Una storia come tante, o forse no

  • La tua 'storia' mi ricorda una friendzone in cui mi ci cacciai durante l'università, molto diversa, ma ho rivisto alcune congruenze. Durò per circa 3 anni.

    Beh, in quel caso alla fine fui io a tagliare totalmente. Le scrissi e la chiamai dopo 5 anni, perché solo allora per me era passato abbastanza tempo. Poi non l'ho più sentita.

    Fossi in te farei passare un po' di tempo, mesi, anni ;)

  • La tua 'storia' mi ricorda una friendzone in cui mi ci cacciai durante l'università, molto diversa, ma ho rivisto alcune congruenze. Durò per circa 3 anni.

    Beh, in quel caso alla fine fui io a tagliare totalmente. Le scrissi e la chiamai dopo 5 anni, perché solo allora per me era passato abbastanza tempo. Poi non l'ho più sentita.

    Fossi in te farei passare un po' di tempo, mesi, anni ;)

    Posso chiederti da cos'è nato il bisogno di risentirla dopo così tanto tempo?

    Nel mio caso è andata avanti per molto meno tempo, un anno e mezzo circa, tolti i primi mesi in cui si parlava saltuariamente. A volte, per come sono andate le cose e a causa delle difficoltà quotidiane, mi sembra che sia durata anche più di un anno e mezzo. Ma ora come ora avrei paura a risentirlo, non riesco nemmeno a immaginare di riaprire un dialogo perché mi aspetterei le stesse dinamiche. Per dirti, non credo che potrei farlo nemmeno tra qualche anno.

    Forse a distanza di tempo cambia davvero qualcosa, ma ritornare sulla stessa strada non mi sembra una grande idea.

  • Posso chiederti da cos'è nato il bisogno di risentirla dopo così tanto tempo?

    Partendo dal presupposto che sono storie molto diverse, la mia friendzone è nata sui banchi dell'università ma ci ho visto qualche punto in comune, come l'essere una 'relazione' molto virtuale, noi ci scrivevamo papiri di messaggi.


    Riassumo quei 3 anni dicendo che ho sofferto parecchio, per me, per il mio comportamento, per la mia incapacità di buttarmi oltre l'ostacolo. Idealizzavo, facevo un timido passo avanti e due indietro. Un autosabotaggio che mi ha segnato almeno in parte. Dopo la 'rottura' totale io ho dovuto lavorare parecchio su me stesso, sulla mia sicurezza in particolare, a volte con eccessi, ma ha avuto i suoi effetti, se riguardo a quel periodo ho sicuramente fatto molti passi avanti.


    Perché l'ho risentita dopo 5 anni? Perché non l'avevo mai dimenticata e perché in qualche modo sentivo di dover fare un check. L'ho risentita nel periodo covid, non ricordo precisamente, forse era l'estate dopo il primo lockdown. Anche il periodo storico mi faceva pensare "dovrei risentire qualcuno di 'perso', non sappiamo se ci saremo tra una settimana.


    Così le scrissi e la chiamai, volevo soprattutto sentire me dopo 5 anni, sentire le mie reazioni. Una conversazione in cui facemmo un riassunto di come si erano evolute da allora le nostre vite. Non era mia intenzione ristabilire contatti 'quotidiani' e infatti non portò a questo. Non so, non provavo più niente per questa ragazza, anche riferimenti a cose passate, nostri episodi di anni prima, mi creavano uno strano senso quasi di repulsione. Ebbi la consapevolezza che mai avrei potuto essere di nuovo quel Destat, che mai avrei voluto esserlo di nuovo. Per egoismo, per amore di sé, perché nel tempo ho imparato ad ascoltarmi meglio ed esternare ciò che sento. Ne fui contento, per me era una conferma che non ero più quello di 5 anni prima, che il mio percorso mi aveva portato a stare meglio e che bisognava continuare a avanzare.

    Ma ora come ora avrei paura a risentirlo, non riesco nemmeno a immaginare di riaprire un dialogo perché mi aspetterei le stesse dinamiche. Per dirti, non credo che potrei farlo nemmeno tra qualche anno.

    Infatti, non rientrarci. Io, prima di risentirla, ho dovuto dimenticarla, fare le mie esperienze, sentirmi completo e forte. Se l'avessi sentita in un momento di debolezza, magari sarei ricaduto a scriverci ogni giorno, a renderla di nuovo una colonna della mia vita, a illudermi, a crucciarmi, a farmi schifo in certi momenti. Ma ripeto, storie diverse.


    Ti auguro di superare anche questa fase di ripartizione delle colpe, andare avanti, dimenticarlo e vivere la tua vita con nuove esperienze.

  • Partendo dal presupposto che sono storie molto diverse, la mia friendzone è nata sui banchi dell'università ma ci ho visto qualche punto in comune, come l'essere una 'relazione' molto virtuale, noi ci scrivevamo papiri di messaggi.

    Anche noi, papiri di messaggi e papiri di litigi. Poi, certamente, ogni storia è diversa e anch'io inizio a pensare a una friendzone, sebbene la forte discrepanza tra parole e "fatti". Ma nel mio caso c'è davvero molto poco di logico.

    Riassumo quei 3 anni dicendo che ho sofferto parecchio, per me, per il mio comportamento, per la mia incapacità di buttarmi oltre l'ostacolo. Idealizzavo, facevo un timido passo avanti e due indietro. Un autosabotaggio che mi ha segnato almeno in parte. Dopo la 'rottura' totale io ho dovuto lavorare parecchio su me stesso, sulla mia sicurezza in particolare, a volte con eccessi, ma ha avuto i suoi effetti, se riguardo a quel periodo ho sicuramente fatto molti passi avanti.

    Anche io ho idealizzato e immaginato moltissimo. Mi sono affezionata a delle scene di vita vissuta, ma vissuta solo nella mia testa. E immagino sia stato anche il mio più grande ostacolo da superare, perché provavo nostalgia verso delle immagini che avevo creato io soltanto. Per dirti, serate insieme, spazi condivisi, tutto frutto della mia immaginazione. Io non so nemmeno com'è fatta casa sua ad esempio, ma nella mia testa c'era un vero e proprio set con tutti i dettagli del caso. E quando ad esempio mi diceva che voleva guardare questo o quel film insieme a me, io già immaginavo la disposizione di ogni cosa. La realtà poi era anche più insidiosa. Nonostante i litigi giornalieri, non riuscivo a mollare, li vivevo come un fallimento e cercavo sempre di riscattare l'immagine che lui mi restituiva di me stessa.

    Perché l'ho risentita dopo 5 anni? Perché non l'avevo mai dimenticata e perché in qualche modo sentivo di dover fare un check.

    Lo posso comprendere, una sorta di prova del nove. Per dimenticare, non dimentichiamo mai nessuno, almeno quali persone che hanno fatto parte della nostra vita. Ciò che possiamo mettere da parte è l'attaccamento, il che avviene anche in maniera naturale se tagliamo i contatti con qualcuno per molto tempo. A volte infatti siamo più legati ai ricordi che alla persona. Io nonostante tutto continuo ad avere a tratti un bel ricordo dei primi mesi in cui parlavo con lui, ma so che la realtà non ha nulla a che fare con quella prima impressione. Sono solo un'immagine completamente slegata dal contesto che ho sperimentato con lui, quasi avessi conosciuto due persone diverse.

    Infatti, non rientrarci. Io, prima di risentirla, ho dovuto dimenticarla, fare le mie esperienze, sentirmi completo e forte. Se l'avessi sentita in un momento di debolezza, magari sarei ricaduto a scriverci ogni giorno, a renderla di nuovo una colonna della mia vita, a illudermi, a crucciarmi, a farmi schifo in certi momenti. Ma ripeto, storie diverse.

    Anche questo è giusto. Provarci, se proprio si deve, solo una volta maturato un vero distacco, perché il rischio di ridare vita agli stessi schemi tossici è alto. Anche io arrivavo a provare repulsione verso me stessa, perché non ero felice della situazione e del suo modo di rivolgersi a me. Ogni volta che cercavo di farlo calmare e parlare civilmente mi sentivo maggiormente umiliata, perché prima di arrivare a quel punto aveva già esaurito tutti gli insulti disponibili e sapeva oltretutto di poterseli permettere. E proprio per questo non vorrei mai più sentirmi così. So che lui è fatto in questo modo, lo è con chiunque, anche se lo avessi incontrato saremmo probabilmente arrivati allo stesso punto, magari per vie diverse e ragioni differenti. Una cosa che mi preoccupava molto era la sua forte indiscrezione, non sai quante me ne ha dette sulla sua ex, amici e familiari, e mi dicevo spesso "dovesse finire male, rischierei di ritrovarmi su tutti i quotidiani nazionali". Diciamo che c'erano molti fattori a mettermi in guardia, ma volevo anche credere che con me sarebbe stato diverso.

    Ti auguro di superare anche questa fase di ripartizione delle colpe, andare avanti, dimenticarlo e vivere la tua vita con nuove esperienze.

    Ti ringrazio moltissimo per queste parole e anche per aver condiviso la tua esperienza. Credo di essere davvero a un buon punto, anche se l'esperienza è recente e mi capita ancora di pensarlo. Non con nostalgia, nonostante pure il bel ricordo dei primi tempi che comunque non mi appartengono più, ma spesso avviene con rabbia, e naturalmente voglio arrivare al punto da mettere da parte anche il rancore e non pensare più a nulla.

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