E quando mangio divento un bradipo...

  • Buonasera a tutti,

    scrivo qui più che altro per sfogarmi e per cercare consigli.


    Vi spiego brevemente la mia storia: ho 30 anni e sono una persona ansiosa, da sempre.
    Fin dalla tenera età ho avuto un rapporto molto particolare con il cibo.

    Di costituzione sono sempre stata magra, ma da bambina non volevo mangiare per capricci o altro. Da sempre molto schizzinosa (e i miei non hanno fatto molto per farmi cambiare idea), ho sempre mangiato il minimo indispensabile. Da quando ho memoria è sempre stato così, ho sempre preferito piccole porzioni, non ho quasi mai stimolo della fame (inteso come fame cieca e smodata) e quando ho davvero voglia di qualcosa sono dolci. Viziata? Probabilmente sì... ma per i dolci ho un secondo stomaco che funziona da sé.


    Qualche anno fa, intorno ai 24/25 anni, complice anche una relazione in cui il mio partner si dilettava a cucinare (bene!!) ho iniziato ad amare il cibo: cercavo localini in cui mangiare, seguivo food blogger e così via, mangiavo di tutto... cose salutari e schifezze assurde... mai TROPPO, ma il giusto, come qualsiasi persona normale.


    Ho avuto un brusco rallentamento dopo che ho visto, davanti ai miei occhi, la mia compagna strozzarsi per un pezzo di cioccolato. Una visione che mi ha lentamente fatto cadere nel baratro; da allora mi sono promessa di masticare con estrema calma, a costo di finire un piatto dopo molti minuti.

    La situazione però peggiora ancora a seguito di due gravi lutti susseguiti nel giro di undici mesi. Il cibo non c'entra, ma ho passato mesi con lo stomaco chiuso, stimolo della fame ridotto a zero (ma non ho mai, mai saltato i pasti).


    Adesso mi ritrovo a finire un piatto semplice (mettiamo il caso che ne so, carne + contorno) in un'ora. La pasta non deve essere mai abbondante, a casa mediamente mangio 40 g di pasta. Odio le cose secche, molto dure o difficili da masticare. Quando ho troppe cose all'interno di un piatto mi viene l'ansia di non riuscire a finire tutto. Quando sono a casa ormai è prassi, mangio un po', faccio una pausa, bevo e riprendo a mangiare con calma. Non lascio mai nulla, diciamo che ho il terrore di buttare via il cibo. Non lo faccio mai e mi sento male quando succede.


    Vi scrivo qui perché sono un po' di settimane che sono tornata in ufficio a lavorare con i miei colleghi. Ovviamente vivo i momenti di pranzo insieme con terrore.

    Un po' perché non posso mangiare con la mia calma. Sto sempre a vedere gli altri mangiare, faccio paragoni con la mia lentezza, ho il terrore di non finire subito, lo stomaco si chiude e boccone dopo boccone inizio a masticare all'infinito fino a non riuscire a mandare giù. "è ansia, è ansia", mi ripeto, ma la situazione non migliora affatto.

    Ovviamente il tutto è pieno di frasi di questo tipo (ogni volta..) e la cosa mi crea vergogna:


    - Oddio come sei lenta...

    - Ma lasci sempre qualcosa!

    - Perché non prendi il menù baby?


    Ad ogni pranzo lascio quasi sempre tutto. Difficilmente finisco una porzione, lo faccio con difficoltà. L'unica persona con cui mi trovo bene è la mia compagna, che ormai (pora stella..) ha tanta pazienza e non mi mette pressione. Quando mangiamo fuori con lei finisco tutto e quando davvero non riesco finisce lei per me.

    Su internet non ho trovato molto, consigli su ansiolitici e cose simili, vorrei davvero uscirne fuori. Ho trovato anche un gruppo FB... "anginofobia"... paura di rimanere strozzati, a volte leggo casi limite e non vorrei mai e poi mai ridurmi a tanto (persone che frullano di tutto, anche no, na fiorentina frullata ti piglio a schiaffi).

    Questo è quanto. Spero di leggere i vostri consigli, esperienze, anche curiosità! Ciao!

  • Il discorso degli ansiolitici può avere un senso perché tu stessa ammetti che se sei in compagnia di chi non promuove la tua ansia la situazione va abbastanza bene, però dovresti necessariamente parlarne con un medico. Anzi, più che gruppi dedicati al tema, che secondo me non fanno altro che farti pensare in maniera negativa al tuo disturbo, penso che dovresti parlarne con un medico, sperando di trovarne uno davvero competente.


    Poi secondo me sono le persone che ti fanno quegli appunti che dovrebbero avere vergogna, perché la tua educazione può far passare una volta, ma se la cosa è sistematica diventa snervante. Ti consiglio di prepararti una risposta secca in modo da dissuadere altre considerazioni future.

  • Ciao Daisy, grazie.


    Ieri è successo nuovamente.

    Ultimamente come scusa dico che "vorrei dimagrire, per questo mangio poco"... ma ovviamente non è così.


    Non ho lo stimolo della fame, mangio per inerzia. Nella mia vita privata, intima... non lo vedo come disturbo invalidante poiché, come accennato, a casa ho stabilito la mia routine, con le mie porzioni.


    Il dramma si presenta fuori, e purtroppo sono una persona che si sta costruendo anche dei piccoli legami in una nuova città. Si socializza anche mangiando fuori... è lì il mio dramma.

  • ikigami anche io sono lenta a mangiare, e sto venendo fuori da un lungo periodo di disappetenza.

    Ho letto da qualche parte che per avere senso di sazietà un pasto andrebbe consumato in 30 minuti, cosa che stride fortemente con i ritmi frenetici della vita di ognuno.

    Penso anche che la vita sia immensamente complicata e nessuno dovrebbe permettersi di cronometrare quanto tempo impieghiamo a consumare il nostro pasto.

    Se i piatti sono in tavola e ti accorgi di essere un po' indietro suggerisco di chiarire con il proprio commensale che si è un po' lente. Non occorre specificare i motivi, può essere banalmente un problema di stomaco per il quale il medico ci ha costretti a questa lentezza, o un problema ai denti. Nessuno ne ha mai fatto un dramma, di solito se si è a cena fuori si ha del tempo libero per farlo, puoi usare il tempo di attesa della portata per parlare tu ed utilizzare il tempo in cui viene servito il piatto per far parlare l'altro (di solito se si parla mentre si mangia si mangia più lentamente).

    Ogni vero dolore viene scritto su lastre di una sostanza misteriosa al paragone della quale il granito è burro. E non basta una eternità per cancellarlo. (D. B.)

  • Il dramma si presenta fuori, e purtroppo sono una persona che si sta costruendo anche dei piccoli legami in una nuova città. Si socializza anche mangiando fuori... è lì il mio dramma.

    :/ Ho abitudini alimentari molto simili, e anch'io da sempre. Con la differenza che non sono neanche golosa di dolci.

    Qui parlo delle quantità.
    Però non l'ho mai sentito come un problema nei pasti consumati fuori in compagnia, nè me lo ha mai fatto sentire nessuno come problema.

    L'unico problema me lo pongo io quando la sponsor del pasto fuori sono io, perchè è proprio sicuro che io ordinerò O un antipasto O un primo O un secondo O magari due contorni di verdure. E allora risolvo premurandomi sempre che loro ordinino prima di me, onde evitare che recepiscano il mio ordine come un esempio/invito a limitarsi nei loro ordini :S .

    Se qualcuno a fine pasto nota l'esiguità di quello che ho mangiato...non mi sento in difficoltà e dico la verità : quello è quanto riesco a mangiare...

    Quanto alla lentezza di consumazione...se nel tuo caso dipende anche dall'ipermasticare per prudenza...almeno nelle pause pranzo di lavoro, dove un po' per tutti la gola è già chiusa dalla fretta di dover tornare in trincea...puoi sempre svoltare con tutti i cibi di consistenza fluida o cremosa che non creano questo problema (dalle vellutate, alle zuppe, alle insalate tipo russa o di riso, ai soufflè, al piatto di formaggi molli, agli sformati di verdure, ecc.). ;)

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Ciao. Io tendo a mangiare molto, però anche io sono lenta. Mi gusto le cose e odio vedere gente che trangugia cibo senza nemmeno fare caso a quello che ha nel piatto. Nel caso in cui mi trovi in compagnia e ci metta di più a finire qualcosa non mi giustifico e non trovo scuse e, quelle rare volte in cui qualcuno mi ha fatto notare la lentezza ho risposto più o meno "E tu ti sei accorto di quello che hai ingurgitato?".

    Prima di diventare aceto sono stata vino.

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