Giornata Nera

  • Buonasera a tutti, sono nuovo del forum e vi scrivo semplicemente perché ne ho bisogno.

    Ho bisogno di condividere, perché ci sono cose che mi porto dentro da un po' e parlarne con qualcuno mi farà bene.

    Al momento mi trovo solo, in camera mia, a rimuginare su eventi più o meno recenti e su tutto quello che sono, o non sono, diventato. La mia storia è simile a quella di tante altre persone, a prescindere dall'età ci ritroviamo tutti soli, senza scopo apparente, tristi, disillusi e senza speranza nel futuro.

    Siamo come bimbi sperduti.

    Ognuno coi suoi guai.

    I miei cominciano parecchi anni fa, ne avevo 20 e forse all'epoca neanche capivo cosa stesse accadendo. Ma come ho già detto, la mia storia è simile a tante altre. Lavori perduti, amori sbagliati, relazioni tossiche, precariato, incertezza, senso di smarrimento, di vuoto... potrei continuare ma penso che abbiate il quadro complessivo. Ora di anni ne ho quasi 37 e mi ritrovo senza lavoro da un anno, in famiglia i rapporti sono tesi, lo stress che ho accumulato è notevole, già prima sentivo di essere vicino al limite, ora credo di esserci arrivato. La vita ha perso i colori. Non ho più stimoli, motivazioni. E le cose peggiorano. Ieri sera ho preso una sbronza colossale con un mio caro amico, uno dei pochi rimasti, e detto sinceramente sono ancora un po' stordito dai fumi dell'alcol quindi mi scuso se la narrazione è un po' confusa a livello cronologico. Ho solo bisogno di sfogarmi un po', ma anche volendo non saprei da dove partire.

    Stasera mi sento veramente a terra. Non so più quante volte negli anni mi sarò detto "stavolta hai toccato il fondo", ma ne ho toccati più di uno. Sembra ce ne siano altri a ben vedere.


    Cercherò di essere più lineare.

    Lo stato attuale in cui mi trovo è solamente il punto di arrivo di un lungo percorso che ovviamente non starò qui a sciorinare, sarebbe più indicato farlo con l'aiuto di uno specialista, però un accenno a come sono andate le cose lo devo fare. Almeno come premessa.

    Sono un tipo di bell'aspetto, le ragazze mi vengono dietro, sono intelligente, carismatico, simpatico. Insomma lo ero. Al liceo ero il primo del mio corso, poi all'università ho floppato. Ho sbagliato indirizzo ma per superbia ho insistito finché alla fine ho mollato e per me è stato l'inizio della fine. Mi sentivo un fallito, un perdente, ho sempre preteso tanto da me ed ho sempre raggiunto i miei scopi, col sacrificio e la dedizione. Non ero abituato all'insuccesso. L'ho presa male. Male male. Troppo male a pensarci adesso, avevo solo 26 anni e potevo riiniziare, fare qualcos'altro...invece sono tornato al paesello, a vivere coi miei, e a deprimermi.

    Un po' come adesso, solo che allora ero depresso perché avevo paura di svegliarmi a 40 anni solo e con un lavoro insoddisfacente, ora mi sto per svegliare e quel momento si avvicina alla realtà.

    Dopo poco tempo ho iniziato a lavorare (in 10 anni ho fatto di tutto, veramente), sempre lavori a contratto, stagionali, lavoretti eccetera, intervallati da mesi (lunghi) di stasi. Ho avuto relazioni, alcune finite bene altre male (e qui come tutti possono immaginare ci sarebbe un capitolo da aprire), uscivo con gli amici, cercavo di sorridere alla vita, nella speranza che le cose sarebbero andate bene. Ma ero sempre insoddisfatto, sentivo di star sprecando la mia vita. Ero triste, ma era passabile. Mi dicevo "andrà meglio", mi davo forza. Non sono un tipo molto ottimista, però cercavo di resistere alla paura di non farcela. Di pensare positivo.

    Con gli anni le cose non sono migliorate, anzi. E' stata una spirale verso il basso.

    Lutti importanti, incidenti con la macchina, bevute sempre più frequenti, uso quotidiano di hascish, umore variabile con scatti di rabbia e comportamenti autolesionisti, rapporti problematici con i famigliari (la mia non è di certo una famiglia funzionale, altro capitolo a parte, anzi una sezione dedicata) e crisi con la mia ragazza (spoiler: se la faceva con uno dei miei "amici"; spoiler: ci siamo lasciati in malo modo, e secondo me quella è narcisista persa) e sempre con quel sottofondo di tristezza, di "depressione" [non saprei come altro chiamarla anche se non mi è stata (ancora) diagnosticata] che mi avvelenava l'anima.

    Come una sinfonia malinconica che permeava le giornate.

    Insomma ho sofferto molto, anche per cose che fanno semplicemente parte della vita e bisogna solo accettare, ma tra un'esperienza traumatica e una "solo" triste, posso dire che è stata una continua successione di fallimenti e delusioni, sia a livello professionale che relazionale\emotivo.

    Negli anni le amicizie si sono diradate, la voglia di uscire è diminuita, il conto in banca va in rosso. Ho dovuto cercare soldi a mio fratello, era la prima volta che succedeva e non è stato bello. Il senso di vergogna, di inutilità, l'idea di essere un peso per la la famiglia... mi viene da piangere a pensarci. Non andiamo molto d'accordo, diciamo alti e bassi, ma lui per me c'è sempre stato, da quando si è sposato lo vedo molto meno ma sono felice per lui e la sua nuova famiglia, sono felice che si sia realizzato e che stia bene.


    E arriviamo a oggi.

    Negli ultimi mesi la mia vita è diventata un loop temporale in cui rivivo sempre la stessa giornata.

    Mi sveglio e dopo qualche secondo (il tempo di realizzare chi sono) tutto il flusso di pensieri negativi che mi attanaglia si presenta puntuale, togliendomi le forze. Mi alzo per bere un caffè (prima ne prendevo parecchi al giorno, ora sto cominciando a sperimentare episodi ansiosi sempre più spesso e ne prendo solo uno al risveglio, nei giorni peggiori neanche quello) fumo una, due sigarette di fila, aspetto che sia un'ora socialmente accettabile per bere e esco, vado al bar (sempre lo stesso) e mi scolo due, tre birre di fila a stomaco vuoto. La prima mi toglie l'ansia, mi "alleggerisce" la seconda mi da piacere, alla terza comincio e sentirmi euforico, i problemi sembrano lontani e mi torna la vitalità, la voglia di fare, di chiacchierare, di uscire. E grazie, sto sbronzo!

    Poi però non mi fermo, non ho voglia di rientrare a casa perché sarebbe come tornare ai problemi e così cerco una scusa per berne un'altra, e un'altra ancora... finché quando mi sono "anestetizzato" dalla vita ma ancora in grado di guidare torno a casa, mi butto sul divano e mi addormento, per poi risvegliarmi con un senso di ansia ancora maggiore e, magari dopo le serate in cui esagero troppo, con quei simpatici vuoti di memoria che alimentano ancora di più il disagio.

    Per non parlare dei sensi di colpa.

    Sono mesi che vado avanti così. Praticamente tutti i giorni. Non mangio quasi più, a volte anche per due giorni di fila, mi sveglio sempre più tardi, non ho più interesse nell'uscire se non per bere (bevo esclusivamente birra chiara, a volte se capita una cena con gli amici bevo del vino), non esco con una ragazza da mesi, molte, anzi tutte le cose che mi davano piacere sembrano aver perso senso, io ho perso senso, mi sento un fallito, un perdente, uno che non ha concluso nulla, a volte mi vergogno anche ad uscire per paura di dover affrontare discorsi sulla mia condizione attuale, e la speranza che le cose migliorino sta svanendo.


    Avrei tanto altro da scrivere ma mi accorgo di essermi dilungato abbastanza. Non starò qui a parlarvi dei problemi con mio padre (non ci parliamo da una settimana), di quanto la mia autostima sia azzerata, delle preoccupazioni sul futuro, delle paranoie che mi assalgono di tanto in tanto, o delle giornate in cui non mi alzo neanche dal letto se non per andare sul divano... a volte si riaffacciano anche fantasmi e rimpianti del passato, ma con quelli credo di averci fatto pace.


    Grazie per avermi dato l'opportunità di condividere i miei pensieri.

    Mi ha fatto molto bene scrivere.


    Un abbraccio.

  • Qubit

    Approved the thread.
  • Ciao, ho letto con molta attenzione quello che hai scritto e sicuramente è importante potersi liberare in questo modo, scrivere ti fa senz’altro bene come ad ognuno di noi perché riesci ad esprimere al meglio te stesso e riesci a tirare fuori cose che magari sono difficili da raccontare o da spiegare soprattutto se hai la sensazione di non essere compreso. Mi spiace molto per la situazione in cui sei adesso, penso che la via del bere e basta non sia delle migliori ma sono sicura che questo nel profondo lo sappia anche tu. Penso che si arrivi ad un punto dove è difficile capire chi siamo, cosa vogliamo, cosa possiamo fare perché quel senso di vuoto, di non essere adeguati, di essere sbagliati tante volte prende il sopravvento e ci lascia una tale amarezza dentro che ci sembra tutto inutile. Ti parlo davvero con sincerità e con il cuore in mano. La mia vita, come la tua, per altri aspetti non è stata facile e tuttora non lo è ma voglio rispettare me stessa, voglio anche io emergere anche se non è semplice, mi ritrovo oggi a pensare di aver intrapreso percorsi che non mi hanno fatto bene del tutto ma non voglio arrendermi, voglio costruirmi, passo dopo passo e per quanto sia difficile e tante volte vado in panico totale non mollo. Sai ho pensato tante volte di mollare, ma nonostante tutti i momenti bui che mi circondano io voglio voler bene a me stessa, posso ripartire se lo desidero veramente e questo è quello che devi fare anche tu. Per quanto ora ti sembri tutto nero e la via di fuga migliore sia bere, alzati, datti una possibilità, sarà un percorso lungo, pieno di ostacoli, pieno di momenti difficili ma lo avrai fatto per te stesso, per essere un uomo migliore e, ripeto, non per gli altri ma per te, perché te lo meriti. Non trascinarti sempre più giù. So che queste parole sono facili da scrivere poi nella realtà sembra tutto molto più complesso ma credimi io anche se mi sento totalmente vuota non mollo, non me lo merito.

  • Premesso che in questo momento hai sicuramente bisogno di un aiuto prima che la spirale psicologica diventi anche fisica (ed è molto più facile e veloce di quanto si creda - visto in un amico - quando si sposa con un sordo "cupio dissolvi"), ti direi che la valutazione della propria utilità o non utilità (sociale? Economica? Assoluta? Mistica?) è la cosa più soggettiva e imperscrutabile che ci sia.


    Potrebbe anche essere che "Tutto è inutile", senza che ci possiamo fare nulla.


    Ci sono veri e propri parassiti sociali, ladri, usurai che non hanno nessun dubbio sul loro diritto di stare al mondo.

    Ci sono persone che hanno dato moltissimo in tutti i modi (penso ora ad artisti, ma non solo) che sono stati costantemente attanagliati da senso di inutilità e fallimento (su due piedi mi vengono in mente cesare pavese e Mia Martini, per dire).

    Poi c'è chi del fallimento e della "deriva sociale" ha fatto la propria bandiera (Bukoswsky, Baudelaire, ecc...).


    Il rapporto che uno ha con sé stesso, il giudizio che si dà, il senso di colpa o di importanza che percepisce nel suo profondo sono davvero tutti suoi e non dipendono dalle sue azioni passate o dalle idee degli altri.


    Credo di non esagerare se, pur non essendo uno specialista, percepisco un tratto depressivo che potrebbe peggiorare.

    Allora che fare?


    Obbiettivo chiaro e semplice, che però deve essere assolutamente prioritario: trova un lavoro specificamente allo scopo di pagarti un terapeuta che ti aiuti.

    E cerca un terapeuta che ti ispiri fiducia, da cui ti senti capito, che ti comunichi sostegno ed empatia.

    (per la mia esperienza sentirsi capiti è più terapeutico di mille lauree, ma è un'idea personale e c'è qui tutt'un sito per parlarne).


    Ti dico con certezza che è la visione ansiosa e faticosa della vita a massacrarti, ma non c'è nessuna oggettività in questo, è solo un fantasma formaggino, e pur con difficoltà la tua visione di te può cambiare e cambiarti completamente il presente e il futuro.


    E poi, come dice il famoso motto, ci sono due vite: la seconda comincia quando capisci che ce n'è solo una.

    Il momento è adesso.


    Un abbraccio.

    l'indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza. PPP

  • Ciao.

    37 anni, senza lavoro, in famiglia non c'è serenità, ti volti indietro e vedi relazioni fallite. Tu ci hai provato ma sembra che non giungi mai ad una meta stabile.

    È la società di oggi, soprattutto in Italia, la situazione in cui viviamo.

    È il disagio di molti.


    Bere caffè, fumare, ubriacarti, non mangiare sono comportamenti autodistruttivi che, oltre a farti del male, peggiorano lo stato depressivo.

    Però c'è da dire che in questo marasma tu hai degli obiettivi, e per vederli devi fare una cosa semplice: guardare dove stai male per le mancanze.

    Vuoi un lavoro stabile, vuoi una relazione degna di tal nome. Se hai degli obiettivi hai una direzione.

    Hai scritto che hai fatto vari lavori, ti è possibile ampliare il tuo bagaglio di esperienze per aprirti su altri settori?

    Tuo fratello ti ha aiutato. Non ne sei stato affatto fiero, però in qualche modo ti è stato vicino. Non è molto, ma è qualcosa.


    Però hai ancora la salute, cerca di preservarla

  • Ciao, nonostante il tuo problema con l'alcool sei ancora molto lucido, la tua analisi rispecchia molto bene i tuoi problemi.

    Non posso che suggerirti di aggrapparti a questi barlumi di lucidità che ancora conservi e tagliare subito col bere: come certamente saprai, la strada del bere è sicuramente fonte di ogni genere di problema e perseguirla non può che portare alla deriva.

    Non ho capito se al momento hai qualche tipo di lavoro, nel caso buttati sul lavoro a capofitto.

    Dispiace leggere di un ragazzo che era pure bravo a scuola che finisce col non riuscire a crearsi un percorso di valore; purtroppo la vita è fatta così, quando si esce dall'ambiente in qualche modo protetto della scuola inizia la vera vita e iniziano i veri problemi. A me è capitato di incontrare persone che a scuola erano scarse diventate a 40 anni dei luminari in professioni complesse, medici, dirigenti; ho conosciuto un tale che a 20 anni era un bagnino in una piscina comunale che frequentavo da nuotatrice e a 40 è dirigente nel settore ict senza essersi nemmeno laureato (ricordo che non sapeva mettere due parole in croce, errori di ortografia imbarazzanti...ad oggi ho riscontrato che è rimasto uguale, eppure...). Conosco poi persone che al liceo erano bravissime, persone diplomate col massimo dei voti, che per scelte universitarie sbagliate non si sono laureate o si sono laureate ma sono precarie da sempre.

    C'è una poesia di Hikmet, poeta turco che adoro, che si intitola così: "La vita non è uno scherzo". Ed è così. La vita è complicata, c'è chi è più fortunato e riesce ad arrivare dove vuole, c'è chi deve fare i conti con fallimenti e delusioni, in tutti i campi, lavoro, affetti...c'è chi fa fatica, sbaglia, cade, si rialza, non si arrende...e c'è chi sembra ottenga tutto facilmente, vai a capire se poi è vero. La mia opinione è che per tutti sia complicato, bisogna fare tanta attenzione, cercando di tenere testa alle difficoltà, ognuno incontra le sue. Non bisogna fermarsi, arrendersi, non bisogna cedere allo sconforto, ma cercare di fare qualcosa di buono per se stessi e poi tenerselo stretto, anche perchè al dunque, la vita è un attimo, può terminare in un istante, e non va sprecata certamente a pensare a come sarebbe stato se...bisogna impegnarsi per costruire la propria storia passo dopo passo...di certo da qualsiasi punto si parta si può migliorare. Per te già smettere di bere sarebbe un passo enormemente migliorativo. Fatti aiutare!

  • Ciao, invidio il tuo modo di raccontare, se scrivi così avendo ancora i postumi dell'alcool, figurarsi quando sei lucido. Lo hanno già scritto sopra ma mentre leggevo mi è venuto in mente Baudelaire col suo mal di vivere. Quando scrivi "come una sinfonia malinconica che permeava le giornate" sai di aver appena descritto in modo elegante e poetico uno stato d'animo difficile da raccontare? Non ti darò nessun consiglio, sono d'accordo con tutti quelli che ti hanno risposto. Mi limito a ringraziarti perché hai un modo di raccontare efficace ma allo stesso tempo affascinante, ed è stato un piacere leggerti. Quando userai questo tuo dono per raccontare l'uscita dal tunnel sarà il massimo. Benvenuto.

  • Grazie a tutti per i consigli, per il supporto, per l'empatia. Grazie per il fatto di esserci.

    So che devo fare qualcosa per rialzarmi, ma al momento anche solo pensare di passare all'azione... non lo so, è un misto di demotivazione, mancanza di obiettivi, di speranza.

    Ragazzi è così, vedo nero.

    Come un filtro che oscura la visione e impedisce di guardare l'orizzonte e tutto ciò che di bello c'è nel mezzo.

    Solo che io quell'orizzonte lo voglio attraversare, e vorrei godermi il viaggio e i suoi colori.


    Sono due giorni che non esco, non ne ho voglia, ma non ho voglia neanche di stare in casa.

    Non ho voglia di fare e non ho voglia di non fare. Non saprei come spiegarlo, semplicemente non riesco a distogliermi dalla testa questi pensieri negativi, non li definirei ossessivi, cerco di fare altro ma comunque la testa va lì, che sia accatastare un po' di legna vicino al camino o guardare qualcosa in tv, o qualsiasi altra cosa che di solito mi distoglie, mi distacca, mi distende... che so, giocare a scacchi ad esempio. Mi ritrovo a fare le cose come un automa, ma la testa è altrove. Quell'altrove che sta diventando per me una dimora, tremendamente vuota.

    Quasi tutti mi avete consigliato di non bere, e sinceramente ora non ne ho molta voglia. Quando ho scritto che va avanti così da mesi è vero e non voglio ne posso continuare così, ma volevo anche dirvi che delle due, tre birre e più di cui parlavo posso farne a meno, anche a casa ho degli alcolici ma non ho l'istinto di prendere una bottiglia e bere, anzi non li tocco proprio. Ci sono giorni in cui non bevo, e altri in cui la birra diventa per me una sorta di ansiolitico autoprescritto, solo che poi sbaglio dosaggio e ne abuso. Non voglio sminuire il problema ironizzandoci o minimizzandolo, so che è una strada che non porta a niente di buono e cercherò di evitare.

    Però quando non esagero (quando il bere non diventa compulsivo) quelle due birre mi fanno bene ragazzi. Sbronzarsi è una via di fuga temporanea e non serve a niente, questo è evidente, ma quelle due ore che passo in compagnia di un amico a farci qualche birra, magari guardando una partita o ascoltando della musica... beh è l'unica valvola di sfogo che ho al momento.

    Purtroppo negli ultimi mesi sta diventando una routine, e questo E' un problema, lo riconosco. E' un sentiero tracciato e non voglio percorrerlo, non voglio che l'abuso di alcol diventi il mio rifugio.

    Uno dei motivi che mi ha spinto a scrivere sul forum è proprio questo, l'indirizzo che sta prendendo la mia vita.


    Concludo.

    Non mi sento sul baratro, ma è come se una forza invisibile mi stesse pian piano trascinando verso il ciglio. Lo intravedo quasi.


    Grazie per il vostro tempo.

    Stasera avevo proprio voglia di scrivere, è veramente liberatorio.

    Mettere nero su bianco i miei pensieri mi aiuta a prendere consapevolezza e insieme... a liberarmi.

    Come se almeno un pezzetto, un frammento di tutto questo disagio/dolore si perdesse nell'infinito dell'etere.

    Come una foglia appassita abbandonata al vento.

    Una poesia scritta su un foglio e poi bruciata a pochi giorni dal Natale.



    P.S. Grazie Biglove83, mi è sempre piaciuto scrivere. Il tuo commento mi ha commosso.


    ipposam grazie per le belle, bellissime parole e per i consigli.

    Alla domanda sul lavoro, come ho scritto, sono senza da un anno circa. Da poco ho avuto una proposta che sto valutando. Non vado per il sottile, mi sono adattato a tutto, ma è un lavoro molto impegnativo e non ho molta competenza in merito. Mi sono preso qualche giorno per pensarci bene, è un impegno dove un amico ci mette una buona parola e non voglio espormi/esporlo a brutte figure. In più devo dire che la cosa mi crea ulteriore ansia, sono stanco di dover ogni volta rimettermi in gioco, ripartire da zero, magari imparare qualcosa di nuovo. In questo momento mi sento talmente insicuro, depresso e deperito che solo il pensiero di un potenziale primo giorno di lavoro mi crea ansia. E' inficiante come non mai.

    Ripeto, nell'ultimo anno i problemi/disturbi si sono come acutizzati, sono subentrati altri squilibri nella mia vita.

    Ancora grazie per il tuo tempo.

    Hikmet è uno dei tanti poeti che apprezzo e stimo. Se riuscirò in futuro pianterò un ulivo.


    Oltre_la_rupe la penso come te, è un disagio generazionale che colpisce giovani e meno giovani, e anche sui comportamenti autodistruttivi mi trovi d'accordo. Grazie per aver risposto cercando di spronarmi nel cercare nuovi obiettivi e nuove competenze, credo sia il primo vero grande passo. Però al momento vedo tutto nero e credo che forse sia giusto vivere questo mio malessere fino in fondo. Ho bisogno di un po' di tempo per me, non per piangermi addosso, ma per accettare questa inquietudine, e magari esorcizzarla, liberarmene, se voglio andare avanti è inutile addormentarla o far finta che non ci sia. Sicuramente un po' di terapia aiuterebbe, ma ad essere sincero sono restìo all'idea. Cercherò di convincermi ad affrontare anche questo. Grazie ancora.


    luca63 ho dovuto rileggere il tuo messaggio tre volte per apprendere a pieno il concentrato di conoscenza che hai (grazie infinite) voluto trasmettermi. Non ti conosco, ma sembri essere una persona di una cultura infinita, hai riassunto in poche parole teologia, filosofia, musica, letteratura, sociologia, psicologia, spiritualismo, simpatia, empatia... oltre alla grande umanità che traspare in un commento che è una tavolozza di estratti di saggezza.

    Non so che dire, se non Grazie.


    Pensieri di vita ti sento vicina, e sento che soffri anche tu, anche se con la determinazione di chi non vuole mollare e lasciarsi andare. Se ho scritto sul forum è proprio per cercare in qualche modo un conforto, un consiglio da chi magari ci è già passato o vive una situazione simile, insomma una condivisione... grazie per avermi "ascoltato", e parlato col cuore.

  • Grazie a tutti per i consigli, per il supporto, per l'empatia. Grazie per il fatto di esserci.

    La tua gratitudine scioglie il cuore. Non è merce comune, grazie a te <3


    P.S: poca cultura e pochissima saggezza, solo una vita dedicata a cercare in tutti i modi di tenersi appena sopra il filo dell'acqua per non annegare.

    Come te e come molti qui, credo.

    l'indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza. PPP

  • Pensieri di vita ti sento vicina, e sento che soffri anche tu, anche se con la determinazione di chi non vuole mollare e lasciarsi andare. Se ho scritto sul forum è proprio per cercare in qualche modo un conforto, un consiglio da chi magari ci è già passato o vive una situazione simile, insomma una condivisione... grazie per avermi "ascoltato", e parlato col cuore.

    Purtroppo non stiamo attraversando un momento facile, la testa è piena di pensieri e questi pensieri ci fanno stare costantemente in uno stato agitato dandoci un senso di vuoto. Ti capisco, questa mattina mi sono svegliata nello stesso modo ma come ti ho scritto anche l’altro giorno non mollo perché voglio vedermi felice un giorno e credimi questo lo auguro anche a te perché nonostante tutto meriti serenità, possiamo farcela. E sicuramente condividere così i nostri pensieri, le nostre emozioni aiuta tanto. Un abbraccio.

  • Giornata Nera 2.0


    Dopo tre giorni chiuso in casa ieri sera sono uscito. Mio fratello aveva invitato tutti, e intendo i miei, i genitori della moglie, cognato e consorte, un altro suo amico con la moglie e due bimbi piccoli. Ovviamente anche me.

    Non sono andato. I motivi sono molteplici.


    #1

    Con mio padre i rapporti sono al minimo, non solo non mi parla, ora non mi considera proprio, come fossi un fantasma. Non mi andava di creare disagio in una serata in famiglia, già immagino l'imbarazzo. Mio, s'intende.

    So di averlo deluso e so la stima che ha di me. Zero. La stessa che ho io. Ma anche qui ci sarebbe da aprire un capitolo, io gli ho dato molti pensieri, è vero, ma anche lui ha i suoi difetti. Diciamo che negli anni, da sempre, è stato anaffettivo e per certi versi irresponsabile. Nel senso che non si è preso la responsabilità di stare vicino ai figli, di crescerli, educarli, insegnarli quello che uno può sulla vita. C'era, ma non c'era. Beh, qua la storia è veramente lunga, mi fermo qui.


    #2

    Mi sarei sentito fuori luogo, in mezzo a coppiette felici (e meno), tutti realizzati, gioiosi... insomma non mi sarei sentito a mio agio, a prescindere. Mi sarei messo una maschera di felicità e rilassamento apparenti, sarei stato come un camaleonte emotivo, e alla fine sarei tornato alla mia tristezza, come quel clown che si strucca mentre gli scende una lacrima.


    #3

    Come già detto, ormai queste situazioni mi creano disagio, ansia, imbarazzo. Non mi va di dovermi confrontare o affrontare discorsi su di me e la mia condizione attuale. Mi vergogno. Semplicemente mi vergogno di essere diventato quello che sono. Anche se come ha detto luca63 la percezione di noi stessi è qualcosa che prescinde molte cose.

    Evito. Evito ormai qualsiasi tipo di situazione/luogo che possa espormi a quel senso di inadeguatezza, di inferiorità, di paura delle domande di chi non ti vede da un po' e ti dice "Oh allora come va? Che combini?" oppure di semisconosciuti o amici di parenti che ti chiedono cosa fai, come va il lavoro, e cose simili.


    La #4 e la #5 ve le riassumo così.

    Ieri sera avevo bisogno di uscire, avevo voglia (bisogno?) di bere.

    Un amico mi aveva invitato a vedere la partita da lui e avevo una buona (palese) scusa per non andare.



    Dopo giorni passati in casa a deprimermi e angosciarmi, con l'ansia quasi costante (ora per un motivo, ora per un altro) e la non-voglia di fare nulla, per non parlare della mancanza totale di piacere verso ogni cosa/attività, alla fine ho ceduto all'impulso di uscire. Per bere. Sono uscito con l'intento di non esagerare, ma alla fine non ho fatto altro che buttare giù un bicchiere dopo l'altro.

    Ci siamo visti intorno alle sette di sera, aperitivo (birra per me) al bar, due chiacchiere sulla partita, un paio di schedine (non ho il vizio del gioco, scommetto periodicamente ma solo per divertimento e comunque roba di spiccioli, ci tengo a precisarlo) altro giro di aperitivi, umore più leggero, e insomma stavo meglio. Ho addirittura pensato di andare a quella cena da mio fratello, la cosa mi creava meno ansia. Forse avrei fatto bene.

    Comunque, usciti dal bar abbiamo preso due pizze e siamo andati a casa sua. A fine primo tempo mi ero già scolato altre due birrozze e a fine partita ero già praticamente sbronzo. Ed euforico. Voglia di uscire, socializzare. Siamo andati in centro (se si può definire tale, la mia è una cittadina), altra birra (stavolta doppio malto) risate, battute, insomma una serata piacevole. Non c'era molta gente e siamo andati in un altro locale, abbiamo incontrato degli amici (conoscenti sarebbe più adatto) e la serata è finita con quattro giri di qualcosa col gin, di colore arancione e con un sapore dolciastro. Non so cosa fosse, è partito un giro e poi siamo andati avanti con quello.

    Non bevo superalcolici da anni se non occasionalmente (e per occasionalmente intendo veramente pochissime volte) e non li reggo più.

    Ero ubriaco già al secondo giro. Alla fine ero in modalità camminata ondeggiante e parole sbiascicate. Non ce la facevo a guidare e sono tornato a casa a piedi, circa 3 km di ondeggiamenti a temperatura prossima allo zero. E chi sentiva niente?

    Sono anche inciampato e cascato per terra, come un beone. Non mi sono fatto nulla e nessuno mi ha visto, ero in una stradina secondaria senza abitazioni, ma la vergogna per me stesso rimane. Poi i ricordi si fanno confusi, ho un vuoto di memoria, l'ultima cosa che ricordo è che ero quasi arrivato a casa.

    Mi sono svegliato con un ansia terribile, ricordi confusi, il pensiero di aver fatto/detto qualcosa di imbarazzante, la sensazione di esserci ricascato. Ho chiesto un passaggio al mio amico per andare a riprendere la macchina, lui dice che è stata una bella serata, ci siamo divertiti, insomma tutto tranquillo. Capisco la sua prospettiva, che forse è più lucida della mia, alla fine è stata una semplice serata tra amici. Ma per me non è così.

    E' stato l'ennesimo tentativo di evasione dalla realtà. "E da te stesso non ci scappi, neanche se sei Eddy Merckx"


    Ed eccomi qua, ancora a pensare e a ripensare a tutto quello che non va nell'immediato, a tutti gli errori fatti e a tutte le preoccupazioni per il futuro. Vorrei prendere qualcosa per quietarmi ma non ho medicinali del genere in casa. La cosa peggiore è che ora come ora per calmarmi vorrei una bella birra. Lo so, ho un problema con l'alcol, quantomeno lo sto sviluppando, ormai è reale. Sta diventando la medicina e insieme il veleno delle mie giornate. Insomma, bevo per placare l'ansia e la negatività, poi esagero e il giorno dopo sto peggio di prima. So che devo reagire, ma sembra non trovi un appiglio, niente a cui aggrapparmi per risalire. Neanche quasi lo cerco più, mi sono seduto sul fondo e vado avanti per inerzia, vivendo nel malessere, nello sconforto e ultimamente anche nella solitudine.


    So che dovrei iniziare una terapia e andare da un professionista, non sto qui a chiedervi la soluzione ai miei problemi.

    Scrivo qui come fosse una sorta di diario (ringrazio chi sta leggendo e chi risponderà, per i consigli e il supporto) e già il solo scrivere mi rilassa. Quindi ancora grazie.



    P.s. Poco fa mio padre mi ha chiamato per chiedermi come stavo. So che mi vuole bene e gliene voglio anch'io. Abbiamo parlato poco, pochissimo, giusto due parole, ma il fatto che abbia fatto un passo verso di me vale molto, un piccolo gesto che però significa tutto.

    Non vi nego che mi è scesa qualche lacrima.

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    3. TheWindWaker

    1. Apatia 2

      • Nishinotoin
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    3. Nishinotoin

    1. Scuola di solitudine 392

      • Psycho Mantis
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    3. Immortale

    1. Dopo 20 anni di lotta e convivenza con la depressione e gli attacchi di panico mi sento... 5

      • 1viaggioalcuore
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    3. mauro1971

    1. Ha senso vivere? 274

      • UghettoR
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    3. antica96