Mi sento a pezzi e non so più come comportarmi

  • Salve. Non so più come comportarmi. Più il tempo passa, più mi sembra di ricadere negli stessi errori, per quanto mi sforzassi a fare diversamente. Sono sopraffatta dalle scadenze, dai doveri, dalla famiglia. Non trovo piacere nemmeno in ciò che desidero davvero fare nella vita, mi sembra di vivere in un'eterna illusione.


    Sono stata tre volte in psicoterapia, e ciò che mi è stato detto è che mi manca proprio la dimensione relazionale. Per me è assolutamente uno sforzo enorme parlare con qualcuno. Sono stata sola e isolata in camera mia per molto tempo, perché non riuscivo a trovare qualcuno con cui essere davvero me stessa. Un paio di settimane fa stavo per suicidarmi, per fortuna che me ne sono accorta in tempo. Da allora, è come se stessi vivendo altro tempo extra. Prima di allora avevo pensieri suicidari, a una frequenza costante, anche quando non me ne rendevo conto.


    Sono a pezzi, non mi riconosco più. Per gli altri non sono mai abbastanza, spesso ho la sensazione che mettano in discussione la mia autostima con ogni scusa, pur di avere qualche minuto per sentirsi inarrestabili e superiori.


    Sono a pezzi. Temo che ci vorranno non pochi anni per lasciarmi davvero tutto alle spalle. Sulla mia famiglia non posso contare, mentalità troppo diverse, sto rischiando che i loro atteggiamenti disfunzionali mi facciano il lavaggio del cervello ed essere come loro. In un mondo tutto nostro, lontano dall'apertura mentale (vecchio stampo, per intenderci. E ho detto tutto)


    Non mi riconosco più.



    P.S: Ho tantissimo da dire alla psicoterapeuta, ma puntualmente finisco col dimenticarmi gran parte degli argomenti e nemmeno riesco a guardarla negli occhi. M'inceppo nelle parole, arrossisco in volto ed elaboro i discorsi a un linguaggio elementare, perché è come se la mia bocca non riuscisse ad articolare certe parole. Mi si blocca anche la voce, perché sono perennemente tesa e sopraffatta dai pensieri e dalle cose da fare, rendendomi più complicato affrontare le conversazioni. In più ho la paura di sbagliare gli accenti della pronuncia di parole come schizofrenia e austero. Che c∙∙∙o mi succede, questa non è vita!! Ho 24 anni ma non mi sento per nulla tale...

  • Qubit

    Approved the thread.
  • Ciao. Mi dispiace tantissimo per ciò che stai vivendo.


    Visto che hai difficoltà ad esprimerti, hai provato a fare una sorta di diario? Puoi scrivere i pensieri oppure registrarli quando ti vengono in mente, mentre sei da sola. Questo potrebbe agevolare il lavoro sia a te che alla psicoterapeuta.


    Sento tanta sofferenza, in parte comprendo quanto possa essere pesante non avere il supporto familiare. Però noto che forse ti lasci schiacciare dalle pressioni.

    Non succede niente se pronunci male un termine o se utilizzi un linguaggio elementare, la professionista non è lì per giudicarti. È lì per ascoltare e aiutare.

  • P.S: Ho tantissimo da dire alla psicoterapeuta, ma puntualmente finisco col dimenticarmi gran parte degli argomenti e nemmeno riesco a guardarla negli occhi. M'inceppo nelle parole, arrossisco in volto ed elaboro i discorsi a un linguaggio elementare, perché è come se la mia bocca non riuscisse ad articolare certe parole. Mi si blocca anche la voce, perché sono perennemente tesa e sopraffatta dai pensieri e dalle cose da fare, rendendomi più complicato affrontare le conversazioni. In più ho la paura di sbagliare gli accenti della pronuncia di parole come schizofrenia e austero. Che c∙∙∙o mi succede, questa non è vita!! Ho 24 anni ma non mi sento per nulla tale...

    Non posso darti consigli concreti perché non conosco la tua situazione, la tua vita, il tuo background ma posso darti consigli su questo punto di cui ti lamenti, o almeno ci possiamo ragionare insieme perché è la parte più semplice. Hai già provato a scrivere quello che pensi, soprattutto quando stai male, a mettere per iscritto come stai e a leggerlo o farglielo leggere? A me capitava di andare dallo psicologo e stare improvvisamente bene solo il giorno dell'appuntamento e di conseguenza gli dicevo poco, parlavano di argomenti sciocchi (come il ragazzo che mi piaceva e del concerto a cui dovevo andare piuttosto che l'autolesionismo, ad esempio) o addirittura non avevo proprio nulla da dirgli. Dopo vari eventi ho ricominciato un percorso con un'altra psicologa e ho iniziato su questo forum il mio diario che aggiorno ogni volta che voglio, scrivo i miei pensieri e le mie emozioni anche in momenti nei quali non sono molto lucida, così rileggendo quello che scrivo capisco che in realtà sto veramente tanto male e quel benessere pre-seduta è illusorio, forse un tentativo della mia mente di autosabotarmi.

    Se non hai il coraggio di dire a voce quello che scrivi puoi dirle solo delle parole chiavi, solo i sentimenti che hai provato, oppure glielo fai leggere e lei ti farà delle domande per capire meglio, proponiglielo perché se hai questo blocco lei non ti può aiutare più di quanto potrebbe se le dicessi tutto, fammi sapere cosa ne pensi e se già hai provato questa tecnica.

  • Scrivo almeno una volta al giorno il mio flusso interiore, almeno da tre anni a questa parte. Non ho ancora portato nulla di mio scritto alla psicoterapeuta, perché ero convinta che non si deve portare nulla per aiutarci a parlare, come se lo sforzo dovesse venire solo da noi interiormente, ricordandoci e rielaborando da soli le riflessioni senza stimoli esterni, non so se mi spiego. Non sono abituata a confidare agli altri le cose che mi triggerano più profondamente, perché delle situazioni di vecchia data mi hanno portata a non fidarmi più di nessuno, nemmeno dei miei genitori. Come se qualunque cosa che io dicessi, quando meno me l'aspetto, sarebbe usata contro di me per farmi tirare quelle lacrime di sangue, quel pianto liberatorio che ho represso per tanti anni, quelle stesse urla di disperazione che l'anno scorso e di recente sono riuscita a tirar fuori in momenti inopportuni, quelle urla dove ho rivisto la me stessa di 5 o 10 anni in cui elemosinava affetto e attenzioni perché trascurata molto sul piano emotivo-affettivo da famiglia e compagni di scuola. Vedevo la gente abbracciarsi, io invece a stento ricordo cosa significasse riceverne uno.


    Spesso non so se in me prevale la voce materna o paterna, entrambi i miei genitori mi stanno dando problemi dal punto di vista mentale, l'unica certezza è che il mio dolore è reale. Vado all'università con la morte del cuore, perché ho scelto un percorso che ha molto a che fare col mio vissuto scolastico. Lo vivo male perché in realtà vorrei fare altro nella vita, e una volta laureata spero di avere la forza giusta per mettere da parte i soldi e costruirmi un posto nel mondo della musica (che è quello che desidero davvero fare). Se mi ritirassi dall'università, un giorno la rimpiangerei assai, perché so che tutto questo mi sta insegnando a essere genitore di me stessa, a capire meglio me stessa laddove la mia famiglia e i contesti scolastici vissuti non sono stati in grado di aiutarmi.


    So che contare solo su me stessa è un'arma a doppio taglio, ma non riesco a fare diversamente adesso. Creare rapporti duraturi e profondi con i miei coetanei mi sembra impossibile, li vedo tutti già impegnati con altri gruppetti, spesso mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me, anche quando mi sembra di fare giusto. È come se non fossi abbastanza per nessuno, al ché mandando a f∙∙∙∙∙o e stringere i denti in attesa di giorni migliori mi sembra una soluzione più fattibile e sostenibile. Che ne pensate?

  • Te lo mando io l'abbraccio anche se virtuale <3

    I genitori... per quanto pensino di fare le cose per il nostro bene spesso sono i primi a distruggerci.
    Capisco quanto possa essere difficile sentirsi soli. Non è facile costruire delle relazioni sociali, soprattutto quando si attraversa dei periodi di forte fragilità. Le vecchie ferite bruciano sempre e ci condizionano inevitabilmente, nonostante ciò dobbiamo andare avanti. Io ti auguro di realizzare il tuo sogno, ma nel frattempo lavora su te stessa, è la cosa più giusta che puoi fare. Porta il materiale alla dottoressa, non crearti troppi problemi.
    La vita degli altri ci sembra sempre migliore della nostra, ma posso assicurarti che le vere amicizie sono poche e quei gruppetti di cui parli, visti da vicino, sono meno stabili e belli di quanto credi. Solo che gli altri hanno più capacità di noi magari nell'essere opportunisti, noi cerchiamo per forza l'autenticità. Nel tuo caso è un bisogno, legittimo.
    Ma cerca di non disperarti, se vorrà arrivare qualcosa arriverà.

    Come se qualunque cosa che io dicessi, quando meno me l'aspetto, sarebbe usata contro di me per farmi tirare quelle lacrime di sangue

    Questo passo mi fa molto male perché mia madre fa la stessa cosa. Riesce a rinfacciarmi anche le cose più banali, pensa te che abilità tossica. Purtroppo quell'atteggiamento mi ha portata a non raccontarle gran parte di ciò che succede nella mia vita (da quasi un anno vivo con il mio ragazzo a 74km da lei). A volte mi sento in colpa, altre mi rendo conto che non posso continuare a permetterle di farmi male. Il suo malessere non deve sfogarlo su di me.
    E' difficile, ti capisco.

  • Ieri ho sperimentato ancora una volta la sensazione di morire dentro. Piangevo lacrime così calde e copiose che, per quei minuti indefiniti, avrebbe potuto essere sangue. Piangevo e ansimavo più volte al secondo, guardavo un punto vuoto in alto della stanza. Dovevo chiudere gli occhi, almeno uno dei cinque sensi doveva essere completamente spoglio di stimoli ambientali. Per dei minuti non mi riconoscevo come persona che avrebbe un nome e cognome, un'identità propria, dei sogni, qualcosa a cui aggrapparsi per dare un senso alla propria vita. No, ero solo un pezzo di carne e ossa alto circa un metro e sessantasei che tremava, tremava e tremava in attesa di implodere, che le venisse un malore improvviso, qualcosa che mettesse un punto ai giorni socialmente considerati migliori della sua vita al posto suo. Mio fratello maggiore nemmeno mi sta davvero vicina, nei fatti è presente solo per le c∙∙∙∙∙e. Anche lui tempo fa ha avuto problemi con la tesi e pertanto si è laureato fuoricorso. Prima di allora gli sono stata molte volte vicina, una sorta di inversione di ruoli. Lui invece non ha mai speso di sua volontà una qualche frase in più per me, che mi fosse davvero di supporto psicologico per il contesto universitario e per la comunicazione disfunzionale che intercorre, spesso, tra noi e i nostri genitori. Ho avuto bisogno d'aiuto e il mio sguardo spento lo da già a vedere, ma lui non c'è stato, anzi fingeva di non vedermi perché evidentemente ero troppo per lui. Ormai rivolgo la parola in modo cinico ai miei genitori, tanto è la frustrazione, l'angoscia e la rabbia latente che provo nei loro confronti. Ormai sono minimalista anche nelle parole, perché in loro presenza è come se il mio spazio mentale e sensoriale si esaurisse all'istante.


    Adesso mio fratello sta facendo la specializzazione e con gli esami è un treno. Voglio che, per qualche istante, lui mettesse da parte i suoi successi per dare un minimo d'incoraggiamento a una ragazza di 8 anni più giovane di lui. Ma quegli istanti non arrivano mai, e nel caso ci fossero, sarebbero di una superficialità disarmante. Voglio morire, non mi riconosco più. Voglio andare a vivere da sola, ma non so da dove cominciare. Come si pagano le bollette? Che termini e acronimi complessi devo conoscere per campare dal punto di vista burocratico? Ormai tutti danno per scontato tutto, e io non so più in cosa interrogarmi, quali domande io debba pormi per avere quel f∙∙∙∙∙o briciolo di sicurezza personale in più per emanciparmi finanziariamente e personalmente. Mi si blocca la voce, mi mangio le parole e parlo rapidamente, la gente spesso mi chiede di ripetere ciò che dico, nonostante io mi sforzi a essere quanto più chiara possibile. E appena ne ho l'occasione, sbatto le porte delle varie stanze di casa mia che mi chiudo alle spalle, come se volessi ammazzare qualcuno, come se l'atto di sbattere le porte fosse il sostituto di un pugno che vorrei dare alla mia famiglia e, inconsciamente, a chiunque mi avesse ferito nel corso della mia vita. Questo mondo non mi appartiene. Ma dove siamo finiti? Che c∙∙∙o succede?


    Sono sfinita, scusatemi.

  • Ciao Cara, ti sono vicina per quanto possibile.


    Quello che studi ti piace? Non ho ben capito se stai studiando qualcosa inerente alla musica - che è quello che vuoi - oppure tutt'altro, ma vorresti fare musica in futuro. Musica in che senso? Insegnare? Suonare?


    Quello che posso dirti è di fermarti un attimo e arrestare quel fiume incontenibile di mille cose e obiettivi che pretendi da te stessa nell'immediato. A me aiuta, quando mi sento sopraffatta dal mondo esterno e dalle scadenze e obiettivi (mi accade molto spesso, sono quasi sempre in uno stato di tensione emotiva, anche se da fuori non lo nota nessuno), impormi di ragionare "step by step" (utilizzo questo mantra). Cioè, passo per passo, come quando ti dicono che non devi guardare in cima alla scala, ma soltanto il primo scalino.


    Ora il tuo obiettivo potrebbe essere terminare l'università. Riesci a concentrarti un po' nello studio?


    Riguardo ai gruppetti di persone che ti sembra ti escludano: da persona riservata e timida ho capito una cosa. Nessuno mai ti verrà a cercare se tu non fai un passo verso di loro. Per chiedere un'informazione, un aiuto, un confronto sulle materie di studio. Da cosa nasce cosa. Anche gli altri possono avere i tuoi stessi timori, e non approcciano per timidezza o imbarazzo.

  • Sono una studentessa di Scienze della Formazione Primaria, quindi una volta laureata sarei abilitata all'insegnamento nelle scuole primaria e dell'infanzia (elementari e asili, per intenderci). In realtà questa cosa mi fa paura, non è una scelta che corrisponde alla mia vera vocazione. Ho commesso una scelta affrettata e ora ne sto pagando le conseguenze. Se non altro, gli argomenti oggetto di studio mi stanno insegnando a essere genitore di me stessa, a compensare laddove la mia famiglia e i miei docenti di allora non sono stati in grado di venirmi incontro come avrei avuto bisogno. Finché non mi laureerò, sarò frustrata ogni secondo della mia vita, anche nei momenti di felicità effimera.


    In realtà io preferisco avere una rete di contatti con chi si approccia professionalmente alla musica, in modo tale da condividere con loro i miei progetti di songwriting ma anche studiare per diventare un'artista musicale indipendente e quindi affacciarmi a realtà connesse al touring, ai live, ecc.

    Ma ciò comporterebbe lasciarmi alle spalle l'università e avere dei risparmi da parte, cosa che attualmente sto già impegnando per costruire uno spazio di home recording a casa mia. Sì, sono sola e ho momenti occasionali di confronto con i miei colleghi universitari, ma la distanza di fondo che percepisco tra me e loro è tale da preferire lo starmene per conto mio e studiare tutto quel che riguarda la musica e l'aspetto imprenditoriale di essa per fatti miei. Ritirarmi dall'università sarebbe come tirarmi la zappa ai piedi, la mia autostima calerebbe più di quanto non lo fosse già.


    Non ho certezze di come andrà a finire. So soltanto che più il tempo passa, più mi sento fuori luogo dappertutto e perdo piacere anche in ciò che amo davvero fare. Chiudo gli occhi e parlo solo quando necessario. Questo sovraccarico stimoriale mi uccide. È troppo.

  • Ritirarmi dall'università sarebbe come tirarmi la zappa ai piedi, la mia autostima calerebbe più di quanto non lo fosse già.

    Su questo ti capisco, siamo molto simili. Qualcun altro magari ti direbbe di mollare se non è la tua passione.

    Per come sono io, sono testarda e orgogliosa e se inizio un percorso importante, lo devo portare a termine anche se non mi piace, altrimenti sento di aver fallito e perdo sicurezza in me stessa. Mi è successo con l'università, la facoltà non faceva per me ma con lo studio e la disciplina ce l'ho fatta. Chiedendomi spesso perché e cosa c'entrasse con me.

    Quindi ti consiglio di portare avanti gli studi e nel frattempo coltivare i tuoi contatti nel mondo musicale, partecipare a casting e continuare a scrivere, scrivere è terapeutico. Non conosco molto l'aspetto imprenditoriale del mondo musicale, quindi non so darti consigli più precisi in quella direzione.


    Finché non mi laureerò, sarò frustrata ogni secondo della mia vita, anche nei momenti di felicità effimera.

    Questo però è un inganno della mente, credimi.

    La sensazione che saremo infelici finché non raggiungeremo un traguardo, che nella mente ci appare come la soluzione ai nostri problemi, traguardo dopo il quale la vita si risolverà.

    Anche io spesso ci casco: attribuisco a un evento la responsabilità della mia felicità. Adesso per esempio sono in fissa con l'acquisto della casa, e penso che quando l'avrò acquistata, riuscirò a mettere in ordine tutto, cose materiali e pensieri, e mi sentirò più realizzata.

    Ma in realtà è tutta una questione interiore. Io per esempio faccio fatica a rilassarmi e devo sempre tendere verso qualcosa, un obiettivo, che sia minuscolo o gigantesco. Mi immagino sempre una realtà un po' diversa, corretta, smussata, alla quale un giorno arriverò.

    Ripeto, procedi per step.

  • Che studi universitari hai conseguito? Come hai fatto a mantenere la disciplina? Puoi farmi un esempio di una tua giornata tipo di allora?


    Non ho mai partecipato a un casting, non so come funzionerebbe. La passione si può dire che la sto vivendo solo in camera mia, e per un periodo ho seguito lezioni di canto da un'insegnante. Lei ha avuto contatti con artisti affermati da diverse generazioni, ma il tempo che ho passato con lei non è bastato ad approfondire la questione. Sto malissimo, l'unica consolazione è che sto ritrovando la motivazione di approfondire la scrittura dei miei brani, quindi a produrre qualcosa di mio.

Participate now!

Don’t have an account yet? Register yourself now and be a part of our community!

Hot Threads

    1. Topic
    2. Replies
    3. Last Reply
    1. Tecniche e consigli per ridurre l'ansia mattutina 22

      • Pulmino73
    2. Replies
      22
      Views
      623
      22
    3. la huesera

    1. Sono orrendo di viso? Posso avere una ragazza? 113

      • Umberto
    2. Replies
      113
      Views
      4.5k
      113
    3. MyDarkSoul

    1. Il mio aspetto fisico mi ha frenato in tutto 114

      • alexpessotto
    2. Replies
      114
      Views
      2.9k
      114
    3. lifeis2strange

    1. Sento di non accettare la mia età 13

      • Rosy1980
    2. Replies
      13
      Views
      604
      13
    3. Juniz

    1. Il mio rapporto coi sensi di colpa 3

      • criceto
    2. Replies
      3
      Views
      177
      3
    3. _LucyInTheSky_

    1. Domanda per figli con genitori bipolari 5

      • Filippo24
    2. Replies
      5
      Views
      187
      5
    3. Artemisia.