Marito, mamma e papà: chi è la mia famiglia?

  • Ciao! Vi sottopongo una questione legata all'interazione tra mio marito e i miei genitori.


    Io e mio marito stiamo insieme da 6 anni, siamo della stessa città e veniamo da due famiglie molto diverse con abitudini diverse.


    I suoi genitori, bravissime persone alle quali voglio molto bene, sono tipi abbastanza "basic" con cui si parla del più e del meno, si cena con la tv accesa, non hanno particolari interessi legati a libri, politica, cinema, arte, musica, attualità, viaggi... ma soprattutto, ci vediamo in modo abbastanza “rarefatto”: sicuramente spesso, ma sempre in situazioni abbastanza standard e formali tipo cena o caffè pomeridiano, concordati con congruo anticipo, e in massimo un paio d’ore l’impegno si esaurisce.


    I miei genitori, invece, si interessano a tutto quanto elencato sopra, e questo significa che loro ci coinvolgono spesso in cose che vanno al di là della semplice cena della domenica, ma in tante altre occasioni legate a questi ambiti. Con loro siamo stati a mostre, a concerti, a fare weekend insieme e così via. C’è proprio un modo di stare insieme diverso, molto propositivo anche da parte loro, a volte anche con iniziative estemporanee/improvvisate.


    A me ovviamente fa sempre super piacere accettare i loro inviti, sono modalità di condivisione a cui sono abituata e che trovo stimolanti, ma mio marito diciamo mi ha fatto capire che lui queste cose le vive un po' come delle ingerenze o imposizioni nella gestione del nostro tempo libero, proprio per via delle differenze che il modus operandi dei miei genitori ha rispetto a quello in vigore con la sua famiglia. ovviamente questo non vuol dire che non gli faccia piacere stare con i miei, ma mi ha detto chiaramente che per lui la presenza dei miei genitori è più ingombrante rispetto a quella dei suoi.


    Ci tengo a specificare che la mia premessa sul "livello culturale" dei miei suoceri (e l'apparente contrapposizione con quello dei miei) non è una critica nei loro confronti, anzi: io passo volentieri il mio tempo con loro, mi fa davvero piacere, anche se condividiamo cose diverse rispetto a come facciamo con i miei. Ho tirato in ballo la questione “culturale” solo perché mi sto chiedendo se il rapporto tra mio marito e i suoi sia così come l'ho descritto non soltanto per carattere e abitudini, ma anche perché magari hanno meno stimoli e interessi in comune e quindi viene più facile stare, di base, "ognuno al suo posto", mentre io faccio più fatica di lui a staccarmi dal nucleo genitoriale perchè con i miei ho un livello di condivisione che lui non potrà mai capire. Mi sto però anche chiedendo se, invece, queste differenze non siano dovute al fatto che (ne sono consapevole), alla soglia dei 40 anni, io sono ancora molto "figlia" e quindi, magari, tendo ancora molto a confrontarmi con i miei genitori sulle decisioni e i temi che ritengo importanti, perchè mi fido della loro opinione, e questo forse fa sì che io faccia ancora troppo "famiglia" con loro, invece che con mio marito che, giustamente, credo se lo aspetti.


    In ogni caso, il fatto che ci siano queste differenze è un dato oggettivo. Io ho cercato di spiegargli che partecipare alla vita in famiglia acquisita fa parte dell’essere sposati. Mi riesce difficile entrare nell’ottica che lui viva come invadente una cosa che per me non è solo normale, ma anche piacevole, e mi fa sentire limitata nelle cose che possiamo fare con i miei genitori proprio da un punto di vista di coppia (come del resto anche lui con i suoi, ho comunque già delle occasioni di condivisione individuali con loro). mi sento come se, per colpa di questo suo sentire, temessi di non riuscire ad amalgamare fino in fondo mio marito e i miei genitori e mi spiace un po' che lui mi abbia fatto notare questa cosa, anche se non con cattiveria, e non so bene come gestirla.


    Idee?

  • Mah, sai, tutto dipende anche dalla frequenza di queste "ingerenze". Se si tratta di occasioni sporadiche, tipo un paio o tre al mese potrebbe anche andare bene, se diventano più frequenti anch'io potrei sentirmi un po' condizionata nella mia gestione familiare.

  • "amalgamare" genitori e figli...questa espressione mi ha fatto sorridere e spontaneamente ho pensato che il problema potesse stare in questa tua aspettativa.


    Sotto questo profilo siamo tutti molto diversi e le famiglie sono altrettanto diverse tra loro. Non esiste giusto o sbagliato, esiste un sentirsi bene, a proprio agio o meno.


    Nella mia visione, la tua famiglia ora è tuo marito e le attività con i tuoi genitori devono dare piacere ad entrambi sennò è un continuo sforzarsi da parte di tuo marito. Quindi più che amalgamare secondo me devi sentire tuo marito.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Fortunatissima ad avere genitori così, immagino quante esperienze culturali e di altra natura hai fatto durante la tua crescita :) Comunque diciamo che ora la tua famiglia è lui, e senza "scomodare" i tuoi genitori prova a capire se magari non preferisca condividere questo genere di attività principalmente in coppia e non sempre in loro presenza. Potresti comunque partecipare da sola a qualche iniziativa coi tuoi, cercando di trovare un equilibrio in funzione del tempo che trascorrete insieme rispetto al tuo lui che, ripeto, costituisce ora la tua nuova famiglia.


    PS. OT: "Daria", che ricordi! La guardavo sempre da adolescente, che personaggio!

  • Ti capisco perché anch'io vengo da una famiglia di origine abbastanza stimolante, mentre sono approdata in un contesto nel quale non ci si interessa molto di arte (nelle sue varie accezioni) e questo un po' mi manca. Secondo me, però, anche la reazione di tuo marito è del tutto comprensibile: frequenta i suoceri e ci va d'accordo, quindi fa ciò che deve... Non vuole però che il vostro tempo libero venga riempito eccessivamente da iniziative di altri. Mi sembra comprensibile e legittimo.

  • Bellissimo il rapporto con i tuoi, ma spezzo una lancia a favore di tuo marito: adesso è con lui che devi fare famiglia, e il tentativo di "amalgamare", pur essendo anche bello da parte tua, non ci sta. La cosa migliore a mio avviso è non azzerare ma ridurre questa partecipazione, e concentrarvi di più su voi come coppia. Adesso è il vostro momento di costruire famiglia, creare le vostre abitudini, e magari instaurare delle nuove tradizioni con i vostri di figli, anche prendendo spunto da questi genitori così piacevoli e interessanti, ma andando avanti, non indietro.

  • Io concordo con tuo marito.

    ma mi ha detto chiaramente che per lui la presenza dei miei genitori è più ingombrante rispetto a quella dei suoi.

    Oserei dire che la presenza è troppo ingombrante, punto. Sono cose che secondo me dovreste fare con amici (che avete scelto entrambi) o in coppia ma comunque se e soltanto se fa piacere a tutti e due.

    Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita poi è carogna non importa, una ragione per sorridere la trovi comunque.

  • Anche se trovo bello il rapporto con i tuoi, direi che tuo marito ha ragione. Anche io non sopporterei troppe uscite con i suoceri, seppur stimolanti. Magari organizzale quando lui ha da fare altro e quando siete insieme fate cose per conto vostro o con altri amici.

  • Ciao! Mi scuso per la latitanza e vi ringrazio molto per le risposte.

    Ci tengo a precisare che le uscite con i miei non sono poi così numerose... e che queste cose non le facciamo soltanto con loro, ma spesso anche solo io e mio marito oppure con amici.

    Più che la frequenza, quello che gli fa vivere queste occasioni come "ingombranti" sono le modalità estemporanee delle proposte che ci vengono fatte (un po' dall'oggi al domani, o comunque con l'aspettativa di una risposta immediata da parte nostra, sull'onda dell'entusiasmo), ma ancora di più il fatto che, quando salta fuori l'idea di una cosa da fare insieme, è come se venisse dato per scontato che a tutti faccia piacere partecipare, e di conseguenza lui non si sente messo nelle condizioni di poter anche rinunciare.

    Alcuni di voi, infatti, hanno scritto: "Chissà che bello avere dei genitori così propositivi e interessanti!" e io a lungo ce l'ho "avuta su" con mio marito perché mi sembrava che non riuscisse a capire/apprezzare questo aspetto che io per prima vivo come una fortuna. Però, in effetti, riflettendoci, come può vivere come un'opportunità qualcosa che gli viene presentato, anche se non con dolo, come un'imposizione (dal momento che appunto lui non si sente nella posizione di dire di no)?

    Credo che la soluzione sia, come suggerite, fare più "famiglia" con lui, e questo vuol dire anche metterlo nelle condizioni di scegliere, dare più spazio al suo sentire e alla sua opinione, in modo che anche per lui fare cose "fuori dall'ordinario" con i miei genitori possa essere considerato un piacere.

    Il problema è: come farlo? Se siamo tutti insieme e ci chiedono di fare una cosa, è difficile per me chiedere un timeout e, che so, andare in un'altra stanza con mio marito per decidere insieme, o dire "vi rispondiamo domani". E in ogni caso, se lui dovesse dire di no, come me la gestisco? Dovrei inventare una bugia per "coprirlo" (tipo dire che ha già un impegno), o ammettere semplicemente che non gli va di partecipare? Non so quale di queste due opzioni mi mette più a disagio... ma ovviamente questo è un problema che devo risolvere io con me stessa (dici nulla!).

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