Lui è in terapia, ma la nostra relazione peggiora sempre più

  • Sono una donna di 40 anni e ho una relazione con un uomo divorziato da 4 anni. Ormai è un anno che vivo una condizione altalenante col mio compagno il quale mi ha resa molto insicura a causa di molte bugie e mancanze. Lui vive una situazione molto conflittuale con la sua ex moglie che non gli permette di vedere il figlio. Premetto che lui ha avuto un matrimonio molto breve e ha lasciato casa quando il figlio non aveva ancora compiuto il primo anno di vita; oggi il bambino ha 8 anni. Nonostante ciò, è molto legato al figlio e per vederlo di più hanno dovuto affrontare una consulenza tecnica d'ufficio e, dopo di questa, anche un percorso abbastanza lungo con gli assistenti sociali, senza coinvolgere il bambino.


    In realtà sto scrivendo perché, nonostante questi dettagli, lui mi ha detto che sta facendo una terapia per la crescita personale. Ha riconosciuto che è importante anche per migliorare il nostro rapporto di coppia. Inizialmente, lui già andava da questa psicologa per questioni legate al figlio, ma prima di iniziare questa terapia, che lui afferma essere principalmente per migliorare se stesso e di riflesso la coppia, c'è stata una seduta alla quale abbiamo presenziato insieme. Durante questa seduta la psicologa ha notato che ci sono molti problemi tra noi due. La cosa peggiore è che lui, in mia presenza, ha mentito apertamente per giustificare tutti i suoi comportamenti. Ora va dalla psicologa due volte al mese, ma la cosa strana è che non vedo alcun miglioramento. Ancora più strano è il fatto che lui mi dica solo quando ha le sedute ma non condivida nulla di quanto discusso in terapia. Anzi, sembra che la sua dottoressa tenga conto solo delle versioni a suo favore nei momenti in cui litighiamo, dicendo che sono io ad essere nell'errore.


    Inizio a pensare che lui vada dalla psicologa per altri motivi, forse legati al suo passato piuttosto che alla nostra relazione. Sto pensando di iniziare un percorso di crescita personale anch'io con uno psicologo, senza dirglielo, per prepararmi a eventuali situazioni difficili in futuro. Credo che se una persona vuole davvero un futuro con te, dovrebbe almeno commentare positivamente un percorso terapeutico che sta seguendo e che può influire sulla relazione. Non pretendo che mi dica cosa viene discusso in terapia, ma mi aspetterei almeno un segnale di impegno verso il cambiamento. Invece non accade nulla del genere; anzi, menziona la dottoressa solo quando deve difendersi, dando l'impressione che sia io ad essere in errore.

  • Qubit

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  • Ora va dalla psicologa due volte al mese, ma la cosa strana è che non vedo alcun miglioramento. Ancora più strano è il fatto che lui mi dica solo quando ha le sedute ma non condivida nulla di quanto discusso in terapia. Anzi, sembra che la sua dottoressa tenga conto solo delle versioni a suo favore nei momenti in cui litighiamo, dicendo che sono io ad essere nell'errore

    Per come funziona la terapia, se è una terapia individuale: lui non è tenuto a dirti cosa si dicono durante le sedute e nemmeno quale sia il principale argomento.

    Certo suona scortese, ma per il bene stesso della terapia è un comportamento "legittimo".


    Quello che devi sapere tu della terapia di lui è che non è uno strumento per te, ma solo per lui; esattamente come lo sarebbe una tua terapia.


    Questo non significa che la terapia di lui sia negativa per te o che lui possa usarla in modo strumentale contro di te. Significa solo che gli eventuali risultati saranno per il bene di lui e che questo potrebbe non sempre coincidere con il tuo bene.


    Inizio a pensare che lui vada dalla psicologa per altri motivi, forse legati al suo passato piuttosto che alla nostra relazione. Sto pensando di iniziare un percorso di crescita personale anch'io con uno psicologo, senza dirglielo, per prepararmi a eventuali situazioni difficili in futuro.

    Sì, è assai probabile che la terapia di lui stia attraversando cose del suo passato, ed è giusto che sia così. La terapia non deve "aggiustare una relazione", ma dare gli strumenti all'individuo (a lui) per essere più sano. Se poi questo influisce positivamente sul rapporto o meno è tutto un altro discorso.


    Sono una donna di 40 anni e ho una relazione con un uomo divorziato da 4 anni. Ormai è un anno che vivo una condizione altalenante col mio compagno il quale mi ha resa molto insicura a causa di molte bugie e mancanze. Lui vive una situazione molto conflittuale con la sua ex moglie che non gli permette di vedere il figlio. Premetto che lui ha avuto un matrimonio molto breve e ha lasciato casa quando il figlio non aveva ancora compiuto il primo anno di vita; oggi il bambino ha 8 anni. Nonostante ciò, è molto legato al figlio e per vederlo di più hanno dovuto affrontare una consulenza tecnica d'ufficio e, dopo di questa, anche un percorso abbastanza lungo con gli assistenti sociali, senza coinvolgere il bambino.

    Non sottovalutare il trauma dell'alienazione genitoriale a cui lui è stato sottoposto (e in parte lo è ancora).


    Ti sei "caricata" di un uomo che ancora ha i coltelli dell'ex moglie conficcati nella schiena. Questa è una cosa da non sottovalutare mai. Alcune ex mogli non si fermano fino a quando dell'ex marito non resta niente. Non so se è questo il caso, ma si tratta di un copione abbastanza frequente.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Ciao Francesca81 innanzitutto benvenuta sul forum.


    Mi sembra abbastanza evidente che la terapia sia per lui infatti come hai scritto:

    lui mi ha detto che sta facendo una terapia per la crescita personale

    Poi è chiaro che se lui migliora, può migliorare (o peggiorare in caso disfunzionale) anche la coppia. Visto che dici che non noti cambiamenti posso chiederti da quanto tempo va in terapia?


    In ogni caso se si vuole lavorare sulla coppia la soluzione è fare terapia di coppia, non singola.


    bruce0wayne sono d'accordo con tutto il resto che dici, ma non può esserci alienazione sociale se sono intervenuti tecnici d'ufficio e assistenti sociali perché vuol dire che il percorso del bambino è programmato da parte neutra.

    Edited once, last by mai: Incorporato un post creato da mai in questo post. ().

  • bruce0wayne sono d'accordo con tutto il resto che dici, ma non può esserci alienazione sociale se sono intervenuti tecnici d'ufficio e assistenti sociali perché vuol dire che il percorso del bambino è programmato da parte neutra.

    E' "parte protetta", ma non possiamo avere la garanzia che sia davvero "neutra", perché in questi casi i tecnici devono attenersi alle dichiarazioni delle parti e queste non sono quasi mai veritiere, quantomeno non lo sono dalla parte del genitore che vuole rivalersi sull'altro.


    Per cui se (SE) la madre non ha mentito il figlio è stato gestito in modo neutro. Se la madre ha mentito: il padre potrebbe essere stato più volte isolato per periodi di tempo più o meno grandi, ma che per un padre con la prospettiva di non poter vedere il figlio diventano una tortura con lo spettro del "per sempre".


    Ovviamente sarebbe identico, se non peggiore a parti invertite.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Per il discorso neutro c'è il tecnico di ufficio che ha il compito di verificare se quello che madre e padre dicono è vero. Gli assistenti sociali si accodano, la valutazione errata può accadere, ma è altamente improbabile quindi non parlerei di alienazione sociale.

  • Non pretendo che mi dica cosa viene discusso in terapia, ma mi aspetterei almeno un segnale di impegno verso il cambiamento

    Ancora più strano è il fatto che lui mi dica solo quando ha le sedute ma non condivida nulla di quanto discusso in terapia.

    Leggo due affermazioni contraddittorie e questo mi confonde anche sulla natura del cambiamento che ti aspetti di vedere in lui e nella vostra coppia.

    "Jesus died for somebody's sins but not mine"

  • _LucyInTheSky_ se ho interpretato bene il desiderata dell'opener è che vorrebbe sapere quantomeno se la terapeuta pensa che il compagno stia facendo progressi o anche un auto-feedback da parte di lui, non il contenuto.

    In questo caso sono ancora più confusa. Perché ha scritto di sapere cosa pensa la terapeuta:

    sembra che la sua dottoressa tenga conto solo delle versioni a suo favore nei momenti in cui litighiamo, dicendo che sono io ad essere nell'errore.

    Tanto che ha concluso dicendo:

    Sto pensando di iniziare un percorso di crescita personale anch'io con uno psicologo, senza dirglielo, per prepararmi a eventuali situazioni difficili in futuro.

    "Jesus died for somebody's sins but not mine"

  • Penso si riferisse all'incontro che hanno fatto insieme, ma la mia è solo un'interpretazione.

    Non so cosa le ha suggerito magari di fare una terapia di coppia a 4 (la coppia più i terapeuti di ognuno) non è così inusuale.

  • In questo caso sono ancora più confusa. Perché ha scritto di sapere cosa pensa la terapeuta:

    Temo che sia lui che sfrutta in modo strumentale le parole della terapeuta per avere ragione nelle discussioni di coppia.


    Questa peraltro è certamente una pratica scorretta. Lo sarebbe anche se la terapeuta gli avesse veramente detto che in certi casi "ha ragione" (il che probabilmente è indiretto, ma scrivo così per brevità).


    La terapia potrebbe aver messo in luce delle debolezze di lui o della relazione attuale, ma non è addossando la colpa a lei con alle spalle l'autorevolezza della terapia o della terapeuta che si risolve il problema.


    Lui dovrebbe argomentare senza citare la terapeuta, ma evidenziando le argomentazioni, le quali magari sono emerse durante o grazie alla terapia.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

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