Accettarsi

  • Riguardo all'ultima parte...non sono proprio le domande ad avvicinarti allo stato di autocoscienza?

    Non è sbagliato, però spesso ci poniamo domande troppo difficili, invece dovremmo semplicemente lasciar andare tutti i pensieri e ascoltare la parte di noi che più ha bisogno di essere accudita, è un qualcosa che si sente, tutti noi ci conosciamo (o almeno dovremmo), bisogna allenarsi nel fare introspezione, tirare fuori i problemi piuttosto che instillare altri dubbi. Avvicinarci alla parte più remota di noi.

    Io credo che in questo, i nostri difetti e le nostre sofferenze aiutino più di ogni altra cosa nell'avvicinarci alla comprensione e accettazione di noi stessi.

    Nella mia testa, c'è sempre stata una stanza vuota per te..quante volte ci ho portato dei fiori, quante volte l'ho difesa dai mostri. Adesso ci abito io e i mostri sono entrati con me.

  • Perchè cicli di 7 anni?

    Certamente non si può imparare a parole, ma ti posso dire che prendendomi come esempio, purtroppo ciò che hai detto tu forse è applicabile in alcuni casi, ma non nel mio. In passato la pensavo anch'io come te, ma il tutto si è poi dimostrato molto più complesso.
    Però ti ringrazio per l'intervento e aver condiviso la tua opinione :)

    Siamo tutti diversi, sì.

  • Tu sai chi sei? E hai la certezza di essere quello che pensi di essere?

    Ecco, queste due domande magari pure buttate là sono in realtà un ottimo spunto.

    Si potrebbe perfino dire che l'accettazione di se' avviene attraverso l'accettazione degli altri, come uno specchio in cui vedi te stesso. E' tutto un insieme di cose.

    E non è sbagliato? Non rischia di diventare tossico? O forse intendevi osservando l'accettazione che hanno gli altri verso se stessi. Ma anche lì, potrebbe benissimo essere solo apparenza.

    ----

    "Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti."

  • Io penso che in quanto animale sociale l'uomo ha bisogno dell'accettazione degli altri per accettare se stesso.

    È in relazione all'ambiente sociale in cui viviamo che costruiamo la nostra idea di cosa è giusto o cosa è sbagliato, di cosa merita amore e cosa no.

    Potremmo sentirci perfettamente noi stessi accettarci ed amarci in una società e sentirci sbagliati e non degni di amore in un'altra.

    Non siamo individui isolati, a meno che non andiamo a vivere da soli in un bosco. Le ferite che non ci fanno accettare per come siamo dipendono sempre dal confronto con gli altri e dalla reazione generale degli altri. E l'altro non è lo sconosciuto o la massa, è quello a noi più prossimo.

    Se nessuno dei miei prossimi ha manifestato di accettarmi o di rispettarmi, non posso aver imparato a darmi valore ma al contrario ho imparato che non merito abbastanza quell'accettazione o affetto.

  • Perchè cicli di 7 anni?


    Esotericamente rappresenta il numero universale, completo e dinamico, ricorrente in tutte le antiche filosofie e tradizioni apparse da oriente a occidente. I sette chackra, sette i giorni della creazione, ecc ... scientificamente sappiamo che il ricambio cellulare avviene ogni 7 anni ... Comunque quella citata è la teoria dei cicli settennali. A prescindere che uno ne abbia coscienza o meno, secondo tale teoria, ogni 7 anni si apre un nuovo ciclo ...

  • E non è sbagliato? Non rischia di diventare tossico? O forse intendevi osservando l'accettazione che hanno gli altri verso se stessi. Ma anche lì, potrebbe benissimo essere solo apparenza.

    In realta' intendevo il fatto che tu accetti gli altri, non che gli altri accettino te. Cioe' per accettare te stessa devi accettare anche gli altri. Qualcuno direbbe che negli altri c'e' anche una parte di te.

  • Io penso che in quanto animale sociale l'uomo ha bisogno dell'accettazione degli altri per accettare se stesso.

    È in relazione all'ambiente sociale in cui viviamo che costruiamo la nostra idea di cosa è giusto o cosa è sbagliato, di cosa merita amore e cosa no.

    Potremmo sentirci perfettamente noi stessi accettarci ed amarci in una società e sentirci sbagliati e non degni di amore in un'altra.

    Non siamo individui isolati, a meno che non andiamo a vivere da soli in un bosco. Le ferite che non ci fanno accettare per come siamo dipendono sempre dal confronto con gli altri e dalla reazione generale degli altri. E l'altro non è lo sconosciuto o la massa, è quello a noi più prossimo.

    Se nessuno dei miei prossimi ha manifestato di accettarmi o di rispettarmi, non posso aver imparato a darmi valore ma al contrario ho imparato che non merito abbastanza quell'accettazione o affetto.

    Sto cercando di eliminare dal mio vocabolario mentale proprio le parole "bisogno" e "meritare" perché, sempre nel mio caso, non sono sane e probabilmente sono proprio quelle ad avermi bloccato la strada in passato. Non dovrebbe esserci un bisogno, o la sensazione di meritarsi qualcosa, specialmente l'amore. Può essere qualcosa di dannoso per alcuni, sempre per tornare al discorso che ok l'uomo è un animale sociale, ma ognuno in modo diverso.

    Se nessuno dei miei prossimi ha manifestato di accettarmi o di rispettarmi, non posso aver imparato a darmi valore ma al contrario ho imparato che non merito abbastanza quell'accettazione o affetto.

    Certo, ma qui si parla di cause allora. I motivi per cui uno ha certe ferite e non riesce a guarirle. Ma nel caso tu abbia invece ricevuto amore, rispetto, accettazione? Il cambiamento deve avvenire in solitaria e forse, come diceva anche NakedInThedark quel cambiamento potrebbe arrivare non tanto dal confronto con gli altri, ma dal cominciare a guardarsi dentro con lealtà, riconoscere ed osservare difetti e sofferenze, scontrarsi con i proprio traumi.

    In realta' intendevo il fatto che tu accetti gli altri, non che gli altri accettino te. Cioe' per accettare te stessa devi accettare anche gli altri. Qualcuno direbbe che negli altri c'e' anche una parte di te.

    Parli di te qui?

    Mh... ti chiedo di approfondire il pensiero, se ti va. Se non ti va, pace. haha

    ----

    "Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti."

  • Sto cercando di eliminare dal mio vocabolario mentale proprio le parole "bisogno" e "meritare" perché, sempre nel mio caso, non sono sane e probabilmente sono proprio quelle ad avermi bloccato la strada in passato. Non dovrebbe esserci un bisogno, o la sensazione di meritarsi qualcosa, specialmente l'amore. Può essere qualcosa di dannoso per alcuni, sempre per tornare al discorso che ok l'uomo è un animale sociale, ma ognuno in modo diverso.

    Certo, ma qui si parla di cause allora. I motivi per cui uno ha certe ferite e non riesce a guarirle. Ma nel caso tu abbia invece ricevuto amore, rispetto, accettazione? Il cambiamento deve avvenire in solitaria e forse, come diceva anche NakedInThedark quel cambiamento potrebbe arrivare non tanto dal confronto con gli altri, ma dal cominciare a guardarsi dentro con lealtà, riconoscere ed osservare difetti e sofferenze, scontrarsi con i proprio traumi.

    E allora forse non ho capito cosa intendi per accettarsi. Accettazione in relazione a cosa?

    Secondo me "accettazione" implica sempre dei parametri più o meno consapevoli con cui confrontarsi.


    È diverso dal mero amor proprio che ha origine nell'istinto di sopravvivenza. L'amor proprio potrebbe farti stare benissimo in solitudine in mezzo al bosco, ma lì non hai bisogno di accettarti.

  • Certo, ma qui si parla di cause allora. I motivi per cui uno ha certe ferite e non riesce a guarirle. Ma nel caso tu abbia invece ricevuto amore, rispetto, accettazione? Il cambiamento deve avvenire in solitaria e forse.

    E il punto è proprio che chi quelle ferite non le ha non si pone il problema di accettersi perché già lo fa, vive il rapporto con se stesso in modo sereno.


    Nel caso tu abbia ricevuto amore e sei sereno cosa dovresti cambiare?


    Se senti di non accettarti vuol dire che da qualche parte è successo un confronto con qualcosa che ti ha fatto percepire inadeguata all'accettazione.


    Il contrario di accettazione è rifiuto. E il rifiuto non è qualcosa che può aver origine in se stessi ma viene dalla relazione con l'altro.

  • Parli di te qui?

    In che senso? :/


    Mh... ti chiedo di approfondire il pensiero, se ti va. Se non ti va, pace. haha

    Era riferito a una delle tante filosofie che parlano di accettazione, lati oscuri, archetipi. Dentro di noi abbiamo parti di archetipi che poi ritroviamo negli altri. Quindi quando odi te stesso e' come se odiassi anche gli altri, e viceversa. Penso siano filosofie che hanno a che fare con quello che viene chiamato "inconscio collettivo". Ma era un frase buttata li' a caso, in un contesto che come ti ho detto e' molto complicato e non saprei come approcciare seriamente.

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