Pigrizia cronica

  • Sono molto pigro. Ma proprio di una pigrizia patologica, nel senso che se sono seduto o sdraiato e devo alzarmi per prendere un oggetto ci sto a pensare anche un'ora. Ricordo di esserlo stato fin da bambino, ma con il tempo mi rendo conto di quanto abbia influenzato la mia vita.

    Sul lavoro, con il tempo ho maturato la mia convinzione: bisogna cercare di lavorare in un posto in cui si guadagna di più e si lavora di meno. E così ho sempre fatto, fino a quello attuale, un posto pubblico dove si fanno pratiche ripetitive e noiosissime e gli impiegati incartapecoriti fissano il vuoto per ore. Devo dire che ho sempre trovato posti di lavoro in cui le mie tendenze alla pigrizia erano sempre incoraggiate: ti era sempre messo sotto il muso (anche se magari non lo dicevano esplicitamente) che tutti i tuoi sforzi e i tuoi impegni sarebbero stati vani, e che premi e punizioni sarebbero stati distribuiti in maniera ingiustificata. Ma ci ho messo anche del mio, per esempio sono riuscito a ottenere il trasferimento da una metropoli alla mia città natale, in cui vivendo coi miei genitori potevo ridurre anche il mio carico di incombenze quotidiane a casa.

    Anche perché, pure nel tempo libero, non è che sfoghi tutte le mie energie. Per lo più i miei passatempi sono attività che non comportano alcuna fatica da parte mia, come leggere, ascoltare musica, guardare film o la tv e simili. La mia attività fisica è limitata al minimo per non ridurre la mia mobilità avendo già 40 anni suonati, e consentire al mio cane di espletare i suoi bisogni. Ho provato in passato a svolgere hobby più “attivi”, iscrivermi a una palestra, fare corsi di qualsiasi cosa, anche magari di cose che da bambino mi piacevano: il risultato era invariabilmente che, dopo due settimane, dopo le prime difficoltà cominciavo a perdere entusiasmo e a trovare mille scuse a me stesso per smettere. Perché poi nella vita mi sono sempre arreso in generale alle prime difficoltà, ho sempre avuto buoni risultati negli studi perché ero intelligente e non mi costava nessuna fatica, ma per esempio non ho mai imparato a nuotare o a guidare, non ho mai convinto una ragazza a uscire con me, salvo piccoli sconfinamenti non sono mai stato nemmeno all'estero.

    Qualcuno ha avuto problemi di pigrizia, ed è riuscito a superarli?

  • Ciao, tendenzialmente mi rispecchio molto in quello che scrivi. Diciamo che io ho alti e bassi in questo senso ma se posso evitare di fare qualcosa, per pigrizia, evito o aspetto sempre l'ultimo momento. Se posso delegare, delego. L'unico consiglio valido che mi è stato dato per risolvere questa problematica è il seguente: di entrare totalmente nella pigrizia. Di Non fare niente, davvero niente, quando per esempio ero a casa. Nemmeno leggere, guardare tv e via dicendo. Facendo così mi è scattato qualcosa, ho avuto un'idea e mi sono iscritto all'Università. A 35 anni. Ho iniziato un nuovo progetto che richiede impegno, dedizione e che, alla base, mi piace. E, a differenza delle cose che cominciavo e lasciavo perdere dopo qualche settimana, questa volta sto proseguendo (non senza difficoltà, non lo nascondo). Forse è stata la noia totale, forse il fatto che, anche se sono attività passive quelle del leggere o guardare una serie tv, sono comunque attività. Riempivo lo stesso il mio tempo costantemente con qualcosa anche se quel qualcosa mi faceva sentire "fermo". Non ti risolve il problema completamente ma magari la mia esperienza può esserti utile.

    Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada...

  • Il tuo nickname giustamente non fa una piega. ;)


    Comunque ti racconto la mia pigrizia, pure questa molto forte, che diciamo è mitigata dall'amore verso qualche pulizia domestica, molte volte anche inutile perché ad esempio quella cosa l'ho pulita il giorno prima.

    Noto la patologia quando ad esempio ho bisogno di un oggetto che sta nell'altra stanza od anche a due metri di distanza, e se in quel caso ne ho davanti un altro con cui sostituirlo, non vado a prendere ciò che farebbe meglio al caso mio.

    Poi un altro aspetto che contempla anche l'insofferenza per il mio paesino (che in realtà è un quartiere): se c'è un evento (raro succeda da queste parti), non sto a truccarmi e vestirmi per una cosa che rientra tra le noiose "mura", così come per fare una passeggiata in paese, non mi entra proprio in testa, con tanto di compatimento dei miei genitori. Lo vedo come spreco inutile di energia, quindi è pigrizia che riguarda il già visto e conosciuto. Non ho perso però completamente gli stimoli per qualcosa di nuovo.

    Comunque anche io zero attività fuori la cerchia casa e negozio.


    Tu come reputeresti la tua pigrizia? Noia verso la quotidianità? Se ti immagini in un ambiente diverso pensi potresti essere più entusiasta nel fare le cose?

  • Non lo so. Forse a spingermi verso la pigrizia sono sempre stati i fallimenti che mi sono attirato lungo tutta la mia esistenza. Spesso rinvio i miei impegni perché affrontarli mi crea ansia, perché so che avrò problemi e non sarò in grado di superarli. Provo spesso noia durante la mia vita quotidiana, ma è sempre meglio che provare paura o tensione.

    La mia pigrizia nelle faccende quotidiane poi si riflette nel disordine della mia stanza. Provo estremo disagio nel rimettere le cose in ordine, perché spesso riemergono cose che ho cercato di rimuovere, per esempio qualche cosa che dovevo buttare via ma non avevo il coraggio di farlo, o qualche lavoro che dovevo terminare ma non mi è riuscito. Il disordine alla fine... ha una sua logica, perché le cose che cerchi di allontanare dalla tua mente finiscono sepolte. Spesso, quando i miei decidono di prendere l'iniziativa e di rimettere loro a posto le mie cose, esco di casa per l'intera giornata, perché per me assistere è come subire una violenza.

  • Io vado a periodi, per giorni ho poca volontà/energie, vado a lavoro, ma per il resto anche cucinarmi la cena è fuori discussione e mangio qualcosa di confezionato. Magari una settimana dopo, invece, ritrovo la volontà e le energie, faccio attività fisica, recupero le faccende messe da parte precedentemente e sapendo già che arriverà presto il periodo in cui non avrò più voglia di fare, cerco di mettermi avanti per gli impegni del prossimo futuro, in modo da trovare tutto pronto in quel momento. Anche nei periodi più attivi tendo, comunque, a praticare la filosofia del "minima spesa (di sforzi) massima resa".

    L'unico consiglio valido che mi è stato dato per risolvere questa problematica è il seguente: di entrare totalmente nella pigrizia. Di Non fare niente, davvero niente, quando per esempio ero a casa. Nemmeno leggere, guardare tv e via dicendo.

    Sembra un buon metodo!

  • Nessuno si sente a suo agio con la pigrizia, forse a causa di tutte le accezioni negative che gli vengono date dalla maggior parte - se non dalla totalità delle persone : il pigro come colui che non si dà da fare, l'ozio padre dei vizi etc...


    Pensi che essere uno scansa-fatiche ti impedisca di realizzare quello che vorresti? Interferisce con la tua quotidianità?

    Forse a spingermi verso la pigrizia sono sempre stati i fallimenti che mi sono attirato lungo tutta la mia esistenza

    E allora, non sembrerebbe pigrizia, ma paura di incappare in qualche nuovo insuccesso. Hai paura di sbagliare ancora e per questo scegli l'inerzia: in effetti, chi non fa niente azzera le possibilità di sbagliare. Ma chi ci dice che rimanere fermi non possa rivelarsi addirittura più dannoso dell'errore stesso che vorremmo evitare?

  • Forse a spingermi verso la pigrizia sono sempre stati i fallimenti che mi sono attirato lungo tutta la mia esistenza. Spesso rinvio i miei impegni perché affrontarli mi crea ansia, perché so che avrò problemi e non sarò in grado di superarli. Provo spesso noia durante la mia vita quotidiana, ma è sempre meglio che provare paura o tensione.

    Secondo me è probabile che ci sia una stretta relazione. Dopo un qualsiasi fallimento, per riprovare ci vuole sempre più forza di volontà, e penso che questa sia esperienza comune per tutti. In più facciamo molto presto a capire (o meglio a credere, per il motivo che spiega Betilla ) che se non facciamo niente non falliamo in niente.

    Io sono una veterana nel settore, credo che dentro di me che pigrizia e paura abbiano stretto un'alleanza diabolicamente perfetta che ha come risultato il mantenermi immobile a vegetare come se fossi nelle sabbie mobili, bloccata dove sono per paura di scivolare sempre più giù. E no, non si vive per niente bene, ma nello stesso tempo non trovo la forza di volontà di cambiare e mi faccio un misto di schifo e di pena.

    E' sempre stato uno dei motivi della mia tendenza alla depressione, quello più antico, presente fin da quando ero giovane, e purtroppo col passare degli anni (ora ne ho quasi 54) ho solo accumulato una montagna di rimpianti.

    Diciamo che io ho alti e bassi in questo senso ma se posso evitare di fare qualcosa, per pigrizia, evito o aspetto sempre l'ultimo momento. Se posso delegare, delego. L'unico consiglio valido che mi è stato dato per risolvere questa problematica è il seguente: di entrare totalmente nella pigrizia. Di Non fare niente, davvero niente, quando per esempio ero a casa.

    Anche io rimando tutto, alcune cose in maniera veramente patologica, e il risultato è che sono sempre in ritardo e quando mi decido poi o devo fare tutto di fretta, cosa che in realtà odio, da buon bradipo, oppure sono proprio fuori tempo massimo. Il consiglio sembra buono, io faccio così a volte, non tanto per vincere la pigrizia, ma quando sono troppo giù per fare qualsiasi cosa, ed è un po' come quando sono malata fisicamente e mi concedo di non fare niente se non dormire e riposare.

  • Provo estremo disagio nel rimettere le cose in ordine, perché spesso riemergono cose che ho cercato di rimuovere, per esempio qualche cosa che dovevo buttare via ma non avevo il coraggio di farlo, o qualche lavoro che dovevo terminare ma non mi è riuscito.

    Per me dipende. Se una cosa ha già un posto, allora spesso mi spiace lasciarla in giro e la sistemo, anche se non necessariamente subito. Se una cosa non ha già un posto, come ad esempio una cosa appena comprata, nel mio caso tipicamente un capo di abbigliamento, allora resta lì dove la appoggio anche per ANNI.

    Anche il non avere il coraggio di buttare via le cose è ben curioso, a pensarci razionalmente. Eppure anche quello può arrivare al livello di un disturbo ossessivo-compulsivo invalidante. Io una volta mi limitavo a tenere cose a cui ero affezionata, ricordi di prime volte e belle giornate, perchè sono sentimentale (e anche smemorata) e mi piaceva l'idea di mantenere qualcosa di fisico come conferma tangibile di una bella esperienza. Comportamento molto sentimentale e poco razionale, però ancora "nei limiti di norma" e abbastanza diffuso.

    Poi negli anni sono peggiorata e sono arrivata a non buttare via alcune cose per paura, cioè per forme di superstizione individuale a loro volta strette parenti di forme di DOC. Con l'inizio dell'anno avevo provato a impormi l'obbligo opposto, e cioè "Tutti i giorni devo buttare via qualcosa", ma non funziona, e guarda caso ho smesso alle prime due o tre brutte notizie ricevute in quei giorni, proprio come se ci fosse una reale correlazione fra quelle e il gesto "azzardato" di buttare via una cosa che non uso o non metto più.

  • Per me dipende. Se una cosa ha già un posto, allora spesso mi spiace lasciarla in giro e la sistemo, anche se non necessariamente subito. Se una cosa non ha già un posto, come ad esempio una cosa appena comprata, nel mio caso tipicamente un capo di abbigliamento, allora resta lì dove la appoggio anche per ANNI.

    Anche il non avere il coraggio di buttare via le cose è ben curioso, a pensarci razionalmente. Eppure anche quello può arrivare al livello di un disturbo ossessivo-compulsivo invalidante. Io una volta mi limitavo a tenere cose a cui ero affezionata, ricordi di prime volte e belle giornate, perchè sono sentimentale (e anche smemorata) e mi piaceva l'idea di mantenere qualcosa di fisico come conferma tangibile di una bella esperienza. Comportamento molto sentimentale e poco razionale, però ancora "nei limiti di norma" e abbastanza diffuso.

    Poi negli anni sono peggiorata e sono arrivata a non buttare via alcune cose per paura, cioè per forme di superstizione individuale a loro volta strette parenti di forme di DOC. Con l'inizio dell'anno avevo provato a impormi l'obbligo opposto, e cioè "Tutti i giorni devo buttare via qualcosa", ma non funziona, e guarda caso ho smesso alle prime due o tre brutte notizie ricevute in quei giorni, proprio come se ci fosse una reale correlazione fra quelle e il gesto "azzardato" di buttare via una cosa che non uso o non metto più.

    Un motivo per cui non butto via le cose è che mi ricordano qualche momento piacevole o divertente del mio passato, e privandomene mi sembra di gettare via quei ricordi. Io sono molto attaccato al passato e ai periodi che considero più felici, in particolare la mia infanzia.

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