Merito o fortuna?

  • Qualche tempo fa ho rivisto il film "Match point" di Woody Allen. Per chi lo avesse visto, sa su quale metafora si giochi il film e quale interrogativo stimoli, vale a dire se nella vita conti più la fatalità, la casualità degli eventi, in sintesi la fortuna (occasioni giuste da sapere sfruttare abilmente, veri e propri colpi di fortuna per tutta una serie di coincidenze cosmiche) o se invece più che la fortuna nella vita non conti il duro lavoro. In una scena del film, il protagonista afferma che "in ogni cosa è importante avere fortuna" mentre la sua fidanzata sostiene appunto di non credere nella fortuna ma nel duro lavoro, quello che porti a risultati e conquiste meritate e non calate dall'alto senza nemmeno sapere come.
    Vedo gente in gamba arrabbattarsi per anni senza sottrarsi mai a sacrifici e rinunce, darsi da fare nel precariato con due/tre lavori, nella lontananza, nei compromessi: penso alla situazione di amici specifici, gente davvero in gamba, di vero talento, a cui però non è capitata l'occasione giusta, la botta di fortuna, l'occasione meritata. E poi di contro persone di mediocre talento, senza arte né parte che però, ora per giuste conoscenze ora per quelle rare "coincidenze astrali" di cui sopra, alle quali, senza nemmeno troppo impegno e ricerca, capitano le vere occasioni della vita quale quella di un lavoro a tempo indeterminato nella propria città ad appena 28/30 anni, rarità preziosa di questi tempi.
    Pertanto mi chiedo e vi chiedo come la pensate, se nella vita conti più il merito o la fortuna, se sia il merito a determinare la nostra fortuna o se non sia la fortuna a determinare il talento.

  • Conta tantissimo la fortuna. Una sorte positiva o negativa è principalmente figlia del Caso. Fin dalla nascita, il Caso gioca un ruolo fortissimo nelle nostre vite.

    Nasci, studi, e vai a lavorare, per comprare quello che non hai, e così ti scordi che sei vivo.

  • Per me è un mix, diciamo 60% fortuna, 40% talento. Fortuna preponderante perché dal caso dipendono alcuni aspetti fondamentali: è indubbio che nascere in Italia, in una famiglia sana e capace di provvedere anche economicamente alle necessità del figlio, è ben diverso rispetto a nascere in luoghi dove c'è povertà, guerra, degrado...come è indubbio che nascere e crescere sani sia una fortuna alla quale spesso non si pensa ma che è determinante. Insomma, le condizioni di partenza incidono molto sulla nostra esistenza e quelle sono frutto del caso.

    Sul resto è però possibile agire: possono passarmi sotto il naso tutte le occasioni del mondo ma, se non ho le capacità di coglierle, realizzerò poco nella vita. Se invece ho impegno e capacità, posso essere in grado di cogliere al volo ogni opportunità e riuscire a realizzarmi.

  • Quando ero in tirocinio, c'era un anziano, grandissimo professionista che seguiva tutti i tirocinanti. Poco prima dell'esame mi disse..."eh, per riuscire ci vuole 50% bravura e preparazione e 50% di grandissimo c...o" e guardandomi il sedere, con un grande sorriso mi disse "mi dispiace bimba, quel 50% ti manca".


    Anche un grande imprenditore disse la stessa cosa, ci vuole capacità ma anche fortuna.


    Devo dire che concordo in linea di massima, poi bisogna vedere di caso in caso perchè anche la fortuna vuole essere sollecitata.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Una sorte positiva o negativa è principalmente figlia del Caso. Fin dalla nascita, il Caso gioca un ruolo fortissimo nelle nostre vite.

    Anch'io la vedo nello stesso modo.

    Rifletto sul fatto che anche saper valorizzare la fortuna ...dipende dalla fortuna di averne le qualità, e queste non sono un merito, come non è un merito la capacità di valorizzarle (es. : una persona depressa può avere mille Qualità e non avere la volontà di coltivarne o mostrarne nessuna).

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Io credo innanzitutto nel merito; ho anche notato che spesso si tende a sottovalutare, si tende ad attribuire a fortuna anche ciò che dietro di lavoro ne ha molto, anche per il fatto che alcuni sforzi e abilità non vengono proprio considerati o percepiti.

    Faccio un esempio che mio malgrado ho visto personalmente avvenire: una persona di cui non ho nessuna stima, né umana né professionale, ha fatto una fulgida carriera dopo anni di stasi. Molti, conoscenti e colleghi, hanno pensato a insperato colpo di fortuna o a conoscenze varie acquisite con metodi ruffianeschi. Ebbene, tutto è possibile, indubbiamente un po' di fortuna ci vuole sempre, per il resto, c'è da dire che il ruolo che ricopre non richiede in nessun modo una sconfinata competenza tecnica, quindi tutti quelli che si ritengono tecnicamente più preparati possono anche esserlo davvero, il punto è un altro: serve quella competenza tecnica per ricoprire quel ruolo? Onestamente, la mia risposta è no, assolutamente no, servono altri skill, i cosiddetti "soft skill" spesso bistrattati, e si, la collega ne è molto dotata, per carattere e approccio. Si è "arruffianata" le simpatie dei capi? Certo, anche questo è possibile e può essere un elemento, ma da solo non basta in nessun modo a spiegare la fiducia accordatale. Io direi quindi piuttosto che la collega ha saputo muoversi, ha saputo soprattutto far apprezzare il suo lavoro, mentre i suoi pari, magari davvero più preparati dal punto di vista tecnico, non hanno saputo portare all'attenzione dei capi i loro sforzi, per una loro mancanza quindi, di capacità....di emergere.

    Mi metto anche io nel mucchio perché faccio parte di quelli a cui la collega è passata avanti. Ho analizzato quindi a lungo la questione, mi sono fatta tante domande; in primis, era davvero più meritevole di me? Posso dire che: sono tecnicamente più preparata, e la cosa è certificata anche da attestati e certificazioni in mio possesso, che lei non ha. Sono anche molto ben equipaggiata sui soft skills e anche quelli li ho a lungo rafforzati negli anni sul campo e con corsi specifici e mi ritengo professionalmente molto preparata, anche per quel ruolo. Potevo ricoprirlo io? Si, avrei potuto e avrei fatto un buon lavoro, ne sono sicura. Ma la collega...è indubbiamente più meritevole di me, il suo posto se l'è guadagnato grazie a indubbie capacità di scendere a compromessi, di valorizzare il suo lavoro e di farsi amico chi decide, tutte cose su cui io devo ammettere che ho tutto da imparare da lei.

    Ecco ho portato questo esempio per dire che non bisogna fare l'errore di sminuire alcune competenze che appaiono come semplice ruffianismo, nella vita, come nel lavoro, non basta essere il massimo esperto di uno o più temi tecnici per fare carriera, perché certe posizioni richiedono ben altri skill, che spesso sono anche parte dell'attitudine di una persona e non si apprendono sui banchi di scuola.

    Per rispondere infine alla tua domanda, nella vita serve tutto, bene avere fortuna, ma sforzarsi per quanto mi riguarda paga sempre.

  • ipposam

    Quando rispondevo sopra pensavo proprio a casi come quello che hai descritto, e su cui sono quasi totalmente d'accordo con te.

    Il "quasi" è dovuto soltanto al fatto che anche l'intuito e le capacità gestorie relazionali...a ben guardare sono frutto di fortuna, nel senso che c'è chi ha la fortunissima di viverle e agirle istintivamente e "a pelle", e c'è chi può fare settemila training e non ci arriverà mai...

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • ipposam

    Quando rispondevo sopra pensavo proprio a casi come quello che hai descritto, e su cui sono quasi totalmente d'accordo con te.

    Il "quasi" è dovuto soltanto al fatto che anche l'intuito e le capacità gestorie relazionali...a ben guardare sono frutto di fortuna, nel senso che c'è chi ha la fortunissima di viverle e agirle istintivamente e "a pelle", e c'è chi può fare settemila training e non ci arriverà mai...

    Se vogliamo chiamarla fortuna...mi trovo con te, con certe qualità ci nasci, come chi nasce con gli occhi azzurri e chi con gli occhi marroni.

    Certo si può migliorare, ma se penso a certi miei collaboratori, timidissimi, chiusissimi, eppure bravissimi tecnicamente e in grado di mandare uno shuttle sulla Luna, credo che nemmeno con tutti i corsi del mondo potrebbero acquisire la sfrontatezza e il pelo sullo stomaco che servono per ruoli più commerciali e che sicuramente sono pagati molto meglio.

    Il problema è che tanti ragazzi credono che siccome avevano 110 e lode all'università gli tocchi una carriera da amministratore delegato, vagli a spiegare che quello che hanno studiato e su cui sono preparatissimi è l'1% delle competenze che servono per fare l'AD.

    Conta tantissimo la fortuna. Una sorte positiva o negativa è principalmente figlia del Caso. Fin dalla nascita, il Caso gioca un ruolo fortissimo nelle nostre vite.

    Il caso gioca il suo ruolo, ma poi quello che fai tu ci mette il resto e non è poca cosa.

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