Libertà sessuale e fedeltà; gelosia ed invidia: crisi all’interno della coppia moderna

  • Un discorso sentito fare sotto l’ombrellone, tra due padri sessantenni, circa le esperienze dei rispettivi figli maschi (over 33-35), entrambi separati da qualche tempo, dopo poco più di un paio di anni di matrimonio.


    Mentre leggevo il giornale, sotto l’ombrellone accanto, più di un mese fa, non ho potuto non ascoltare una serie di considerazioni, certamente di stampo maschilista (partigiano), ma che ho trovato, poi ripensandoci a distanza di giorni, interessanti e da meritare alcune riflessioni. Quanto meno, mi ha fatto pensare su quale evoluzione abbia subito la considerazione maschile della donna (con crescita della cautela e dei timori), non tanto sull’aspetto della sessualità di per sé, quanto in relazione alla formazione di rapporti di coppia e, di conseguenza, di creazione di nuclei familiari stabili.


    Parto dalla premessa che due padri che vedono fallire le unioni matrimoniali dei figli maschi (uno anche della figlia, che dopo il divorzio ha in corso una convivenza), ben difficilmente manifestano opinioni ottimistiche e sono critici nei confronti delle ex compagne/consorti dei figli. Ma è una specie di tara da valutare che darei come scontata per qualsiasi riflessione.


    In breve, un primo punto è che partivano dalla considerazione che adesso i giovani, femmine e maschi, iniziano a fare esperienze sessuali molto presto, rispetto alle generazioni precedenti, tendono a sposarsi abbastanza in età non giovanile (dai trenta anni in su). Giungono al matrimonio, quando non si fermano a convivenze più o meno stabili, entrambi i partner con un bagaglio di esperienze e conoscenze sessuali che li portano ad avere atteggiamenti molto più “aperti” nei confronti degli input (leggi tentazioni) che inevitabilmente la vita sociale comporta. E la loro reazione rispetto a detti input è quella di avere una concezione relativista della “fedeltà”, abbastanza simile a quella tradizionale maschile della prima metà del secolo scorso: solo che prima valeva per i maschi, oggi è largamente condivisa anche da parte femminile.


    Questo è particolarmente problematico per i giovani maschi che finiscono con assumere atteggiamenti scettici sulle prospettive di futuro familiare e, soprattutto, rischiano di sentirsi in una continua competizione interna ed esterna al perimetro della coppia. Con un incremento notevole della insicurezza maschile …


    Inoltre, il facile accesso alla pornografia ha avuto come conseguenza per entrambi i partners della coppia di assumere atteggiamenti “competitivi” in fatto di sesso, assumendo parametri ed obiettivi molto più alti di quelli delle precedenti generazioni. Anche qui, insicurezza, ignoranza e, spesso, arroganza emergono proprio tra chi dovrebbe aspirare a trovare l’unità familiare.


    Un secondo punto è che i partner della coppia giovane spesso sono in difficoltà nel trovare un equilibrio nei ruoli all’interno della nuova famiglia che formano. In particolare, si ingenerano “competitività interne” che concernono la carriera lavorativa, le retribuzioni e la ricerca abbastanza esasperata di alti standard di vita (casa, auto, vacanze, ecc.). In tutto questo scenario nuovo, contrassegnato da una notevole evoluzione di archetipi più semplici e schematici rispetto alle precedenti generazioni, dove le coppie erano molto più concentrate nel reagire agli stimoli esterni rispetto alle problematiche interne alla coppia (contando su una maggiore solidità/solidarietà/flessibilità/adattabilità all’interno della coppia), il germe della gelosia si trasforma facilmente in “invidia”, sia all’interno che all’esterno della coppia, con conseguenze instaurazione di un clima di tensione, di impazienza e scarsa comunicazione (ascolto delle esigenze del partner). Da qui, la incrementata facilità del fallimento delle unioni di coppia e la generale difficoltà nel creare ambiti familiari stabili e, forse, nei quali disporsi ad avere figli.


    Mi sembrano già molte cose su cui riflettere e sono sicuro che potremmo dibattere utilmente su tali schematiche analisi, fornendo apporti basati anche su esperienze personali.


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    Il più bello dei mari / è quello che non navigammo. / Il più bello dei nostri figli / non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni /non li abbiamo ancora vissuti. / E quello / che vorrei dirti di più bello / non te l’ho ancora detto. Nazim Hikmet (1901-1963)

  • Non so, mi pare un po' confusionario tutto l'argomento.. o forse (più probabile) sono troppo "estremo" per comprenderlo.

    Mi spiego meglio.


    Parli di matrimonio e di equilibri all'interno del matrimonio. Mi risulta però che il matrimonio sia quasi estinto. A parte qualche tradizionalista e qualcuno che ha interessi da acquisire, fondere o da difendere (con patti pre-matrimoniali) in generale i "normodotati" cercano di evitarlo proprio.


    Addirittura il futuro vede anche un'alleggerimento generale del legame all'interno della coppia. Con la maggiore forza economica e sociale del mondo femminile e la ormai consolidata totale indipendenza del mondo maschile dalla presenza femminile: il matrimonio è inutile.

    Persino gli interessi dei figli illegittimi sono stati equiparati a quelli dei figli legittimi, per cui questi ultimi non esistono più.


    Non si ha più bisogno dell'altro perché non c'è più alcun "ruolo" da colmare nella vita del partner.


    Ora ci sono le "coppie fluide". Si sta insieme per sempre finché dura; poi si cambia.


    Si stanno "fluidificando" anche i meno giovani. Ci sono settantenni che cercano l'anima gemella su Tinder. La quota di "anziani" di Tinder sale talmente rapidamente che stanno pensando di istituire delle funzioni apposite.


    Le coppie di un tempo erano coronate da corna quasi tanto quelle di oggi (almeno secondo i dati ISTAT). Oggi ovviamente sono aumentate le possibilità e si sono moltiplicate le occasioni e questo ha fatto aumentare la percentuale di "fluidificazione" del mondo maschile e (letteralmente) esplodere quella del mondo femminile. Le cause di divorzio derivano quasi tutte dalla mancata fedeltà.


    La recente evoluzione della società in chiave iper-individualista sta lentamente erodendo qualsiasi remora alla condotta immorale nella coppia. Si iniziano a considerare più importanti sempre e comunque i desideri personali, rispetto agli interessi della coppia.


    Sempre parlando di iper-individualismo: se sono stato educato ed incitato 20 anni (dai genitori e dalla società) a pensare solo a me stesso e ai miei personali tornaconti: cosa vuoi che me ne freghi del dialogo nella coppia?


    Invece che in un monolocale: stiamo in un bilocale, così quando non mi va di interagire con te (partner) stiamo in due stanze diverse. Anzi, meglio: stiamo proprio in due abitazioni diverse e vediamoci solo quando ci va.



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    Ora.. le mie sono considerazioni lievemente "futuristiche" (neanche tanto), ma ho parecchia argomentazione a supporto. Appena le vecchie generazioni avranno fatto il loro corso ci troveremo in una società di separati, famiglie allargate, figli senza matrimonio e coppie che vivono separate. Il test del DNA diventerà obbligatorio. E' solo questione di tempo.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Grazie Bruce per il tuo intervento.

    Ci fosse stato ancora nel forum il buon Fran, avrei letto con piacere la sua opinione.


    Posso spiegare che il senso del mio post fosse quello di partire da quel pezzo di conversazione intercettata in spiaggia tra due padri anziani (o quasi) che cercavano, in nome di una familiarità consolidata e di una loro personale esigenza esistenziale, di dare una spiegazione in qualche modo logica ai precoci fallimenti matrimoniali dei figli, per verificare quanto fosse corretta in generale.


    Spiego qualcosa di più, del mio interesse nel provocare un dibattito su un simile argomento, che forse avrei dovuto proporre in altro forum, meno incentrato sull'ansia e più sull'analisi di psicologica sociale.


    Quella che tu delinei nella tua analisi è una schematizzazione della società moderna italiana che interpreta i correnti comportamenti di formazione delle coppie alla luce della concezione del filosofo-sociologo Z. Bauman di "società liquida" ovvero della definizione della modernità.


    Nella tua interpretazione delle attuali relazioni di coppia le persone, comprese quelle che scrivono su questo forum, dai per scontato che più o meno tutti siano preda di un individualismo sfrenato, in cui si è tragicamente soli, senza la possibilità di fidarsi di alcuno, compresi i familiari (fratelli, amici, ecc.) per non parlare dei partners di coppia.


    Riconosco che questa interpretazione ha il pregio di semplificare la lettura dei fenomeni sociologici che stiamo attraversando: viviamo immersi nella incertezza relazionale più profonda e dobbiamo farci i conti tutti i santi giorni. Tutti i fenomeni esistenziali che viviamo sono così spiegabili. La fedeltà non esiste, la moralità non esiste e stiamo assistendo al superamento del concetto di onestà e di lealtà. Possiamo decidere di essere vegani, vegetariani e, non escludo nel futuro (perché no ?), abbracciare anche la pratica del cannibalismo.


    Sembra il concetto che S. Kubrick proponeva nel suo capolavoro "2001 Odissea nello Spazio: la parabola umana è un loop esistenziale di ritorno alle origini della creazione.


    Allora, la domanda (provocatoria) che sorge è perché mai tanta gente vive così profonde (spesso devastanti) crisi di ansia, come quelle che vengono dibattute nei vari compartimenti del forum ? E ci si sforza di analizzarle per spiegarle e comprenderle, aiutando ed aiutandoci ?


    Il consiglio generale (una specie di risposta automatica) da dare è quello di rassegnarsi alla generale corrente di incertezza diffusa e non dannarsi la vita a cercare principi morali e dolersi della loro inosservanza, nei confronti propri e degli altri. Viviamo, dunque, l'effimero e la soddisfazione immediata degli istinti finché è possibile nella realtà e, poi, quando non ci riusciamo, lasciamoci ottenebrare la mente con medicine/droghe che, alterando la percezione reale ci consentano di vivere in un mondo virtuale soggettivo, soddisfacente e rassicurante, dal quale sia bandito il dolore, la fatica di vivere, lo sforzo di progettare il nostro futuro. E quando non basteranno le droghe, quando ogni parvenza di giovinezza permanente si sarà dissolta ... potremo ricorrere alla eutanasia.


    Beh ... io non mi riconosco in questa società così arida, come appare in superficie.


    Mi illudo (forse) che nelle ansie che emergono in tante persone vi sia il germe di una rinascita e cambiamento di un corso della società che, per come appare, sembra perfetto per l'estinzione della specie (attraverso la denatalizzazione), la morte della democrazia e la fine di ogni relazione sociale.


    Cercherò di non annoiare oltre ...


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    Il più bello dei mari / è quello che non navigammo. / Il più bello dei nostri figli / non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni /non li abbiamo ancora vissuti. / E quello / che vorrei dirti di più bello / non te l’ho ancora detto. Nazim Hikmet (1901-1963)

  • Premetto di sentirmi un'intrusa, perchè la mia verità è che nè vivo questa esigenza di categorizzazioni sulla coppia, nè soprattutto le ritengo astrattamente possibili/generalizzabili.


    Tu parti dai commenti di due sessantenni al mare, e già questo non è generalizzabile dal mio punto di vista.

    Esiste certamente una prevalenza di sessantenni che si sono attenuti a concetti mediamente condivisi ...sì certo. Ma esprimono soltanto quel che hanno metabolizzato acriticamente e che hanno anche vissuto nella certezza che fosse L'universale e L'eterno.

    Cosa che assolutamente NON è generalizzabile neanche tra i sessantenni.

    Prova ne sia nel fatto che anche tra centenari e persino tra i millenari (purtroppo defunti, ovvio) c'è sempre stata quella frangia che ha sempre vissuto (=voluto e saputo vivere) a misura propria.


    Quello che oggi viene definito "individualismo" ... dal mio punto di vista... è soltanto la istintiva demolizione di una serie di sepolcri imbiancati a cui si sono genuflesse vite intere...uscendone deluse quando non rabbiose.

    E, sempre dal mio punto di vista, beato colui/colei che almeno ci prova ad uscire dallo schemino, quando ha solo prove del fatto che lo schemino "dabbene" non regge e rende opaca e tiepida una vita intera...(che poi è anche l'unica data)!


    Da questo assunto in poi...mah..le variabili sono miliardi...

    Variano le intelligenze, i livelli di cultura, i caratteri, le consuetudini di vita, le esperienze indirette e dirette, la fiducia in se stessi, lo status economico/sociale, le capacità, la Fantasia, il Coraggio, gli Esempi, e non finiremmo più.


    Riassumendo il mio puntino di vista senza voler annoiare oltre: i due signori sessantenni esprimevano il LORO rammarico in base ai LORO parametri esistenziali (molto comuni senza dubbio), ma senza rendesi conto ...magari...di essere loro stessi le prime vittime inconsolabili di un assetto che, essendo l'unico a loro noto, credono "universale e giusto", mentre "i giovani" tacciati di "individualismo" sono magari solo più sinceri e anche acuti nel dire, se del caso, "ma non esiste!".

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Quella che tu delinei nella tua analisi è una schematizzazione della società moderna italiana che interpreta i correnti comportamenti di formazione delle coppie alla luce della concezione del filosofo-sociologo Z. Bauman di "società liquida" ovvero della definizione della modernità.


    Nella tua interpretazione delle attuali relazioni di coppia le persone, comprese quelle che scrivono su questo forum, dai per scontato che più o meno tutti siano preda di un individualismo sfrenato, in cui si è tragicamente soli, senza la possibilità di fidarsi di alcuno, compresi i familiari (fratelli, amici, ecc.) per non parlare dei partners di coppia.


    Riconosco che questa interpretazione ha il pregio di semplificare la lettura dei fenomeni sociologici che stiamo attraversando: viviamo immersi nella incertezza relazionale più profonda e dobbiamo farci i conti tutti i santi giorni. Tutti i fenomeni esistenziali che viviamo sono così spiegabili. La fedeltà non esiste, la moralità non esiste e stiamo assistendo al superamento del concetto di onestà e di lealtà. Possiamo decidere di essere vegani, vegetariani e, non escludo nel futuro (perché no ?), abbracciare anche la pratica del cannibalismo.


    Sembra il concetto che S. Kubrick proponeva nel suo capolavoro "2001 Odissea nello Spazio: la parabola umana è un loop esistenziale di ritorno alle origini della creazione.


    Allora, la domanda (provocatoria) che sorge è perché mai tanta gente vive così profonde (spesso devastanti) crisi di ansia, come quelle che vengono dibattute nei vari compartimenti del forum ? E ci si sforza di analizzarle per spiegarle e comprenderle, aiutando ed aiutandoci ?

    Dallo zio Zygmunt ho preso solo una parte della sua interpretazione. Lui è (sotto sotto) convinto che si possa arrivare a una sorta di equilibrio in questo tipo di "società liquida" e che quindi il problema sia solo di chi non riesce ad adattarsi (per via della generazione, della cultura di provenienza, degli insegnamenti ricevuti, etc.); io invece No.


    Penso invece che questa "società liquida" sia un piattaforma allagata senza equilibrio. Basta un nulla di pendenza e tutto cade nel vuoto. A reggere questo sistema iper-individualistico è l'idea che la "liquidità" possa un giorno trasformarsi in "solidarietà liquida", così come l'economia possa premiare tutti in una sorta di "economia liquida". Quello che invece sta accadendo è che a contenere l'acqua, ai bordi della "società liquida" vi siano vecchi schemi quali il capitalismo sfrenato o l'accentramento dei poteri politici.


    Per esempio: la macchina da guerra mediatica dei vari movimenti politici sguazza nella società liquida facendo slogan ad-hoc per ognuno di noi; slogan che però non funzionerebbero in una società altruistico-solidale (se li guardiamo assieme tutti attorno a uno schermo e ben coscienti che il bene degli uni non deve fare male agli altri).


    L'essere umano ha due livelli di coscienza interni e uno esterno. Il primo è il livello profondo/inconscio, il secondo è quello razionale/cosciente, il terzo è quello sociale. Contano rispettivamente circa un quarto, un quarto e metà (alcuni sostengono 30, 30 e 40).

    La metà esterna è data dalla nostra socialità, dallo scambio di idee ed energie tra singoli, tra tante persone di un gruppo, tra gruppi di persone, etc. Questo importantissimo livello di coscienza è stato dato in appalto ai social, alle aziende, ai concentratori di idee, alle ideologie estreme e alle macchine mediatiche dei vari nuclei di potere sociale. Per citarne alcuni che tutti conoscono: facebook, freeda, movimento 5 stelle, lega, sette varie assortite, terrapiattisti, complottisti, etc.


    Mi spiace essere OT, ma senza queste premesse è difficile comprendere il discorso.


    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • (continua da premessa precedente)

    Ora rispondo alla tua domanda provocatoria.

    Le crisi di ansia che rileviamo sono dovute principalmente a due fattori:


    1. Il troppo star bene. L'essere umano è programmato per sopravvivere alla natura che ha la fama di essere crudele. Ci troviamo invece in una condizione di benessere tale che alcuni (molti, troppi) non hanno alcun reale problema, quindi se lo creano.

    Crearsi un problema non è cosa da poco, ma la mente sa bene come fare. Ecco che emergono le fobie. Nei luoghi del mondo dove si fatica a trovare da mangiare difficilmente le persone si deprimono. Di solito muoiono prima di arrivare alla depressione e per arrivare alla felicità gli basta trovare un gioco da fare in gruppo.

    2. La solitudine. Tutta questa "liquidità" della società, come dici anche tu: ci lascia sempre più soli. Abbiamo 1700 amici su facebook, ma se vogliamo uscire a prendere una birra non sappiamo chi chiamare. Abbiamo 400 contatti su Insta e il giorno del nostro compleanno ci scrivono gli auguri su FB gli sconosciuti. La foto della torta (triste) che pubblichiamo su Insta fa 4 like.

    Per non parlare delle potentissime ragazze iper-sessualizzate che fanno le influencers e hanno 190.000 follower. Ogni volta che pubblicano una foto ci sono 9.000 commenti di gente che "se le farebbe". Ricevono decine di proposte indecenti nei messaggi privati. Però sono tristi perché il ragazzo che piace a loro non è tra questi. (Con ogni probabilità non c'è proprio perché esiste tutto quel seguito, ma tant'è). Molte di loro confessano la solitudine estrema che si nasconde dietro quel tipo di vita.

    Per non parlare dei (pochi) ragazzi iper-social, super-ricchi, che pubblicano foto delle loro supercar e delle loro vacanze esclusive. Possono avere tutte le ragazze che vogliono.. in quantità, ma non in qualità.

    Per non parlare di tutti quelli e quelle che non sono ne' iper, ne' super, ne' mega. Pensano di essere speciali anche loro, ma non arrivano mai a niente. Si deprimono (come dice uno studio) nel guardare gli iper, super e i mega.


    Mi illudo (forse) che nelle ansie che emergono in tante persone vi sia il germe di una rinascita e cambiamento di un corso della società che, per come appare, sembra perfetto per l'estinzione della specie (attraverso la denatalizzazione), la morte della democrazia e la fine di ogni relazione sociale.

    L'ansia è un sintomo.

    E' il sintomo del disagio.

    L'ansia è uno strumento naturale che ci comunica che qualcosa non va, ma è uno strumento subdolo perché molto raramente ci comunica cosa non va.


    Tramite l'ansia proviamo la necessità di correre ai ripari cercando un porto sicuro, una compagnia che ci dia conforto: spiegazioni, consolazioni, istruzioni, incoraggiamento e aiuto.


    Questo forum ha sempre avuto un po' questo tipo di funzione e in effetti nel tempo si sono persino consolidati dei ruoli nei veterani. Qualcuno da spiegazioni, qualcuno incita, altri danno istruzioni più dettagliate (magari basandosi sulla loro esperienza), altri ancora aiutano in altro modo, magari semplicemente col sano vecchio mal comune, mezzo gaudio.


    Alla fine sapere che altri stanno nella medesima situazione aiuta, aiuta davvero, perché ci manda un messaggio ben preciso: non sei solo, non sei sbagliato.


    Ora si arriva alla questione delle relazioni sociali da te prese in esame: il matrimonio, la fedeltà e come (e se) la libertà sessuale odierna ha un ruolo in tutto ciò che comporta le crisi delle coppie moderne.

    La risposta è ovviamente Sì.

    Fino a quando la donna era rilegata al ruolo di "fattrice" e "tipa che gira per casa e la gestisce" (la casa): era abbastanza ovvio che la coppia si reggesse sulla (presunta) fedeltà di lei e la sperata fedeltà di lui.


    Senza di lui lei non poteva mangiare. Separarsi era un delitto. Una donna che cambiava uomo era considerata "prostituta". Si fingeva di non conoscere il lato del piacere sessuale femminile (che è tipo 10 volte quello maschile), etc.


    In un ambiente di questo tipo l'unica vera forza della natura (la donna) che avrebbe potuto avere tutti i partner del mondo con la sola propria disponibilità: era in catene. Le donne venivano anche "vendute" dalla famiglia di origine all'eventuale (di solito anziano) futuro sposo. Insomma: non è che i rapporti fossero tanto più "puliti" di oggi, erano solo costretti.

    C'è stata una via di mezzo in cui si è cercato di dare un colpo alla botte e uno al cerchio. Si tentava di applicare gli schemi moralistici sull'amore e i sentimenti alla coppia classica di cui parlavo nel paragrafo precedente. E' stato un fallimento. Tradimenti a non finire. Provate a cercare una canzone popolare dell'epoca (anni 60-90) che non parlasse di sesso extraconiugale. Non c'è.


    I figli (di divorziati) dell'epoca sono gli attuali "liquidi". Questa liquidità è data principalmente dalla maggiore libertà femminile (oltre che dagli strumenti di iper-comunicazione).


    La libertà sessuale femminile è stata sdoganata, ma senza i dovuti argini educazionali. Questo ha portato alcune (parecchie) donne moderne (tra le più giovani, generazioni delle nate dagli gli anni '90 in poi) a ubriacarsi di sesso perdendo la capacità di dare a questa azione un senso più profondo. In alcuni casi riacquistano naturalmente questa capacità dopo un periodo di perdizione, ma faticano a rientrare in un assetto più appetibile per l'uomo quando quest'ultimo cerca una "storia seria". Scambiano il sesso per amore. Credono di essere amate anche quando trattate solo da oggetti sessuali. Non sono più in grado di "difendersi" dall'uomo. Non riconoscono l'uomo innamorato da quello arrapato. Manca loro quell'educazione che un paio di generazioni fa era assolutamente d'obbligo.


    Gli uomini non hanno potuto che adattarsi e -a dirla tutta- non è che abbiano fatto una gran fatica. Il gene del "sesso occasionale" lo avevano già da prima. Andava solo riacceso dopo decenni di castrazione. Ora si curano esteticamente, si propongono esteticamente, si prestano ad essere usati come oggetti e sempre più spesso ne restano delusi (ma dura poco).


    Indubbiamente il potere in questo "gioco" è in mani femminili, ma per il momento è potere senza controllo. La fluidità penso sia una conseguenza anche del non avere una direzione precisa da prendere. In effetti è abitudine della mente femminile la filosofia "ognuna per se".


    In questo nuovo ordine non c'è più spazio per la coppia classica, a meno che non sia la donna a deciderlo.. e poi non si sa quanto dura.. perché lui potrebbe finire in mano a una "tentatrice" moderna o lei potrebbe cambiare idea e staccare la spina senza avvertire.


    Ora si che ti avrò fatto salire la noia.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Riassumendo il mio puntino di vista senza voler annoiare oltre: i due signori sessantenni esprimevano il LORO rammarico in base ai LORO parametri esistenziali (molto comuni senza dubbio), ma senza rendesi conto ...magari...di essere loro stessi le prime vittime inconsolabili di un assetto che, essendo l'unico a loro noto, credono "universale e giusto", mentre "i giovani" tacciati di "individualismo" sono magari solo più sinceri e anche acuti nel dire, se del caso, "ma non esiste!".

    Nello sproloquio testosteronico tra me e Pivaldo (che facciamo a gara a chi piscia più lontano da ormai 10 anni) mi ero perso questa perla che condivido in toto e ritengo essere sacrosanta.

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • La noia no di sicuro. Il fastidio abbastanza, invece. Però, se non altro, qui la tua visione è spiegata chiaramente e da qui si capisce bene anche il pensiero sotteso ad altri tuoi interventi.

    Altrove mi hai risposto espressamente di no, quando ho insinuato che sulla sessualità qualcuno applicasse due pesi e due misure fra maschi e femmine; da questo post, però, pare quasi che la causa di tutti i problemi della società moderna sia la sessualità femminile liberata (in parte) dai precedenti vincoli. In pratica, finchè questa libertà ce l'aveva solo l'uomo tutto ok, anche se tu stesso dici che la donna era in catene; poi, quando viene concessa anche alla donna, la civiltà sprofonda nel baratro. Bè, magari sbaglio, ma a me sembra un buon esempio del giudizio con due pesi e due misure.

    Ovviamente, non sto dicendo che la libertà sessuale femminile non abbia inciso profondamente sul cambiamento dei costumi, questo è evidente e innegabile. D'altra parte, di tutte le libertà possibili che le donne possono aver acquisito nell'ultimo secolo, quella sessuale aveva per forza di cose necessità di un complice compiacente negli uomini, a meno di non passare al lesbismo di massa. Non penso che l'uomo "non potesse che adattarsi", anzi, come dici anche tu, "non ha fatto una gran fatica": al singolo individuo torna comodo avere più occasioni di far sesso, e pace e amen per il liquefarsi della coppia e della famiglia nei decenni a venire.

    Mi sembra anche molto sopravvalutato il presunto potere femminile. Il nuovo assetto sociale e dei costumi non l'hanno definito le donne, è il risultato di un'interazione che ha visto gli uomini per forza di cose complici e partecipi, o non avrebbe potuto succedere. E ha pro e contro per entrambi i generi: certamente l'uomo ha visto ridursi i suoi vecchi ambiti di completo predominio, ma anche per le donne c'è un prezzo da pagare, anche se secondo me nel complesso finora ne è valsa la pena.

    Tutto quello che so, chiunque lo può sapere. Ma il mio cuore appartiene a me solo. J.W.Goethe

  • Altrove mi hai risposto espressamente di no, quando ho insinuato che sulla sessualità qualcuno applicasse due pesi e due misure fra maschi e femmine; da questo post, però, pare quasi che la causa di tutti i problemi della società moderna sia la sessualità femminile liberata (in parte) dai precedenti vincoli. In pratica, finchè questa libertà ce l'aveva solo l'uomo tutto ok, anche se tu stesso dici che la donna era in catene; poi, quando viene concessa anche alla donna, la civiltà sprofonda nel baratro. Bè, magari sbaglio, ma a me sembra un buon esempio del giudizio con due pesi e due misure.

    Ovviamente, non sto dicendo che la libertà sessuale femminile non abbia inciso profondamente sul cambiamento dei costumi, questo è evidente e innegabile.

    Non capisco dove sia la mia parzialità se poi tu stessa (alla fine di questa citazione) confermi che quanto ho sostenuto sia innegabile.


    Ho riportato un fatto. Non vi è alcun sentimento dietro questo "riporto". Ambasciator non porta pena. A dirla tutta, personalmente, in virtù di questi grandi cambiamenti epocali non cambia gran che nella mia personale vita.


    Si tratta di fatti. Cose che sono successe. Cose che sto riportando. Fino a quando il potere sessuale (sembrava) era in mano maschile: il concetto di matrimonio "vecchio stile" reggeva, ma come ho ben scritto: reggeva su basi tutt'altro che condivisibili, morali o umanamente accettabili. Era una costrizione.


    Pensa che io sono uno di quelli che crede che l'attuale assetto della società, seppur evidentemente squilibrato: sia comunque meglio di prima. Se avessi dovuto esprimere un parere personale (cosa che nel post non ho fatto) avrei scritto che secondo me è meglio adesso che prima. Prima era tutto finto, tutto costretto e il vero protagonista (la donna, che in antropologia rappresenta il genere umano) era in catene.


    Ora il vero protagonista non è più in catene.

    Meglio di prima? --> Sì.

    Bello, corretto, equilibrato? --> No.

    Chi ne fa le spese? --> La donna. Le donne. Tutte, anche quelle che non partecipano al "nuovo gioco".


    Tra le righe ho scritto che il nuovo assetto non giova proprio alle donne.

    Il problema sta proprio li.. e non è colpa delle donne, ma è responsabilità delle generazioni (e dei movimenti nazi-fem) che hanno sdoganato tutto lo sdoganabile senza preoccuparsi di dare a queste ragazze gli strumenti per capire il potere che avevano.


    Le veterane 40-50enni nel 1990 non avevano problemi a "far uso" di questi "nuovi poteri". Le 20enni degli anni 2010, senza educazione sentimentale-sessuale: invece si, e parecchi. Molte di loro sono finite in terapia dopo 10 e passa anni di dipendenza sessuale senza capire che in tutta la loro vita non avevano mai avuta una sola relazione sentimentale.

    Il sistema nazi-* ha fatto rimuovere dal manuale dei disturbi l'iper-sessualità (anche per gli uomini, giusto per dissipare i sospetti), ma il problema reale è rimasto li dove l'hanno lasciato.

    Ci sono una quantità di riviste scientifiche e di blog di addetti ai lavori che sostengono la necessità di curare questo problema, nonostante sia stato rimosso dal manuale. Se vuoi ti cerco e incollo qualche link in cui non serve password per entrare.


    D'altra parte, di tutte le libertà possibili che le donne possono aver acquisito nell'ultimo secolo, quella sessuale aveva per forza di cose necessità di un complice compiacente negli uomini, a meno di non passare al lesbismo di massa.

    Si, ma per questo esiste una regola naturale a calmierare gli equilibri. Il fatto che 100 donne facciano sesso, nell'ambito della strategia riproduttiva dei mammiferi: non significa che ci siano 100 uomini corrispondenti a far sesso.

    Secondo gli schemi più accreditati: su 100 femmine e 100 maschi disponibili, le 100 femmine si accoppieranno maggiormente con i 20 maschi più "potenti" (secondo i criteri di selezione tipici), lasciando via via "in bianco" la restante quota maschile. E' naturale e.. succede!

    Non a caso ogni uomo "normodotato" ha un amico "ricco" o "potente" o "famoso" o semplicemente "popolare" che ha avuto 100 partner (sessuali), mentre la quota del normodotato sta a due.


    Mi sembra anche molto sopravvalutato il presunto potere femminile. Il nuovo assetto sociale e dei costumi non l'hanno definito le donne, è il risultato di un'interazione che ha visto gli uomini per forza di cose complici e partecipi, o non avrebbe potuto succedere. E ha pro e contro per entrambi i generi: certamente l'uomo ha visto ridursi i suoi vecchi ambiti di completo predominio, ma anche per le donne c'è un prezzo da pagare, anche se secondo me nel complesso finora ne è valsa la pena.

    Gli uomini sono gli stessi di 70 anni fa. La principale differenza è che si sono adattati alla "liquidità" della società. Non cercano più una compagna per la vita con cui "figliare", ma cercano di intercettare più partner possibili in cui potrebbe "scapparci" una potenziale paternità, rigorosamente senza vincolo matrimoniale. Questo quantomeno è il risultato dell'adattamento.


    Non è un caso che solo tra le mie conoscenza vi siano 6 donne madri di figli il cui padre "Sta con la sua nuova fidanzata".

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Che dire dei due sessantenni spiaggiati...


    Dubito che possano avere il polso della situazione, applicando schemi che non esistono più.


    Oggi nessuno ha più il bisogno di stare in coppia. Non c'è alcuna ragione per fare coppia, nè economica, di status, affettiva. Nemmeno per un figlio serve la coppia.


    Con questa consapevolezza si arriva oggi nella coppia. Ci aggiungiamo che tendenzialmente le persone sono degli analfabeti dei sentimenti e l'unica declinazione dell'amore è il sesso come piacere individuale...


    Che futuro potrà mai avere una coppia così? Pari a zero.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

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