I bambini invisibili

  • Sono quei bambini che sono cresciuti in contesti familiari in cui le loro necessità fisiche ma soprattutto psicologiche sono rimaste nell'ombra, inascoltate, inesaudite. Bisogni primari per lo sviluppo di un bambino, quali possono essere un abbraccio, un complimento, un "ti voglio bene", atteggiamenti più in generale volti al benessere del bambino, il rispetto delle sue sia pur piccole scelte. Quali possono essere le ripercussioni in età matura se un bambino si è sentito dire che è cattivo se si comporta o no in un determinato modo che torna comodo ai genitori? Un bambino che viene colpevolizzato se prova vergogna, viene sollecitato ad essere meno chiuso e meno timido, che viene giudicato sempre negativamente. Che adulto sarà un bambino a cui sono mancate queste basi? Su cosa fonderà il suo sviluppo? Una volta adulto potrà cambiare ed evolvere verso modelli di percezione diversi? Io credo veramente che alla base di tanti malesseri emotivi e depressioni ci siano vissuti familiari di questo tipo...bambini invisibili che una volta adulti continuano a percepirsi tali trascinandosi dietro questo bagaglio. La consapevolezza di ciò consente, quantomeno, di non colpevolizzare se stessi per come ci si sente...ma possibilità di rivalsa, a mio avviso, non ce ne sono. Una volta che l'incisione sul disco viene fatta non c'è modo di cancellarla, e se la vita rema pure contro il gioco è fatto.

  • Sono quei bambini che sono cresciuti in contesti familiari in cui le loro necessità fisiche ma soprattutto psicologiche sono rimaste nell'ombra, inascoltate, inesaudite. Bisogni primari per lo sviluppo di un bambino, quali possono essere un abbraccio, un complimento, un "ti voglio bene", atteggiamenti più in generale volti al benessere del bambino, il rispetto delle sue sia pur piccole scelte. Quali possono essere le ripercussioni in età matura se un bambino si è sentito dire che è cattivo se si comporta o no in un determinato modo che torna comodo ai genitori? Un bambino che viene colpevolizzato se prova vergogna, viene sollecitato ad essere meno chiuso e meno timido, che viene giudicato sempre negativamente. Che adulto sarà un bambino a cui sono mancate queste basi? Su cosa fonderà il suo sviluppo? Una volta adulto potrà cambiare ed evolvere verso modelli di percezione diversi? Io credo veramente che alla base di tanti malesseri emotivi e depressioni ci siano vissuti familiari di questo tipo...bambini invisibili che una volta adulti continuano a percepirsi tali trascinandosi dietro questo bagaglio. La consapevolezza di ciò consente, quantomeno, di non colpevolizzare se stessi per come ci si sente...ma possibilità di rivalsa, a mio avviso, non ce ne sono. Una volta che l'incisione sul disco viene fatta non c'è modo di cancellarla, e se la vita rema pure contro il gioco è fatto.

    Spesso il futuro di questi bambini è quello di diventare dei giovani adulti con disturbi anche gravi, come quello evitante, il borderline, il narcisistico, la fobia sociale, i disturbi ossessivi, l'ansia generalizzata e ovviamente la depressione maggiore.

    Secondo me prendere coscienza di queste situazioni è senz'altro un aiuto, sebbene nel tempo abbia maturato l'idea che qualcosa può (e deve) partire anche dal soggetto sofferente, che ormai si ritrova con l'acqua fino all'orlo per esser cresciuto in certi ambienti disfunzionali.

    E' difficile risanare queste ataviche ferite? Vero. Verissimo.
    E' possibile cambiare anche di molto le proprie sorti? Anche questo, tuttavia, è assolutamente vero.

    Non è per forza tutto un ineluttabile destino sventurato, secondo me. Non è finita, neanche per queste persone!
    Invito a non arrendersi e colpevolizzare leggermente meno le famiglie: 1) perché spesso le famiglie stesse provengono da altri contesti disfunzionali e tanti, troppi genitori anzi, sono malati mentali purtroppo; 2) perché rimanere fermi su "è tutta colpa dei miei genitori" porta a fossilizzarsi, rimanere in un eterno limbo, senza mai più fare qualcosa per cambiare; 3) non perdonare è tossico, per sé stessi in primis.

  • Una volta lo psichiatra mi disse che come siamo restiamo. Il timbro caratteriale, l'atteggiamento positivo o negativo nei confronti della vita...sono la somma del nostro vissuto e forse l'unica possibilità che si ha è quella di essere amici di sé stessi, amarsi anche con queste caratteristiche.

    Per quanto riguarda la famiglia d'origine, condivido. Provare rabbia o risentimento nei confronti di chi ha mancato non porta a nulla di buono. Imparare a perdonare le mancanze o gli errori commessi e guardare avanti con la consapevolezza che si è comunque "vittime delle vittime ".

    Ognuno poi trova il proprio modo, a me è servito l'allontanamento fisico, la psicoterapia...anche se tuttora ci sono momenti in cui la rabbia riaffiora. E credo ci saranno sempre. Perchè il male fatto, sia pure inconsapevolmente, ti segna, ti risuona sempre dentro. E involontariamente ci ritroviamo a percorrere le strade del nostro passato che ci hanno portato ad essere ciò che siamo.

  • disturbi anche gravi, come quello evitante

    Ma no, dai... non esageriamo! :flushed_face: :winking_face: Sono evitante (mi è stato diagnosticato) e rispecchio pienamente la descrizione. Ma da qui a dire "grave" ce ne passa.


    Venendo al thread (lo trovo interessante):


    Se guardo al mio vissuto, posso dire che per certi versi la mia famiglia ha agito con le migliori intenzioni (o così voglio credere), ma non sempre si sono rivelate ottimali. Non penso abbiano voluto complicarmi la vita di proposito.

    In aggiunta, non nego ci siano stati comportamenti puramente deleteri: ancora oggi, non comprendo come abbiano fatto a non rendersi conto della nocività di certi atteggiamenti. Dire "cattiva", se te lo meriti, può andare bene. Non va più bene se comincia ad essere un paragone "sei cattiva come X", quasi un venire responsabilizzate delle cattiverie di un'altra persona.

    Non cerco un colpevole, ma mi piacerebbe tanto riuscire a decifrare certi meccanismi che mi hanno coinvolta.

  • Diciamo che forse non è nelle intenzioni della famiglia di origine crescere figli problematici però vengono attuati certi atteggiamenti e passano certi messaggi che generano sicuramente profondo malessere. Dire a un bambino "se non fai così come mi aspetto tu faccia non sei un figlio degno" è pesante, vuol dire caricare un figlio di aspettative che non devono essere deluse altrimenti non sei una bella persona. Vuol dire privare quel bambino della possibilità di esprimere se'stesso per come è, con la paura del giudizio.

    Il solo scopo di questi genitori è quello di mantenere legato il figlio con una sorta di ricatto, di manipolazione, in modo tale che il figlio si senta in colpa per qualsiasi cosa lui pensi o faccia che non rientri nel quadro che la famiglia ha iniziato a disegnare per lui.

  • Il solo scopo di questi genitori è quello di mantenere legato il figlio con una sorta di ricatto, di manipolazione, in modo tale che il figlio si senta in colpa per qualsiasi cosa lui pensi o faccia che non rientri nel quadro che la famiglia ha iniziato a disegnare per lui.

    Questi genitori (secondo me) più che avere l'unico scopo di manipolare i figli, nella stragrande maggioranza dei casi hanno in queste modalità...l'unico protocollo che conoscono per educare i figli e col quale furono <educati> essi stessi.


    Naturalmente non intendo sottovalutare o ignorare i rari casi di vero abuso e vessazione genitoriale, che poi sono pressochè sempre dovuti a problemi mentali del genitore.

    Mi sembra solo molto pericolosa-fuorviante-deresponsabilizzante...e anche sostanzialmente, e di conseguenza, autolesionistica, la tendenza ormai diffusissima a cercare sempre fuori da sè le ragioni di ciò che nella vita non ci torna.

    A parte che sembra muovere da un principio indimostrabile e un po' presuntuoso, che si riassume in "sarei stato ok, se non avessi avuto quel genitore". (Sarà vero? Bah...)

    E poi , almeno personalmente, ci trovo tanto infantilismo, laddove crescere significherebbe anche comprendere ed assolvere gli errori genitoriali, nella tranquilla presa d'atto che...anche laddove abbiano sbagliato davvero...(salvo patologie serie, ripeto)...lo hanno fatto nella perfetta buona fede di educare al meglio i propri figli.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Mi sembra solo molto pericolosa-fuorviante-deresponsabilizzante...e anche sostanzialmente, e di conseguenza, autolesionistica, la tendenza ormai diffusissima a cercare sempre fuori da sè le ragioni di ciò che nella vita non ci torna.

    A parte che sembra muovere da un principio indimostrabile e un po' presuntuoso, che si riassume in "sarei stato ok, se non avessi avuto quel genitore". (Sarà vero? Bah...)

    E poi , almeno personalmente, ci trovo tanto infantilismo

    Lo ammetto: mi sento infantile in questo. Ma non è innegabile come certe dinamiche antiche continuino a influenzarci anche nel presente. Non serve necessariamente la malattia mentale.

    Non si può trattare il passato come spazzatura da nascondere sotto ad un tappeto.

    Non si potranno ricondurre tutte le responsabilità a un genitore, però rimane il fatto che certi atteggiamenti non sono di alcun aiuto e non ci vorrebbe la laurea in psicologia per capirlo.

    Puoi essere la persona più sicura di questo mondo, tuttavia critiche sbagliate ripetute come un disco rotto presto o tardi avranno delle ripercussioni e inizierai a dubitare di te stessa.

  • Mi sono sforzata di essere comprensiva e sotto alcuni aspetti ci sono riuscita. Ma certe cose proprio non riesco a mandarle giù.

    Ci sono torti che rimangono incomprensibili e crescere non significa necessariamente perdonare tutto.

    Mi sono impegnata per somigliare il meno possibile a X. Risultato? Così facendo, ho finito con il rinnegare me stessa, la mia autenticità. Sono diventata una personcina anonima e insignificante che a scuola se ne stava sempre muta al suo angoletto (e i compagni me lo dicevano chiaro e tondo, con tono ironico <<Che mondo sarebbe senza di te>> a ribadire che la mia esistenza non faceva nessuna differenza).

    Sono arrivata alla conclusione estrema che sarebbe stato meglio se non mi fossi arresa alle critiche: sarei diventata un'individua non proprio perfetta, a tratti spregevole, ma almeno con una sua personalità. Probabilmente la società mi avrebbe accettata di più.

  • crescere non significa necessariamente perdonare tutto

    Sono la prima ad avere problemi col concetto di "perdono", e sono la nipote della nonna in alto rango nell'Azione Cattolica che diceva "perdono ma non dimentico!" ^^

    In realtà io non "perdono" (in senso cattolico) proprio niente.

    E' pure sicuro che, come mia nonna, non dimentico.

    PERO' : di molto posso (semplicemente) farmi una ragione, nel momento in cui mi sono chiari quei limiti altrui che hanno determinato problemi.

    E questo, dal mio punto di vista, è possibile SEMPRE, e anche nei casi maledettissimi in cui i genitori si siano resi artefici di veri e propri Abusi.


    E' la ragione per cui detesto tanta psicologia pop.

    Ragioniamo : facciamo conto di essere state vittime del più schifosamente abusante dei genitori degradati.

    Ci risolverà la vita ruminare a vita persa su quello che ci ha inflitto (con l'aiuto prezzolato dello psico pop che ci riporta al "trauma") ? O forse non ce la risolverà molto prima e molto meglio CAPIRE che quel genitore era disastrato, e che se guardiamo avanti - anzichè ruminare a vita persa sull'indietro - ci diamo quelle possibilità di evoluzione che nel ruminare sui "torti subiti" portano solo a vittimismi inconcludenti ?

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

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