Libertà sessuale e fedeltà; gelosia ed invidia: crisi all’interno della coppia moderna

  • La mancanza di certezze è senza dubbio uno dei più grandi incentivi a "fare ognuno per se", tuttavia la storia ci insegna che in famiglia le certezze personali si rafforzano (sia emotive che finanziarie).


    Il fenomeno dell'individualismo è complesso e ci sono diverse teorie a riguardo.

    Mi pare ci sia un comune accordo fra i vari sociologi, filosofi ed economisti, che i cambiamenti di "ruolo" (radicali) nelle relazioni uomo-donna siano giunti con la civilità capitalista.


    Partendo dall'assunto che Il matrimonio è nato sulla base dello scambio è doveva necessariamente essere combinato.

    Quando non era combinato in modo diretto era comunque mediato in modo indiretto da figure sensali affinché l'unione apportasse vantaggi economici e di sussistenza.


    Negli USA, verso gli anni 50, grazie all'avanzamento di una società sempre più moderna (che ha sollevato la donna dal lavoro pesante casalingo) si è diffusa sempre di più l'idea di "coppia intima". Arrivano le prime riviste (femminili) che parlavano di romanticismo, storie d'amore dove la donna si realizzava completamente a fianco a una figura maschile. Ovviamente, come ogni evoluzione di costume, tutto partiva dalle classi più agiate.


    Nonstante il cambiamento di paradigma, esisteva ancora una certa disparità di ruolo, infatti, questo modello di donna "realizzata" solo accanto a un uomo (che in relazione al matrimonio di interesse era già un passo avanti) e di famiglia che nasce dalla coppia emotivamente intima per noi è un modello superato. O si è "superato" con l'avanzamento stesso della società e non di meno del sistema economico.


    Oggi nelle zona sviluappe del mondo esiste la coppia a fini puramente "emotivi". La scelta si basa su una mediazione emotiva, dialogo, preservazione dell'individualità del partner.


    Sullo scenario Italiano:
    Dal dopoguerra ad oggi, variazioni incluse, nelle famiglie italiane il maggiore procacciatore di reddito è il maschio-capofamiglia.

    L'italia si è trovata in uno squilibrio dove l'avanzamento economico (boom) non andava a pari passo con uno sviluppo culturale, sociale e delle istituzioni. I ruoli cambiano ma a differenza dei paesi di più vecchia industrializzazione a noi mancano i mezzi per raggiungere una parità reale e per aiutare la formazione di famiglie, specie a doppio-reddito.


    Partendo dalla separazione sempre in auge fra Nord e Sud: A Sud, per fare uno dei molti esempi, ci sono pochissimi nido e per il resto di Italia solo una certa fascia ne usufruisce. Uno dei tanti esempi per cui, anche nella possibilità di farsi una famiglia c'è UN'ENORME disuguaglianza. Una fetta importante della popolazione non può fare figli.


    Uniamo tutto al precariato, e al fatto che chi è altamente qualificato fugge all'estero, è rimasta una fetta di giovani che non è qualitificata (in cui mi inserisco) e di conseguenza non viene facilmente assunta entrando in un circolo vizioso senza fine.

    Prendi due 30 enni in queste condizioni, e a differenza dei miei genitori (mio padre portatore forte di reddito, mia madre con la forma mentis della donna che aspira a voler essere mamma) questi sono i risultati, poiché un 30 enne di oggi guadagna la metà di suo padre alla stessa età. Inoltre, più si alza l'istruzione femminile (che è cosa buona e giusta) più però la "famiglia" non è una priorità: Tanto è vero che nei paesi a problema opposto (troppi figli e donne sottomesse) la soluzione è aumentare l'istruzione femminile.


    A questo punto il mio pensiero si avvicina a quello del filosofo Diego Fusaro:

    L'invidualismo è il prodotto di una società sempre più ferocemente consumistica e precaria che vede nel consumo la realizzazione del materiale e dell'immateriale. In assenza di un'etica e in un mondo che abbatte ogni argine pur di fare "profitto" al fine del profitto stesso, questi sono i risultati: I valori si disgregano e le persone diventano forma merce.

    «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».

  • A questo punto il mio pensiero si avvicina a quello del filosofo Diego Fusaro:

    L'invidualismo è il prodotto di una società sempre più ferocemente consumistica e precaria che vede nel consumo la realizzazione del materiale e dell'immateriale. In assenza di un'etica e in un mondo che abbatte ogni argine pur di fare "profitto" al fine del profitto stesso, questi sono i risultati: I valori si disgregano e le persone diventano forma merce.

    Diego FUSARO è un neo-marxista anticonvenzionale.

    Si descrive così sul suo sito:

    Intellettuale dissidente e non allineato, sono al di là di destra e sinistra. Se, infatti, la sinistra smette di interessarsi a Marx e a Gramsci, occorre smettere di interessarsi alla sinistra: e continuare nella lotta politica e culturale che fu di Marx e di Gramsci, in nome dell’emancipazione umana e dei diritti sociali.
    Ho una passione durevole per la filosofia e un amore sfrenato per il mare, immagine mobile della libertà.
    Credo nelle idee che sostengo e non le baratterei per nulla al mondo. Odio gli indifferenti e gli opportunisti.
    Non voglio avere nulla a che fare con i servi e con il pensiero unico.
    Resto convinto che in filosofia la via regia consista nel pensare con la propria testa, senza curarsi dell’opinione pubblica e del coro virtuoso del politicamente corretto.

    Ci sarebbe da discutere se sia stato il capitalismo a distruggere i valori sociali per aver imposto il consumismo.

    Da altra parte si sostiene che non sia stato il consumismo quanto l'edonismo alla base del materialismo marxista che voleva forgiare l'uomo nuovo, orientato verso lo scetticismo metafisico e la negazione del trascendente.

    Questo avrebbe creato la totale riduzione del bene etico al piacere, che è quello che si può vedere nell'individualismo.


    Ma siamo OT e mi scuso per l'intrusione.


    (---------- 8) ----------)

    Il più bello dei mari / è quello che non navigammo. / Il più bello dei nostri figli / non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni /non li abbiamo ancora vissuti. / E quello / che vorrei dirti di più bello / non te l’ho ancora detto. Nazim Hikmet (1901-1963)

    Edited once, last by Pivaldo ().

  • Diego FUSARO è un neo-marxista anticonvenzionale.

    Si lo so.


    E' mia abitudine bere a tutte le fonti senza avere pregiudizio: Altrimenti, non avrei, per esempio, appreso l'insegnamento gnostico di Cristo se mi fossi fermata al fatto che il Cattolicesimo non mi fa simpatia.


    Penso che sul paranorama delle relazioni, sia uno di quelli che senza peli sulla lingua e senza buonismi mette alla luce i paradossi dell'epoca moderna:



    Da altra parte si sostiene che non sia stato il consumismo quanto l'edonismo alla base del materialismo marxista che voleva forgiare l'uomo nuovo, orientato verso lo scetticismo metafisico e la negazione del trascendente.

    Questo avrebbe creato la totale riduzione del bene etico al piacere, che è quello che si può vedere nell'individualismo.


    Però di fatto non viviamo in pieno regime comunista (e meno male aggiungerei) ... quindi che l'edonismo di cui parlava Bruce sia più marxista che prodotto della società turbocapitalista come dice Fusaro è un'interpretazione che ha solo una logica di interpretazione filosofica. Ma nel pratico da dove viene questo individualismo ? Io mi sono espressa a riguardo.

    «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».

  • A questo punto il mio pensiero si avvicina a quello del filosofo Diego Fusaro:

    L'invidualismo è il prodotto di una società sempre più ferocemente consumistica e precaria che vede nel consumo la realizzazione del materiale e dell'immateriale. In assenza di un'etica e in un mondo che abbatte ogni argine pur di fare "profitto" al fine del profitto stesso, questi sono i risultati: I valori si disgregano e le persone diventano forma merce.

    Condivido un po' tutto il discorso che hai fatto prima. La citazione è una conclusione ad effetto che ha il suo perché. Da una parte spiega il tutto con una teoria ben precisa, dall'altra è abbastanza generica per lasciare spazio ad interpretazioni.


    Riguardo il discorso in toto: sottolineo solo che la condizione degli anni 50 era oppressiva per tutti, maschi e femmine. Per non parlare in chi non s'identificava nel ruolo dell'uno, dell'altra e magari aveva una sessualità non compresa nelle canoniche.


    La società coercitiva precedente opprimeva in modo orizzontale tutti, anche gli uomini. Ovviamente agli uomini non era stata tolta l'idea di libertà (che è un bene primario assoluto dell'essere umano) e questo li ha fatti apparire come privilegiati. Oggi è persino vietato dire che fossero oppressi, ma fino al 1945 c'era una guerra. Ce ne sono state molte altre prima. Della libertà di avere un pistolino in mezzo alle gambe te ne fai poco se sei costretto a correre in trincea con un fucile in braccio.
    Stessa cosa si può dire per il ruolo di "portare a casa i soldi". Si trattava di una condizione competitiva che non era adatta a tutti gli uomini. Chi non era "in grado" o "a livello" restava escluso senza possibilità alcuna di "vendersi" per le proprie doti estetiche.

    Proprio per questo dico che si trattava di una "idea di libertà", più che di una libertà vera e propria. Gli uomini facevano cose diverse dalle donne, ma sempre perché dovevano farle, non perché volessero passare le notti in officina o in miniera.


    E' mia abitudine bere a tutte le fonti senza avere pregiudizi

    Ed è una buona abitudine, poiché nessuno ha (tutta) la verità in tasca, ma chiunque può avere un pensiero illuminante.


    Però di fatto non viviamo in pieno regime comunista (e meno male aggiungerei) ... quindi che l'edonismo di cui parlava Bruce sia più marxista che prodotto della società turbocapitalista come dice Fusaro è un'interpretazione che ha solo una logica di interpretazione filosofica. Ma nel pratico da dove viene questo individualismo ? Io mi sono espressa a riguardo.

    Io credo che Fusaro ci abbia preso abbastanza, ma sbaglia la causa.


    Non è il capitalismo che ha creato l'individualismo. E' il contrario. Il colpevole è l'autocoscienza umana di cui parlavi tu.


    L'uomo diventa egoista in virtù di quella autocoscienza e crea quei meccanismi del capitalismo (o del comunismo) che poi nelle mani delle masse tendenzialmente ignoranti e inesperte si trasformano in esaltatori di altre tendenze deviate già presenti nella società.


    Nel caso della disgregazione dell'idea di famiglia ci sono tutti gli ingredienti: capitalismo, precariato, disimpegno morale, diseducazione sessuale, edonismo, individualismo, etc.

    Come dice anche Draghi: "faccio il pane con la farina che ho". Le persone non sono "cattive" o "poco visionarie" del proprio futuro e quindi sbagliano il loro comportamento. Semplicemente con questi ingredienti (ambiente sociale) la situazione non poteva che evolvere così.


    Come dicevo anche nell'altro thread che ho aperto: molti giovani non hanno idea di cosa sia l'amore, nemmeno provandolo di tanto in tanto per ragioni naturali. Tendono a scambiarlo per "voglia di fare sesso" e quello (e solo quello) poi vanno a fare. Il giorno dopo ricominciano da capo guardando altrove.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Riguardo il discorso in toto: sottolineo solo che la condizione degli anni 50 era oppressiva per tutti, maschi e femmine.


    Hai fatto bene a segnalarlo poiché è una verità relativa a quel periodo storico.


    Ne approfitto per dire che la questione ruoli anni 50-60 evolutasi inizialmente in USA e poi in tutto occidente è legata al discorso cambiamenti economici e dunque sociali nella civiltà moderna e capitalista.


    In una vita più "confortevole" (ovviamente partita inizialmente dai ceti medi abbienti) il ruolo della donna inizia a incentrarsi sulla costruzione di un'intimità relazionale a differenza nei tempi in cui il "matrimonio" era soggetto a mediazioni e scambi esterni alla coppia stessa: Basti pensare che la donna -generalmente- entrava nella famiglia del marito incorporandosi ad essa e il concetto stesso di famiglia era molto estesa a suoceri, ecc. E anche sull'uomo spesso gravava la sicurezza di più componenti al di là dei figli e della moglie.


    In ultima analisi: Il cerchio inzia a stringersi attorno agli interessi dei componenti unici che formeranno la famiglia: Lui e lei.

    Anche se questi "interessi" non sono ancora del tutto "sentimentali" perché i ruoli hanno ancora una certa scissione: Che poi è ciò che indichi anche tu nelle difficoltà e responsabilità esclusivamente maschili.


    Inoltre, sì, la sociologia concorda con il fatto che nel passato chi restava fuori da questo mercato difficilmente aveva opportunità di riscatto nel corso della vita: Tuttavia oggi si segnala invece molta più solitudine in età adulta DOPO aver avuto più relazioni nel corso della vita.

    Non è il capitalismo che ha creato l'individualismo. E' il contrario. Il colpevole è l'autocoscienza umana di cui parlavi tu.


    Penso che nel primo caso si giudichi da una prospettiva che parte dalla società che è inevitabilmente influenzata dall'ambiente e non di meno dell'economia (che modella la società stessa). Ragione per cui, a differenza di Pivaldo: Io credo che il discorso capitalismo (dal 90 in poi) abbia inequivocabilmente cambiato la società.


    Probabilmente ancora in differenza di vedute rispetto Pivaldo, che mi pare, nelle prime pagine dialogando con te, non sia d'accordo con la descrizione della società liquida di Bauman: In effetti, Bauman (in vita liquida ci sono ampi capitoli sul consumismo) così come la società della "tecnica" di Galimberti (per citarne alcuni conosciuti da tutti) parlano di "capitalismo" in un certo qual modo. Ma anche Pasolini aveva profetizzato ciò a cui assistiamo oggi. Per dire, senza farne una questione ideologica e centralissima che tutto trascende: Non stiamo parlando di cose troppo distanti dalla realtà, o addirittura estranee alla filosofia, sociologia, che conclamatamente le ribadiscono.

    Nel secondo caso si va oltre la società e la forma che essa assume: E si indaga direttamente nella natura umana. Discorso che non sarebbe nemmeno evolutivo e antropologico a mio avviso, dato che, l'antropologia unisce evoluzione e cultura nella loro interdipendenza, quindi è come se scendessero nuovamente su livelli cultura e società.


    Quando si decostruisce l'Io, arrivando a superare addirittura le classificazioni della psicologia che lo ritengono comunque "solido", ci si spinge -a mio avviso- in una filosofia apparentemente più astratta, ma così come la materia in fisica (quantistica) è pur sempre "vuoto", nell'astratto si tocca il concreto. Discorso che ricorda vagamente "l'amore" almeno su livelli mistici e trascendentali (di cui ho citato le varie esponenti filosofiche e Maestri annessi pagine fa) e quello che sembra muovere ogni azione nel beneficio per se stessi e per gli altri.

    «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».

  • Inoltre, sì, la sociologia concorda con il fatto che nel passato chi restava fuori da questo mercato difficilmente aveva opportunità di riscatto nel corso della vita: Tuttavia oggi si segnala invece molta più solitudine in età adulta DOPO aver avuto più relazioni nel corso della vita.

    La maggiore solitudine moderna pare abbia cause ben precise che si rifanno a discorsi che facemmo tempo addietro.

    Nell'articolo che linko e che fa riferimento a uno studio universitario americano si analizza uno dei motivi di questa esplosione di solitudine.



    Quando si entra a parlare di antropologia o sociologia si parla di insiemi che si influenzano tra loro e quindi quando manca un equilibrio c'è una tendenza, si formano anomalie o comunque avviene un cambiamento.

    Noi qui in generale stiamo parlando di mere cause, di elementi che possano essere alla base di cambiamenti nel comportamento degli uni o degli altri e che portano inevitabilmente alla formazione di squilibri nella società.


    Probabilmente ancora in differenza di vedute rispetto Pivaldo, che mi pare, nelle prime pagine dialogando con te, non sia d'accordo con la descrizione della società liquida di Bauman: In effetti, Bauman (in vita liquida ci sono ampi capitoli sul consumismo) così come la società della "tecnica" di Galimberti (per citarne alcuni conosciuti da tutti) parlano di "capitalismo" in un certo qual modo. Ma anche Pasolini aveva profetizzato ciò a cui assistiamo oggi. Per dire, senza farne una questione ideologica e centralissima che tutto trascende: Non stiamo parlando di cose troppo distanti dalla realtà, o addirittura estranee alla filosofia, sociologia, che conclamatamente le ribadiscono.

    Nella attuale società ci sono le caratteristiche della società liquida, ma non tutte. Tra le altre manca la più importante: l'equilibrio, il contrappeso che colma il vuoto emotivo dei singoli. Per il momento non è stato trovato, infatti la disfatta delle coppie continua a salire a pari passo con l'insoddisfazione.


    Nell'idea di società liquida una delle ipotesi di "contrappeso" era affidata al trovare la felicità tra più partner, anche contemporaneamente o a distanza di breve tempo tra una relazione e l'altra. Si ipotizzava una sorta di completa indipendenza emotiva del singolo dall'idea di "accasarsi" con prole. Ovviamente l'economia di pari passo avrebbe premiato in modo orizzontale le varie competenze, anche quelle fino ad allora escluse o sottopagate.


    Per il momento di tutto ciò vi è solo un blando accenno, tutto il resto dei profitti (anche emotivi) continua a confluire nelle tasche dei soliti noti: maschi considerati "alpha", ricchi, uomini e donne potenti, figli/e di potenti; le multinazionali con i loro dirigenti ben piazzati e la elite del mondo mainstream.

    La maggior parte della popolazione vive una progressiva e inarrestabile privazione di sentimenti e risorse (anche economiche).

    Si potrà parlare di equilibrio quando si troverà un minimo di stabilità.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Detto che per me Fusaro è un furbo virtuoso del copia e incolla (ottimo per i baci perugina), i citati Pasolini e Bauman secondo me avevano colto argutamente alcune tendenze contemporanee. Io che di impostazione sono marxista (non neo marxista come Fusaro) tendo a pensare che la struttura economica influisca in modo determinante su tante dinamiche a partire proprio dalle relazioni: coppia, famiglia, società. Il capitalismo contemporaneo, che ha dinamiche per alcuni aspetti diverse rispetto a quelle della prima rivoluzione industriale (siamo almeno alla quarta) si avvantaggia dalla monadizzazione delle persone. Via comunità, religione, ideologia, famiglia.. e anche coppia almeno coppia a tempo indeterminato. Io penso che non solo l'istituzione matrimonio sia ormai anacronistica, ma anche la semplice coppia stabile. Tutto si iperconsuma...incluse le relazioni amorose.

    Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa d'ora in poi troverà Stalingrado in ogni città.

  • Puoi dimostrarlo e argomentarlo?

    Lo fa lui stesso...basta leggere la sua pagina Facebook. Mette citazioni di chiunque decontestualizzando...da budda a Mark Twain. Ha una frasetta per tutto. Prende del marxismo quello che gli pare...scampoli senza una riflessione organica e così come per altre correnti di pensiero. Acchiappa qua e là per chiudere il tutto con semplificazioni di una banalità sconcertante...ma abbellite da frasi iconiche.

    Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa d'ora in poi troverà Stalingrado in ogni città.

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