Come reagire ad aggressioni gratuite

  • Ciao a tutti,

    vorrei un consiglio su come reagire di fronte a comportamenti aggressivi gratuiti e insensati.

    Come ho già raccontato altre volte ho questa sorella a cui sono molto legata che purtroppo è molto sola e infelice e spesso senza esserne consapevole ha dei comportamenti manipolatori. Oggi tra le altre cose ho visto un'amica per un caffè. L'ho accennato a mia sorella perché la conosce anche lei e apriti cielo, si è subito alterata moltissimo, ha cominciato a gridarmi contro che per lei non ho mai tempo, che la chiamo solo quando mi serve, e addirittura piangeva urlando. Mi è sembrata una reazione assurda; io la vedo ogni week end se sono in città e la chiamo più volte al giorno tutti i giorni, sono certa di non meritare simili accuse. Certo è vero, come mi ha accusato, che trovo tempo per fare tutto quello che voglio (non sempre ma mi impegno per riuscirci), e allora? Non credo sia un reato! Inoltre quando vedo un'amica come oggi, o se esco a cena fuori, la porterei volentieri con me se volesse, ma lei non vuole vedere altri che me, e se ci sono altre persone declina l'invito. Ho capito che oggi era una giornata "no", che la sua era una ricerca di attenzione, non vede nessuno da almeno due settimane (sono stata fuori città) ma non credo sia giusto mi urli contro se avendo mezz'ora libera l'ho dedicata a prendere un caffè con un'amica invece che con lei. O ho torto invece? Dovevo correre piuttosto da lei? Non sono stata abbastanza empatica?

  • O ho torto invece?

    Con sincera simpatia nei tuoi confronti, ma senza indulgenze per questo : secondo me il "torto" lo maturi quando poni questo tipo di domande.

    Mi aiuta il primo di tutti i principi di Giustizia : <giustizia non è trattare tutti nello stesso modo; è trattare in modo diverso le situazioni diverse>.


    Mi sembra evidente che la reazione di tua sorella non abbia nulla di sensato e condivisibile.

    Purtroppo (e sai sempre che non parlo da chissà quale scranno perchè vivo qualcosa di simile con mio fratello) sappiamo benissimo che questo deriva da...chiamiamole "distorsioni cognitive" che in questo caso sono di tua sorella...

    Non avrei neanche dubbi che di queste distorsioni lei soffra questo e quell'altro mondo, e non per scena...


    Sintesi : la reazione di tua sorella (ovviamente) non ha nulla di normale-plausibile.


    Ma (chiedo) che senso ha, per te, trarre conforto dal sentirti dire che "è lei che sbaglia"?

    E' chiaro che "sbaglia".

    Sbaglia perchè non sta bene.

    Non ci sono "torti e ragioni" quando uno dei due non sta bene (secondo me).


    Ci sarebbe il cercare di andargli incontro, ammesso e sperando sempre che sia possibile e il più delle volte lo è, ma - perdonami - non capisco quello che vivo come un lavarsi la coscienza avendo conferma che chi sbaglia è lei.

    Ripeto : tutto fa pensare che sia lei la prima vittima delle sue distorsioni cognitive, e davanti a quelle (sempre secondo me) l'unica vittoria è cercare di curarle (che, perlatro, non è affatto detto debba avvenire mettendosi a disposizione e così coltivando le sue dipendenze) .

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Ero partita a scrivere il post chiedendo da titolo "come reagire"; mi spiego meglio. Io ho reagito rimediando con una vile menzogna di cui mi vergogno. Al suo inalberarsi, dopo aver farfugliato qualcosa, ho detto, mentendo, che l'incontro con l'amica è stato casuale e che quindi non avevo programmato nulla. Questo ha fatto scalare verso il basso la sua arrabbiatura: il fatto le è sembrato meno grave. Dopo aver chiuso la chiamata mio marito, intuito i fatti, mi ha detto che avrei dovuto tenere il punto e attaccare il telefono se continuava con la sua assurda reazione...e certo non nascondere una cosa che ho fatto di cui non devo vergognarmi.

    Ora, scritto il post, rivedendo le cose da altra prospettiva...mi è venuto il dubbio: non è che invece io sono in torto, perché sapendo che lei è reclusa da 2 settimane, triste, annoiata, avrei invece dovuto mettere in priorità una visita a lei? Chiedo non per pulirmi la coscienza perché onestamente non credo di doverlo fare, chiedo per capire quale sia il comportamento più giusto, posto che ce ne sia uno.

  • Se sai che è una persona particolare, forse può essere utile avere alcune attenzioni.


    Forse avresti potuto chiederle se voleva aggregarsi a voi, anche se sapevi già la risposta. A volte, anche se si declinano gli inviti, fa comunque piacere essere invitati, perché è apprezzata la cortesia.


    D'altra parte se lei è molto sola e infelice, è normale che cerchi di scaricare un po' di frustrazione sui familiari.


    Però non vedo altro modo di reagire se non quello di spiegare il proprio punto di vista cercando di mantenere la calma, anche se dentro ci si sente male, perché comunque si ha la consapevolezza che quella persona ha una visione molto personale della realtà e si può solo portare pazienza.


    Tu come sorella è giusto che la aiuti e che la faccia uscire quando possibile, però non è che puoi fare più di tanto e non per questo sei una cattiva sorella.

  • non è che invece io sono in torto, perché sapendo che lei è reclusa da 2 settimane, triste, annoiata, avrei invece dovuto mettere in priorità una visita a lei?

    Bah...giuro che non riesco, alle condizioni date, a farne una questione di "torto o ragione".


    Sbaglierò, sarò matta io, ma sono tanto sincera: la priorità della visita a lei, così come il portarsela dietro sapendo che non condivide nulla con piacere.........................perdonami se puoi.........................ma secondo me è un altro modo di coltivare sue dipendendenze affettivo-funzionali patologiche, rispetto alle quali - secondo me - dovrebbe INVECE essere aiutata a svegliarsi e agire di suo.

    Anche chiudendo il telefono come dice tuo marito.


    L'eccesso di accondiscendenza di uno dei genitori ha la sua grande parte nell'inettitudine di questi figli ormai adultissimi all'anagrafe.

    E in cosa differisce, rispetto a quella del genitore dannoso, l'accondiscendenza della sorella che movesse esattamente dallo stesso concetto, e cioè "non ce la può fare, quindi facciamo le maschere" :?:


    Ma non è l'esatta perpetuazione di ciò che ha già contribuito a fare danni inenarrabili?

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • forse sono entrata nell'ordine di idee che la sua situazione è immutabile

    Ma purtroppo di immutabile c'è quasi nulla nella vita, e il dramma è che ciò che non muta in meglio...quasi sempre muta in peggio.


    Proprio per questo ho sempre pensato che gli schemi malati vadano infranti in ogni modo possibile, dove il primo passo concreto e anche eticamente correttissimo, per me, resta quello di sottrarsi ad essi e far mancare ad essi il nostro ruolo da copione.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Non c'è ragione o torto. C'è una persona (tua sorella) che non sta bene, che non sa relazionarsi.


    Credo tu abbia provato più volte a "ragionarci", a razionalizzare, però ad un certo punto arriverai ad un muro invalicabile.


    "Come meglio reagire" è una bella domanda, difficile trovare una risposta. Secondo me al momento puoi solo assecondare le sue particolarità, borse un domani si aprirà ad un aiuto professionale.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Stasera altra aggressione gratuita.

    Oggi è stata mia ospite, abbiamo passato il pomeriggio insieme, sembrava tutto ok per quanto possa essere "ok" un rapporto con una persona così instabile. Comunque è stato un pomeriggio sereno, è stata con i nipoti che la adorano e poi è andata via. In serata mi arriva un messaggio pieno di odio, una doccia fredda: mi scrive che sono una persona spregevole, che non mi importa nulla di lei, accenna alle mie frequentazioni in modo confuso, e conclude dicendo che non vuole mai più sentirmi. Il messaggio sembra pieno di rabbia. Poi stacca il telefono.

    Che devo fare? Io davvero non so quale giro del pensiero l'abbia portata a scrivermi queste parole. Era da molto che non mi scriveva messaggi simili. Che fareste?

  • Che fareste?

    Io farei quello che ho fatto dalle mie parti : parlerei C H I A R O sia lei che a nostra madre, e più alla seconda che alla prima.

    Dove il "chiaro" , dopo che MILIARDI di tentativi dialogico/raziocinanti si sono rivelati del tutto INUTILI, e dove la graniticità MATERNA basta da sola a fare da regista per tutti, si dice anche semplice : "mamma, sorella...volete vivere in questo <mondo secondo voi>? Perfetto, se va bene a voi! Io invece no. E quindi non contate su di me per portare avanti questo sistema!".

    Punto.

    Semplice, no?

    E dopo averlo detto bisogna farlo.


    -----------------

    Sto riflettendo un altro aspetto, anche se su questo non ho molta pratica, perchè io non ho mai trattato mio fratello come uno che "va assecondato, poverino". Piuttosto ho sempre fatto il contrario, fino ad urlargli in faccia incaxxatissima che TUTTO quello che ho fatto io può farlo benissimo anche lui.

    Ma riflettevo su questo, che chiedo: ma se tua sorella fosse molto più "sensitiva" di quel che credi, e "sentisse" perfettamente che la si circonda di compiacenze da compassione, e traesse proprio da queste il furore di chi si rende conto di non esprimersi nella vita, ma si rende conto anche che NESSUNO crede davvero che lei possa farlo e che le si mettono insieme teatrini per "fare finta" che sia normale quello che tale non è ?

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

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