inquinano, ecc.

    Vecchissima strategia... fomentare la guerra tra poveri e molti, in buona fede magari, ci cascano.

    I ricordi sono sempre bagnati di lacrime

  • Non ho guardato il video di Di Battista, se riesco ora lo guardo, ma volevo far notare una cosa molto evidente che pero' mi pare non sia stata fatta notare da nessuno.


    La questione e': come fa un imprenditore a lamentarsi perche' viene pagato poco? Questi agricoltori sono imprenditori, non dipendenti. Non e' mai esistito un imprenditore che si lamenta perche' viene pagato poco, perche' l'imprenditore puo' decidere il prezzo in maniera autonoma. Se non riesce a stare dentro coi costi, significa che non e' capace, oppure che non c'e' mercato per i suoi prodotti, e quindi chiude l'attivita'. Ma in questo caso il mercato esiste per forza, sono beni primari che ci servono per vivere.


    Abbiamo quindi soltanto due soluzioni all'enigma: o il mercato e' saturo e ormai produciamo molto di piu' di quello che consumiamo, oppure c'e' una concorrenza sleale all'interno del mercato (cioe' sono gli effetti della globalizzazione). La prima ipotesi pero' non sta molto in piedi, perche' quando il mercato e' saturo alcuni chiudono e i piu' bravi rimangono. L'ipotesi rimane solo una quindi: e' un problema di concorrenza sleale.

  • ...L'ipotesi rimane solo una quindi: e' un problema di concorrenza sleale.

    Sì, a livello globale, o almeno europeo.

    È anche incapacità di gestire politicamente la situazione...

    Ma non sono solo i trattori...

    Guardate cosa succede negli altri Paesi: la Germania veniva chiamata "locomotiva d'Europa", un disastro. Francia idem...

    Il sogno è finito: arriveranno i russi, i cinesi, e tutti quelli che hanno capito come si fa a sopravvivere. L'Europa (al meglio) diverenterà un museo globale: "come vivevano i perdenti, estinti perchè si sono seduti sugli allori".

    Quindi: rassegnarsi e imprare qualche nuova lingua. Non l'inglese, perchè neanche loro ci salveranno dallo sfacelo.

    Chaque putain de chose qu'on fait dans cette vie, on doit la payer (Édith Piaf)

  • Il mercato agricolo è caratterizzato da una fortissima asimmetria contrattuale ben nota da decenni, ma che si sta ampliando negli anni. Mediamente ogni 100 euro di consumi alimentari degli italiani, il 32,8 per cento remunera i fornitori di logistica, packaging e utenze; il 31,6 il personale della filiera, il 19,9 le casse dello Stato, l’8,3 i fornitori di macchinari e immobili, l’1,2 le banche. Appena il 5,1 per cento remunera la filiera agroalimentare, ossia i produttori. Mentre l'agricoltore quando ha prodotto non può che vendere al grossista a lui più prossimo, quest'ultimo può rivolgersi dove gli pare. Tra i due c'è quindi una asimmetria di potere contrattuale. Sono fenomeni noti.

    I ricordi sono sempre bagnati di lacrime

  • Mentre l'agricoltore quando ha prodotto non può che vendere al grossista a lui più prossimo, quest'ultimo può rivolgersi dove gli pare. Tra i due c'è quindi una asimmetria di potere contrattuale. Sono fenomeni noti.

    E' il meccanismo della globalizzazione. Chi produce in Italia deve farlo coi costi del mercato italiano, mentre poi chi acquista in negozio trova prodotti importati dall'estero (o assemblati in Italia con parti prodotte all'estero). Non so se e' una mia impressione, ma la parola "globalizzazione" non la si sente nominare spesso, e' accettata come normalita' ormai.

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