Il motivo per cui i giovani non lavorano

  • Secondo te questo a cosa è dovuto? Mi interessa particolarmente il lato sociologico della questione non tanto il fattore psicologico del singolo.

    Perchè è ormai un fenomeno di massa così diffuso?

    Tra l'altro so che esiste in paesi anche più avanzati del nostro tipo l'Australia, nomino questo paese perchè ho parenti li giù e confermano la stessa cosa.

    L'educazione familiare e le tendenze capitaliste spingono la persona a volersi affermare, a volare in alto invece che guardare in basso o davanti, e questa 'inclinazione' sussiste anche a spese di un modo più razionale di vedere. Quel modo che altresì spingerebbe un individuo ad entrare in contatto con i propri limiti e difetti invece di ignorarli. Inoltre oggi non si parla più di 'anormalità' ma di "propria natura" che quindi non può essere un freno a quelle ambizioni nel frattempo costituite, ma anzi una posizione personale da cui partire per arrivare alla concretizzazione di quelle ambizioni. Una persona ambiziosa 'consuma' di più di chi non spende non essendolo, e il mercato è più contento. Quanto sia onesta tutta questa 'prassi' lo lascio decidere a te.

    C'è anche da dire - d'altra parte - che la cultura media è aumentata, e quindi ognuno ha maggiori facoltà di esporsi con un pensiero personale laddove anni addietro, complice la mancanza dei social, al massimo avremmo sentito quella opinione in ambienti circoscritti.


    Ciao.

  • L'educazione familiare e le tendenze capitaliste spingono la persona a volersi affermare, a volare in alto invece che guardare in basso o davanti, e questa 'inclinazione' sussiste anche a spese di un modo più razionale di vedere. Quel modo che altresì spingerebbe un individuo ad entrare in contatto con i propri limiti e difetti invece di ignorarli. Inoltre oggi non si parla più di 'anormalità' ma di "propria natura" che quindi non può essere un freno a quelle ambizioni nel frattempo costituite, ma anzi una posizione personale da cui partire per arrivare alla concretizzazione di quelle ambizioni. Una persona ambiziosa 'consuma' di più di chi non spende non essendolo, e il mercato è più contento. Quanto sia onesta tutta questa 'prassi' lo lascio decidere a te.

    C'è anche da dire - d'altra parte - che la cultura media è aumentata, e quindi ognuno ha maggiori facoltà di esporsi con un pensiero personale laddove anni addietro, complice la mancanza dei social, al massimo avremmo sentito quella opinione in ambienti circoscritti.


    Ciao.

    Sono totalmente d'accordo, in particolare ho voluto evidenziare le parti più pregnanti da cui parte il tutto.

  • giuseppex: il tema dei vaccini calza benissimo questo ragionamento. In linea generale, se parliamo di un intervento estetico, ognuno di noi può esprimere la sua valutazione soggettiva. Ma ahimè, quando si parla di medicina e salute, non è così. Ma partiamo dal caso generale, da quelli che un tempo avrebbero espresso la loro opinione al bar, mentre oggi hanno un mezzo potentissimo e democratico per confrontarsi, e secondo me è questo che ha creato l'illusione che la propria opinione possa valere come quella di chi è esperto dell'argomento. In definitiva per me è un side effect di internet; parlo dunque la mia opinione vale. E questo su temi come quello dei vaccini ha creato enormi sacche di persone che pur non capendo nulla di chimica hanno contribuito a creare cattiva informazione; ed ecco quindi il signore che guida l'autobus per mestiere, che si mette davanti alla comunità scientifica e dice "no, non sono d'accordo". Visto da fuori è grottesco; ma ahimè, sui suoi pari la sua parola ha un peso. Da qui il caos. Se ognuno tornasse nei suoi ranghi si starebbe a mio parere tutti meglio.

    Io sono un ingegnere e non un medico, e in nessun caso posso mettermi a discutere di vaccini, è evidente che non ne so abbastanza. In questi casi l'unica cosa da fare è chiedere consiglio al proprio medico sulla propria situazione personale.

    C'è poi un tema di responsabilità sociale e civile: visto che questa malattia, ancora sconosciuta, alcuni li riduce in fin di vita, e non tutti possono fare il vaccino purtroppo, chi può deve farlo per dovere civile, visto che come minimo il vaccino:

    - abbatte (ma non elimina) il rischio di ammalarsi e quindi contagiare altri

    - abbatte notevolmente il rischio di ospedalizzazione dei soggetti vaccinati, riducendo quindi il rischio che gli ospedali vadano in burn out.

    Credo bastino queste due informazioni per capire perché, in una società civile, tutti dovrebbero farlo; ovviamente sulla situazione medica di ognuno non entro nel merito perché medico non sono.

  • Arrivo tardi su questa discussione, ma vedo che è già stato detto praticamente tutto ed è un bene. Almeno il livello di consapevolezza media è alto.


    Vi faccio solo notare che, come prevedibile, si sono formate due fazioni. Quella di chi minimizza le difficoltà di una situazione che non ha vissuto e non vivrà; e quella di chi invece l'ha vissuta o la sta ancora vivendo.


    Mi verrebbe da dire che se proprio non vogliamo dare retta ai dati ufficiali (che danno ragione senza dubbio alcuno a chi fa presente una situazione di difficoltà): possiamo senz'altro spezzare una lancia a favore di chi queste situazioni le vive o le ha vissute sulla propria pelle.


    Quando si vive (o si è vissuta) una vita priva di questi problemi: è troppo facile minimizzare la mancanza di prospettive di chi invece vive (o ha vissuto) queste difficoltà.


    Lasciamo parlare gli esperti tenendo ben saldo un occhio al dato ufficiale. Il resto sono impressioni personali.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Ti parla uno degli ultimi tre comunisti rimasti...per me dovrebbero mangiare tutti.

    Ma tu sei un puro l'ho capito e va bene...

    Però questo lo diceva Lenin:


    Secondo Vladimir Lenin, "Chi non lavora non mangerà" è un principio necessario nel socialismo, fase preliminare dell'evoluzione verso la società comunista. La frase appare nella sua opera del 1917, The State and Revolution. Con questo slogan Lenin spiega che negli stati socialisti solo gli individui produttivi potevano avere accesso agli articoli di consumo.


    According to Vladimir Lenin, "He who does not work shall not eat" is a necessary principle under socialism, the preliminary phase of the evolution towards communist society. The phrase appears in his 1917 work, The State and Revolution. Through this slogan Lenin explains that in socialist states only productive individuals could be allowed access to the articles of consumption.


    He who does not work, neither shall he eat - Wikipedia


    La cosa curiosa è che la stessa frase l'han detta il (o uno dei padri) padre del cristianesimo, un colonialista dell'impero Britannico e il capostipite del comunismo realizzato.

  • Non posso che concordare.

  • Sono d'accordo con l'autore che ha aperto il thread. Essendo anche io relativamente giovane, tra l'altro plurilaueato, posso dire la mia: non è facile trovare lavoro. Mi sono dovuto inventare di tutto, dall'assistenza alle pulizie, in attesa di concorsi che non sono mai arrivati tra l'altro (per la mia categoria di titoli, intendo). Molti miei compagni di università, oggi, sopravvivono con l'attività commerciale di famiglia, oppure con contratti a breve termine, stage etc. In Italia è difficile. Qualche persona che conosco, laureatasi con me, ha addirittura trovato la fortuna con le prestazioni a pagamento. Dovete cercare di intendere tra le righe, per ovvi motivi, quello che intendo. Capite a cosa si arriva? Quando sento "i giovani non vogliono lavorare e non si impegnano, noi ai loro tempi studiavamo ed era tutta un'altra cosa", lo ammetto, mi girano le scatole. Eppure non sono più giovanissimo, ribadisco, quindi n la prendo mica come un attacco personale. La verità è che tanti più piccoli di me si impegnano e lavorano sodo, non vorrebbero essere certo dei parassiti. Anzi io stesso, anni fa, non vedevo l'ora di lasciare casa e avere un'indipendenza tutta mia! Non è vero che i giovani non fanno nulla dalla mattina alla sera. Ribadisco, alcuni pur di non essere di peso alle loro famiglie hanno preso decisioni estreme, leggere sopra.

  • Si ma io mi ispiro direttamente alla radice:


    "Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni".

  • il lavoro umile non vuole farlo nessuno, e il dramma nel dramma è COSA venga considerato "lavoro umile", anche dai laureati e masterizzati!

    Non so ma mi pare che qua..."umile" sia tutto quello che non garantisce migliaia di euro/mese all'ingresso!

    Saranno tutti Briatore?

    Senza lamentarmi, ci mancherebbe, ho fatto molti lavori umili, dallo scaricare camion di derrate alimentari ai magazzini Generali, di guardare camion,

    Di lavorare con i muratori, di specializzarmi nell'uso e nella conduzione di mezzi per il movimento terra.


    Poi per fortuna si è profilata la mia unica occasione, sono diplomato in chimica industriale, un quinquennio abbastanza duro, fatto anche di delusioni, ma alla fine sono riuscito nel mio intento, trovare un lavoro nel mio settore e perseguirlo fino ad oggi. E non nascondo che con qualche passaggio di livello e mansioni, dopo 34 anni me la sto cavando piuttosto bene.


    Il periodo più lungo che sono restato senza lavoro, 7 giorni, poi ho cercato girato imprecato, arrabbiato, finché non sono stato assunto da un'altra parte, un lavoretto massacrante, una cava, otto ore di pala meccanica ogni giorno per poco più di un milione di lire.


    Ma ancora prima, cameriere di sala ...in Francia, nella splendida città di Lione, per tre mesi ogni anno, facevo la terza media quando ho iniziato come apprendista, e ho continuato fino ad un anno dal diploma.


    Ecco i lavori umili che ho fatto.

    Ma, ritorniamo al punto lavoro, difficile trovare quello per cui si è studiato ora, difficile trovarne se non a contratti capestro.


    Nei decenni scorsi c'è stato uno svilimento tale sul lavoro che ha permesso alta specializzazione e compensi economici da fame.


    Mi ripetero' ma non deve essere la finanza a condizionare l'economia reale.


    Penso e sicuramente il mio pensiero sarà distorto che ci sia dietro un progetto sulla disoccupazione giovanile.


    Ci sono anche altre opportunità, si, la tanto bistrattata agricoltura, non dico del lavoro presso terzi, ma ci sono anche terre incolte di proprietà demaniale e giuro che se potessi tornare indietro ci proverei, idea da non scartare a priori.

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