Lui non vuole fare nulla di ciò che gli chiedo

  • A livello psicologico, e potete chiedere a qualsiasi professionista della psiche, il distacco dai genitori (anche fisico) è una fase determinante dello sviluppo dell'individuo.

    E' una affermazione talmente generica e generalizzante che...per voler dire troppo, finisce per dire nulla.

    E soprattutto è un'affermazione che non tiene nel minimo conto il FATTO che il distacco psicofisico dal genitori sia ed avvenga sempre, nelle persone sane, in modo del tutto naturalissimo e spontaneo (= non c'è figlio sano che non scalpiti per definire la propria autonomia/individualità; così come non c'è genitore sano che non goda nel constatare la sempre crescente autonomia/individualità del figlio).

    Come dire che la tua affermazione è addirittura lapalissiana, solo che...se la cali su una realtà sana, va semplicemente a descrivere quel che è già in atto o si è perfettamente attuato per natura; MENTRE se la cali su una realtà INsana, che può dipendere da deficit di ogni sorta del figlio o del genitore o di entrambi, la stessa frase diventa assai generica indicazione di un dover esssere che patologicamente NON si è attuato e a fronte del quale, aggiungo pure, non sarebbe certo il distacco FISICO a poterne essere la cura, se non in minimissima e molto residuale parte.

    Una mia conoscente (madre di tre figli e non troppo equilibrata, oltre che oggettivamente molto sfigata nella vita) aveva la terza figlia che...giuro...metteva in imbarazzo chiunque trascorresse anche solo cinque minuti con loro. In casa loro come in qualunque altro posto la figlia DECENNE era fisicamente INCOLLATA alla madre: se la madre era seduta e c'erano altre cinque poltrone o sedie libere...la figlia si sedeva comunque in braccio a sua madre; se la madre stava in piedi...la figlia si metteva davanti alla madre e si abbarbicava a lei cingendole i fianchi e incollandosi al suo addome. E per la madre era tutto così "normale" che neanche si avvedeva del fatto che solo sua figlia si comportasse in quel modo (assurdo e molesto) a quell'età.

    Tra l'altro: la bambina era anche un po' obesa, e questa madre aveva con lei il solo rapporto di "nutrice all'abbuffo" : non c'era mica alcun dialogo fra loro! C'era solo questo appiccicamento perenne e la madre che "accudiva" la figlia solo nel senso di proporle cibo e poi ancora cibo (restai basita il pomeriggio in cui un bar fu la madre ad invogliare la figlia a fare merenda con una di quelle "stozze" belle sostanzione (con salumi e formaggi) con cui pranzano spesso i lavoratori e soprattutto quelli di fatica (perchè tanti altri svoltano con la classica insalatona)! )


    Embè , Bruce...tra questa situazione visibilmente insana e la media sana dei decenni, che hanno già il loro mondo e che cominciano a proteggere e schermare dalle interferenze dei genitori...potrai mica dirmi che stiamo parlando della stessa cosa!


    gloriasinegloria puoi scrivere interi trattati di decine di migliaia di parole per contrastare questo fatto: sarebbe solo un punto di vista rispettabile, ma antiscientifico.

    Antiscientifico, indiscutibilmente antiscientifico, è omologare situazioni non omologabili.

    Ancor peggio, e molto peggio, è partire dal principio che TUTTO sia patologico quel che non viviamo noi in prima persona, e che come tale vada trattato.

    Senza nessuna allusione a te, e ci mancherebbe, ma è il percorso che portò l'omossessualità ad essere considerata malattia mentale.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • è un'affermazione che non tiene nel minimo conto il FATTO che il distacco psicofisico dal genitori sia ed avvenga sempre, nelle persone sane, in modo del tutto naturalissimo e spontaneo

    Se fossimo animali sarebbe proprio così.

    Siccome siamo esseri umani e abbiamo una forte sovrastruttura che governa le nostre azioni dettagliate e che influenza (anche se solo in parte) la struttura della mente: alcune evoluzioni sono necessariamente aiutate dall'educazione.


    Educare un figlio all'indipendenza comprende cose tipo non obbligarlo a (o non permettergli di) stabilirsi nel pianerottolo a fianco.. pagando pure un mutuo.


    Educare un figlio all'indipendenza comprende cose tipo rispedirlo dalla potenziale compagna di vita se si presenta a casa della madre dicendo "ho fame e lei non è ancora arrivata". La risposta corretta è: "Ti tieni la fame e la aspetti, oppure cucina tu".


    Da esseri umani siamo fortemente influenzabili dall'educazione e questa non comprende solo azioni di costume o di decoro sociale: anche ad amare impariamo per educazione (per fare un esempio non banale).


    Il distacco tra madre e figlio può certamente avvenire sul livello istintivo/evolutivo nell'età dell'adolescenza, ma se questo distacco non è completo o se l'educazione rema nella direzione opposta: non vi sarà alcun distacco, a meno che questo figlio non sia un raro caso evolutivamente molto più avanti della madre (o dei genitori o di chi ne fa le veci).


    E per "distacco" non intendo solo o unicamente fisico. Come diceva la huesera è possibilissimo essere distaccati in modo sano anche abitando nella stessa casa dei genitori o al piano di sopra. SE e QUANDO questo avviene: in presenza di una compagna dedico alla madre il tempo che resta dopo aver fatto la mia parte da convivente, specie tenendo conto del fatto che lei non ha i genitori appresso e quindi mentre mi rintano sotto la sottana di mammà: lei se ne resta sola in una casa vuota a undici passi da me.


    Antiscientifico, indiscutibilmente antiscientifico, è omologare situazioni non omologabili.

    E mi pare che questo sia stato fatto, e anche bene, nel tentativo di far passare il messaggio che sia normale avere comportamenti perfettamente in linea con quelli di un mammone.


    Prova a descriverlo. Visto che secondo te lui non è un mammone: come si comporterebbe se lo fosse? Cosa puoi aggiungere ai comportamenti già dichiarati dall'opener per definirlo potenziale o "sospetto" mammone, visto che quanto dichiarato da altri (me incluso) per te non basta?


    Ancor peggio, e molto peggio, è partire dal principio che TUTTO sia patologico quel che non viviamo noi in prima persona, e che come tale vada trattato.

    Peggio di questo c'è il voler affermare che una condizione potenzialmente patogena è in realtà corretta, solo perché la si è vissuta o ancora la si vive.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Il distacco tra madre e figlio può certamente avvenire sul livello istintivo/evolutivo nell'età dell'adolescenza, ma se questo distacco non è completo o se l'educazione rema nella direzione opposta: non vi sarà alcun distacco

    E questo è il caso patologico.

    Mai messo in dubbio che ne esistano. (ne ho portato anche un esempio da ultimo, tra una mamma e la sua figlia decenne).

    Fondamentale è non confondersi e vedere il patologico dovunque, e persino dove c'è il meglio dell'affettività più salubre e vitale tra genitori e figli.

    Come diceva la huesera è possibilissimo essere distaccati in modo sano anche abitando nella stessa casa dei genitori o al piano di sopra.

    Infatti. Per me non fa una piega, questo.

    Visto che secondo te lui non è un mammone: come si comporterebbe se lo fosse? Cosa puoi aggiungere ai comportamenti già dichiarati dall'opener per definirlo potenziale o "sospetto" mammone, visto che quanto dichiarato da altri (me incluso) per te non basta?

    Mi piace questa domanda, grazie. :thumbup:

    Di definire "mammone" uno che, passando davanti alla porta di casa dei genitori al ritorno da una giornata di lavoro, si ferma a dargli un saluto...non mi passa neanche per l'anticamera del cervello, e questo è sicuro, lo confermo, e lo hai compreso benissimo.

    Senza contare che, siccome il problema dell'opener era come efficacemente esposto dal titolo che lei ha scelto, e non era quello di considerarlo "mammone", l'opener non si è neanche diffusa su alcuna caratteristica di questa coppia genitoriale di lui, se non per dire che la mamma sia gentilissima anche con lei e che ha sempre manifestato il piacere di averli (ENTRAMBI) alla sua tavola quando vogliono.

    Ne deriva che nulla sappiamo di eventuali e sempre possibili situazioni particolari dei genitori (che possono riguardare loro piccole o grandi ansie di qualunque genere) e che il figlio sappia di poter lenire/alleviare anche con questa forma di presenza/vicinanza (che non toglie nulla a nessuno). Ma il mio pensiero vero è che non c'è bisogno di particolari agitazioni genitoriali da sedare... per provare lo sponteaneo piacere di passare a dare un ciao ai genitori. E quando ci si vuol bene...fa semplicemente piacere a loro e piacere a noi, farlo.


    Di figli E FIGLIE <mammoni> ce n'è. E non ho nessun problema a portartene esempi.

    Forse l'unico sassolino che mi resta prima di passare agli esempi è nel fatto che il termine <mammone> (o <mammona>) non mi suona troppo corretto nell'esaurire il quadro delle dipendenze genitori/figli. Nel senso che mi sono molto presenti casi in cui la vita di figli (maschi e femmine) è stata devastata da insanità sia personali che relazionali paterne, non meno che dalle materne (sono anche cenni già da me esposti in altre occasioni : dal padre che ha fatto della figlia, assai poco <adattiva> e anche assai poco dotata in QI, una dissociata totale, per averle sempre detto robe del tipo "tutti ti osteggiano perchè tu sei superiore e sono tutti invidiosi, è ovvio tesoro!" ; al padre che ha disintegrato con il suo rigore maniacale un figlio maschio...fino alla necessità del ricovero urgente DEL FIGLIO in psichiatria; e fino al padre - intellettuale anche quotato! - che trovava "brillante" dire che la figlia ultraventenne chiamasse solo lui per posizionarle il Tampax....).

    E il caso di più feroce dipendenza ultra-patologica tra genitori e figli, che mi è presentissimo perchè lo vivo nella routine quotidiana, è proprio quello di un figlio maschio (ingegnere 50enne) che è stato più che devastato dal padre ignorantissimo quanto dispotico e istrionico. Un uomo di 50 anni che qualunque cosa gli dici ti risponde "ah sì...va bene...ne devo parlare con papà..."!

    E allora : i devastati dai genitori eccerto che ci sono! (purtroppo)

    Sono quelli che non sanno muoversi senza il consenso dei genitori (o del genitore più insano...sebbene...mi riesca assai difficile ipotizzare un genitore sano che non neutralizzi quello insano).

    Sono quelli che, come nell'ultimo mio esempio, devono sempre avere il placet di papà o di mamma, e se questo non c'è si ferma il loro mondo e non sono capaci in alcun modo neanche di pensare "e invece mo' basta e faccio come dico io!".

    Ma <mammona> , per me, è anche la figlia femmina che ne fa più di Carlo in Francia per manipolare lo sventurato partner per allontarlo come può dalla di lui famiglia...al solo ridicolo scopo di farne un soldato di trincea della PROPRIA famiglia!

    Mia carissima amica : la madre è praticamente un carro di carnevale che over 80 gira in tacco 12, va per "balli" , spende un patrimonio in botox nell'illusione di avere la pelle di pesca che non aveva manco a vent'anni, e sostanzialmente foraggia il tipo che ha vent'anni meno di lei perchè la porta al ristorante (pagato da lei, ovvio) e poi al "ballo" e le dice pure "sei bellissima". ;( Ma per la mia carissima amica...la vera s∙∙∙∙∙a resterà (non si sa perchè) la suocera che si smazzava per prepararle le meglio cose per i suoi bambini, con tutto l'amore del mondo, quando i suoi bambini andavano svezzati. La suocera che ormai non è più tra noi...per la mia carissima amica è sempre stata SOLO un s∙∙∙∙∙a (ma se le chiedi il perchè non sa dirtelo), mentre quella sciroccata totale di sua madre...ha sempre un posto d'onore alla tavola di lei e DI SUO MARITO. :D E che vuoi fare? ... (la mia amica non è così dipendente come potrebbe sembrare, comunque. E' che la madre ha un bel po' da lasciare in eredità...(se prima non passa tutta al ballerino 60enne che le dice "sei bellissima"), e tanto vale cercare di tenere il polso della situazione FINGENDO amore filiale :evil: )


    Peggio di questo c'è il voler affermare che una condizione potenzialmente patogena è in realtà corretta, solo perché la si è vissuta o ancora la si vive.

    La possibilità di universalizzare il proprio vissuto e sentire, ritenendo "sano e fisiologico" il proprio e , invece, "insano e patologico" l'altrui, c'è assolutamente per tutti e nessuno escluso.

    E' proprio quello che cerco di dire da 16 pagine di thread!

    Ed è sempre per questo che da 16 pagine insisto nel dire che le maturate distanze PSICOLOGICHE che sono VITALI non si misurano nè con la fettuccia del geometra e nè con paletta e fischietto del vigile urbano che controlla gli ingressi, e che mai nessuno psic al mondo ha suggerito come regola di salute la distanza AFFETTIVA tra genitori e figli (che piuttosto è SEMPRE considerata una disdetta in psic).

    E per me sono stati più che ampiamente confusi questi due piani in molti interventi.

    Mentre il bello resta, e "bello" non è affatto ironico, vedere, anche attraverso gli interventi di un Forum come questo, come si muovano le singole proiezioni individuali.

    Fino al punto che l'opener titola "lui non vuole fare niente di ciò che gli chiedo" ...e...partono 16 pagine aventi come "diagnosi" che...(scusa ma mi viene veramente da ridere) "eccerto! bastava vedere a quanti metri abita dai genitori!" :S

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Secondo me sappiamo troppo poco su questo ragazzo per dire se mammone o meno. Certo, la casa nello stesso palazzo non è il massimo, ma l'opener accennava al fatto che i suoi l'hanno pagata in gran parte, lasciando a lui un piccolo mutuo...forse è stata, semplicemente, la soluzione più conveniente.

    Anche andare a trovare tutti i giorni i genitori per un saluto non è strano stando così vicino: non sono quei 20 minuti che tolgono qualcosa all'opener. Altra cosa se si piantasse dai genitori per ore tutti i giorni...


    A me sembra che il problema dell'opener sia il sentirsi sempre seconda, come se il suo lui non volesse o non sapesse trascorrere con lei del tempo di qualità; pare che gli basti tornare a casa e trovarla là (problema che potrebbe esserci anche se abitasse a 100 km dai suoi...)

  • Fondamentale è non confondersi e vedere il patologico dovunque,

    Infatti nessuno vede patologico ovunque. Qui ci sono chiari indizi che rendono potenzialmente patogena la situazione e sono stati più che argomentati.


    Di definire "mammone" uno che, passando davanti alla porta di casa dei genitori al ritorno da una giornata di lavoro, si ferma a dargli un saluto...non mi passa neanche per l'anticamera del cervello, e questo è sicuro, lo confermo, e lo hai compreso benissimo.

    Ma lui non passa a salutare i genitori: è li quando lei è a casa ad aspettarlo.


    le maturate distanze PSICOLOGICHE che sono VITALI non si misurano nè con la fettuccia del geometra e nè con paletta e fischietto del vigile urbano che controlla gli ingressi, e che mai nessuno psic al mondo ha suggerito come regola di salute la distanza AFFETTIVA tra genitori e figli (che piuttosto è SEMPRE considerata una disdetta in psic).

    E per me sono stati più che ampiamente confusi questi due piani in molti interventi.

    In tutto il mega-pippone che hai scritto non vi è ombra di una risposta alla mia semplice domanda: "Cosa dovrebbe fare, cosa avrebbero dovuto raccontarci sui suoi comportamenti per sospettare che sia mammone, visto che i dati che ci ha dato l'opener per te non bastano?".


    Per avere un senso la risposta a questa domanda deve essere breve, qualcosa tipo: "Se lei avesse detto che..", oppure: "Se lui facesse così o cosà".


    Secondo me sappiamo troppo poco su questo ragazzo per dire se mammone o meno. Certo, la casa nello stesso palazzo non è il massimo, ma l'opener accennava al fatto che i suoi l'hanno pagata in gran parte, lasciando a lui un piccolo mutuo...forse è stata, semplicemente, la soluzione più conveniente.

    Ed è per quello che facevo presente la responsabilità dei genitori nella situazione di potenziale "mammonismo". L'averlo implicitamente condizionato offrendosi di pagare gran parte della casa, purché sia quella appiccicata alla loro è un tipico comportamento da mammoni che tengono i propri figli nella condizione di figli per sempre.


    Anche la farsa del mutuo è assurda. Compramela tu la casa se vuoi tenermi qui, altrimenti me ne vado dove voglio io.


    Anche andare a trovare tutti i giorni i genitori per un saluto non è strano stando così vicino: non sono quei 20 minuti che tolgono qualcosa all'opener. Altra cosa se si piantasse dai genitori per ore tutti i giorni...

    Esatto, tuttavia è innegabile che se lui abitasse non così vicino ai genitori non sarebbe incentivato a un comportamento di questo tipo. Paradossalmente abitando distante: o passerebbe direttamente tutto il tempo li, oppure sarebbe incentivato a distaccarsene e imparare a friggere un uovo o ad aspettare la compagna e cavarsela da soli.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • In tutto il mega-pippone che hai scritto non vi è ombra di una risposta alla mia semplice domanda: "Cosa dovrebbe fare, cosa avrebbero dovuto raccontarci sui suoi comportamenti per sospettare che sia mammone, visto che i dati che ci ha dato l'opener per te non bastano?".


    Per avere un senso la risposta a questa domanda deve essere breve, qualcosa tipo: "Se lei avesse detto che..", oppure: "Se lui facesse così o cosà".

    (OT velox : Tra mega-pipponisti...mi sa che mi batti ;) Ho visto, ad esempio, che il tuo refrain sul "SUV BIANCO" è ormai un must del Forum, per merito non mio ^^ ; io confesso solo che quando leggo "evoluzionistico o corruzione" nei tuoi post...già smetto di leggerli, perchè sono ottocento volte che leggo le stesse cose e la 801, 802, 803...me le posso risparmiare.)


    Quanto alla risposta alla tua domanda: sono certa di averla data; basta leggere, se se ne ha voglia.

    Certamente non considererei mai "mammone" il figlio o la figlia che sono amorevolmente presenti verso i genitori da cui amorevomente sono stati cresciuti.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Tu sembri dare per scontato che ogni attenzione amorevole sia un'invadenza o una competizione o una lesione di territorialità.

    NON è così nella REALTA' tutta e nella sua normalità sana!

    Poi però sei la stessa che lamenta una madre che si distanzia benissimo da sola! E soffri nel vedere che non risponde alle tue aspettative di amore materno, e comprensibilmente cerchi di conquistare manifestazioni di amore verso e te e verso i tuoi figli...attenendoti agli standards di quella che è la media delle madri e nonne affettivamente NORMALI !

    Hai decisamente travisato quello che ho scritto e sostengo e anche le attenzioni che cerco da mia madre. Non è che ogni gesto amorevole io lo legga come invadenza, io leggo come invadenza quella che lo è, la presenza che non lascia scampo come quella sul pianerottolo.

    E devo ammetterlo, dopo tutto dovendo scegliere tra la madre morbosa sul pianerottolo e la mia fredda e distante, mi tengo la mia. Sará per abitudine, forma mentis, non so; ma mai nella vita potrei sopportare simili menage.

    Ad ogni modo mi è molto chiaro che nella tua visione di vita il legame genitoriale vince su qualunque si possa poi costruire, anzi per te che si possa creare una famiglia con un adulto che non si è partorito è praticamente escluso, quindi di che parliamo? Non ha senso nemmeno un confronto con questa premessa. Anzi ti dico di più: se la vedessi come te, non solo consiglierei a un figlio di prendere casa sul pianerottolo, ma non gli farei fare nemmeno lo sforzo di fingere emancipazione, restasse con me per sempre, se gli spazi ci sono. Cosa va cercando del resto? L'amore non esiste, sesso può trovarne quanto ne vuole e poi tornare da me che sono quella che l'ha fatto e che l'amerà al di sopra di chiunque, e finché posso non gli farò mancare cura e accudimento, e magari un giorno mi darà anche una mano se dovesse servirmi come quasi certamente sarà. Fine della storia 👍

  • E per "distacco" non intendo solo o unicamente fisico. Come diceva la huesera è possibilissimo essere distaccati in modo sano anche abitando nella stessa casa dei genitori o al piano di sopra. SE e QUANDO questo avviene: in presenza di una compagna dedico alla madre il tempo che resta dopo aver fatto la mia parte da convivente, specie tenendo conto del fatto che lei non ha i genitori appresso e quindi mentre mi rintano sotto la sottana di mammà: lei se ne resta sola in una casa vuota a undici passi da me.

    Esattamente

    Ma lui non passa a salutare i genitori: è li quando lei è a casa ad aspettarlo.

    :thumbup: ma anche sentite l'esigenza di passarci tutti i giorni, fosse anche solo per salutare, sarebbe comunque eccessivo per me. Io non parlo di patologia perché non ho elementi per farlo, ma un legame simile sarebbe troppo per me, in pratica sarebbe come vivere tutti insieme, non potrebbe esserci un" noi" e un "loro", sarebbe tutto un "noi".

    Ed è per quello che facevo presente la responsabilità dei genitori nella situazione di potenziale "mammonismo". L'averlo implicitamente condizionato offrendosi di pagare gran parte della casa, purché sia quella appiccicata alla loro è un tipico comportamento da mammoni che tengono i propri figli nella condizione di figli per sempre.


    Anche la farsa del mutuo è assurda. Compramela tu la casa se vuoi tenermi qui

    Precisamente. Il fatto che il ragazzo paghi la sua parte è solo indicativo per me della sua partecipazione al piano genitoriale, è l'imprimatur che non lascia spazio ad altre interpretazioni.

  • Ad ogni modo mi è molto chiaro che nella tua visione di vita il legame genitoriale vince su qualunque si possa poi costruire

    Nella mia visione (nonchè nella mia vita concreta) La Famiglia (NON il "legame genitoriale") ha la stessa essenzialità che è ribadita dalla psicologia tutta.


    E poichè la Famiglia non procede per incesti...Famiglia è, OVVIAMENTE, la sposa o lo sposo del figlio o della figlia, a meno che non mostrino loro spocchiose refrattarietà al volerne far parte , sentendosi Adamo o Eva.


    Io sono stata solo lieta di avere Famiglia anche nei miei suoceri, e sono stata perfettamente accolta e ricambiata nel sentirmi vissuta come familiare da loro.

    Idem per mio marito verso i miei.

    E quando è stato concepito nostro figlio, io non ho mai pensato "è mmmmmmmmmmmiooooooooo!".

    Ero consapevole e felice che quel figlio fosse tanto nostro figlio, quanto amatissimo nipote di quattro nonni, che peraltro sono sempre stati capacissimi di sentirsi Famiglia anche tra loro.


    Ma non è un'esperienza strana, la mia. E' la stessa che si ripete da sempre in tutte le famiglie sane...

    E la "competizione" su chi fa meglio la parmigiana ci sarà pure sempre tra suocera e nuora, ma non sono queste le cose che cambiano la storia, salvo che non ci sia almeno una autossunta "Eva" tra suocera e nuora!

    E come disse mio suocero in un pranzo da fidanzati (a mia suocera, che in quel caso non lo meritava proprio) : "dice bene quel saggio che dice che suocera e nuora possono benissimo andare d'accordo! Basta che sia intelligente almeno una delle due! E nel nostro caso è la nuora!" (che ero io).

    Ora: in quel caso trovai ingiusto e inopportuno mio suocero, anche perchè non c'era nessuno scontro in corso tra mia suocera e me.

    Ma il detto saggio-pop da lui citato ha qualcosa di eterno e classico e sacro! Se almeno una delle due è intelligente e sa vivere...o - detto a modo mio - entrambe sono consapevoli di non essere EVA...la vita va come un violino...ed è molto bello e salutare sentirsi Famiglia e trasmettere questa bella serenità anche ai propri figli, prontissimi ad accogliere i compagni con cui vorranno proseguire la Famiglia, se lo vorranno.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Quanto alla risposta alla tua domanda: sono certa di averla data; basta leggere, se se ne ha voglia.

    Ho provato a rileggere, ma non vi è alcuna risposta.


    La domanda era semplice: Cosa avrebbe dovuto scrivere l'opener sul comportamento di questo uomo per dare il sospetto che si trattasse di un mammone, visto che quanto a scritto per te non basta?



    Comprendo che sia piuttosto difficile rispondere in una riga senza speculare e divagare in diversivi particolari, poiché quanto ha scritto l'opener è già abbastanza per sospettare che vi sia un problema di "mammonismo".

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

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