Covid e relazione sentimentale

  • Ciao a tutti. Ho necessariamente bisogno di un consiglio esterno, perché io sto impazzendo.

    Premetto che soffro di ansia, ho paura di uscire, di stare male fuori ecc. Ma lo faccio, perché mi va di vivere. Anche se ho una paura tremenda e sto male prima di fare le cose, dopo e durante.

    Da quando è scoppiata la pandemia, si può dire che con il mio compagno viviamo un periodo di lockdown perenne.

    Io mi sono vaccinata a gennaio perché lavoro in ospedale. Lui si è vaccinato con l'ultima dose pochi giorni fa. È ossessionato dalla paura di contrarre il virus. Posso capire prima, ma non adesso.

    Non gli ho chiesto il mondo. Gli ho chiesto di ricominciare a fare piccole cose in sicurezza. Andare a cena o a pranzo fuori in un orario in cui c'è poca gente, andare al mare, quando si può, in mezzo alla settimana.. Insomma, ricominciare piano piano a vivere perché dal lockdown noi non abbiamo fatto più niente. Nessuna vacanza, nessuna cena, nessun pranzo, niente di niente. L'unica cosa che mi ha saputo dire è che al più possiamo andare a farci una passeggiata da qualche parte qui vicino partendo la mattina e tornando la sera e che, se proprio necessito di queste cose, sono liberissima di andare via di casa e vivere la mia vita.

    Sbaglio io? Ho "sacrificato" un anno e mezzo della mia vita non facendo assolutamente nulla. Io non ce la faccio più a vivere così. Anche con la prospettiva futura che chissà quando ritorneremo ad avere una vita normale perché lui non si fida nemmeno dei vaccinati. Ciò, meglio vaccinati, ma non più di 3 persone. Se dovessi andare a cena con 3 persone ok, già a 4 aumento il rischio, secondo lui, di prendermi il virus anche se siamo tutti vaccinati. Sto impazzendo. Non so se sono io la malata, la strana, la pazza... O se è lui che è un tantinello paranoico.

    So solo che nonostante la grande ansia che mi mette tornare a una vita normale visto che sono stata chiusa in una bolla di sicurezza per tutto questo tempo, ho voglia di vivere.

  • Non credo sia questione di "sbagliare" perché la malattia tocca le nostre più profonde paure e diventiamo irrazionali.


    Lui ha quelche problema che lo rende particolarmente a rischio in caso di malattia? In tal caso ci sarà assai poco da fare.


    Sennò l'unica cosa che vedo possibile è cercare di parlargli. Perché se è vero che il vaccino non è uno scudo assoluto, sappiamo che difende dalle forme gravi. Sappiamo anche che all'aperto il contagio è minimo, per cui una cena in un luogo dove si può stare fuori, solo voi due è un rischio senz'altro accettabile.


    Ma a lui piaceva uscire e intraprendere qualcosa prima della pandemia?

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Lui non ha nessun tipo di rischio, non è un soggetto fragile. Prima della pandemia facevano tantissime cose insieme. Sai, ho provato a parlargli, mi ha detto che non può darmi di più di quello che già mi da e mi ha lasciato. Chissà.. Forse ha solo colto la palla al balzo

  • L'unica cosa che mi ha saputo dire è che al più possiamo andare a farci una passeggiata da qualche parte qui vicino partendo la mattina e tornando la sera e che, se proprio necessito di queste cose, sono liberissima di andare via di casa e vivere la mia vita.

    ho provato a parlargli, mi ha detto che non può darmi di più di quello che già mi da e mi ha lasciato. Chissà.. Forse ha solo colto la palla al balzo

    La prima frase citata, in effetti, a me avrebbe fatto pensare ad una specie di sua proiezione già piuttosto maturata ed esplicita.

    Poi personalmente voglio sempre credere nel classico "non tutti i mali vengono per nuocere".


    Nel concreto è una realtà che l'emergenza covid abbia comportato tanti milioni di riflessioni personali per quanti siamo noi.

    E in termini di <vitalità> si è andati da chi si è sentito imprigionato e soffocato per la mancanza della "vita di prima", così come c'è stato chi l'ha filtrata al contrario esatto, e cioè come una opportunità di standby dalla cui quiete relazionale ha definitivamente concluso che spesso e troppo spesso di trascinava in ipotesi di "vediamoci, andiamo, facciamo" molto più subite per convenzione sociale di quanto fossero realmente desiderate e poi godute. E tra i due estremi, naturalmente, tutte le sfumature intermedie possibili.


    Aggiungi che queste radicalizzazioni individuali, in una coppia, possono vedere i due partners orientati in direzioni opposte, e (secondo me) così come tu non ti senti compresa nella tua voglia di andare e fare...è pressoché certo che lui non si senta compreso nella sua voglia di coltivare altro, in attesa di tempi migliori.


    Confesso che un po' credo di capire lui, pur essendo circondata da persone che la vivono come te. Il mio concetto di base è che non esiste ritrovo sociale in cui, ora, potrei essere disposta a rischiare una malattia seria...per vivere qualcosa che neanche mi attizza per niente o giù di lì...


    E con una persona così (quindi anche come me) non c'è neanche da entrare nel merito del covid, perchè non stiamo rinunciando a NULLA che ci interessi davvero, o che ci interessi al punto da rischiarci la salute.


    Io esco normalmente, con tutte le cautele necessarie e per cose realmente necessarie. Poi ho ripreso ad andare nei ristoranti, ma francamente non l'avrei mai fatto se non fossero stati pranzi e cene all'aperto.


    Si potrà anche definirle fobie (magar lo sono e magari no), ma c'è un concetto molto razionale alla base , e cioè : se questo giro o evento o cena svoltasse la mia vita in modo significativo...bah...alla fine forse ne accetto il rischio. Ma se si tratta di "innocenti evasioni" in cui ho la quasi certezza che mi scasserei più o meno nello stesso modo in cui mi sono già scassata diecimila volte nella vita...capirai senz'altro che viene spontaneissimo lo "ma anche no, grazie!".


    Ora: queste, se riflettiamo, non sono "visuali sul covid". No. Sono proprio "visuali sulla vita" !

    E quando sono così disallineate...obiettivamente...come si fa a restare compagni di vita senza che uno dei due o entrambi abbiano a patirne a vita ?

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Cioè....ti ha lasciato ieri?

    Si, esatto. Perché ho deciso di parlargli, di esporli un mio disagio. Lui ha frainteso tutto. Ha cominciato a dirmi che io mi sono svegliata una mattina cambiando idea sulla pandemia e su tutto quello per cui abbiamo parlato, quando non è stato così. Morale della favola: mi ha detto è inutile che resti in questa casa


    OK, rispetto la tua visione della cosa. Quello che però voglio sottolineare, è questo. Io non avrei mai scelto questi momenti di evasione a discapito della nostra storia. Ma facendo un lavoro abbastanza pesante tra l'altro in ospedale, è un anno e mezzo che convivo con la paura del covid nonostante sia vaccinata da gennaio e con la paura che le persone a me più care se lo possano prendere. Io gli ho chiesto dei momenti di svago, in sicurezza, che potessero far bene a entrambi. Non gli ho detto o lo facciamo o è finita. Si poteva trovare un compromesso. E invece no, sono stata accusata di aver cambiato la mia visione sulla pandemia, non so se riesco a spiegarmi. Se non posso confrontarmi con il mio compagno su una situazione che a me mette disagio, come si può pensare di andare avanti?

    Edited once, last by foc86xx: Incorporato un post creato da foc86xx in questo post. ().

  • Io gli ho chiesto dei momenti di svago, in sicurezza, che potessero far bene a entrambi. Non gli ho detto o lo facciamo o è finita. Si poteva trovare un compromesso. E invece no, sono stata accusata di aver cambiato la mia visione sulla pandemia, non so se riesco a spiegarmi.

    Secondo me ti sei spiegata benissimo, e convengo che soluzioni di compromesso si possano trovare senza drammatizzare, quando si vuole trovarle.

    Tu stessa, però, dubitavi che potesse solo "aver colto la palla al balzo", e anche se spiace dirlo...la sua reazione mi farebbe pensare proprio ad un pretesto per uscire da una situazione che per qualche ragione non lo coinvolge più abbastanza.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Difficile dire se lui abbia "colto la palla al balzo" o se sia tutto frutto della esasperazione dei timori indotti dalla pandemia, che hanno provocato reazioni molto varie e, talvolta, non comprensibili anche all'interno della coppia.


    Il mio atteggiamento è abbastanza in linea con quello espresso da Gloria, evito tuttora gli incontri familiari e non. Ho atteso 9 mesi per andare a rivedere la mia compagna all'estero e ho trovato piena comprensione da parte sua. Abbiamo fatto vita ritirata quando siamo stati insieme.


    Giusto due pranzi insieme alla stazione, in arrivo ed in partenza. Ma sempre con precauzioni.

    Sarà che ho perso due amici di gioventù per il COVID-19 ma rimango molto prudente.

    E se qualcuno se la prende male, fatti suoi. Si prenda le sue libertà da solo, se non ne può fare a meno.


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    Il più bello dei mari / è quello che non navigammo. / Il più bello dei nostri figli / non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni /non li abbiamo ancora vissuti. / E quello / che vorrei dirti di più bello / non te l’ho ancora detto.   Nazim Hikmet (1901-1963)

  • Non è che lui ha paura che tu possa contrarlo in ambito ospedaliero e, non riuscendo a gestire questa paura, ha colto la prima occasione utile per allontanarti ?


    Te lo dico perché personalmente ho avuto qualche difficoltà a metabolizzare e razionalizzare questa paura...

  • Non è che lui ha paura che tu possa contrarlo in ambito ospedaliero e, non riuscendo a gestire questa paura, ha colto la prima occasione utile per allontanarti ?

    In ovvia attesa della risposta dell'opener, mi viene spontaneo osservare che la professione sanitaria di lei avrebbe avuto molto più forti ragioni di generare ansie durante tutto il 2020, piuttosto che ora. Per tante ragioni che, essendo di pubblico dominio, credo superfluo e noioso ricordare.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

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