Ho l'impressione che la mia psicologa non mi dica la verità

  • Ciao a tutti, non so onestamente se questa è la categoria giusta, spero di averci azzeccato, nel caso sentitevi liberi di cambiarla senza problemi :)


    Veniamo al dunque: so benissimo che gli psicologi devono prevalentemente confortare il paziente, ma certe volte (forse anche per il fatto che sono ipercritico con me stesso) ho paura che non mi si stia raccontando la verità.

    Avete presente quando le madri dicono al figlio "Sei stupendo" anche se magari questo è pieno di 1000 difetti fisici?

    Ecco ho paura che anche la mia psicologa stia facendo una cosa simile per cercare di non farmi sentire troppo male riguardo alla mia situazione.


    Nello specifico ecco alcuni esempi:

    -Mi dice che sono ancora giovanissimo (26 anni) quando mi lamento della mia verginità. Mi fa semplicemente ridere. E' chiaro che ormai i tempi migliori li ho completamente saltati. Una ragazza si aspetta che abbia già fatto tutte le esperienze possibili no? Dentro di me mi sento un 90enne in ogni caso.

    -Quando mi lamento del fatto che essendo in sovrappeso ho ancora meno possibilità per trovare una ragazza, e mi viene puntualmente detto che "c'è altro oltre l'aspetto", "c'è tanta gente che pur avendo difetti fisici ha un partner", ecc... La mia esperienza invece mi ha insegnato TUTT'ALTRO. E per ora niente mi farà cambiare idea. Inoltre di queste famose coppie "brutte" ne vedo davvero poche, sto vivendo in una dimensione parallela forse?


    Ho veramente paura che dica tutto questo per confortarmi ma anche lei sotto sotto pensi che sono un caso perso, però non può dirmelo esplicitamente. Altrimenti ci perderebbe sia professionalmente che economicamente.


    Che ne pensate? Qualcun'altro/a che ha avuto idee simili riguardante il suo psicologo/a? Ammetto che non ho ancora avuto la faccia tosta di dirle ciò.


    P.S: sono in sovrappeso in quanto soffro di fame nervosa, ci sto combattendo da anni, altro motivo per il quale mi sono rivolto ad una figura professionale. Ci tengo a specificarlo. So che non è una cosa che si risolve dall'oggi al domani, ma nel frattempo continuo a starci male.

  • Ho veramente paura che dica tutto questo per confortarmi ma anche lei sotto sotto pensi che sono un caso perso, però non può dirmelo esplicitamente. Altrimenti ci perderebbe sia professionalmente che economicamente.

    Perché se lei ti dicesse cose del tipo...

    - a 26 anni sei in ritardo rispetto alla media dei tuoi coetanei con le esperienze sessuali

    - essendo in sovrappeso non piacerai come un normopeso in una società come la nostra

    ...tu cambieresti psicologo (ci perderebbe economicamente) o faresti una segnalazione all'ordine professionale (ci perderebbe professionalmente)?

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Che ne pensate? Qualcun'altro/a che ha avuto idee simili riguardanti il suo psicologo/a? Ammetto che non ho ancora avuto la faccia tosta di dirle ciò.

    Sì, capita anche a me. Ma penso che lo facciano in buona fede. Sottovalutano la situazione in cui ci si trova e vedono le cose in modo più semplice di quanto non sia. È una mancanza di empatia, se dicono certe cose è perché non si mettono abbastanza nei nostri panni.


    Poi questa cosa che a 26 anni si è giovanissimi andrebbe proprio vietata per legge, terribile.

    Nasci, studi, e vai a lavorare, per comprare quello che non hai, e così ti scordi che sei vivo.

  • A certe domande non deve rispondere la psicologa, domande quali se a 26 anni è tardi oppure no, se ci sono lì fuori coppie brutte, quanto conta l'aspetto fisico ... ma il percorso di terapia che è finalizzato a darti gli strumenti affinché tu riesca a capire quali sono le domande inutili da porsi e quali invece le domande che è meglio farsi in coerenza con il tuo percorso di vita, senza generalizzazioni, senza confronti e senza cercare in una presunta realtà "oggettiva" come dovrebbe essere la vita sentimentale di un 26 enne. Anche perché (e non sono psicologa ma credo sia mero buon senso) fare lo stesso gioco del paziente (rispondere alle sue domande mettendosi sullo stesso piano) non so che benificio può apportare. Domani il paziente cercherà di convincere il terapeuta che per lui la situazione è quella opposta, ma ci mancherebbe, se la percezione è quella, e via quindi di speculazioni su dove risieda o meno la verità ... La terapia dovrebbe darti spunti che ti spingono anche a mettere in campo qualche iniziativa PRATICA ... e se cio' non avviene, dovrebbe essere il terapeuta a farti capire che dipende da te ... perché non è il terapeuta che può trovarti la ragazza, toglierti la verginità, e così via. Se lei si limita a "confortarti" non è un buon segno.

  • Ciao, anche io ho avuto un esperieza simile. Sono in terapia da qualche anno (a momenti altalenanti) e ogni domanda che pongo alla mia terapeuta sembra abbia già una risposta, come se fosse preimpostata, ed io ormai già la conosco.


    Ti faccio alcuni esempi. Premessa: soffro di ansia e di attacchi di panico, spesso le ho fatto presente che delle volte mi sembra di impazzire, o altre volte mi sembra che io sia malata di mente, in sostanza credo di avere una patologia psichiatrica e ho paura di saperla nascondere bene. Lei puntualmente mi dice che non è così, che se ne sarebbe accorta (non solo lei ma anche altre persone), che io ho solo un disagio legato all'ansia e che si può curare. Mi dice che non ho un quadro clinico grave, che non ho bisogno necessariamente di medicinali e posso decidere io se prenderli o meno, oppure mi dice che non sono una persona pericolosa, nemmeno al culmine di una rabbia repressa che poi esplode.


    Io personalmente vorrei crederle, il suo ragionamento è anche giusto, del resto conduco una vita normale da 34 anni tra amici, relazioni e lavoro (cose che magari chi è malato non fa e non ha). Ma io mi dico: la psicologia è o non è una scienza esatta? Lei può dirlo ma che ne sa di cosa frulla nel mio cervello? Anche io spesso ho la sensazione che dica queste cose per rassicurarmi e basta oppure per convincermi che sia così, ma questa è la nostra paura. Di regola i professionisti devono dircelo se c'è qualcosa che non va e agire di conseguenza. Se non lo fanno vuol dire che non ritengono così grave la situazione (come nel mio caso in cui lei ha deciso di non prendere nessun provvedimento). In realtà, ne va anche della loro immagine se sbagliano, perciò se pure vedessero che c'è qualcosa che non va dovrebbero essere i primi a cercare di fare qualcosa di concreto per sistemare la situazione.


    Per quanto ti riguarda il discorso è diverso, quello che lei ti dice in linea teorica è giusto, ma non riguarda te nello specifico. Quando ti dice che sei ancora giovane o che l'aspetto non è tutto parla in linea generale, anche se si riferisce al tuo caso specifico. Sono concetti semplici, anche piuttosto banali ma veri. Non ti ha detto niente di strano o sbagliato. Infatti dovresti più che altro concentrarti e riuscire a superare il tuo disagio a prescindere da concetti di questo tipo. Perché il concetto di bello comunque è sempre soggettivo, e tu potresti vederti brutto anche se fossi il più bello del mondo.


    È la sicurezza che ci manca, una sicurezza da mostrare, se ti senti sicuro e forte lo sentiranno anche le persone intorno a te. Se sei il primo a fregartene della tua condizione sessuale o della tua condizione fisica lo faranno anche le persone intorno a te. E su questo che devi lavorare secondo me.


    Affidati al tuo terapeuta. Da un lato è normale che ti voglia rassicurare, l'obiettivo non sarà farti credere determinate cose, ma fartene accettare altre e vivere una vita serena con i tuoi limiti (tutti ne abbiamo). Forza e coraggio. Tienici aggiornati.

  • Che ne pensate? Qualcun'altro/a che ha avuto idee simili riguardanti il suo psicologo/a? Ammetto che non ho ancora avuto la faccia tosta di dirle ciò.

    Ho avuto differenti esperienze.

    Una psicologa (quella con cui mi sono trovata meglio), era particolarmente benevola nei mie confronti. Secondo lei, tendevo a sminuire i risultati conseguiti nell'arco della vita, e non avevo ragione di ritenere gli altri più bravi di me. Mi spronava, affermando che in realtà avevo molti argomenti di conversazione... talvolta pure lei rigirava le frittate, pur di avere qualcosa da dire, ma nessuno è perfetto. Comunque, se avevo un problema, non si metteva a gettare benzina sul fuoco.

    Per pochi mesi mi sono rivolta a un'altra terapeuta per poi abbandonarla: non mi giovava in nessun modo. Se non altro lei si mise sul mio stesso piano ammettendo che sì, non c'era di che meravigliarsi sul fatto che non sapessi portare avanti un discorso quando mi trovavo in compagnia: frequentando pochi contesti non avevo nulla di cui parlare, quindi avrei dovuto costruirmi degli interessi. Pigra come sono, anche questo non è servito a nulla.

    Mi capitò anche una psichiatra che elargiva offese gratuite, tra le quali, mi disse con un tono spregiativo e di biasimo :<<Sei morta [...]>> non voglio terminare la frase.

    Può darsi che in quel periodo potesse esserci un barlume di verità in quelle parole... però non è ciò che vorresti sentirti dire in quei momenti, posso garantire che non è di alcun aiuto.

    Ora, a distanza di tempo, mi viene il dubbio che a costo di apparire sgradevole, volesse mettermi alla prova suscitando una mia reazione. Boh, veniva dipinta come una persona brava con i giovani... (rimane il fatto che avrò sempre il dubbio che prese la situazione sotto gamba).

    Non capisco perchè non cercai un'alternativa, purtroppo avevo altro per la testa.


    Le conclusioni che ne ho tratto sono state che non mi convince chi ha un approccio fin troppo favorevole nei nostri confronti, però pure essere presi a calci nel sedere, non piace a nessuno. Ho vissuto i due estremi. ;)

  • Ciao a tutti e grazie davvero per le vostre risposte.


    Allora in realtà la terapeuta insiste sul fatto che ho una scarsa capacità di credere nelle mie risorse, di conseguenza anche le capacità di problem solving sono scarse.

    Quindi è per questo motivo che, secondo lei, continuo a vedere la cosa come impossibile.

    Lei inoltre sostiene che "tu non sei d'accordo che a 26 anni puoi fare le esperienze che vuoi perchè ti confronti con gli altri, c'è gente che inizia a farle a età più matura e chi no". Afferma però anche che "è giusto che tu voglia fare esperienza".

    Sulla prima parte mi è stata utile in quanto mi sono accorto che questa scarsa considerazione di me spesso e volentieri non mi aiuta, anzi è per questo che mollo facilmente le cose.

    Invece sulla seconda mi è più difficile da accettare, sarà anche perchè è un mio punto debole che mi fa sempre sentire inferiore a tutti. Tant'è che quando ad esempio capita che al lavoro i miei colleghi si mettono a parlare di sesso ed esperienze varie, mi chiudo in bagno e cerco di calmarmi, istintivamente mi viene spesso da piangere o addirittura mi viene una rabbia talmente forte che spaccherei l'ufficio in 1000 pezzi.


    Continuo quindi a essere pienamente d'accordo con Purple Haze , piuttosto posso dire che la mia adolescenza l'ho vissuta facendo altre cose e il lato positivo è che ho trovato lavoro immediatamente (all'epoca davo priorità solo a quello) grazie alle competenze acquisite nel mio tempo libero.

    È molto più onesto ed equilibrato che sentirsi dire che sono giovanissimo a 26 anni.


    È stato inoltre molto utile, a parte la psicologa, un utente qui sul forum che mi ha fatto capire che un altro dei miei problemi è un po' la mia delusione per ciò che sono diventato, insomma avrei onestamente potuto fare molto meglio se avessi creduto più in me.


    Vi ringrazio sempre per i preziosi consigli, nessuno dei miei amici sa che vado dallo psicologo (e non devono saperlo assolutamente) quindi un confronto con voi è utilissimo.

  • In realtà dalla mia esperienza un po' tutti i terapeuti tendono a dire che noi pazienti abbiamo poca autostima, e che crediamo poco in noi stessi (esempio lampante la mia psicologa che mi chiese di scrivere come mi descrivevo e le cose belle che avevo fatto nella mia vita fino a quel momento, ed io non riuscii a scrivere nulla). Ma forse è proprio per questo che a un certo punto della vita poi chiediamo aiuto, e quindi torto non hanno.

    Inoltre credo anche che, se abbiamo un problema e lo enfatizziamo, una volta che andiamo in terapia tenderemo sempre a parlare di quel problema e loro dovranno continuamente "sminuire" il nostro disagio dicendoci che non è come crediamo.


    Probabilmente dovremmo comincare anche noi (ma parlo per me perché sicuramente io ho errato), a parlare anche di altro, di quello che abbiamo fatto di buono, delle amicizie costruite, della famiglia, del bene elargito. Dovremmo soffermarci di più anche sul resto della nostra vita, anche sulle cose negative perché, diciamoci la verità, da uno psicologo si può parlare di tutto.. E anche parlare del resto (senza fossilizzarci sul problema che a noi sembra principale ma poi in realtà principale non è perché sotto c'è sempre altro) può aiutarci a stare meglio.

  • In effetti, nella mia esperienza sentirmi dire "puoi tranquillamente ambire ad avere una ragazza" e poi ricevere una colossale facciata dall'impatto con l'evidente realtà, cioè che le ragazze non ci pensavano nemmeno a mettersi col sottoscritto e le persone intorno a me erano pure abbastanza divertite dal fatto che non me ne accorgessi, non è stato così terapeutico, tant'è che sono diventato un misogino e un incel anti-femminista per diverso tempo.

  • Ciao, nella mia vita sono andata più di una volta dallo psicologo. Ho diverse ansie e qualche problema personale di "adattamento" nel sociale ed ho sempre tirato fuori tutte le tematiche, a parte una che ho presentato solo qui su questa piattaforma per mia scelta.


    Nel tempo dai vari professionisti mi sono sentita dire qualche volta parole allo scopo di rincuorarmi col fine apparente di farmi reagire, ma dentro di me c'era sempre questa convinzione che ciò non mi fosse d'aiuto, quindi sfacciatamente glielo facevo presente e si cambiava registro.


    Ora leggendo le risposte che il tuo professionista ti ha dato credimi che io lo cambierei con un altro, perchè è come se stessi consultando Siri dell'iPhone... ti suggerirei di farglielo presente, poi la cosa è soggettiva.

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