Quando si supera un segno

  • Ma non può essere che tua madre sia stata gelosa/invidiosa dell'affetto di tuo padre?

    Mi rendo conto che l'ipotesi abbia persino del mostruoso, ma è nè più ne meno che quello che fu diagnosticato a mio marito. Però mi pare che non sia così raro neanche al femminile, e mi spiego.

    (mia madre, secondo me, è sempre stata gelosa di me, perchè mio padre non era personalità dominabile, sebbene sapesse essere di sentimenti squisiti; ed è vero che lui per me avesse un debole evidente; sto pensando per la prima volta, dopo aver letto il tuo racconto, a una cosa apparentemente sciocchissima che adesso mi sembra molto spiacevole per me e che ritorna in questa direzione, e cioè : fino alle medie, in cui cominciai a scegliere vestiti e tagli di capelli per conto mio...non solo sceglieva tutto mia madre, ma lo sceglieva secondo criteri che sembravano funzionalizzati a castigare la mia femminilità piuttosto che ad esaltarla. Quando guardo le foto di famiglia...è un libro che parla da solo... entrambi elle elementari, foto di cerimonie di famiglia : io vestita come una che si è messa addosso le prime cose che ha trovato in giro e con capelli corti un centimetro (io che i capelli lunghi me li sognavo anche di notte e in cuor mio adoravo quelle mamme di amichette che curavano i capelli lunghi delle loro bambine e li infiocchettavano in tutti i modi possibili) e mio fratello vestito con completini da lord inglese e...con boccoli fluenti LUI... Ma non basta : quando cominciai a dire che i capelli non li taglio e a voler scegliere scarpe e vestiti... di ogni cosa che avesse del femminile (cioè tutte quelle che mi piacevano) aveva da dire che fossero "da sgualdrinella di campagna". E da "sgualdrinella di campagna" era anche un sandaletto con DUE centimetri di tacco e un fiocchetto sulla tomaia. Anche lo saccato sulla comunione mi ha fatto ripensare : io e mio fratello l'abbiamo fatta insieme. Nelle foto impietose si vede una me ormai troppo alta per i vestiti da comunione con abito confezionato (classico tipo suora) che pur proveniente da uno dei migliori negozi della città era piccolo e corto per me, con altrettanto impietoso flash che immortala i miei piedoni 38 e l'abito che arriva sopra alla caviglia...mentre il baby aveva uno dei tanti completi da lord inglese di cui è (giustamente) ancora fiero...E non basta ancora : qualunque suo sospetto di mia falla veniva riportato da lei a mio padre - rigorosamente a mia insaputa - mentre quando ad avere falle mooooolto evidenti era mio fratello...se le teneva per sè...).

    Scusa la lunga parentesi, ma...quanto è bello riflettere insieme!

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • @Gloria: non penso possa buttarsi in campo alcuna gelosia di mio padre; lui era davvero dedito a lei e non ha mai manifestato preferenze smaccate tra noi figlie, se differenza c'era era appena accennata.

    Nel tuo caso invece trovo evidente altra dinamica; probabile ci fosse da parte di tua madre la sindrome di matrigna di Biancaneve, cioè una esacerbata competizione con te, come quella tra la strega cattiva e Biancaneve; qualunque bimba cresce e si fa donna mentre la madre invecchia e in alcuni casi si instaurano dinamiche malate in cui può insinuarsi una sorta di invidia da parte della madre...nel tuo caso la vedo tutta. La tua femminilità veniva repressa per mantenerti bambina innocente e non in grado di superarla in femminilità o quant'altro, viceversa tuo fratello come maschio non le causava alcun problema, era anzi l'ometto della sua vita.

    Io non posso beneficiare di quest' interpretazione, mio padre era al di fuori di ogni competizione, lei faceva e disfaceva. Poi devo ammetterlo: materialmente non mi ha fatto mancare nulla, e ha fatto le cose uguali più o meno, il problema è stato tutto puramente affettivo. Per tornare sull'esempio del vestito da comunione: poteva comprare la prima cosa che capitava, invece mi ha portato in un bel negozio e mi ha detto "scegli", senza badare a spese. E quello che ho scelto ha comprato, non le importava nulla, non c'era partecipazione emotiva da parte sua, come se la cosa non la riguardasse. Nel caso di mia sorella fu davvero l'evento dell'anno e le fece provare molti abiti, non era mai convinta, e un giorno tornando a casa vidi questo abito appena acquistato appeso in mezzo alla sala ed era spettacolare nella sua maestosità, e davvero mia madre ci aveva messo tutta se stessa nella scelta.

    Peraltro accadde anche al mio matrimonio: mi regalò (su mia richiesta) il mio abito da sposa. Io girai un po' e la portai controvoglia a vederne alcuni, lei era seccata e infastidita dal dovermi accompagnare, avrebbe preferito firmare un assegno ed essere lasciata in pace, ma io ci tenevo che partecipasse, ho capito poi che per me in questi casi scatta la pretesa di una sorta di risarcimento emotivo, perciò anche se non manifestava nessuna allegria la costrinsi a fare con me queste prove. Comprai alla fine un abito stupendo di una famosissima firma. Ero bella, e quando uscii con addosso l'abito nella sala dell'atelier e mi guardai allo specchio mi sentii davvero come la principessa delle favole, ero emozionata, e cercai il suo viso per cercarvi un'approvazione che non trovai...c'erano invece freddezza e indifferenza, ma io ero ancora troppo immatura per aspetteramelo...aveva infatti fretta di concludere e fu sollevata quando le dissi che avrei scelto quello. In definitiva quell'acquisto le suscitò la stessa emozione del pagare una tassa.

  • In definitiva quell'acquisto le suscitò la stessa emozione del pagare una tassa.

    E' tutto squilibrato e assurdo, mentre tu sei troppo precisa affinchè si possa dubitare delle tue parole e dei tuoi ricordi.


    Riesco solo a dirti...Ipposam...comunque sia andata e per quanto possa essere immensa l'importanza dei genitori...facciamocene una ragione e ringraziamo la sorte e la nostra natura di esserne uscite comunque sane e bastevoli a se stesse.

    Quello che è mancato, senza che nessuno sappia perchè, non tornerà mai. Non cambia e non può cambiare chi ha fatto una vita intera con le sue fisse (come noi avremo certamente le nostre).

    Lascia perdere.

    Non aspettarti oggi quel che non c'è mai stato.

    Fattene una ragione giacchè puoi e ne hai tutte le capacità.

    Hai costruito la tua famiglia e non sei tu che hai escluso i tuoi.

    Non ti aspettare nulla, compatiscili, e riuscirai a non farti male pensandoci.

    Tu hai fatto di tutto e di più. Puoi andare avanti ottimamente da sola e con la famiglia che hai creato.

    Lascia perdere senza acredine.

    E rendiamoci conto che anche quando non c'è una diagnosi...non per questo non c'è una patologia, che è patita per primo da chi la incarna.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Esattamente. Non avrei saputo dirlo meglio.

    Certo dispiace, ma resto convinta che il migliore, se non l'unico, modo di affrontare questa situazione sia proprio quello che dice gloriasinegloria.

  • Non avrei saputo dirlo meglio.

    Io ti ringrazio e quel che ho detto l'ho detto pensandolo sinceramente.

    Però credo di capire ipposam nel suo dolore.

    Sarò breve : per la chiave di lettura che lei mi ha dato su mia madre...io che non avevo veramente MAI elaborato la sua molto verosimile chiave di lettura...non ci ho dormito la notte dopo e continuavo a pensarla anche il giorno successivo.

    DOPO ho svoltato come ho detto, certo.


    Ma la consapevolezza dell'essere vissuta in qualche misura male dalla madre... fa MALE, e molto.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • @Gloria: la mia chiave di lettura per il tuo rapporto con tua madre corrisponde a un fatto abbastanza naturale e insito in qualche misura in ogni rapporto madre - figlia femmina; diciamo che in situazioni normali prevalgono poi altri sentimenti e non si dá spazio alla competizione con la figlia. Evidentemente su questo tema tua madre non era a sua volta "risolta", e ha vissuto il rapporto con voi figli attraverso lenti distorte, finendo col danneggiare tuo fratello alla stregua di come mia madre col suo comportamento deviato e inconsapevole ha danneggiato mia sorella.

    E certamente la via che indichi tu è l'unica da seguire, io ne ho ampiamente consapevolezza; ho fatto ogni cosa in mio potere per rendermi autonoma il più possibile e addirittura ho cercato e cerco di "farmi da madre", come se non l'avessi una madre. Sono 43 anni che mi alleno a farcela da sola e ogni tanto mi dico che sono brava, nonostante la mancanza si faccia sentire e si, fa male; è un dolore con cui si può solo convivere ma non si può eliminarlo, perché è qualcosa di troppo innaturale non essere amati dalla madre. Si può accettare di non essere amati da un compagno, ci si può dire "non era quello giusto" "non eravamo fatti per stare insieme" ecc; ma non si può dire "non ero la figlia giusta" o "non era la madre giusta"...l'amore di una madre dovrebbe essere incondizionato e infinito, non si può immaginare che una madre ti guardi con freddezza e indifferenza e non provi nulla per te.

    A volte mi sembra di aver fatto grandi passi verso l'accettazione della situazione, altre mi rendo conto che basta poco per tornare al punto di partenza. Proprio di recente riflettevo su quanto sono stata "forte" ad aver realizzato l'impresa di acquistare una mia casa al mare e allontanarmi così da quella familiare. Certamente c'è voluto impegno e non è stato un passo facile anche per tutto quello che quella casa rappresenta; ma se vado a scavare dentro di me...comprare questa nuova casa è davvero un atto liberatorio da mia madre e dalla sua influenza? Devo premettere che per qualche motivo quel posto lo percepisco come "radice"...quando ci vado per me è come tornare indietro nel tempo, alla mia infanzia. C'è poi una montagna da quelle parti che ho sempre sentito rappresentativa di mia madre. Potevo comprare ovunque la mia casa ma io l'ho voluta lì, realizzando l'assurdità di averne 2: una, la sua, fredda e inospitale, di difficile accesso per via di un giardino intricato, cancelli piccoli e coperti di fitta vegetazione, terrazze su livelli diversi, ostacoli di vario genere; l'altra, la mia, accogliente e aperta, con grandi cancelli, un giardino ordinato e piano, tante grandi finestre. Ho infine realizzato di recente che questo acquisto è ancora un mio tentativo di avvicinarmi a mia madre, o meglio di risolvere il problema della mancanza di una madre...la casa stessa è noto simbolo materno, io non ho fatto altro che cercare di colmare il gap...ho comprato una casa che fosse accogliente per me, perché nella sua, fatta in tutto e per tutto a sua immagine, non c'era posto per me. Io il posto me lo sono dovuto comprare. E questo acquisto simbolicamente riflette ancora la mia ricerca di una madre, sia per il tipo di acquisto (una casa come simbolo materno), sia per il luogo (lì dove ho le mie radici, dove sento la presenza di elementi materni); quindi non è come credevo un atto di ribellione e indipendenza, ma al contrario riflette ancora una volta una mia debolezza, il mio dolore di non essere amata da mia madre e il mio estremo tentativo di recuperare questo rapporto.

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