Scegliere di stare con la minoranza - a prescindere

  • Premetto che non è un argomento che mi toglie il sonno ma è una semplice osservazione che vorrei condividere con voi.


    Ho incontrato poco tempo fa un conoscente perso di vista alcuni anni fa. Parlando del più e del meno osservo che ripete io comportamenti che già aveva in precedenza: in sostanza in ogni argomento lui sceglie di stare in "minoranza". Si parla degli argomenti più svariati, dalla politica all'urbanistica in città, passando per la sessualità e la religione.


    È curioso, "cambia" pure idea per stare con quelli cge ritiene in minoranza.


    Anche voi conoscete persone che si comportano così? Cosa gli passerà per la testa? :)

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Questa è esattamente la caratteristica che Marco Travaglio descrive essere stata tipica di Indro Montanelli per tutta la vita (profusamente detto anche in Carta Bianca di ieri sera).

    Come prototipo di "bastian contrario" sarebbe molto più che lusinghiero per gli appartenenti alla categoria, considerati QI e cultura (anche di vita) di Montanelli.

    Nel suo caso mi verrebbe da dire che tutti i "cambi di idea e di fronte" fossero dettati da lucidità e lungimiranza nettamente superiori alla media, dove il cambio può ben essere, e molto spesso è, profondamente motivato dall'aver abbracciato e sostenuto un'idea vivendone una visione alta e intellettualmente elitaria, e restarne poi disgustati quando la si vede abbracciata, abbassata e deformata, da masse che ne vivono - invece - le sfaccettature e motivazioni più abbiette e futili o solo utilitaristiche.


    Non penso, però, che questa "alla Montanelli" sia l'unica possibile spiegazione. E mi si affolla la mente di personaggi (anche pubblici) che, pur intellettualmente e culturalmente dotati, abbracciano la causa di minoranze per avere meno competitors nel cavalcarle o addirittura per forme di puro istrionismo.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Bisogna però saper distinguere chi va contro la massa per puro spirito di fare il salmone, da chi invece, dato che magari lo fanno in pochi, cerca di porre l'attenzione sulle attenuanti di caino così come sulle responsabilità di Abele, pur ammettendo senza problemi la gravità del peccato originale.
    Molto spesso in una conversazione ci si ritrova a dover prendere delle posizioni minoritarie perché la maggioranza si accanisce scriteriatamente in maniera barbarica contro o a sostegno di qualcosa e il confronto diventa mera questione di tifo.

  • Non penso, però, che questa "alla Montanelli" sia l'unica possibile spiegazione. E mi si affolla la mente di personaggi (anche pubblici) che, pur intellettualmente e culturalmente dotati, abbracciano la causa di minoranze per avere meno competitors nel cavalcarle o addirittura per forme di puro istrionismo.

    Non avevo mai pensato a queste ipotesi ma in effetti in una logica di competizione può pure funzionare.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Molto spesso in una conversazione ci si ritrova a dover prendere delle posizioni minoritarie perché la maggioranza si accanisce scriteriatamente in maniera barbarica contro o a sostegno di qualcosa e il confronto diventa mera questione di tifo.

    Questo in effetti succede spesso e probabilmente è questione di protezione. Vedi che qualcuno si accanisce contro un altro e ne prendi le difese.


    Forse è anche un modo per sentirsi forti. Proteggere qualcuno, farsi portavoce o portabandiera probabilmente fa sentire forti.


    Mi rimane sempre poco comprensibile il "tradimento" di sé, delle proprie idee.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Mi rimane sempre poco comprensibile il "tradimento" di sé, delle proprie idee.

    Da quando ho risposto questa mattina mi lasciava perplessa lo "a prescindere" del titolo, ma non ne ho fatto cenno per non complicare.

    Trovo che lo "a prescindere" sia un giudizio di chi osserva, ma che non necessariamente corrisponda all'animus dell'osservato. E stesso penso del concetto di "tradimento delle proprie idee" (che poi è un altro modo di affermare lo stesso "a prescindere").


    Può non trattarsi affatto di "tradire" nè se stessi e nè le proprie idee, e trattarsi invece di un sè che (fortunatamente) si evolve e che è perfettamente fedele a se stesso nel seguire le naturali evoluzioni dei propri pensieri e riflessioni.

    Il già citato Montanelli è un sicuro Esempio di questo continuo work in progress (privato, suo, che solo di riflesso diventava pubblico, anche per professione). E avrebbe <tradito sè stesso> se per una "coerenza di facciata" si fosse autocondannato a proclamare a 60 anni le stesse idee che proclamava a 20.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Può non trattarsi affatto di "tradire" nè se stessi e nè le proprie idee, e trattarsi invece di un sè che (fortunatamente) si evolve e che è perfettamente fedele a se stesso nel seguire le naturali evoluzioni dei propri pensieri e riflessioni.

    Assolutamente d'accordo, ci mancherebbe altro...ognuno di noi cambia idea e non si può certo parlare di "tradimento" di sé, in quel caso, anzi, è esattamente il contrario.

    namasté

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