Non mi sento (non sono) amata

  • Sono cresciuta con certi condizionamenti e sentimenti negativi addosso, che mi hanno impedito un attaccamento sicuro. Sia mia madre che mio padre non mi hanno mai voluto del bene; di conseguenza non sono mai riuscita neanche dopo a trovare molte persone con cui riuscire a costruire un rapporto sano e sincero. Mi ero illusa di aver trovato una felice oasi nel mio attuale compagno ma alla fine si è rivelato tossico, o per lo meno privo di sincerità, anche lui, e so di aver fatto un bel po' di errori e che la nostra relazione è già naufragata anche per colpa del mio comportamento. Il punto è che io cerco sempre di arrivare ad un chiarimento ma lui non vuole dirmi cosa prova e per qualche tornaconto si ostina, anche a fronte di un'assenza (per lo meno odierna) d'amore, a voler continuare a vedermi. Mi sembra che al di là dei miei errori e della sua (e nostra) indole solitaria, lui a volte manifesti dei complessi di superiorità nei miei confronti, che lo portano ad attuare comportamenti scorretti e mortificanti verso di me. Immagino che lo faccia soprattutto quando gli trasmetto, involontariamente, un mio stato d'animo sofferto: pensavo che potesse risentire di certi miei discorsi e cercare di vendicarsi svalutandomi. Sia come sia, al mondo non ho davvero nessuno. Ho lui solo formalmente, ma sto pensando di non vederlo più. Sono sola e peggio che sola circondata da persone che non sono "neutre" ma penso vogliano il mio male.

  • Può essere che lui si senta mortificato da certi tuoi atteggiamenti e quindi attui comportamenti di rivalsa, che tu definisci di superiorità per sminuire la tua persona. Probabilmente sminuendo te acquisisce sicurezza lui, ma è una modalità tossica, come ben definisci tu... ed è la più difficile da sradicare proprio per la sua caratteristica di non essere "trattata" come le altre relazioni sane, in cui si dialoga, ci si rispetta, ci si sostiene. Mancando questi elementi non ci sono le basi per chiudere una relazione in maniera serena, da entrambe le parti. Il fatto che tu non sia stata amata, come già ben saprai, è il fulcro del tuo malessere: non pensi di essere meritevole e non riesci nemmeno a trasmettere i tuoi sentimenti perché non hai ricevuto e quindi non puoi dare. Perché dici che sei circondata da chi ti vuole addirittura male?

  • Perché dici che sei circondata da chi ti vuole addirittura male?


    Soffro (da anni) di maltrattamenti in famiglia ed in società di diverso tipo, ed alcuni dei molestatori sociali mi si sono attaccati addosso tormentandomi in modo ossessivo da parecchio tempo. Non è per sconfinare in altri temi, più complessi e delicati ancora. In queste condizioni di malessere terribile, in cui sono accerchiata, profondamente disprezzata ed isolata (basta che metta il naso fuori dalla porta), speravo di poter trovare nel mio fidanzato l'unico aiuto disinteressato e la prima esperienza di affetto reale, ma è vero che so di non meritare né l'uno né l'altro, non perché (come mi trasmetteva mia madre) sia nata inamabile, ma soprattutto perché lo sono di fatto diventata. Ho gestito in una maniera che definire balorda è poco questa mia prima "vera" relazione "sentimentale" (è vero che come relazione non ha quella dignità). Non mi era mai capitato prima di vedermi o immaginarmi voluta bene da qualcuno. Mi sono lasciata andare a quello che sentivo di fare. Così capitavano scene assurde ed oltre i limiti della tolleranza. Quello che vorrei è che a fronte della situazione mi ritenesse degna almeno di un abbandono. Quando lo aggredisco lui finge poi di perdonarmi ma in fondo accresce solo il suo risentimento. Penso che sia meglio interrompere di netto questo rapporto malato, ma non ci riesco mai. E so di doverci riuscire in qualche modo, prima o poi, ma ho paura del dopo.

  • Per tanti..tantissimi aspetti le tue parole e il tuo racconto mi hanno toccato profondamente perchè anche io ho passato delle situazioni simili. Una famiglia senza amore, un compagno che nei momenti di difficoltà mi sminuiva e mortificava continuamente, intorno nessuno a cui poter far riferimento e una chiusura abbastanza pesante come conseguenza verso il mondo e verso gli altri.

    Non so neanche io come ne sono uscita, di quel periodo ricordo molto poco come una specie di nebbia, o forse ho rimosso parecchie cose, so solo che un bel giorno mi sono svegliata e avevo una rabbia, ma dentro di me sentivo che il riflesso che il mondo mi dava non era corrispondente alla realtà, sentivo di valere qualcosa, magari per qualcun'altro, magari quello non era il mio posto e così di nuovo da sola ho cercato altrove, sono ripartita da zero a conoscere gente (che fatica per una chiusa come me), ho trovato alla fine persone che potevano apprezzarmi, non bisogna perdere la lucidità e devi sempre avere in mente tu chi sei e cosa sei in grado di fare, c'è un tipo di rabbia "buona" che ti aiuta ad evolvere, e se non conosci te stesso nei momenti di difficoltà come puoi cavartela nella vita?

    Non devi elemosinare amore da nessuno, alza i tacchi e vai. Buon viaggio.

    Nella mia testa, c'è sempre stata una stanza vuota per te..quante volte ci ho portato dei fiori, quante volte l'ho difesa dai mostri. Adesso ci abito io e i mostri sono entrati con me.

  • Soffro (da anni) di maltrattamenti in famiglia ed in società di diverso tipo, ed alcuni dei molestatori sociali mi si sono attaccati addosso tormentandomi in modo ossessivo da parecchio tempo. Non è per sconfinare in altri temi, più complessi e delicati ancora. In queste condizioni di malessere terribile, in cui sono accerchiata, profondamente disprezzata ed isolata (basta che metta il naso fuori dalla porta), speravo di poter trovare nel mio fidanzato l'unico aiuto disinteressato e la prima esperienza di affetto reale, ma è vero che so di non meritare né l'uno né l'altro, non perché (come mi trasmetteva mia madre) sia nata inamabile, ma soprattutto perché lo sono di fatto diventata. Ho gestito in una maniera che definire balorda è poco questa mia prima "vera" relazione "sentimentale" (è vero che come relazione non ha quella dignità). Non mi era mai capitato prima di vedermi o immaginarmi voluta bene da qualcuno. Mi sono lasciata andare a quello che sentivo di fare. Così capitavano scene assurde ed oltre i limiti della tolleranza. Quello che vorrei è che a fronte della situazione mi ritenesse degna almeno di un abbandono. Quando lo aggredisco lui finge poi di perdonarmi ma in fondo accresce solo il suo risentimento. Penso che sia meglio interrompere di netto questo rapporto malato, ma non ci riesco mai. E so di doverci riuscire in qualche modo, prima o poi, ma ho paura del dopo.

    Il dopo non può certo essere peggio del presente, se già stai così male. Vero è che molte volte siamo talmente abituati anche al negativo che preferiamo continuare a starci in mezzo, perché almeno è una cosa che conosciamo e sappiamo gestirla. La tua paura deriva proprio dal fatto di non saper gestire una nuova versione di te e della tua vita. Non capisco però tutto questo accanimento nei tuoi confronti... da parte di chi?

  • Il dopo non può certo essere peggio del presente, se già stai così male. Vero è che molte volte siamo talmente abituati anche al negativo che preferiamo continuare a starci in mezzo, perché almeno è una cosa che conosciamo e sappiamo gestirla. La tua paura deriva proprio dal fatto di non saper gestire una nuova versione di te e della tua vita. Non capisco però tutto questo accanimento nei tuoi confronti... da parte di chi?

    Non è detto, il presente è senz'altro molto tossico e negativo, ma un dopo più tollerabile include sempre la presenza di almeno una (1) persona che ti stia vicino e ti accolga. È umano così, altrimenti non potremmo sopravvivere come animali sociali. Non è solo sacrificare il malvagio, è sacrificare il malvagio ed affrontare il totale isolamento (che è un concetto diverso da quello della solitudine). Non sono un'asceta o una monaca tibetana, perciò potrei facilmente immaginare il seguito, considerando anche che ad assenza di amore ed emarginazione si aggiunge anche persecuzione. Da parte di chi? Tipo tutta una serie di persone profondamente stupide che mi sembra abbiano l'obiettivo comune di farmi capire ben-bene che non sono bene accetta nella loro buona città, forse per spingermi ad un esilio volontario. Chi scampanellando in piena notte, chi spaccando quello che ritiene il mio campanello, chi in contesti comuni e "tranquilli" rifilandomi umiliazioni pubbliche alla prima occasione favorevole, chi facendomi sentire disprezzata ed inadeguata con tutta una serie di sguardi, reazioni a pelle ed atteggiamenti molesti più o meno espliciti. Non volevo scendere in dettagli perché non riempie di onore neanche me, ma me lo hai chiesto e mi è sembrato giusto risponderti.


    Non hai famiglia?

    Ho una famiglia che non c'è, se non per nuocere.

  • Il dopo non può certo essere peggio del presente, se già stai così male. Vero è che molte volte siamo talmente abituati anche al negativo che preferiamo continuare a starci in mezzo, perché almeno è una cosa che conosciamo e sappiamo gestirla. La tua paura deriva proprio dal fatto di non saper gestire una nuova versione di te e della tua vita. Non capisco però tutto questo accanimento nei tuoi confronti... da parte di chi?

    Vista l'assenza di risposte, forse ti proponevi solo di evidenziare la mia grave paranoia ("da parte di chi?" mi chiedi, ma quando ti do una risposta che mette in luce una certa oggettività nel fenomeno, silenziosamente ti defili?), non certo di aiutare sul serio. Spiace, a questo punto, di essersi esposti in questo modo.

  • Vista l'assenza di risposte, forse ti proponevi solo di evidenziare la mia grave paranoia ("da parte di chi?" mi chiedi, ma quando ti do una risposta che mette in luce una certa oggettività nel fenomeno, silenziosamente ti defili?), non certo di aiutare sul serio. Spiace, a questo punto, di essersi esposti in questo modo.

    Scusa sai ma non vivo sul forum, ho una vita anche nella realtà. Non c'è un timer in base al quale si debba rispondere, sai? La mia risposta te l'ho data, e non credo sinceramente che tutte queste persone abbiano tempo e impegnino le loro energie per negativizzare la tua persona. È una tua percezione distorta. A meno che tu non abbia commesso realmente degli atti nocivi verso qualcuno.

  • Scusa sai ma non vivo sul forum, ho una vita anche nella realtà. Non c'è un timer in base al quale si debba rispondere, sai? La mia risposta te l'ho data, e non credo sinceramente che tutte queste persone abbiano tempo e impegnino le loro energie per negativizzare la tua persona. È una tua percezione distorta. A meno che tu non abbia commesso realmente degli atti nocivi verso qualcuno.

    Se vogliamo usare cliché come "ho una vita fuori da qui", quella ce l'ho anch'io... sai? Mi sa che lo immagini meno di quanto io lo immagini di te. "Non credi", quindi vale più la tua idea generica sul comportamento umano che la mia esperienza diretta? No, nessun "atto nocivo", non dovresti nemmeno ipotizzarlo. Semplice discriminazione sociale.

    E comunque non mi sembra che il post vertesse su questo, in origine (anche la sezione in cui l'ho inserito mi sembra esplicante in tal senso...). So che mi si valuta paranoica, ma non è un buon motivo per focalizzarsi su quel presunto problema ogni volta che intervengo qui, a prescindere.

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