Farsi rispettare

  • Come si fa a farsi rispettare senza diventare un "tiranno" ?

    Sono un tipo pacato, spesso lascio vincere le discussioni agli altri anche se so di avere ragione perche' mi convinco che non ne vale la pena di continuare a discutere, lascio all'altro l'illusione che la ha avuto vinta e stop.

    Però a volte vorrei essere più attivo, estroverso, capace di far valere le mie opinioni, si potrebbe dire "essere un maschio alpha invece di un beta", ma senza però schiacciare gli altri.

    So che è una capacità necessaria anche per alcuni tipi di lavoro (ad esempio di un capo o dirigente) o per entrare in alcuni gruppi di persone.

  • Ciao, anch'io ho un po' lo stesso problema. Sono "di basso profilo", ho anche la voce bassa e in più ho una piccola difficoltà nell'imbastire i discorsi verbali, cosa che trasmette un certo senso d'insicurezza.

    Io comunque ci provo. Per darmi tempo e organizzare un cavolo di discorso spesso inizio con "mah... non so... Secondo me è un po' diverso..." e poi vado avanti spiegando le mie ragioni. Oppure cerco di sfruttare quella che chiamano "comunicazione riverberativa": prima elenco quello su cui sono d'accordo con l'interlocutore, poi passo alle mie ragioni. Non mi è molto semplice perché spesso ho bisogno di fare pause, e questo permette all'interlocutore di intrufolarsi. Inoltre ci sono persone (soprattutto nella mia famiglia) molto aggressive nell'esporre le loro tesi, e con quelle faccio ancora più fatica. Anche perché se non ti lasciano parlare...

    A volte sono talmente stanca che quando qualcuno esprime un'opinione con cui non sono d'accordo faccio finta di fare altro (per poi magari pentirmene, soprattutto se il tizio ha sparato un'emerita min*****).

    Poi c'è anche il discorso degli sguardi. Alcuni sanno rivolgere degli sguardi così carichi di severità e disapprovazione...


    Che dirti?

    Bisogna provare, all'inizio "si perderà", ma non bisogna arrendersi al primo colpo. Fallo almeno tu, che sicuramente sai esprimerti meglio di me ^^

    There is no dark side of the moon, really. Matter of facts it's all dark.

  • Ottimo! Finalmente un topic che fa per me. Ho a che fare con dei bulletti e delle bullette che vanno alle scuole medie, ma anche con ragazzi più grandi che si comportano da bulletti.

    Si tratta di 'problemi' che hanno a che fare col fatto che mentre loro ascoltano e idolatrano patologicamente Sfera Ebbasta e tutta la scena Trap (persone che io definisco 'droghe'), io ascolto e suono con gioia ed entusiasmo sempre crescenti musica classica e musica lirica. Premesso il fatto che a me non è mai interessato il giudizio del pubblico, e che, dato che non mi piace l'ignoranza in cui sta precipitando il nostro Paese, sono sempre più convinto di puntare sul mercato musicale cinese e coreano e di distribuire i miei recitals pianistici all'estero, devo dire che più sento queste persone dire che il pianoforte li fa vomitare, che Sfera Ebbasta farà storia, perchè è il Re della musica, che sono contenti che i compositori classici (in particolare Schumann) non ci sia più, più approfondisco la mia ricerca di brani da ottavo-nono e decimo anno. A partire da domani (ovvero dal giorno del mio compleanno), infatti, inizierò una nuova avventura di studio: di recente, infatti, ho raggiunto un obiettivo fondamentale per me, nel senso che musicalmente mi sono avvicinato a Robert Schumann :love: :love: :love: . Ho deciso, tra l'altro di approfondire un brano davvero denso, ma moooooooooooooooooooooooooooooolto moooooooooooooooolto bello, ovvero la Fantasia op. 17. Più avanti, poi, suonerò anche altro di Schumann, ovvero la sua musica da camera (tra cui il Trio op. 63), una delle sue Sonate per pianoforte (la terza, per la precisione) e alcune delle sue opere pianistiche.

  • Sono un tipo pacato, spesso lascio vincere le discussioni agli altri anche se so di avere ragione perche' mi convinco che non ne vale la pena di continuare a discutere, lascio all'altro l'illusione che la ha avuto vinta e stop.

    Però a volte vorrei essere più attivo, estroverso, capace di far valere le mie opinioni, si potrebbe dire "essere un maschio alpha invece di un beta", ma senza però schiacciare gli altri.

    So che è una capacità necessaria anche per alcuni tipi di lavoro (ad esempio di un capo o dirigente) o per entrare in alcuni gruppi di persone.

    La parte che ho sottolineato nel quotato - secondo me - è già ottimo segno di Intelligenza vincente.

    Vero che nella vita concreta (Lavoro, per esempio) questo potrebbe non bastare o addirittura essere equivocato.

    Ma - sempre secondo me - quella Capacità di "non farsi prendere dall'embolo" resta basilare.

    E solo chi sa accumulare dati e riflettere, senza farsene coinvolgere più di tanto nell'immediato/impulsivo/compulsivo , può arrivare in tutta calma a ridere e a dimostrare la risibilità di tesi avverse e pretestuose. (Lo dico proprio pensando al Lavoro). ;)

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Non mi è molto semplice perché spesso ho bisogno di fare pause, e questo permette all'interlocutore di intrufolarsi.

    non me ne parlare...

    Ottimo! Finalmente un topic che fa per me. Ho a che fare con dei bulletti e delle bullette che vanno alle scuole medie, ma anche con ragazzi più grandi che si comportano da bulletti.

    Insegni musica a scuola?

    Ma - sempre secondo me - quella Capacità di "non farsi prendere dall'embolo" resta basilare.

    Si, non disprezzo il mio modo di essere, però mi piacerebbe riuscire a tenere le redini io se necessario, non so se ho reso l'idea...

  • Come si fa a farsi rispettare senza diventare un "tiranno" ?

    Sono un tipo pacato, spesso lascio vincere le discussioni agli altri anche se so di avere ragione perche' mi convinco che non ne vale la pena di continuare a discutere, lascio all'altro l'illusione che la ha avuto vinta e stop.

    Però a volte vorrei essere più attivo, estroverso, capace di far valere le mie opinioni, si potrebbe dire "essere un maschio alpha invece di un beta", ma senza però schiacciare gli altri.

    So che è una capacità necessaria anche per alcuni tipi di lavoro (ad esempio di un capo o dirigente) o per entrare in alcuni gruppi di persone.

    Lasciare che gli altri "vincano" la discussione è un buon modo di levarseli dalle scatole e avere più tempo per seguire la tua identità.


    Tuttavia se lo fai troppo spesso verrai considerato (nell'ambiente in cui lo fai) come una persona "facile da prevaricare", facile da piegare. Forse è proprio questa considerazione a spingerti a scrivere qui?

    Altra possibile motivazione è la considerazione di te stesso, la tua autostima: ti senti in difetto nel comportarti in modo accomodante?

    Sono domande fondamentali per capire la ragione di tale dubbio.


    Chi ha una forte empatia tende a temere di essere (o apparire) "tiranno" ogni volta che si fa rispettare, anche perché spesso non avendo esperienza nel "farsi rispettare" scambia il comportamento tirannico come un comportamento autorevole. Sono due cose diverse però.

    C'è da dire anche che questa "paura di essere tiranni" è data da una proiezione attributiva. Si pensa che l'altro possa vederci come noi vedremmo l'altro quando si comportasse in un determinato modo.


    La proiezione attributiva però non è che una nostra proiezione. Come tale talvolta è corretta, talvolta è sbagliata. In ogni caso si basa interamente sul nostro vissuto e sul nostro carattere.


    Per capire quanto "tiranno" appare con un comportamento o l'altro bisognerebbe poter stare nella mente dell'interlocutore. Imparare ad essere autorevoli è tutt'altro che semplice, quindi ci si attiene a schemi preconfezionati dati dalle più note tecniche di interazione con gli altri. La più famosa ed equilibrata è l'assertività.


    Essere assertivi significa continuare per la propria strada prendendo atto di quanto ha detto l'altro, ma mettendo sullo stesso piano il nostro punto di vista. L'altro non è obbligato ad accettarlo, ma la nostra dichiarazione di come la pensiamo suona un po' come "un avvertimento" che noi continueremo la nostra condotta in base a ciò che pensiamo noi.


    Non so se conosci la parabola delle pecore, dei lupi e dei cani pastore. E' una parabola di vaga origine religiosa (non ricordo se Protestante o cosa) che è stata ben rappresentata in un film di Clint Eastwood. E' un modo di pensare tipicamente americano. Chi è di estrazione pacifica potrebbe considerarla una esagerazione guerrafondaia, ma se applicata alla vita di tutti i giorni restituisce un senso evolutivo di difesa dei propri confini - anche e soprattutto morali.



    Nel limite del possibile bisogna cercare di non pensare come pecore, poiché nel mondo naturale molti dei diritti di cui ci sentiamo avvolti e che diamo per scontati nella società umana: sono tutt'altro che scontati e avvolgenti, soprattutto nelle piccole guerre quotidiane.

    E' scorretto comportarsi da lupi (anche perché prima o poi arriva un lupo più forte e ci fa cambiare idea).

    E' utilissimo invece imparare a pensare come i cani pastore. I cani da pastore sono in grado di pensare come i lupi e per questo talvolta prevedono le loro mosse. Si comportano con gli altri come vorrebbero che gli altri si comportassero con loro, ma se qualcuno supera il limite e li mette a rischio: si difendono.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Si, scrivo qui perché mi è capitato di sentirmi in colpa con me stesso, ed è una sensazione che non vorrei più provare.

    Normalmente "funziono" bene con gli altri ed il mio modo di essere mi soddisfa. Ma ci sono situazioni in cui il mio comportamento mi ha fatto sentire male con me stesso perché non ho saputo farmi valere come avrei voluto.


    L'argomento è un pò lungo da snocciolare per intero su un forum, dovrei fare degli esempi concreti di situazioni che mi hanno portato disagio, che mi hanno fatto sentire un "tiranno" o uno "smidollato", credo che anche a parlarne con una psicoterapia mi ci vorrebbe almeno un mesetto per fare il quadro della situazione, perché il mio comportamento di adesso è legato anche al mio passato; ma non perché ho "rimosso" come si suol dire, ritengo di conoscermi abbastanza bene.


    Diciamo che in passato subivo il comportamento degli altri senza "capirlo", questo mi ha creato problemi relazionali abbastanza evidenti ed ora ne sono venuto fuori imparando ad analizzare le persone ed il perché dei loro comportamenti (giusti o sbagliati che siano), ho con il tempo imparato a dare valore a me stesso a "fottermene" degli altri, non mi ritengo una persona molto empatica ma di certo non vorrei diventare una pietra che schiaccia gli altri.


    Per esempio di recente ho guardato il grande fratello e due figure di questo programma mi hanno colpito in bene e in male, Signorini e Soleil. Lui è il tipo che vorrei essere, lei è il tipo che non vorrei mai essere.

  • Non conosco gran che i personaggi che citi, ma posso immaginare cosa intendi per "persona che schiaccia gli altri".


    Ricordiamo sempre che non è tutta nostra la responsabilità di quello che percepisce l'interlocutore. Nell'epoca odierna le persone tendono ad offendersi per "lesa maestà" anche se li tratti in modo assertivo. C'è come la convinzione che tutti siano principini e principesse e che si possano avere solo diritti (mai doveri).


    Se gli altri si offendono per un tuo comportamento che oggettivato (visto a ruoli inversi) non ti pare offensivo: fai spallucce. Non ti accollare colpe che non hai.


    Per quanto riguarda invece il farsi rispettare: purtroppo per avere autorevolezza in un mondo di pecore talvolta bisogna comportarsi male. E' la paura a far spazio al rispetto. Ciò accade perché c'è una forte diseducazione ai doveri, alla disciplina. Pensano tutti di poter fare solo "quel che mi fa star bene" ed evitano/odiano/disprezzano tutto quel che li distrae da questo utopico obbiettivo.


    Il risultato è che se sei autorevole, se citi le fonti, se parli correttamente: nemmeno ti ascoltano. Non sanno riconoscere il potere della ragione se non dopo aver preso una sberla (figuratamente parlando).


    Anche io ho avuto problemi simili sul lavoro con colleghi più giovani e inesperti. Mi capita spesso di calarmi nei loro panni e parlare con loro, come loro dei loro problemi. Questo li induce in tentazione e perdono il rispetto. Come si dice: "La troppa confidenza annulla la riverenza". L'errore è il mio, però poi per recuperare non mi basta tirare fuori i gradi o tornare nel mio ruolo. Devo prima assegnargli un qualche terribile compito di quelli che nessuno vuole fare.. così mentre si ritrovano a farlo si ripercorre mentalmente la gerarchia.


    La gerarchia nel sistema sociale umano è inderogabile. Se non vi fosse (sia quella scritta che non) sarebbe il caos e vigerebbe "la legge del più forte" (fisicamente).

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

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