La mia vita è sempre stata senza senso

  • Ciao, cercherò di riassumere in breve la mia vita e la mia situazione:


    Ho 33 anni, indeciso e pauroso cronico, presumo già dalla tenerissima età. Mi reputo un ragazzo discreto e carino, ho una casa di proprietà, un lavoro, una macchina, insomma a livello materiale non mi manca nulla. Cosa penso di non avere? Ho scritto "penso" perché ormai non credo più in nulla e sono sprofondato in uno stato completamente amorfo...


    Credo o penso di non avere mai avuto una figura paterna di riferimento, una persona che mi accompagnasse, mi tenesse per mano, mi desse una pacca sulla spalla, non ho mai avuto un padre nonostante l'avessi in casa quotidianamente. Credo o penso che una delle cause del mio malessere, che poi esporrò meglio, fu quella di aver visto mio padre rabbioso, frustrato, furioso, una bestia di 1 metro e 90 urlare contro mia madre e quando ero piccolo, 5/6 anni, anche contro di me, tant'è che ancora oggi nella mia testa sto cercando di elaborare quelle urla violente.


    Io non ho mai avuto un'anima, non riesco ad applicarmi nelle cose che faccio, non porto a termine gli obiettivi (mai avuti), non ho mai saputo chi fossi veramente, non ho mai deciso cosa studiare, che lavoro fare... sono troppo fragile psicologicamente, non riesco a far valere le mie ragioni. Credo di essere anche stupido e leggermente ritardato, sono sempre un passo indietro agli altri, a scuola sono stato preso in giro per via della mia fragilità, tant'è vero che gli "amici" lo percepivano e mi vedevano già allora come un ragazzo senza palle, senza carattere, indeciso, senza presa di posizione, svogliato e senza personalità. Io non mi sono mai svegliato, sto dormendo tuttora e piano piano sto perdendo tutti i valori affettivi, dalle amicizie alle persone care che mi stanno attorno. Sono come una bandiera, vado dove soffia il vento, nulla ha mai avuto senso per me...vivo, anzi sopravvivo perchè tanto sono il nulla ed è come se non esistessi.


    In 33 anni non ho mai avuto una relazione stabile, ho sempre avuto paura di espormi, di aprirmi, solo avventurelle brevissime, poi da persona insicura ed indecisa quale sono sono sempre scappato via e lo faccio tuttora.


    L'insicurezza, l'indecisione, la fragilità, la paura di mettersi in gioco si ripercuotono ahimè su tutta la mia vita: dal lavoro e lo sport ai contatti con le persone, praticamente la vita a 360 gradi. Vivo come in uno stato vegetale, vorrei morire ma non ho le palle di ammazzarmi e credo che non le avrò mai.


    Io nel profondo so che sono stato traumatizzato a causa di ciò che mi è successo in ambito familiare ed ora non saprei nemmeno se sono in grado di ricominciare da capo, dovrei probabilmente resettarmi completamente ripartendo da zero... perché così come sono non sono nessuno...

  • Ailene

    Approved the thread.
  • mio padre rabbioso, frustrato, furioso, una bestia di 1 metro e 90 urlare contro mia madre e quando ero piccolo, 5/6 anni, anche contro me stesso, tant'è che ancora oggi nella mia tesa sto cercando di elaborare quelle urla violente contro di me (bambino indifeso) e mia madre.

    Si infuriava abitualmente oppure ogni tanto? Ricordi se c'erano frasi ricorrenti che vi rivolgeva?

  • Si infuriava abitualmente. È sempre stato un frustrato, violento verbalmente, con la voce grossa. Molto spesso nervoso, con degli scatti d'ira diabolici. Io tuttora non riesco a guardarlo negli occhi, anche se nel profondo so che mi vuole bene a modo suo. Ma non riesco a perdonarlo per ciò che ha fatto e come si è comportato, è una questione che va al di là della mia consapevolezza. Somatizzo tutto nello stomaco, non hai idea delle lacrime che ho versato in psicoterapia, poi abbandonata dopo 3 anni perché non volevo cambiare me stesso, ma questa è un'altra storia...

  • Dici di non avere un'anima, ma da quello che hai scritto si percepisce sensibilità e ricchezza interiore in abbondanza. Sei riuscito a renderti materialmente indipendente, e alla tua età al giorno d'oggi non è poco, quindi i numeri li hai tutti per costruire te stesso, e lo hai fatto. È la percezione che hai della tua persona ad essere distorta, il sapere di non aver avuto adeguato sostegno emotivo dalla figura paterna. Hai trovato comunque dentro te stesso le risorse per realizzare quantomeno le basi di una vita stabile. È vero che l'ambito familiare è quello che ci forma come persone, però è anche vero che siamo potenzialmente in grado di prendere in mano la nostra vita e scegliere. Un po' più di sicurezza in te stesso, data dal fatto che se hai un lavoro, una casa, una macchina...hai fatto tanto, puoi fare certamente altro per migliorare anche il tuo livello di sicurezza in te stesso.

  • Credo o penso che una delle cause del mio malessere, che poi esporrò meglio, fu quella di aver visto mio padre rabbioso, frustrato, furioso, una bestia di 1 metro e 90 urlare contro mia madre e quando ero piccolo, 5/6 anni, anche contro di me, tant'è che ancora oggi nella mia testa sto cercando di elaborare quelle urla violente.

    Se volessi essere "politicamente corretto", dovrei risponderti che si, forse è così, ma dato che su questo argomento, che purtroppo riguarda anche me, non sono e neppure vorrei essere politicamente corretto, ti dico che è assolutamente così, al 100%.

    Non limitarti al comportamento di tuo padre: tua madre è complice, se non altro perchè ha scelto tuo padre, e ha accettato passivamente simili comportamenti.

    Ed entrambi hanno scelto di metterti al mondo.

    Anche se tuo padre fosse stato un docile agnellino quando iniziò la relazione con tua madre, (ipotesi inverosimile) in ogni caso lei avrebbe potuto/dovuto interrompere la relazione di fronte a reiterati comportamenti in tutta evidenza tossici.

    Le relazioni sono fatte anche di mediazioni, ma fino ad un certo punto: non si fanno compromessi per convenienza, per quieto vivere se questo implica la condanna di un innocente (a quell'età si è innocenti per definizione) ad una vita infelice ed ad una morte probabilmente prematura.

    Io non ho mai avuto un'anima, non riesco ad applicarmi nelle cose che faccio, non porto a termine gli obiettivi (mai avuti), non ho mai saputo chi fossi veramente, non ho mai deciso cosa studiare, che lavoro fare...

    Un' anima ce l'hai, ce l'hai ! non dubitarne, ma è impegnata in una lotta senza quartiere contro il demone.

    Prefrisco usare questo termine e non trauma, che mi sa troppo di psichiatria, ma ha il medesimo significato.

    Spiego meglio: chi non è stato traumatizzato, oppure lo è stato lievemente, può utilizzare la sua energia vitale (ovvero la sua anima) al 95 % per vivere, il restante per tenere a bada eventuali piccoli demoni.

    Avrà una vita appagante, serena, sarà resiliente di fronte alle avversità (ineludibili).

    Le percentuali si invertono se il demone è potente, ed il 5 % residuale non basta a vivere, ma a sopravvivere.

    L'evoluzione ha fatto sì che la mente sia in grado di tollerare forti picchi di stress, ma non lo stress (anche se moderato) persistente, continuo, e questo è ancora più vero quanto più si è in tenera età.

    Lo stress, se presente, agisce sin dal concepimento, non necessariamente solo dalla nascita.

    La situazione peggiore è quella di chi ha subìto alti livelli di stress senza soluzione di continuità dal suo concepimento e (almeno) per i primi 3 anni circa di vita, il demone si fa mostro incontenibile, e può disintegrare completamente un essere umano: disturbi mentali gravi, perdita completa dell'identità, bassa consapevolezza di sè, crimine, suicidi, dipendenze, tutto il peggio immaginabile, il mostro partorisce mostriciattoli perchè è molto fertile.

    Ad esempio chi ha avuto una prima infanzia infelice è più fragile, avrà difficoltà ad integrarsi, sarà bullizzato, reagirà con una dipendenza etc etc, e l'energia residua si consumerà sino a non bastare più nemmeno al minimo sindacale della sopravvivenza, si lascerà morire lentamente senza poter reagire, agonizando, oppure la farà finita direttamente.

    Credo di essere anche stupido e leggermente ritardato,

    Non necessariamente: hai poca energia, la mente è stanca, sfiancata dalla lotta per tenere a bada il demone.

    Alla lunga può succedere, comunque: il cervello ha bisogno di riposare, ma il demone agisce 24/7/365, non c'è tregua mai, e le capacità mentali possono regredire.

    è come se non esistessi.

    Tipico: derealizzazione / depersonalizzazione / dissociazioni sono una forma di difesa (disfunzionale) della mente.

    vorrei morire

    No, vorresti vivere, ma sei appesantito, piombato, ed anche le cose semplici, (e magari anche piacevoli per chi sta bene) diventano un muro invalicabile.

    Vorresti vivere senza demoni, ma ... ci sono.


    Io nel profondo so che sono stato traumatizzato a causa di ciò che mi è successo in ambito familiare ed ora non saprei nemmeno se sono in grado di ricominciare da capo, dovrei probabilmente resettarmi completamente ripartendo da zero...

    Nella vita, ahimè, il tasto reset non esiste, però puoi iniziare a convivere con piena consapevolezza con i tuoi demoni.

    Prima di tutto parti da ciò che hai: casa, lavoro, auto, ne percepisci l'importanza, difendili, mettili in una cassaforte blindata, sono salvifici.

    tuttora non riesco a guardarlo negli occhi, anche se nel profondo so che mi vuole bene a modo suo

    Invece dovresti trovare il coraggio, non solo di guardarlo negli occhi, ma anche di dirgli, urlargli in faccia quello che pensi di lui.

    Potrebbe reagire anche con violenza fisica, aspettati anche questo.

    Esistono gli spray al peperoncino e sono assolutamente legali.

    Se sei agnello di fronte al lupo, cerca di fingerti anche tu lupo, con il tempo poi magari ti abitui ed un pò lupo lo diventi anche tu.

    Ed è un bene, perchè i lupi gli agnelli se li pappano !


    La storiella che "in fondo mi vuole bene a modo suo" ma è psichicamente disturbato, non sa esprimere i sentimenti in modo adeguato e bla bla bla non si può proprio sentire, l'affetto, se esiste, trova sempre il sentiero giusto per arrivare alla meta.

    Se non accade è perchè non c'è alcun affetto reale.


    Ma non riesco a perdonarlo

    Ma neppure devi! Hai una sola vita, è breve, preziosa, unica, un discreto tratto lo hai vissuto (male, mi pare), farai molta più fatica di chi ha avuto genitori decenti per ottenere comunque meno...a "perdonare" non ci penserei minimamente.

    "Tutto in fondo è così semplice e inutile"

  • È la percezione che hai della tua persona ad essere distorta

    Si percepisce una distorsione perchè un pò di distorsione c'è.

    È vero che l'ambito familiare è quello che ci forma come persone, però è anche vero che siamo potenzialmente in grado di prendere in mano la nostra vita e scegliere.

    Non è per tutti così: in alcuni casi non si può scegliere, oppure il campo della scelta è molto limitato.

    E poi c'è la questione età, si invecchia e se da giovani si può decidere, seppure con eventuali limitazioni significative, all'avanzare dell'età le possibilità diminuiscono progressivamente.

    Per tutti è così, ma se si è messi male tutto è accellerato, in pratica arrivi a 40/50 anni esausto, disilluso, come se ne avessi 20/30 in più.

    Accade perchè si cerca di vivere, si fallisce, una, due, millemila volte, e si prova, si riprova, in tutti i modi (relativamente) possibili, a volte si raggiunge, con fatiche inenarrabili, anche qualche obiettivo, una situazione apparentemente di confort esistenziale, ma non si riesce a goderne se non per un tempo fugace, ci si sente comunque sbagliati, come se non si fosse degni di nulla e si abbandonano situazioni, relazioni, si fugge da tutto, si vedono mostri dove di fatto non ci sono, perchè il mostro è dentro sè stessi, è inconscio e la razionalità è del tutto inutile.

    E chi sta intorno non si capacita di questo, ed è comprensibile se non ha raggiunto certi livelli di inferno mentale, ed allora sorgono incomprensioni, equivoci, non si parla lo stesso linguaggio, si è animali diversi, non comunicanti.

    L'emarginazione è inevitabile, e diventa sempre più insostenibile perchè sì, siamo animali sociali, ma questo implica che chi è percepito come "diverso, non abbastanza conforme, fragile, non abbastanza integrabile nel branco, fondamentalmente non utile alla sopravvivenza del branco stesso" venga allontanato, e già questo lo uccide.

    A volte viene direttamente soppresso: capita negli animali sociali superiori, come i mammiferi, ma anche in alcuni altri, persino nel Regno Vegetale e storicamente anche l'Uomo si è comportato così, e tuttora si comporta, tranne il caso in cui si ritenga utile mantenerlo in vita se è possibile sfruttarlo in qualche modo (schiavismo et similia).

    Altrimenti meglio eliminarlo: è più fragile, poco utile alla difesa del gruppo, inadatto a generare una prole sana, sistema immunitario meno funzionale, più soggetto a malattie potenzialmente rischiose per il branco, la cui sopravvivenza è prioritaria rispetto a quella del singolo individuo.

    Queste sono Leggi Naturali ben diverse da quello che si intende per Diritto Positivo : princìpi come Etica, Giustizia, Solidarietà sono invenzioni umane, il Diritto Naturale non esiste.

    L' Etica esiste, certo, ed anch'essa assolve a determinate funzioni, ma è recentissima, è sovrastrutturale rispetto alle Leggi Naturali dell'evoluzione delle varie forme di vita.

    Se entrano in conflitto prevale la Natura, non l'Etica, "invenzione" tipicamente umana, perchè la specie umana, considerata con il metro di misura di epoche di centinaia di milioni di anni, è nuova, è poco più che neonata: mediamente una specie animale si estingue dopo 5 milioni di anni, quindi in questo senso siamo come bambini.

    E' vero che abbiamo caratteristiche diverse da qualsiasi altra specie, e quindi potremmo seguire strade evolutive e tempistiche diverse, ma è altrettanto vero che ne condividiamo gran parte di DNA, siamo scimmie tecnologiche, ma pur sempre scimmie.


    Tutta questa elucubrazione per dire che il Libero Arbitrio è un'illusione e che dubito che si possano fare scelte reali di autodeterminazione.

    Quindi bisogna arrendersi alle spietate Leggi di Natura che prevedono il sacrifcio individuale per la sopravvivenza e la riproduzione del gruppo?

    No, perchè anche l'istinto di sopravvivenza, la ricerca del piacere, della felicità, la volontà di vivere della Vita, la lotta, sono scritti nel nostro patrimonio genetico: Natura individuale e Natura collettiva sono presenti in ciascuno di noi, confliggendo moderatamente, ma in alcuni entrano in conflitto a livello particolarmente intenso, e questo rende alcune vite particolarmente tormentate.

    Un' ambiente familiare ostile specialmente nella primissima infanzia predispone/favorisce/determina vite difficili.

    E' giusto? No. E' naturale? Si.

    "Tutto in fondo è così semplice e inutile"

  • Se vuoi parlare di ambiente familiare ostile è ancora poco. Io parlo di ambiente altamente disfunzionale, dove vige la manipolazione, la derisione, la svalutazione. La vita per queste persone sarà una giungla (avevo aperto anche un thread qualche tempo fa) ma ciò non toglie che molti riescono a riscattarsi perchè hanno comunque delle risorse oserei dire innate che permettono loro di vivere una vita decente. Io per il mio vissuto ad esempio è già tanto se non ho preso la strada della droga o altro.

  • Credo o penso di non avere mai avuto una figura paterna di riferimento, una persona che mi accompagnasse, mi tenesse per mano, mi desse una pacca sulla spalla, non ho mai avuto un padre nonostante l'avessi in casa quotidianamente.

    Il passato ormai è andato e quello non torna indietro.

    Se ti va e sempre che ne valga la pena, visto che hai questo vuoto della figura paterna, puoi provare a recuperare il vostro rapporto. Naturalmente, se lui è del tutto denigratorio nei tuoi confronti, allora non è il caso.

    Se ne hai voglia, se c'è qualche spiraglio, prova a parlarne con lui, non c'è nulla di male se gli dici pacificamente <<Tu facevi così e cosà e questo mi faceva soffrire profondamente>>. Chiedigli come mai è tanto arrabbiato. Cerca di comprendere quelle che sono le sue ragioni. Se ancora sono in vita, chiedi perfino ai tuoi nonni paterni che tipo fosse tuo papà da bambino, ragazzo etc..

    Oppure, se non vuoi svelargli la tua sofferenza, domanda a lui stesso in maniera all'apparenza casuale come è stata la sua gioventù, com'era il contesto in cui è cresciuto. Potrebbe essere un modo per cominciare a riavvicinarsi.


    Non garantisco che aggiungere i pezzi mancanti del puzzle ti farà trovare la serenità che cerchi. Per me non è stato così. Però ti permette di capire da dove hanno tratto origine certi meccanismi.


    anche se nel profondo so che mi vuole bene a modo suo.

    Questo vuol dire che ci sono degli elementi che ti portano a concludere che ci tenga a te.

  • Io parlo di ambiente altamente disfunzionale

    Parliamo dello stesso fenomeno, ho solo usato un termine diverso.

    Le disfunzioni poi possono essere differenti: per esempio ci sono molti modi di manipolare, ma ci sono anche dei minimi comuni (ad ogni tipologia di manipolazione) denominatori individuabili.

    Vale anche per le conseguenze: può essere una dipendenza, un atteggiamento iper-evitante, un' insana ipersessualità etc...

    Tempo fa parlavo con bruce0wayne, che magari se vorrà potrà chiarire ulteriormente, di come, paradosslmente, la disfunzione plateale (lo stupro incestuoso per esempio) può essere meno rischiosa e più recuperabile di quella subdola, tipica degli ambienti tossici ma formalmente ineccepibili: nel primo caso se ne prende consapevolezza e si possono tentare dei rimedi, nel secondo la consapevolezza può arrivare, se mai arriva, drammaticamente tardi.

    Il fattore tempo è decisivo, per questo mi preme suggerire a insicuro2074 di stare accorto, prudente e cercare di pensare al futuro, essendo destabilizzato, può bastare poco per perdere quello che ha faticosamente raggiunto: una persona fragile tende all' autosabotaggio.

    Alla sua età la mia situazione era molto simile alla sua, avevo relazioni, un buon lavoro, bella casa, una partner, teoricamente ero integrato, ma mi fregava meno di zero di tutto, ero infelice e sostanzialmente solo.

    Ho lasciato degenerare la situazione perchè pur stando male, non avevo piena consapevolezza di quanto fossi fragile.

    Ora è irrecuperabile, sono passati 15 anni e, tra l' altro, anche la situazione sociale generale è peggiorata tantissimo.

    Però da quello che scrive ha una buona consapevolezza, sicuramente maggiore della mia di quel tempo, e questo è un bel vantaggio.


    La vita per queste persone sarà una giungla

    E sì.

    molti riescono a riscattarsi perchè hanno comunque delle risorse oserei dire innate che permettono loro di vivere una vita decente.

    Dipende dal tipo di trauma, dalla sua persistenza nel tempo, dall'età in cui lo si è subito, dalla presenza o meno di condizioni compensatorie che ne alleggeriscono la portata.

    A volte è come dici tu, altre volte la ferita è così forte da piallare ogni risorsa (originariamente sempre presente, salvo casi di rari errori naturali genetici).


    Cerco di spiegare meglio Il mio commento sulla percezione delle distorsioni interiori:

    si percepisce una distorsione quando c'è...ma anche quando non c'è: tipico è il caso del senso di colpa e forte vergogna della persona violentata sessualmente, bullizzata, abbandonata, specie se si è molto piccoli e non si hanno ancora sviluppati i necessari "anticorpi", oppure anche da adulti se gli anticorpi non si sono potuti adeguatamente formare a causa di ferite pregresse.

    E' chiaro che un bambino violentato non è colpevole di nulla, ma l'inconscio, retaggio primordiale animalesco, interpreta diversamente e non razionalmente: la percezione di una distorsione inesistente diventa essa stessa distorsione.

    "Tutto in fondo è così semplice e inutile"

  • Innanzitutto grazie per aver dedicato del tempo a rispondermi, cercherò di farvi capire meglio che tipo di persona sono. Perdonate se magari sarò confuso ma vorrei esternare ciò che ho dentro così come lo sento in questo momento.


    Che dire... io ho un blocco verso di lui, perché nella mia testa lo colpevolizzo per come sono diventato. È come se volessi vendicarmi di tutto quello che non ho avuto e non sto avendo a livello emotivo/affettivo, ed in un modo o nell'altro gliela dovessi far pagare, pertanto qualsiasi tentativo di riavvicinamento da parte sua lo evito completamente. Quando mi fa delle domande rispondo sempre scocciato, col muso, senza mai guardarlo in faccia, mi comporto come uno s∙∙∙∙∙o, lo ammetto...ma non riesco o forse non voglio (non lo so nemmeno io) cambiare per lui. Per quale ragione dovrei recitare la commedia ed abbassarmi al suo livello quando dovrebbe essere lui a chiedermi scusa per quello che ha fatto e per come si è comportato?


    Rendetevi conto che lui parla da solo. Mi spiego: quando ero nella mia stanza a giocare al PC o a guardare la TV, sentivo che si sfogava coi muri mentre puliva la cucina. In pratica buttava fuori tutto quello che non riusciva a dire pubblicamente riguardo al lavoro o qualsiasi altro avvenimento della giornata...era un continuo rimuginare su quello che succedeva in giornata o quelle precedenti. La cosa assurda è che lo faceva come se niente fosse, sicuramente pensando che non lo stesse sentendo nessuno, quando in realtà lo faceva urlando.


    In tutto ciò mia madre (ovviamente consapevole di aver sposato un pazzo, visto che non è stupida) subiva e continua a subire tuttora questi suoi comportamenti e quelle poche volte che poverina osava chiedergli con chi parlasse, mio padre andava su tutte le furie, urlando come un pazzo contro tutti... probabilmente a causa della sua miserabile inutile vita, da persona incapace di stare al mondo; tant'è che mia madre mi disse che provò a suo tempo a farlo ragionare ma non c'è mai stato verso. I demoni, come dice giustamente l'utente che mi ha risposto sopra, hanno prevalso e prevalgono tuttora ed io mi sono sorbito 30 anni di questi episodi... mi viene da piangere e sto tuttora piangendo mentre scrivo...


    La cosa che mi spaventa di più è che mi sto accorgendo di diventare come lui, infatti anch'io a volte ho degli scatti d'ira per quello che mi è successo e rimugino pieno di rabbia, soprattutto quando sono da solo. 15 anni fa una mia amica (che conobbe in palestra mio padre) mi disse: "tu e tuo padre siete uguali, avete lo stesso carattere e lo stesso modo di porvi", e non si riferiva all'aggressività (mio padre in pubblico si comporta normalmente), bensì alle movenze, ai modi di parlare, di porsi, alle gesta... Queste parole col passare degli anni mi sono rimbalzate nella testa e pensandoci bene mi rendo conto che sono vere, tant'è che anche mio fratello maggiore, percependo la mia miserabile vita da vegetale mi disse: "se continui così farai la fine di nostro padre". Ed io ho paura perché non voglio essere come lui...ma più passa il tempo e più noto delle somiglianze caratteriali...

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