Coming out in famiglia

  • "La fidanzatina non mi interessa e spero di continuare lungo questa strada a oltranza, ma grazie del caloroso interessamento nei confronti della mia vita"


    Oppure:


    "Eh, non ne trovo una giusta purtroppo! Ormai non ci sono più i tempi di una volta" e la si butta un po' in caciara, che non fa mai male e distoglie dal focus principale.


    A volte basta poco, poi un sorriso e si va avanti :smiling_face_with_smiling_eyes:


    Infine, in un impeto di narcisismo fittizio, ti direi pure che non sempre tutti meritino di conoscere il nostro mondo interiore e l'amore che possiamo donare ad altri. Alcuni, semplicemente, non sarebbero proprio in grado di riuscire a comprendere tutte le nostre sfumafure, capite?


    Bisogna sempre tutelarsi, perché di gente che potrebbe far del male ne è pieno il mondo e, a volte, purtroppo tutto ciò parte proprio dal nido che dovrebbe essere quello più sicuro: la famiglia :broken_heart:

  • Tu non sei assolutamente un bugiardo, ti stai solo proteggendo da persone che potrebbero ferirti.


    Due cose:

    1) non sei obbligato a rendere partecipe la tua famiglia ma è comprensibile che tu voglia sentirti libero di condividere con loro una cosa importante come la tua relazione;

    2,) facilmente con l'eventuale ferita (dopo aver sentito il dolore) potrai convivere tranquillamente; della serie sei già molto più forte e adulto.

    lo so, ma dentro di me è così difficile pensare di non essere bugiardo omettendo tutto. Non è affatto semplice, me ne rendo conto…e riconosco che sto facendo davvero fatica. Come dici tu solo dopo essermi esposto potrei davvero sentimi libero, con tutte le conseguenze del caso. Ma anche solo parlarne con loro mi sembra una cosa difficilissima.


    Ma in pratica vivi con i tuoi? Solo? Con il partner? Sei economicamente autonomo?

    Chiedo, perchè la situazione reale è fondamentale per cercare di decidere cosa è meglio fare.

    Arriverà mai il giorno in cui ci si renderà conto che avere un figlio non equivale a possedere un oggetto?

    Non vivo con loro. Sto studiando fuori, quindi ahimè dipendo ancora da loro, questo frena tutto ancora una volta. Ho sempre cercato di aspettare il momento giusto, ma quanto è difficile trovarlo? Lo scorso anno mi mantenevo lavorando ma i soldi non bastavano comunque e dipendevo lo stesso da loro. Non è facile, questa cosa mi fa una mega paura.

  • sono felicemente fidanzato con l’uomo di cui sopra, c’è solo un piccolo/grande ostacolo che mi crea tanta preoccupazione: la mia famiglia. Vengo da una famiglia con retaggio cattolico, purtroppo i miei genitori sono un po’ rigidi in generale, hanno sempre criticato le mie scelte e uno dei due in particolare è sempre stato severo con me.

    Conosco diversi casi di persone che provenendo da famiglie tipicamente di mentalità "chiusa" o religiosa sono sottoposti a un regime educativo -posso immaginare- simile al tuo.


    In questi casi si viene a creare una sorta di "reverenza" nei confronti della famiglia che ingigantisce un problema che potrebbe essere visto come meno grave di quanto invece non appare.


    Con questo non dico che il problema non sia grave, anzi, tuttavia vorrei che tu potessi osservarlo anche da una prospettiva meno personale. Potrebbe aiutarti a ridimensionare anche il peso che senti. Se non altro è il primo passo per trovare il coraggio di "aggiustare" la situazione.


    Il peso della severità dei genitori è un argomento molto serio per quanto riguarda il condizionamento della psiche, perché di fatto è quasi tutto li: nella mente. Il reale "peso fisico" della gravissima presenza (e ingerenza) di un genitore severo sul figlio adulto (che non dipende economicamente dai genitori) è in realtà Zero.


    Oggi non sono più un bambino, ma sento ancora le aspettative dei miei addosso: da me si aspettano una donna, un fidanzamento e più avanti un matrimonio e un nipotino... Il problema è che il mio fidanzamento ha comportato un castello di detti e non detti conditi da bugie bianche verso di loro, e mi sento tremendamente in colpa per questo.

    Questo è la conseguenza del "peso" di cui sopra, ovvero della loro autorità su di te.


    Il tuo senso di colpa è normale ed è "sano", perché omettendo e mentendo stai venendo meno ai tuoi stessi principi. Devi considerare però che è la situazione che ti costringe a comportarti in questo modo.


    La parte "brutta" è che questo comportamento purtroppo va a caricare la molla di quando rivelerai a loro la verità. Stai creando (involontariamente, certo) delle aspettative. La felicità o la infelicità e lo stesso livello di delusione dipendono da quanta distanza c'è tra le aspettative e la realtà. Se alzi o porti a distanza le aspettative: rendi più difficile il momento della verità.


    Il mio personale consiglio a riguardo è di smettere di parlare della tua relazione, sia in termini di mezze verità e "trasformazioni" dei fatti in qualcosa che possano capire. Attua il "silenzio radio" più totale: inizieranno a capire che c'è qualcosa che non va; oppure se non altro li aiuterai a "raffreddarsi" dalle eventuali potenziali aspettative che hanno maturato.


    Sono arrivato al punto in cui è difficile mentire e allo stesso tempo essere sincero e fare coming out. Spesso piango e sento un forte dolore per questo mio comportamento verso di loro. Non so davvero che fare, mi sembra di avere davanti un problema insormontabile. Il fatto è che non saprei proprio da dove partire: ho pensato ad una lettera, ma sarebbe per me un trauma poi doverli affrontare faccia a faccia, ho proprio paura delle loro reazioni perché credo davvero vedano male l’omosessualità, vista anche la loro non più giovane età. Che faccio?

    Dopo il "silenzio radio" io attuerei un cambiamento di qualche tipo (uno qualsiasi), qualcosa che possano "percepire" sensibilmente e che non possano trascurare. Se per esempio vivi con loro e te lo puoi permettere: vai a vivere da solo. Se non puoi permettertelo: fai qualcosa di diverso, ma che possa comunque fargli capire che non sei proprio più solo figlio, sei anche individuo.


    E' possibile (ma questo lo possono sapere solo loro) che i tuoi genitori abbiano "normalizzato" la loro ingerenza e la loro rigidità su di te e che diano per scontato che tu non possa uscire dagli argini da loro tracciati, mai.


    Per introdurre gradualmente una notizia come quella che devi svelare: ti toccherà agire un po' alla volta.


    Il primo passo è una sorta di "dichiarazione di indipendenza". Il secondo passo è un ritorno in famiglia, ma condizionato: solo in alcuni giorni/festività/occasioni.


    Inizierai a parlare di "argomenti scomodi" un po' alla volta e se non ti ascoltano o ti assalgono: te ne vai, momentaneamente.


    Dovresti poter attuare una sorta di equilibrio del rapporto. Se loro ti "puniscono" o ti "saltano in testa" quando non rispetti le loro regole: tu devi poter fare qualcosa di complementare quando loro non rispettano la tua persona (tipo "andare via". Litigare non è mai una buona scelta, anche se talvolta è l'unica via).


    Arriverà un giorno in cui ti sentirai abbastanza felice e indipendente per sottoporli alla verità.


    Non so quanti anni hai, non so se puoi permetterti di fare qualcosa del genere. Però credo che questo sia l'unico possibile modo "graduale".

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • lo so, ma dentro di me è così difficile pensare di non essere bugiardo omettendo tutto. Non è affatto semplice, me ne rendo conto…e riconosco che sto facendo davvero fatica. Come dici tu solo dopo essermi esposto potrei davvero sentimi libero, con tutte le conseguenze del caso. Ma anche solo parlarne con loro mi sembra una cosa difficilissima.

    Questo perché loro ti hanno condizionato per tutti gli anni della crescita con la loro visione del mondo sotto il profilo dei valori.


    Per quanto mi riguarda ho un segreto che non ho mai svelato alla mia famiglia d'origine, anzi a nessuno tranne una mia sorella, poiché so che non riuscirebbero a capire. Per alcuni anni non ho detto nulla, poi ho detto un minimo. Un primo riscontro è stato positivo ma mi sbagliavo e mi sono presa brutte batoste. Ho ri-chiuso la porta e delle successive evoluzioni i miei genitori non sanno nulla, niente di niente. Non lo vivo come bugia poiché ho dato loro più di una possibilità ma non l'hanno colta e quindi ho preso le misure, pur volendogli bene uguale.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Ma anche solo parlarne con loro mi sembra una cosa difficilissima.

    Certo che se pensi di "parlarne" ti viene l'ansia e il groppo alla gola. Ma non devi "parlarne", devi tagliare tout court, una frase che significhi tutto e continuare con la tua vita, salvaguardati, e mettere un minimo di distanza tra te e loro, per quanto ti siano cari.

  • A volte mi sento uno schifo per questo, ma poi penso che per una volta ho solo messo davanti me stesso e se non gliel’ho detto è stato solo per paura di deluderli.

    Paura di deluderli, o paura di affrontare i tuoi spiegandogli tutte le bugie dette?

    Male non fare paura non avere.

    Se pensi di non aver fatto nulla di male, non dovresti avere paura di affrontarli, e accettare le relative conseguenze.

    Il mondo e' pieno di pazzi

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