Venlafaxina e bupropione per depressione reattiva cronicizzata

  • Sono così stanca di stare male. Da gennaio a oggi, le cose di cui m'importa di più mi sono andate sempre peggio e il mio umore va sempre peggio di conseguenza. Sono arrivata, o meglio ritornata, al punto in cui mi sento stretta in una morsa di tristezza continua e non c'è distrazione che tenga. I motivi sono quelli descritti nel mio diario e non sono affatto nuovi, ma decisamente pervasivi: gli uomini che non sono riuscita a tenere e la me stessa che non sono riuscita a diventare, e al di fuori di questi non resta poi molto altro di importante in una vita. Probabilmente i figli, se uno ne ha, ma non è il mio caso.

    Vista la situazione, a febbraio ero tornata da uno psichiatra, dopo che l'ultima volta ci ero stata nel 2018, per chiedere di cambiare la cura. Prendo antidepressivi da più di vent'anni, ma ho sempre avuto la sensazione che funzionino meglio contro l'ansia che contro la depressione. Ho iniziato con il citalopram per passare nel 2010 alla venlafaxina, ma senza grandi risultati. Ho provato anche ad aumentare la dose ma mi dava solo più sonnolenza, poi a sostituirla con duloxetina prima e fluoxetina poi, ma sempre senza benefici apprezzabili.

    La mia situazione è drasticamente peggiorata cinque anni fa per la fine della mia ultima relazione, da allora sto male soprattutto per amore, anche se per uomini diversi, e so bene che non c'è antidepressivo che possa servire (se lo scoprissero, farebbe anche più successo del Viagra, ma temo che siamo molto lontani). Però spero sempre di trovare qualcosa che, pur non potendo cambiare i motivi per cui sto male, mi aiuti a pensarci meno e mitighi lo strazio dell'abbandono e del rimpianto e il peso della solitudine.

    Ero uscita dallo studio dello psichiatra molto soddisfatta, perchè finalmente avevo trovato qualcuno che mi aveva prescritto il farmaco che volevo provare da circa dieci anni, ma che non avevo mai osato chiedere per non fare la figura della rompipalle saputella che si vuol sostituire al medico, e cioè il bupropione. Questo antidepressivo dovrebbe essere molto indicato per il mio tipo di depressione, perchè non agisce sulla serotonina, ma su dopamina e noradrenalina, e dovrebbe dare un po' di carica e vivacità in più.

    Ho sempre sofferto fin da bambina di stanchezza e mancanza di energia, tanto che a volte temo di avere la sindrome della stanchezza cronica. Poi sono sempre stata pigra, insicura e priva di iniziativa, e anche se odio questi difetti non sono mai riuscita a mitigarli, se non nei momenti migliori della mia vita. Stanchezza e mancanza di iniziativa infatti peggiorano di pari passo con la depressione, e a loro volta sono uno dei fattori che la alimentano, in un circolo vizioso che li vede insieme concausa ed effetto. Gli antidepressivi provati finora non hanno mai migliorato questi problemi, anzi, in parte li peggiorano, perchè l'aumento di serotonina da un lato aiuta l'umore ma dall'altro mi dà sonnolenza e mi rende ancora più bradipo. Il bupropione invece sembrava perfetto perchè è indicato proprio per le depressioni abuliche come la mia.

    Lo psichiatra mi aveva detto di passare direttamente dalla venlafaxina al bupropione, perchè prendevo già da due o tre anni il dosaggio minimo di 37 mg. e non c'era bisogno di scalarla. Inizialmente io però non mi sono sentita di toglierla, e per una quarantina di giorni, ho semplicemente aggiunto la dose consigliata di bupropione alla venlafaxina che già prendevo. Non ho notato assolutamente niente e così ho smesso il bupropione una volta finita la confezione, piuttosto scoraggiata.

    Tuttavia a giugno stavo sempre peggio, così ho deciso di riprovare. Ho pensato che forse era proprio la compresenza della vanlafaxina a vanificare gli effetti del bupropione, e dal 15 giugno ho ripreso a prenderlo senza venlafaxina, come appunto mi aveva detto lo psichiatra. Pessima idea. Già alla sera del primo giorno senza venlafaxina sono comparse quelle strane scosse nelle orecchie che sono il primo sintomo da sospensione, e poi tutti gli altri disagi fisici, alla faccia di chi sostiene che gli antidepressivi funzionino solo per effetto placebo. A livello di umore, era un continuo alternarsi fra una tristezza infinita e un'insofferenza verso qualsiasi cosa, quest'ultima molto insolita per me, perchè di norma sono paziente e fin troppo accomodante. Il quinto giorno l'ho dovuta riprendere per poter tornare alle mie normali attività, per quanto minime.

    Da allora, quindi dal 19 giugno, porto avanti una cura consistente in 150 mg di bupropione, cioè il dosaggio base, prescrittomi dal medico, e un quarto di pastiglia di venlafaxina, circa 19 mg. Il bupropione però è ormai evidente che purtroppo non mi fa niente. Ho curiosato su Meamedica.it nei pareri degli altri pazienti e ho letto che anche ad altri non ha dato risultati, me ce ne sono invece anche diversi che hanno notato un netto aumento dell'energia e della voglia di fare, oppure, in negativo, di agitazione e insonnia. Io invece non noto proprio nessun beneficio, nè sull'energia nè sull'umore, neppure una riduzione della spossatezza e del bisogno di dormire anche durante la giornata. Ho provato da qualche giorno ad aumentare la dose, e gli unici segni di una maggior stimolazione adrenergica sono un episodio di palpitazioni sotto sforzo, che poi magari mi sarebbero venute comunque, e un leggero tremito delle mani. Per il resto, nulla di nulla.

    Con la ripresa della venlafaxina, sono spariti i sintomi fisici più evidenti e l'insofferenza esasperata verso tutto e tutti. La cappa di tristezza che mi opprime però non si è sollevata di un millimetro. La venlafaxina ha su di me un effetto lievemente anestetico, fisico ed emotivo. Niente a che fare con la sensazione di ottundimento e perdita delle emozioni che alcuni lamentano, ma solo un velo che le attenua un minimo, rendendole un po' più sopportabili e gestibili. Una volta abituata a quel velo protettivo (dico velo, perchè scudo sarebbe decisamente troppo), toglierlo mi ha reso più vulnerabile di prima, e la dose omeopatica che ho reintrodotto probabilmente è troppo poco per fare quell'effetto.

    Quel che mi ferisce mi fa più male, tendo a piangere molto più facilmente e l'umore di base si è abbassato di altro gradino, senza contare le ondate di tristezza che mi travolgono al pensiero di non poter più vedere chi vorrei e tutta una serie di considerazioni sconfortanti.

    Mi sento colare a picco come una barca che, dopo essere stata sballottata contro gli scogli per cinque anni e rappezzata alla bell'e meglio, ha accumulato troppe falle per restare ancora a galla. Per fortuna questa settimana sono in ferie e posso almeno riposarmi e dormire senza l'assillo del lavoro. Sabato ho appuntamento con lo psichiatra. Speravo decisamente prima, perchè è evidente che il bupropione, su cui nutrivo tante aspettative e che vedevo come l'ultima spiaggia, su di me non fa niente, e prima lo sostituisco meglio è.

    Ormai però sono molto scoraggiata anche sulle possibili cure. Questa prova col bupropione ha dimostrato che non posso fare a meno di un farmaco serotoninergico per mantenere una vita apparentemente normale, ma da lì a stare bene ce ne corre. Del resto, secondo gli studi solo circa il 60% dei depressi migliora con i farmaci, e questo avviene più facilmente per le depressioni endogene, anche se più acute e invalidanti, rispetto alla depressioni reattive come la mia, provocate da eventi e situazioni ben precise, su cui invece hanno un peso determinante anche le circostanze esterne.

    Tutto quello che so, chiunque lo può sapere. Ma il mio cuore appartiene a me solo. J.W.Goethe

  • Ciao. Credo che ci conosciamo abbastanza bene (grazie al forum) e quindi sai benissimo come la penso riguardo i farmaci antidepressivi. Non finirò mai di dire che la cura è un vestito cucito sulla propria persona, è sartoria professionale e non roba da catena di montaggio.

    Come specificato in firma non sono medico, ma 30 anni di esperienza mi consentono di avere un'idea sulla cura che viene adottata dal 50% degli psichiatri italiani, il tutto affiancato anche ad una mia ricerca spasmodica di articoli medici in campo psichiatrico.

    Fatta questa premessa, venendo al titolo del tuo thread "depressione reattiva cronicizzata", immagino che il tutto sia stato definito dallo specialista dopo una valutazione medica degli anni passati... Senza entrare nel merito, quando una depressione si cronicizza (e su questo termine potremmo discuterne a lungo) la cura prevede che oltre agli antidepressivi venga utilizzato anche uno stabilizzatore o altra classe di farmaci off-label. Inutile dire che molti medici si ostinano a prescrivere sempre la stessa dose di farmaco, non arrivando mai ad un dosaggio maggiore consentito e sai bene che personalmente il beneficio con la venlafaxina io l'ho raggiunto alla dose di ben 300 mg.

    La dose minima efficace si ottiene alzando gradualmente il farmaco e non fermandosi alla prima reazione avversa, del tipo appena mi gira un po' la testa telefono allo specialista che mi dice di interrompere l'assunzione (tranne chiaramente non si tratti di effetto nocivo). Senza contare che ci troviamo anche di fronte ad un numero considerevole di farmaci, dai vecchi triciclici, ancora molto utilizzati, ai brand che sembrano usciti dalla vecchia pubblicità americana quanto è nato il famoso PROZAC., quindi un armamentario terapeutico in mano agli specialisti che consente loro di adattare la cura in base alla sintomatologia.

    Ultima cosa importante, mai fare paragoni e percentuali, sono solo studi talvolta fatti su una piccola frazione di pazienti (e nulla toglie anche che siano sponsorizzati dalle stesse case farmaceutiche).

    Ti auguro di trovare la giusta cura al fine di condurre una vita "meno sballottata contro gli scogli". Come sempre in bocca al lupo e sempre a disposizione per qualsiasi domanda :thumbup:

    Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza. (Oscar Wilde)


    I miei post - N.B. non sono medico né figura similare, ma questa è un'altra storia

  • Grazie Repcar, concordo pienamente sul fatto che si debba andare per tentativi. Devo ammettere che sono molto scoraggiata perchè sulla carta il bupropione sembrava molto adatto al mio caso, invece non fa niente, almeno al dosaggio base, che però è anche quello più utilizzato.

    Il dosaggio più alto l'ho provato per una settimana, che è poco, ma c'è un dettaglio che mi fa pensare che su di me sia proprio inefficace, e cioè il fatto che tutte le altre volte che ho provato un antidepressivo il primo giorno qualcosa notavo, qualcosa che mi faceva capire che in me c'era una sostanza che alterava anche se di poco o per poco la mia condizione naturale. E' successo con tutti quelli provati finora, mentre col bupropione proprio niente, nessunissima modifica psico-fisica percepibile, e questo mi fa temere che anche alzare il dosaggio sarebbe una perdita di tempo.

    La venlafaxina mi dà sonnolenza già a 75 mg. e quando ho provato ad aumentarla avevo un sonno micidiale. E' vero che fermandosi ai primi effetti collaterali si rischia di non permettere al farmaco di fare il suo lavoro, però per me essere sempre stanca e assonnata diventa un altro motivo di depressione, perchè significa avere ancora meno energia per fare quel che vorrei e dovrei fare e sentirmi ancora più inetta e inefficiente. Quindi ero tornata a 75 mg e poi mi ero assestata sui 37,5 mg, che mi dà una sonnolenza ancora accettabile, senza che noti differenze sull'umore rispetto al dosaggio doppio.

    A te non dava questo problema, quando l'hai aumentata?

    Un altra domanda, sugli stabilizzatori dell'umore. Non me li hanno mai prescritti, ma credevo fossero indicati solo per i bipolari. In sostanza, non è che se uno è depresso lo stabilizzatore dell'umore non fa altro che stabilizzare la tristezza?

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  • La venlafaxina mi dà sonnolenza già a 75 mg. e quando ho provato ad aumentarla avevo un sonno micidiale. E' vero che fermandosi ai primi effetti collaterali si rischia di non permettere al farmaco di fare il suo lavoro, però per me essere sempre stanca e assonnata diventa un altro motivo di depressione, perchè significa avere ancora meno energia per fare quel che vorrei e dovrei fare e sentirmi ancora più inetta e inefficiente

    Ciao. Partiamo con il dire che la venlafaxina fino alla dose di 150 mg agisce solo sulla serotonina, mentre a dosaggi superiori e fino al massimo di 375 mg agisce anche sulla noradrenalina.

    Ricorda che qualsiasi antidepressivo mostra prima gli effetti collaterali e poi quelli di cura. Avere il sonno come lo definisci tu "micidiale" rientra tra i primi effetti collaterali che si nota, e solitamente per evitare questo effetto collaterale, si consiglia l'aumento da eseguire in casa, in maniera tale da poter controllare questo effetto che piano piano tende a diminuire. Certamente se poi diventa invalidante allora si passa ad atra classe di farmaci ed è qui che scatta la bravura dello specialista, capire l'effetto collaterale per iniziarne uno con scarsa azione sul sonno, magari un attivante.

    Il dosaggio che utilizzi tu, onestamente, ma come sempre è mio parere, è utilizzato in caso di ansia generalizzata e ricorda sempre e comunque dosato su ogni paziente.

    Personalmente ho provato la sonnolenza soltanto alla dose di 150 mg. ed innalzando la dose a casa, ho stabilizzato questo effetto collaterale, certamente il sonno c'è ma non a livelli esagerati.

    Un altra domanda, sugli stabilizzatori dell'umore. Non me li hanno mai prescritti, ma credevo fossero indicati solo per i bipolari. In sostanza, non è che se uno è depresso lo stabilizzatore dell'umore non fa altro che stabilizzare la tristezza?

    Altro mito da sfatare, essendoci la cronicità della depressione, bisogna agire sul tenere stabile, almeno per la maggior parte del tempo, oppure per affievolire i periodi negativi, insomma per evitare l'alternanza tra l'up ed il down dove sembra essere tornata preponderante la fase depressiva, è l'utilizzo degli stabilizzatori dell'umore.

    Certamente gli stabilizzatori dell'umore sono nati come farmaci utilizzati per le depressioni bipolari, ma andando avanti con la commercializzazione si è visto che a dosi minori evitavano anche il fluttuamento della depressione cronica. Attualmente detti farmaci, utilizzati in primis per trattare l'epilessia, il dolore neuropatico etc. vengono anche utilizzati sempre a basso dosaggio quali farmaci off-label, cioè si è visto durante le varie fasi di commercializzazione che avevano effetti stabilizzanti sulla depressione ma con una dose molto ma molto minore.

    Infine ricorda che quando non sei soddisfatta del tuo specialista hai tutte le tue ragioni per cambiarlo, io ne ho cambiati 4 o 5, non ricordo bene.

    Come sempre per qualsiasi domanda non esitare a chiedere :winking-face:

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  • Il dosaggio che utilizzi tu, onestamente, ma come sempre è mio parere, è utilizzato in caso di ansia generalizzata

    Infatti, secondo me è efficace solo contro l'ansia. Ma anche i 75 mg che ho preso per tanti anni mi pare che agiscano solo contro l'ansia, e sull'umore vero e proprio agiscano quanto i 37,5 mg., cioè apparentemente zero. Dico apparentemente, perchè poi se tolgo anche quei 37 mg precipito in un baratro, quindi non è vero che non fa niente, più che altro ormai serve solo per permettermi un funzionamento normale.

    Purtroppo, sembrano agire solo sull'ansia anche gli altri antidepressivi provati finora, cioè il citalopram e la duloxetina e anche la fluoxetina, che però almeno è attivante e non mi dà sonnolenza. Ho anche pensato che forse non sono realmente depressa, visto che i farmaci non agiscono. O meglio, sto davvero male e l'umore è a terra costantemente, ma forse non si tratta di una depressione nel senso clinico del termine, e di conseguenza non è curabile con i farmaci. Forse è proprio il mio modo di essere, di ragionare e di reagire alle avversità della vita e non c'è niente da fare :(. Come mi diceva giusto ieri sera la mia migliore amica, è come nascere zoppi e ci puoi solo convivere alla meno peggio.

    D'altra parte, credo sia anche giusto provare altre cure. Per esempio quel che mi dici degli stabilizzatori dell'umore è molto interessante e proverò a chiedere allo psichiatra cosa ne pensa.

    Infine ricorda che quando non sei soddisfatta del tuo specialista hai tutte le tue ragioni per cambiarlo, io ne ho cambiati 4 o 5, non ricordo bene.

    Ah bè, io negli anni ne ho provati diversi, questo è il nono, più una psicologa ^^ . Ma ci sono stata solo una volta e mi ero trovata bene, quindi prima di cambiarlo aspetto, almeno di sentire cosa mi dirà sabato. Credo anch'io che non sia per niente facile azzeccare la cura al primo tentativo, ammesso che una cura efficace ci sia, e almeno questo mi aveva proposto una molecola diversa dai soliti SSRI e SNRI, che oltretutto avrei voluto provare da anni anch'io. Incrocio le dita :crossed_fingers:.

    Tutto quello che so, chiunque lo può sapere. Ma il mio cuore appartiene a me solo. J.W.Goethe

  • Buongiorno,

    la riduzione e la sospensione di venlafaxina può essere problematica perché come lei giustamente ha scritto può attivare astinenza. Tuttavia, solitamente non è consigliato ritornare a venlafaxina dopo la sospensione per gestire l'astinenza perché significa non risolvere il problema ma posticiparlo alla volta successiva in cui tenterà di sospendere.


    Fiammetta Cosci

    Università di Firenze

  • Ciao. Dimenticavo una cosa. Negli ultimi anni molti specialisti ritengono che dopo varie fasi di depressione, siano anche moderate, e nelle quali i farmaci vengono utilizzati per anni, subentra uno stato simile alla "distimia" dove ben saprai che i sintomi sono più leggeri e sfumati. Altri li chiamano "fattori caratteriali emergenti", in pratica ritengono che quello sia il carattere prevalente della persona.

    Più domande ti fai più risposte troverai, purtroppo questo è il fardello che noi persone depresse ci portiamo dietro.

    Questo per dirti che i farmaci sono senz'altro necessari, ma non potranno mai cambiare il tuo carattere, aiuteranno senz'altro a smussare gli angoli ma sei e rimarrai quella che sei. Si potrebbe obiettare con la frase "ma io non ero così", in effetti corrisponde a verità, ma d'altronde come si modifica lo stato fisico andando avanti con gli anni si modifica anche il nostro carattere.

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  • Buongiorno,

    la riduzione e la sospensione di venlafaxina può essere problematica perché come lei giustamente ha scritto può attivare astinenza. Tuttavia, solitamente non è consigliato ritornare a venlafaxina dopo la sospensione per gestire l'astinenza perché significa non risolvere il problema ma posticiparlo alla volta successiva in cui tenterà di sospendere.


    Fiammetta Cosci

    Università di Firenze

    Lo immaginavo, infatti non sono tornata alla dose di prima, che pure era solo di 37mg, ma alla metà. In questi giorni sto lottando contro la tentazione di aumentarla perchè sto molto male, ma vorrei resistere proprio per evitare di ritornare al livello di assuefazione di prima. C'è da dire che questa è la terza volta che passo dalla venlafaxina a un altro farmaco, ma le altre volte non ho avuto problemi, perchè passavo comunque a molecole che agivano sulla serotonina, mentre stavolta il "supporto" serotoninergico è venuto a mancare di colpo dopo oltre vent'anni.

    Ora spero che lo psichiatra mi faccia tornare a un farmaco che agisca anche sulla serotonina, per cui lasciare la venlafaxina dovrebbe essere meno problematico, come era stato le due volte precedenti.

    Negli ultimi anni molti specialisti ritengono che dopo varie fasi di depressione, siano anche moderate, e nelle quali i farmaci vengono utilizzati per anni, subentra uno stato simile alla "distimia" dove ben saprai che i sintomi sono più leggeri e sfumati. Altri li chiamano "fattori caratteriali emergenti", in pratica ritengono che quello sia il carattere prevalente della persona.

    Già :(. Io infatti ho iniziato a vivere male molto presto e dai 16 ai 24 anni mi sono rovinata la vita con l'ipocondria. Sono stata bene alcuni anni, fino ai 30, e poi di nuovo l'ipocondria è ricomparsa a livelli problematici per via di un problema di salute reale ma amplificato dalla paura. La prima cura di antidepressivi infatti mi è stata prescritta perchè, dopo circa due anni di visite ed esami, anche l'umore era a terra.

    Poi è stato il mio medico di base a ipotizzare una distimia e così ho continuato con i farmaci, nella speranza di stare meglio, ma ora più che mai mi chiedo se effettivamente non sia semplicemente la mia natura, anche se non è molto consolante, come eventualità.

    CInque anni fa ho sofferto moltissimo per la fine della mia ultima relazione, la presunta distimia è diventata depressione reattiva e da allora non mi sono più ripresa, anche perchè le cose in campo sentimentale continuano ad andare male e si è riaperta una ferita mai realmente rimarginata. In questa situazione so che un qualsiasi farmaco non può fare molto, ma vorrei almeno ridurre quella sensazione di rimpianto straziante e continua tristezza che mi perseguita senza lasciarmi un attimo.

    Tutto quello che so, chiunque lo può sapere. Ma il mio cuore appartiene a me solo. J.W.Goethe

  • Sabato mattina finalmente sono tornata dallo psichiatra. Era molto scettico sulla mia convinzione che i miei sintomi e il mio peggioramento fossero legati alla dismissione della venlafaxina, perchè, a detta sua, una volta che si arriva a 37,5 mg poi la si toglie senza necessità di scalarla ulteriormente. Io invece sono assolutamente certa che tutti i disturbi fisici e l'insofferenza verso tutto dipendessero da quello, visto che non è la prima volta che sperimento gli effetti del calo della serotonina e che guarda caso sono spariti appena ripresa la vecchia cura. Per quel che riguarda l'umore in senso stretto, ne ho meno sicurezza perchè è rimasto molto depresso anche con la reintroduzione della venlafaxina, ma del resto questo è appunto il mio problema principale e la dose che ho reintegrato è sotto la soglia terapeutica.

    Ora mi ha prescritto un altro farmaco ancora più recente, il Brintellix, ma mi ha autorizzato a mantenere la mini-dose di venlafaxina, almeno nell'attesa di capire se la nuova cura è meglio della precedente. Ho chiesto dell'amisulpride ma mi ha detto che per me è troppo sedativa, peccato, a me ispirava molto. Sul Brintellix per la verità non ho molte aspettative, ma se è per quello sul bupropione ne avevo molte e invece su di me si è rivelato privo di effetti di qualsiasi tipo, a conferma che finchè non si prova non si può sapere.

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  • Ciao. Come sempre faccio domande e scusami per questo ma è un mio principio portare avanti la conoscenza della sintomatologia per poi rispondere.

    Quando parli del tuo attuale stato depressivo, lo definisci come semplice calo dell'umore con conseguenti alterazioni di tristezza, oppure come vero stato depressivo con tutta la sintomatologia della vera "depressione"?

    Sono i tuoi pensieri che generano questo calo d'umore oppure avviene tutto in maniera naturale (in pratica passi automaticamente da uno stato normale ad uno stato depressivo)?

    Ci sono degli intervalli di tempo dove non vi è il calo d'umore? Se positivo come lo quantifichi (ore, giorni, settimane)?

    Infine sull'amisulpride la letteratura è contrastante, pensa che in America non viene commercializzato, in alcuni paesi Nordici lo prescrivono come booster da unire ad altri farmaci.

    Certamente devi mettere in conto che alcuni paesi non lo commercializzano stante il minimo ricavo, essendo un vecchio farmaco.

    Come sempre in bocca al lupo e fammi sapere ;)

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